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Le monete che hanno accompagnato l’attività dell’uomo

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Le monete che hanno accompagnato l’attività dell’uomo

Più volte, ormai, in questo forum mi è capitato di dover citare cose e oggetti facenti parte della quotidianità della Grecia antica. C’è, tuttavia, da aggiungere come certe antiche rappresentazioni iconografiche siano state ripetute anche ai tempi nostri. Chi non è più un giovane come me ricorderà l’arancia sulla moneta da una lira, l’ulivo su quella da due lire o su quella da dieci lire, la spiga di grano su quella da due lire, il grappolo d’uva sulle cinque lire, la quercia sulle venti lire, l’ape sulle due lire e il delfino sulle cinque, ma anche l’aratro sulle dieci lire e il timone di barca dietro a quella con il delfino (http://www.saxum.eu.com/elementi-in-ferro-varie-2123-timone-di-barca) e tanto per non farci mancare niente, abbiamo la bilancia della giustizia, Efesto al lavoro e i cavalli delle cinquecento lire d’argento, fino ad arrivare al sommo Poeta.

Qui mi fermo per passare a quello che veniva rappresentato nell’antichità, cioè nella Grecia di allora, che è il nostro argomento di interesse principale.

Questi sono i punti che intendo sviluppare:

monete con l’uva

monete con l’ulivo

monete con il grano

monete con l’orzo

monete con le api

monete con animali marini

monete con animali domestici

monete con animali selvatici

monete con utensili da lavoro

monete con piante selvatiche.

Monete con l’uva

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/253/155

uva.JPG

Lot 155 Sicilia, Litra, Naxos, c. 530-510 a.C.; AR (g 1,02; mm 11; h 9); Testa di Dioniso a s., indossa corona d’edera; contorno perlinato, Rv. NAXION (retr.), grappolo d’uva; contorno perlinato. Cahn, Naxos, n. 27; SNG Copenhagen -; SNG ANS 513. Rara, patina scura, bb / bb+.

“Già seimila anni fa, i Sumeri simboleggiavano con una foglia di vite l’esistenza umana e, sui bassorilievi assiri con scene di banchetto, sono rappresentati schiavi che attingono il vino da grandi crateri e lo servono ai commensali in coppe ricolme.

Anche gli Ebrei dell’Antico Testamento, che attribuivano a Noè la piantagione della prima vigna, consideravano la vite “ uno dei beni più preziosi dell’uomo” (I Re) ed esaltavano il vino che “rallegra il cuore del mortale” (Salmi).

Nel mondo greco il vino era ritenuto un dono degli dei e tutti i miti sono concordi nell’attribuire a Dioniso, il più giovane figlio immortale di Zeus, l’introduzione della coltura della vite tra gli uomini, tanto che Dioniso, il dio del vino, fu oggetto di culto non solo presso i Greci, ma anche in Etruria, dove era identificato con la divinità agreste Fufluns, e quindi nel mondo romano, dove era conosciuto come Bacco e ricollegato a Liber, antica divinità latina della fertilità.” (G. Carlotta Cianferoni Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana - http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/vino.html)

monete con l'ulivo

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/118/128

ulivo.JPG

Lot 128 Bruttium, Emidracma, Reggio, c. 415-387 a.C., AR, (g 2,04, mm 12, h 6). Scalpo di leone, Rv. PH tra due foglie d’ulivo. HNItaly 2498; SNG ANS 668. Molto rara. Patina di medagliere. Esemplare con alto rilievo e ben centrato. Lieve slittamento di conio al rovescio. spl+.

“L’olivo coltivato o domestico deriva dall’olivo selvatico o oleastro che cresce nei luoghi rupestri, isolato o in forma boschiva, e dai cui minuscoli frutti si trae un olio amaro il cui uso è, però, sempre stato limitato.

I Greci conoscevano diverse varietà di olivi selvatici cui davano nomi diversi, agrielaìa, kòtinos, phulìa; i Romani invece, le riunivano tutte sotto la denominazione oleaster, che è poi quella passata nel vocabolario botanico moderno.

La patria di origine dell’olivo va con ogni probabilità ricercata in Asia Minore: infatti, mentre in sanscrito non esiste la parola olivo e gli Assiri ed i Babilonesi, che evidentemente ignoravano questa pianta e i suoi frutti, usavano solo olio di sesamo, l’olivo era viceversa conosciuto da popoli semitici come gli Armeni e gli Egiziani.

Non solo, anche nei libri dell’Antico Testamento l’olivo e l’olio di oliva sono spesso nominati : basti pensare che la colomba dell’arca porta a Noè un ramo d’olivo colto sul monte Ararat, montagna dell’Armenia.” (G. Carlotta Cianferoni Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana - http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/olio.html)

monete con il grano

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/118/54

grano.JPG

Lot 54 Lucania, Statere, Metaponto, c. 340-330 a.C., AR, (g 7,83, mm 20, h 6). Testa di Demetra a d., indossa corona di grano ed orecchini, Rv. META, spiga di grano; a s. sulla foglia topo, sotto Φ. HNItaly 1569; SNG ANS 421; Johnston A, 8.11. Molto rara. Patina di collezione. q.spl.

monete con l'orzo

Da: http://www.lentinionline.it/cult_brancato.htm

orzo.JPG

Leontini  - Tetradramma  - 420 - 415 a.C. circa - gr.17,47

D. Testa di Apollo laureato a destra – R. Testa di leone a destra LEONTINON attorno tre chicchi d’orzo ed un pesce (forse un muletto del lago Biviere di Lentini oppure pesce di fiume). Inciso da eccellente artista - Catalogo asta Triton XII  C.N.G. Lancaster PA. U.S.A.  n° 40

“Cerealicoltura.

Nel mondo antico, sia in Grecia che in Italia, la base dell’alimentazione era costituita da prodotti di derivazione cereale (orzo, frumento; farro a Roma), consumati in forma di focacce non lievitate, di pane, di pappe. Un calcolo attendibile sostiene che l’80% dell’apporto calorico nell’alimentazione dei Greci antichi proveniva dal consumo di cereali.

Fra i cereali, quello che si prestava più convenientemente alla coltivazione era l’orzo (Hordeum gen.), che non richiede, a differenza del frumento, abbondanti piogge all’epoca della germinazione. Le caratteristiche più vantaggiose dell’orzo, rispetto al frumento, sono i tempi più rapidi di maturazione, la minore esposizione alle malattie, la capacità di allignare fino a 1500 m s.l.m., la maggior tolleranza sia al freddo che al caldo e alla siccità. L’orzo, le cui pianticelle affondano più in profondità le radicicole nel terreno, cresce senza difficoltà anche su suoli calcarei e poco profondi, e richiede minor impegno lavorativo. Si aggiunga che il rischio presunto di perdita del raccolto per siccità interessava il frumento 1 anno su 4, l’orzo solo 1 anno su 20. Particolarmente atto alla coltura dell’orzo era il suolo “leggero” e asciutto dell’Attica. Un’iscrizione da Eleusi del 329/8 a. C. permette di calcolare che il raccolto di quell’anno era stato di circa 11 t d’orzo contro 1 t di frumento, anche se si deve supporre che in annate normali (meno siccitose) la proporzione orzo : frumento poteva essere, non di 11 : 1, ma di 3-4 : 1.

Ben maggiori erano le esigenze del frumento (Triticum aestivum, o grano tenero, T. durum, o grano duro), che richiede terreni più ricchi, sufficienti precipitazioni o irrigazioni, ed è più esposto alle malattie (alla robigo, o ruggine, ad es.). Delle due varietà coltivate nell’antichità, il Triticum durum, benché meno pregiato del T. aestivum, sopportava più facilmente un clima semiarido, ed era più a lungo conservabile.” (Oddone Longo, 9 ottobre 2003 In occasione del 250° Anniversario dei Georgofili - http://genweb.dsa.unipd.it/georgofili/attività/relazione longo.pdf)

monete con le api

Da: http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/kore-e-le-ninfe-nel-mediterraneo-tra-api-e-miele-2/

ape.jpg

Moneta con busto di Hyblea modiata con ape (r) e figura con scettro e kantharos (v), 200 a.C

“L’ape è da sempre simbolo di sovranità. Casate nobiliari di tutto il mondo e di tutte le epoche hanno raffigurato questo laborioso insetto sui propri stemmi. Insetto ricco di simbologie in tutte le società antiche, è stato considerato animale nobile, impenetrabile e magico in molte religioni, dall’Oriente all’Occidente.

Nell’antico Egitto l’ape ebbe un significato solare; secondo un mito, quando Ra piangeva, le sue lacrime si trasformavano in api. A Sais il tempio del dio Neith era soprannominato “casa dell’ape”.

Nella religione ellenica Zeus viene talvolta chiamato Melisseo (uomo-ape), perché da piccolo era stato nutrito dalle api di Creta, a cui aveva poi donato il colore aureo. L’ape era sacra anche ad Artemide nel suo ruolo di ninfa orgiastica e il piccolo insetto, in quanto simbolo di produttività, era identificato poi con la dea greca Demetra e con le romane Cerere e Opi.” (Le api, affascinanti animaletti della mitologia di Claudia Pecoraro - http://tanogabo.com/le-api-affascinanti-animaletti-della-mitologia/)

monete con animali marini

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/21/22

animali marini.JPG

Lot 22 Mondo Greco. Italia Greca. Calabria, Taranto. Litra, 540-430 a.C. D/ Conchiglia. R/ Testa di ninfa a sinistra. Vlasto 1155. SNG ANS 1343. gr. 0.75 11.00mm. R. AG. BB.

monete con animali domestici

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/21/10

animali domestici.JPG

Lot 10 Mondo Greco. Italia Greca. Bruttium (?), zecca incerta. Annibale. Quarto di shekel, 215-205 a.C. D/ Testa di Tanit-Persephone a sinistra. R/ Cavallo stante a destra. SNG Cop. 1010. gr. 1.93 14.00mm. R. AG. Bel BB+/qSPL. Esemplare molto attraente.

NOTA: sarà dei Fenici?

momete con animali selvatici

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/253/142

animali selvatici.JPG

Lot 142 Sicilia, Tetradramma, Leontini, c. 450-430 a.C.; AR (g 17,36; mm 25; h 6); Testa laureata di Apollo a d.; contorno perlinato, Rv. ΛEO-N-T-I-NO-N, protome di leone con le fauci aperte a d.; intorno, quattro chicchi di grano. SNG Copenhagen 347; SNG ANS 222. Metallo lucente, q.spl.

Il simbolismo animale ha avuto un ruolo fondamentale per l’uomo che, in passato, ha rappresentato anche una forma di totemismo: presso le antiche civiltà, a differenza della nostra, tutto era circondato da sacralità e ogni essere vivente, animali compresi, era messo in relazione all’aspetto divino e, come tale, oggetto di culto.

La zoolatria era già presente prima del 3000 a.C. e rimase un fulcro culturale-religioso, anche quando l’uomo iniziò ad avere una presa di posizione differente nei confronti delle divinità antropomorfe. L’antropomorfizzazione delle divinità animali portò loro a essere raffigurate e rappresentate come creature ibride, speso dotate di corpi con fattezze umane e testa (e/o arti) di animali.
Gli animali, a differenza degli uomini, sono creature dal comportamento che non può essere frainteso, per cui hanno rappresentato un punto di riferimento esente da ambiguità che conservava nel tempo il significato simbolico che l’uomo gli aveva assegnato. Per tale motivo, in molte culture a noi antecedenti, gli animali hanno assunto un significato importantissimo nella cultura antropocentrica.” (Simboli animali: origine e significato tra mitologia, esoterismo e superstizione
Articolo scritto da: Ottavio Bosco Pubblicato il 08/08/2015 - http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=331)

monete con utensili da lavoro

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/118/359

 

utensili da lavoro.JPG

Lot 359 Sicilia, Bronzo, Lipari, Dopo il 252 a.C., AE, (g 4,52, mm 17, h 9). Testa barbata e laureata di Poseidone a d., Rv. Efesto stante a s., regge lancia e tenaglia. CNS I, n. 38; SNG ANS -. Molto rara. Lievi tracce di pulitura. Patina verde. spl.

“Bronzo

Con l’affinamento della tecnologia riguardante la lavorazione del rame, si passò alla produzione delle sue leghe, ottenute inizialmente unendolo all'arsenico. Quasi sicuramente  il bronzo , ottenuto dalla fusione  del rame con lo stagno, venne scoperto casualmente . L’Età del Bronzo (3500-1200 a.C .) fu caratterizzata dalla metallurgia di questo metallo che permise di realizzare oggetti più resistenti e leggeri come attrezzi, armi e corazze. Infatti, il bronzo è caratterizzato da buone proprietà meccaniche ed elevata resistenza alla corrosione. Uno dei centri più attivi per l’estrazione dei minerali  e della metallurgia fu il territorio alpino orientale intorno alle miniere austriache, sicuramente sfruttate sin dall'antichità  Altri centri importanti furono le regioni dell’Egeo, quelle del Vicino Oriente e la Cina. L’uso del bronzo contribuì notevolmente al miglioramento della società, permettendo lo sviluppo di nuovi tipi di economia e consentendo l’abbandono degli strumenti costruiti in pietra, corno ed osso, sostituiti da altri molto più efficienti.

Ferro

Secondo le conoscenze attuali, i primi oggetti in ferro vennero costruiti per la prima volta  intorno al IV millennio a.C con frammenti provenienti da meteoriti  e veniva loro attribuito un significato simbolico e un potere magico. La siderurgia, intesa come estrazione del ferro dai minerali e successiva lavorazione, nacque invece con i  Calibi, un popolo che viveva a sud-est del Mar Nero, e con gli Ittiti che utilizzavano il metallo per la produzione di armi. Inizialmente essa si diffuse verso oriente (Mesopotamia, Egitto, Persia, Cina) ,poi verso occidente (Grecia, Italia e penisola Iberica) e infine nel nord Europa (Gallia e Isole Britanniche) e caratterizzò  le civiltà dell’ “Età del Ferro”.

La lavorazione, rimasta pressoché immutata fino al 1700, consisteva nel riscaldare in un forno a ventilazione naturale minerali di ferro (limonite, ematite, siderite, magnetite) assieme a carbone di legna, fino a separare dalla scorie una massa spugnosa. Questa veniva ribattuta più volte (ferro battuto) per eliminare altre impurità e acquisiva compattezza e malleabilità. La scoperta della tempra, il rapido raffreddamento in acqua del metallo rovente, permise di rendere il ferro ancora più duro e resistente.” (http://s191569.blogspot.it/2013/04/i-metalli-nellantichita.html)

monete con piante selvatiche

Da: http://www.deamoneta.com/auctions/view/66/13042

selinunte.JPG

Lot 13042 Mondo Greco. Sicilia. Selinunte. Obolo, 490-466 a.C. D/ Foglia di selinon. R/ Foglia di selinon entro cerchio perlinato. SNG ANS 687. AG. g. 0.26 mm. 9.00 RR. Bel BB/BB+. Molto raro.

“ L’uomo nasce raccoglitore. Le uniche fonti di nutrimento dei primi uomini risiedevano proprio nei doni offerti dalla natura ed i primi reperti rinvenuti sono dei gusci di Sambuco (Sambucus nigra L.), Corniolo (Cornus mas L.) e altri frutti secchi selvatici di villaggi mesolitici del nord Italia, testimonianza viva della raccolta di piante selvatiche nell’antichità.

Con gli egizi l’agricoltura inizia a diventare una base per l’economia dell’impero ma la raccolta di piante selvatiche non fu abbandonata, poiché non tutte le piante che utilizzavano per i loro preparati potevano essere coltivate. Il patrimonio culturale lasciato dagli egizi fu enormemente ampliato dai ‘rhizotomoi’ greci (cercatori di radici), gli esperti di piante tra cui spicca Teofrasto nel III secolo a.C.

I medici latini ampliarono enormemente le conoscenze ed un esempio lampante della conoscenza latina ne è la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che abbraccia la conoscenza di più di 2000 opere catalogando un numero enorme di piante raccolte.

Il medioevo è stato il periodo buio della medicina ma la salvezza è da ricercare nel coraggio delle streghe, le curatrici, le raccoglitrici medioevali che uscivano all’imbrunire, per non essere notate, alla caccia di piante che potessero dare rimedio ai malati. Non da meno importanti furono i monaci e la creazione degli “orti dei semplici” per la cura dei malati tramite gli infusi erboristici.

Nel rinascimento la pratica della raccolta di erbe spontanee si fece viva ed utile alla scoperta di nuove piante curative ed alimentari. Il Mattioli, l’Aldovrandi e il Calzolari erborizzarono tra il ‘500 ed il ‘600 nel nord Italia, raccogliendo informazioni su una enorme quantità di piante autoctone e studiandole sia da un punto di vista botanico che medico. Nell’età industriale i raccoglitori iniziano ad essere una figura di riferimento come esperti botanici e vennero stipendiati dalle prime aziende farmaceutiche per la raccolta di piante selvatiche utili alla creazioni di preparati erboristici.” (aprile 23, 2015 - La raccolta delle erbe officinali spontanee di Giovanni Catania - http://www.inherba.it/la-raccolta-delle-erbe-officinali-spontanee/)

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La presente rappresentazione ci ha dato una idea in modo semplice di come l’uomo, direttamente o indirettamente, si è avvalso di quanto gli veniva offrendo la terra, i frutti della quale lo hanno aiutato a vivere con dignità sempre crescente.

 

 

 

 

 

 

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Per quanto riguarda la questione relativa alle piante selvatiche, rimando alla discussione:

 

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Lorenzo...senti, mi è dispiaciuto in passato notare qualche accenno di vena non in perfetta sintonia: ma non ho mai voluto approfondire perchè ti stimo e ritego importante il Forum prima di tutto e tutti. probabile che nella mia modestissima metodologia e nel mio approccio da divulgatore troppe cose siano carenti e ne do atto.

nello specifico di questo topic posso solo sinceramente dirti che sei un Grande e che ogni tuo contributo è una perla. :15_yum:

Punto. 

:14_relaxed:

 

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.... ti ringrazio, piakos, ma il dovere di una persona onesta sta anche nel dissentire dall'altro senza astio. Se tu avessi avuto l'occasione di discutere con me non ne avrei fatto una questione di vita o di morte, sarebbe solo stato un altro modo di vedere la stessa situazione, per cui non facciamoci problemi su nulla e quando c'è da far valere il proprio punto di vista... giù botte da orbi :-) :-)

 

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Visto che ci siamo...non mi riferivo al dissenso che può essere il sale della vita e sicuramente la dialettica è la madre della conoscenza.:14_relaxed:

Mi riferivo ad una mancato o esaurit0 affiaatamento  in alcune nostre sezioni che, sicuramente avrebbe potuto dare frutti. :10_wink:

Mi rendo però conto che per ognuno di noi il tempo è tiranno...in quanto come cantano i Rolling Stones (grandi e immensi figli dell'arte e di ballerine...:14_relaxed: ): il tempo non ti aspetta...e, quindi, non tutti possiamo avere motivazioni o tempo o voglia per impegno semi continuo in sponda.

Ma va bene lo stesso...

:17_heart_eyes:

 

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Topic bellissimo  complimenti @lorenzo

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Piakos ha fatto un topic che mi  ha letteralmente inebriato: l'uva e il vino. Argomento che io avevo solo sfiorato, ma piakos lo ha illustrato in modo magistrale e non posso non mettere in evidenza la sua bravura e la profonda conoscenza che ha della monetazione greca in Italia.

Rileggendo il mio più modesto contributo mi è capitato di rileggere qualcosa che mi ha riportato ad un passato durante il quale ho rifiutato una collaborazione con piakos. Rifiuto mai giustificato da parte mia. Qui bisogna che lo faccia ora. Non sono capace di scrivere alcunchè a comando; ogni argomento o argomentazione deve venirmi spontaneamente e non saprei collaborare ad una ricerca partendo da un punto di vista senza che questo non mi abbia prima stimolato. E' un limite alle mie capacità, che non sono mai riuscito a superare. Quando poi un argomento lo sento vivo in me allora collaboro speditamente. Ora spero che ogni mio diniego abbia trovato una giustificazione.

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Grazie Lorenzo. Sei un grande Numismatico e un gran Signore.

Speriamo di leggerCi presto, magari  su argomenti intriganti. Ho in mente qualcosa sai...

P.S. Ribadisco quanto già riferito in altri post: sono solo un hobbista. Ma non lo dite in giro...:14_relaxed:

Luciano Giannoni invece  è un altro grande. Uno studioso...un etruscologo.

 

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2 ore fa, Piakos dice:

Grazie Lorenzo. Sei un grande Numismatico e un gran Signore.

Speriamo di leggerCi presto, magari  su argomenti intriganti. Ho in mente qualcosa sai...

P.S. Ribadisco quanto già riferito in altri post: sono solo un hobbista. Ma non lo dite in giro...:14_relaxed:

Luciano Giannoni invece  è un altro grande. Uno studioso...un etruscologo.

 

Ancora una volta ti ringrazio ma, essendo un amante dell'understatement, "Etruscologo" è parola troppo importante e impegnativa.

Preferisco pensare di essere uno che si dedica con passione a capire alcuni aspetti settoriali della numismatica all'interno di un ambito storico-geografico  molto limitato.

Detto questo, complimenti a @lorenzo per  questo interessantissimo post ed a te  per  quello sul vino che sto bevendo, pardon, leggendo con molto interesse!:D:359_grapes:

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