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Piakos

LA PIÙ BELLA MONETA PAPALE INCISA DAL CELLINI?

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Replichiamo in questa Sezione del Forum che è specificamente competente la foto di questa bella moneta e la relativa nota a commento:

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Da: Numismatica Ars Classica, Milano   |   Auction 90   |   14 May 2016 

Estimate: 15'000 EUR   |   Starting price: 12'000 EUR Price realized: 34'000 EUR

UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DI MONETE DEI ROMANI PONTEFICI 
Clemente VII (Giulio de’Medici) 1523 – 1534 
Giulio, AR 3,79 g. CLEMENS VII PONT MAX Busto barbuto a s. con piviale ornato. Rv. MISIT DOMIN – ANG SVVM S. Pietro liberato da un angelo; all'esergo ROMA segno di Giacomo Balducci zecchiere. Muntoni 48. Berman 843.
Rarissimo. Ritratto di eccezionale esecuzione e leggera patina, migliore di Spl. Questo doppio carlino, di grande rarità e conservazione, fu coniato poco dopo il rientro a Roma di Papa Clemente VII, avvenuto l’8 ottobre 1529, quando, per il poco tempo passato, il ricordo del sacco e della sua prigionia in Castel Sant’Angelo, dovevano essere ben nitidi nella memoria sia del Pontefice che della popolazione e la rappresentazione dell’angelo che libera San Pietro dal carcere Mamertino e la relativa legenda sono chiare allusioni a quello sciagurato periodo. I conii sono certamente opera di Benvenuto Cellini, anche se nella sua ”Vita” non ne parla. L’abile mano del grande artista è inequivocabile e, ad ulteriore conferma, dai documenti della zecca sappiamo che all’epoca Cellini, ovvero il 16 aprile 1529, era stato nominato dal Papa unico incisore camerale:
 Dilecto filio Benvenuto Cellini Aurifici fiorentino: De acuitate ingenii virtute probitate et solerti scientia tua confidentes ac cupientes te favore prosegui grazioso officium conficendarum stamparum cudendi monetam pro tempore Zeccha alme urbis nostre cum honoribus oneribusque et emolumentis consuetis…… indignationis nostre pena aliquas stampas in Zeccha nostra nisi per manus dicti Benvenuti recipiant et admictant aut desuper monetam cudere audeant vel presumant. A conferma del fatto che il Cellini era stato assunto alla zecca sappiamo, inoltre, che in data 12 giugno 1529 fu eseguito un mandato di pagamento, il cui originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, per venti ducati a suo favore in quanto ”nuovo maestro delle stampe”. Da tale incarico fu sollevato il 2 Gennaio 1534.

Ulteriore caratteristica e pregio per questa moneta è la grande rarità. Un altro buon esemplare (di qualità comunque inferiore a quello sopra postato) fu licitato in un'asta degli anni 1950 ed aggiudicato a Lire 4.500.000 oltre ai diritti d'asta. Una somma eccezionale  all'epoca per una moneta comunque inferiore ai 4 gr. in quanto estremamente sottile e quindi fragile. In quell'occasione la moneta era classificata come R4. Pertanto potremmo procedere ad CALCOLO CON RIVALUTAZIONE DELLE AGGIUDICAZIONI:

- la moneta in topic ha realizzato 34.000 euro che, oggi, prendendo  a base uno discreto stipendio italiano  di 2.000 euro è pari a circa 17 stipendi;

- il doppio carlino aggiudicato negli anni '50, calcolando un'ottimo stipendio di 75.000 lire mensili, costò allora oltre 64  stipendi, cioè costò più 60 anni fa' rispetto ad oggi.

Anche calcolando le maggiori commissioni d'asta attuali (mediamente del 15-18 % rispetto a quelle degli anni '50 che erano mediamente dell'8-12 %): comunque sembrerebbe che le monete di grande interesse non assicurano nel lungo periodo (oltre i 50-60 anni) una rivalutazione ottimale...oppure le BELLE monete papali costavano di più mezzo secolo fa'? @giollo2 @Giov60 @bubbolo 

Su questo punto si attende un parere che definirei interessante oltre quello che possa sembrare...

Riprenderemo di seguito una interessante disamina della bella moneta in argomento.

 

 

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Effettivamente il ragionamento fatto da @Piakos  è ineccepibile e, se verificato anche per altre monete, darebbe un colpo mortale all'idea delle "grandi" monete considerate un investimento sui tempi lunghi. 

Occorrerebbe ragionare su un campione numericamente più rappresentativo.

Chi ha qualche dato? Io ne ho solo uno (per ora).

Zecchino di G.B. Ludovisi: nel 1901 pagato 155,00 marchi oro; lo stesso nel 2016 ha ottenuto 42.000 franchi CH .

Ora è semplice, basta sapere quanto "valevano" nella Germania del primo novecento i marchi oro!:D

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N.B.

Questo messaggio conteneva un errore di partenza che mi ha fuorviato; lo riscrivo utilizzando i dati corretti.

Nei primi anni del '900 un buon stipendio  poteva oscillare intorno alle 150 lire, mentre un marco valeva circa 1,23 lire. Se ne deduce che 155 Mk corrispondevano a  £ 192, equivalenti a poco più di uno stipendio.

Poichè nel 2016 la moneta è costata qualcosa come una ventina di stipendi, sembrerebbe confermata l'ipotesi della validità, nel tempo lungo, dell'investimento in monete molto rare e di elevata conservazione.

Edited by Lugiannoni
dati errati

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L'esemplare Montenapoleone fece 10.000.000 di lire nel 1984. Trovando un motore di ricerca idoneo (esempio http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/04/14/se-potessi-avere-calcola-il-potere-dacquisto-in-lire-ed-euro-con-la-macchina-del-tempo/?refresh_ce=1) si deduce corrispondere a circa € 14.000 odierni. Dunque la moneta certo non si è svalutata. Poi negli anni '50 l'Italia era più povera e gli stipendi più bassi. Inoltre vale la pena di considerare il prezzo di stima oltre quello di realizzo. Si sa che se due contendenti ambiscono allo stesso pezzo il prezzo sale alle stelle. Come esempio riporto un magnifico quadrigato (tutt'altro genere di moneta) esitato alla Genevensis nel 2010 per € 180.000; all'asta Gemini IV la stessa moneta fu aggiudicata per poco più di $ 5000. Che dire: si è forse rivalutata di 36 volte in 2 anni? Ovviamente il discorso è più complesso.

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@Giov60 e @Lugiannoni

Che il discorso sia più complesso purtroppo fa' parte delle considerazioni. Ma genevensis è una sede eccezionale e non può fare testo nel bene, cioè nelle ottime realizzazioni. E' un campo di gioco a sè stante.

Per la vita corrente occorre considerare che l'inflazione reale e quindi il potere d'acquisto di una somma di danaro non è esattamente quella del paniere istat o simili. Ma è più alta anche in caso di deflazione...molto più alta in periodo inflattivo.

Per farla breve: mediamente ogni  10 anni occorrerebbe raddoppiare una somma per restare ben competitivi e conservare la capacità d'acquisto anche se si volesse fare la "dolce vita": ristoranti buoni, alberghi ottimi, cibo di qualità, beni di lusso...una bella Maserati o una Jaguar...ecc. invece di magiare pane e cipolla e guardare a casa la TV. E non stiamo ancora parlando di dimensioni esclusive o di extra lusso. In periodi di bassa inflazione diciamo che al raddoppio potrebbe essere sufficiente un aumento del 50%.

Poichè le distanze tra poveri e ricchi aumentano...anche la capacità d'acquisto nelle relative condizioni è molto diversa. Ecco perchè...per assurdo, contrariamente  a quanto si potrebbe pensare....la capacità d'acquisto di una somma negli anni 1950 è di gran lunga superiore a quella di oggi.

Su queste basi...i moltiplicatori web del potere di acquisto lasciano il tempo che trovano e spesso sono al limite del paradosso, in quanto legati al "sistema":  per cui certe cose è bene che non diventino delle consapevolezze. Purtroppo viviamo in un sistema addomesticato/addomesticabile o conformista/conformabile e non c'è niente da fare...sulle verità ci si può al massimo girare intorno (anche quando sono relativamente semplici) ... ma se le rendi pubbliche vieni emarginato. L'esempio l'abbiamo nei talk televisivi dove magari gli opinionisti si scannano a livello personale...ma le verità nude e in soldoni non le dice nessuno, troppo pericoloso o destabilizzante. In Italia poi...questo atteggiamento è più osservato del vangelo.

In altri termini...tenere danaro non è mai premiante nel medio-lungo periodo....ci si ritrova con somme che anche se investite al meglio in finanza non hanno mai reso bene... quando non ci si perde a seguito di tempeste finanziarie. Ma come dicevo sopra...in un periodo dominato dalle multinazionali globalizzate e dalla grande finanza...è meglio per il "sistema" che la gente non compri cose più solide. In poche parole il danaro lo devi prestare (a loro) o lo devi spendere in beni che non restano (consumi) e che muovono il pil con moltiplicazione.

Per tornare alla nostra moneta prendiamo l'ottimo esempio dell'Asta Montenapoleone citata dall'amico Giovanni, che prese come stima un realizzo degli anni 1950 (4.000.000)... per vedere l'aggiudicazione di 10 milioni che con i diritti (non dimentichiamoli perchè altrimenti i conti numismatici non tornano) dovremmo arrivare intorno a 11 milioni e mezzo.

Nel 1984 un discreto stipendio girava intorno alle 650.000 lire...quindi siamo intorno ai 19 stipendi per il costo, al tempo,  della moneta in topic.

Per avere lo stesso potere di acquisto reale del 1984 oggi dovremmo prendere in esame uno stipendio di almeno 1.600 euro e rispetto ai 34.000 euro dell'aggiudicazione in topic....giriamo sempre intorno ai 20 stipendi. 

Più o meno siamo lì.

Con 3 considerazioni:

- che oggi per le monete c.d. eccezionali c'è più gente che  vi mette soldi rispetto agli anni 1980;

- che la moneta in topic non ha visto competere solo due appassionati...ma è salita con molti offerenti e verso la fine della contesa erano ancora in quattro, ma non sappiamo cosa accadde alla Montenapoleone;

- che i 10.000.000 del 1984, come somma dovrebbe oggi avere il potere reale di acquisto di circa 70.000.000....e quindi a 34.000 euro sempre ci siamo.

Per quanto precede, la moneta in topic:

- dal 1955, ad oggi avrebbe perso. Cioè se invece della moneta in topic la famiglia (che spese 4 milioni) avesse comprato un bell'appartamento di 90 mq. in una buona zona di Milano o di Roma  , avrebbe fatto non bene ma di gran lunga meglio.

- dal 1984, ad oggi avrebbe mantenuto il valore o guadagnato poco.

 

 

 

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