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Paolo III (Alessandro Farnese), 1534 – 1549 Doppio fiorino di camera

2 risposte in questa discussione

Replichiamo volentieri nella sezione di competenza questa discussione già postata in altra sezione dove potrebbe avere inadeguata visibilità tra gli specialisti delle monete pontificie.

paolo III farnse leoni.jpg

Da NAC Milano del 14/05/2016

Estimate: 25'000 EUR   |   Starting price: 20'000 EUR Price realized: 30'000 EUR

UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DI MONETE DEI ROMANI PONTEFICI 
Paolo III (Alessandro Farnese), 1534 – 1549 
Doppio fiorino di camera, AV 6,73 g. PAVLVS III PONT MAX Busto a s., con piviale ornato da figura di Santo. Rv. **SANCTVS PETRVS ALMA ROMA S. Pietro nella navicella a s.; sotto, nel giro della legenda, segno dello zecchiere Giacomo Balducci. Muntoni 2. Berman 900. Friedberg 62.
Rarissimo. Spl Ex asta Santamaria 29 Maggio 1922, Ruchat, 667 e proveniente dalla Collezione Chigi, questo doppio fiorino, di splendida conservazione, possiamo ammirare uno dei più bei ritratti rappresentati su di una moneta papale. E’ a Leone Leoni, tra i più grandi incisori dell’epoca, che dobbiamo la bellezza di questa moneta eseguita a seguito del mandato del 23 agosto 1539 quando la zecca era appaltata a Giacomo Balducci. In precedenza, la presenza delle branche incrociate, aveva fatto erroneamente attribuire questo piccolo capolavoro a Benvenuto Cellini, in quanto in quel periodo, lo stesso Cellini era in carcere con l’accusa di aver rubato durante l’assedio di Castel Sant’Angelo alcune gioie di papa Clemente VII. Cellini era un acerrimo nemico e rivale del Leoni, tanto da offenderlo dicendo che era poverissimo e da accusarlo di aver partecipato ad un tentativo di avvelenamento nei suoi confronti con polvere di diamante, che il Leoni stesso avrebbe provveduto a preparare.

Leone Leoni, tra i massimi incisori (e scultori) del periodo immediatamente posteriore al rinascimento italiano del XV secolo, anche se i primi 30 anni del 1500 vengono da molti ancora ascritti al Rinascimento, 

Una prima crisi del Rinascimento fiorentino si sarebbe avuta dopo la morte di Lorenzo Il Magnifico (1492) e la presa di potere da parte di Girolamo Savonarola, il quale tuttavia, se da un lato istituì una repubblica teocratica mirante a colpire gli aspetti più paganeggianti e lussuriosi sul Rinascimento, dall'altra innescò un processo di ripensamento e rinnovamento della tradizione religiosa, destinata a durare ben oltre la sua esecuzione al rogo nel 1498.

Bertrand Russell e alcuni studiosi pongono la data della fine del Rinascimento al 6 maggio 1527, quando le truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma. Per la maggior parte degli storici dell'arte e della letteratura il passaggio dal Rinascimento al manierismo avviene in Italia negli anni venti del Cinquecento e non oltre la metà del XVI secolo.

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Per gli storici è utile mettere delle linee di demarcazione tra un periodo ed un altro, tra uno stile ed un altro ma naturalmente le cose sono più articolate e  complesse.

Ad esempio ancora nella prima metà del XV secolo, in pieno Rinascimento, molti artisti proseguivano  l'esperienza del Gotico, non disdegnando al contempo i nuovi dettami del Rinascimento. Dove abito ne abbiamo un esempio paradigmatico. Nella chiesa concattedrale abbiamo, opera dello stesso artista nel 1470, Andrea Guardi, un fonte battesimale in prezioso stile tardo Gotico e un chiostro in perfetto stile rinascimentale.

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Ritornando,dopo questa piccola digressione, alla splendida moneta del Leoni, al di là del confine posto tra Rinascimento e Manierismo, non si può non vedere nel volto di Papa Paolo III un chiaro richiamo ai volti michelangioleschi che il Leoni aveva sicuramente avuto modo di vedere e studiare.

Si tratta tuttavia, a mio avviso, non di un richiamo "di maniera" - operazione che diverrà il segno dominante  dell'arte italiana successiva ai tre grandi (Michelangelo, Raffaello e Leonardo) - ma piuttosto di un'opera che nasce e si sviluppa all'interno dell'arte rinascimentale più matura. Insomma, Leoni non "imita" Michelangelo ma opera avendone colto il senso della drammaticità plastica; il volto del Papa, con la sua barba tormentata dal bulino (del Leoni, non di un moderno pasticcere!) vive di vita propria, è lo splendido epilogo dell'arte rinascimentale, non certo un sua fredda e sterile continuazione imitativa.

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