Spoudaios

Gli argentei della Prima Tetrarchia: il tesoro di Sisak

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Il ritrovamento

Il 6 maggio 1953 alcuni operai stanno scavando dei fossati per le fognature in Via Socialistickog Saveza in Croazia, nella città di Sisak. Ad un certo punto, a 1,75 metri di profondità, spunta fuori un vaso d'argento. Gli operai si guardano sgomenti, perchè durante lo scavo il vaso si è danneggiato e subito ne sono uscite diverse monete d'argento. Il senso di smarrimento dura poco: si completa lo scavo, ci si riempe borse e tasche in un attimo e vaso e monete spariscono. Qualcuno però avverte la polizia che subito si attiva. In quell'occasione, gli agenti riescono a recuperare circa 421 monete poi passate al Museo Cittadino di Sisak. Il resto però scompare.

Le monete escono fuori dal nulla

L'anno successivo, vengono immediatamente pubblicati due lavori sul ritrovamento. Il primo, scritto da Djuro Kolar, si basa solo sulle monete del Museo. Il secondo, scritto da Petar Broz, invece, tramite registri e fonti di natura confidenziale, censisce altre 321 monete per un totale di 742. La catalogazione più esaustiva, però, esce solo otto anni dopo ad opera di Aleksander Jelocnik che inizia da subito a battere a tappeto aste, collezionisti, musei per ritrovare le tracce e censire il maggior numero di monete possiile. Si ricostruisce in parte, così, il viaggio che alcune di esse avevano compiuto già l'anno dopo il ritrovamento. E così veniamo a sapere di un lotto di argentei a Basilea, non pubblicate nel catalogo dell'Asta XIII di Munzen und Medaillen, ma lì presenti già nel 1954. La Leu Bank, a Zurigo, possiede altri argentei del tesoro. Alcuni professori universitari, sempre nella stessa città svizzera, ne hanno esemplari in collezione. Altre hanno preso la via del Nuovo Mondo e sono già a New York, A.N.S Museum. Qualche professore universitario a Zagabria ne ha un numero minore in collezione. Insomma, subito dopo la spoliazione le monete girano e si diffondono nelle collezioni e nei musei di tutto il mondo. Nel suo lavoro Jelocnik riesce, nel 1961, a censire circa 1415 argentei della prima tetrarchia, per sua stessa ammissione probabilmente equivalente a circa "due terzi del tesoro originale di Sisak". Si inizia a comprendere così la reale portata della scoperta: si è di fronte al più grande ritrovamento di argentei della Prima Tetrarchia mai compiuto sino ad allora. L'importanza storica, dal punto di vista numismatico, è incommensurabile.

[...continua]

 

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La riforma di Diocleziano: l'argenteus

Prima di proseguire il nostro viaggio sul tesoro di Sisak, può forse essere utile fare un passo indietro e parlare del nominale oggetto della discussione, l'argenteus. Questa è, a posteriore e in maniera univoca, la moneta d'argento per eccellenza della riforma monetaria di Diocleziano.

Nel 294 d.c., anno dell'introduzione della riforma monetaria, Diocleziano si rese conto di due cose fondamentali: (i) la presa di coscienza che il vero arbitro del potere era l'esercito; (ii) i fallimenti delle riforme monetarie precedenti, non da ultima quella di Aureliano.

Il punto (i) è fondamentale: Diocleziano introdusse difatti una serie di misure fiscali e una riforma monetaria a tutto tondo per poter garantire il soldo ai soldati e il vettovagliamento necessario all'esercito che operava ai confini più disparati dell'Impero. Per far ciò, occoreva un sistema di produzione monetaria ampiamente centralizzzato ed una moneta che non fosse soggetta agli svilimenti continui dovuti all'instabilità politica ed economica endemica del III secolo. Una moneta, insomma, con un alto valore intrinseco che garantisse quello fiduciario.

Il punto (ii) è importante: Aureliano aveva già iniziato a razionalizzare il sistema delle zecche, centralizzarndone il controllo e limitandone gli abusi. Aveva anche tentato di rinvigorire l'antoniniano, il nominale più diffuso del III secolo, introducendo il cosiddetto Aurelianiano, una moneta con un valore nominale superiore a quello del radiato che lo precedeva. La riforma, per quanto ambiziosa e ben impostata, si arenò in pochi anni, poichè nella sola monetazione enea co-esistevano e cirolavano cinque nominali diversi.

Tenuto conto di queste difficoltà e dei propri scopi, Diocleziano si pose l'obiettivo di riformare la monetazione con un nominale in oro, uno in argento, l'argenteus per l'appunto ed uno in bronzo (il nummus o follis) con pochissimi divisionali aggiuntivi.

L'imperatore, dunque, re-introdusse una moneta d'argento puro (avvenimento unicoin tutto il III secolo), l'argenteus, procurandosi il metallo attraverso tuti i mezzi a sua disposizione: confische, bottini di guerra, imposizioni, tasse e sovrattasse. Parliamo di una moneta di 1/96 di libbra e con un titolo altissimo, circa il 95%. I tipi dell'argenteus, moneta "buona" destinata probabilmente al pagamento degli ufficiali di medio rango dell'esercito, si concentrano su motivi militari (VIRTVS MILITVM, VICTORIA SARMATICA) e ne vennero coniati diversi esemplari almeno sino alla fine della Tetrarchia. D'altro canto, il nominale non sopravvisse a lungo al suo ideatore, poichè l'Impero faceva fatica a reperire il metallo necessario.

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Di grande interesse Gionata. 

per caso è possibile reperire delle foto del ritrovamento?

Io ho trovato questo:

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Sì, quello è il raro e importante libro di Jelocnik.

Foto del ritrovamento non ne porta, ma ve ne sono del vaso in argento che rende molto bene l'idea.

Le posterò :14_relaxed:.

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