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Buona sera a tutti. Tempo fa avevo espresso il desiderio di approfondire la ricerca sulla monetazione di Campobasso, con esattezza quella di Nicola II di Monforte e dimenticavo che tempo prima  avevo copiato dal web la ricerca che tra poco trasferirò qui.

Essendo la ricerca destinata ai miei approfondimenti non mi sono preoccupato di trascriverne la provenienza. Qualcuno la riconosce? Mi sa dire chi è l’autore di questo bellissimo studio?

Eccola:

La zecca di Campobasso

Informazioni storiche sui regnanti di Campobasso

La storia di Campobasso si intreccia necessariamente con quella dei membri della famiglia dei Monfort, nobili di origine francese che tra i primi anni del XIV secolo fino alla fine del XV governarono con vicende alterne la contea. I tentativi dei Montfort di distaccare Campobasso dal controllo Aragonese a favore del partito Angioino non sempre ottennero il successo sperato e per diverse volte i conti di Campobasso dovettero supplicare il perdono.

Prima dei Monfort sembrerebbe che Campobasso fosse sotto il controllo Longobardo; successivamente il feudo venne concesso a Clemenza, figlia di Ruggero il Normanno, che sposò Ugone I di Molise attorno al 1020; il feudo passò quindi alla loro figlia Clarizia di Molise.

I documentati pervenuti attesterebbero che successivamente Campobasso fu concessa a Riccardo di Mandra, Corrado Di Mosca, Marcovaldo de Amenuder, Tommas di Celano, Guglielmo di Laureto, Roberto De Molisio e Guglielmo de Molisio; questi morì nel 1326, una data importante per l'ingresso dei Monfort nel controllo della contea di Campobasso.

Giovanni di Monfort, originario della Francia, era infatti sceso a Napoli nel 1312 al seguito di Carlo d'Angiò; Giovanni sposò Sibilla Gambatesa e dalla loro unione nacque Riccardo Gambatesa. Riccardo di Montfort Gambatesa sposò Tomasella di Molise e ricevette la contea di Campobasso da Roberto d'Angiò nel 1326.
Alla morte di Riccardo successe il figlio Carlo in quale sposò Sancia de Cabannis.

La contea di Campobasso passò in sequenza ai due fratelli, Angelo I e successivamente Guglielmo di Monfort, non è chiaro se figli oppure nipoti di Carlo.
Guglielmo, terzo conte di Campobasso, ebbe due figli, Nicola I e Riccardo.

Gugliemo e Nicola I parteciparono alle attività militari di Ladislao di Durazzo nel 1411; Nicola I fu fatto prigioniero dalle truppe di Luigi II d'Angiò. Giovanna II successe al fratello Ladislao; quando questa riconobbe come suo erede Luigi III d'Angiò a scapito di Alfonso V d'Aragona, Guglielmo si schierò contro la regina; solo con l'indulto del 1422 la regina perdonò Guglielmo per il voltafaccia.

A Nicola I successe il figlio Angelo; alla morte di Giovanna II lo scontro per il regno di Napoli fu tra Renato d'Angiò e Alonso d'Aragona. In questa disputa, Angelo, assieme ad un altro figlio di Nicola I, Carlo, parteggiarono di fatto per gli Aragonesi.

Angelo di Monfort sposò Giovanna da Celano; dalla loro unione nacque Nicola II.

 
Per l'appoggio dato a Giovanni d'Angiò, figlio di Renato d'Angiò, Nicola venne esautorato dalla contea di Campobasso da Ferrante d'Aragona, succeduto ad Alfonso d'Aragona nel 1458 (rivolta dei Baroni, sconfitta a Troia) e nel 1464 fu costretto a lasciare la contea di Campobasso.

I figli di Nicola II furono Angelo III e Giovanni; essendo rientrati nelle sue grazie, ad essi Ferrante concesse nuovamente il controllo del feudo.

Angelo III sposò Giovannella Caracciolo ed ebbe come figli Nicola III e Angelo IV. Questi perdettero nuovamente la contea di Campobasso per l'opposizione dimostrata nei confronti degli Aragonesi, in particolare favorendo la discesa di Carlo VIII di Francia nel 1495.

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L’attribuzione delle monete della zecca di Campobasso è stata assai controversa nel passato poichè le legende non specificano a quale Nicola dei tre sopra citati facciano riferimento ed i documenti pervenuti ad oggi si prestano a diverse interpretazioni. Il di Palma e il Cagaiati attribuiscono alcune emissioni a Nicola I ed altre a Nicola II. Lo spunto è un documento con il quale nel 1464 Ferrante I d'Aragona concede il perdono per aver coniato monete nella zecca di Campobasso.

Nel volume 60 dell’archivio storico per le province napoletane, si fa riferimento a tornesi emessi a nome di Nicola III probabilmente in concomitanza con la discesa di Caro VIII in Italia. Secondo il Ruotolo questo è difficilmente plausibile vista la mancanza del nome e dei simboli di Francia sui tornesi di Campobasso. I tornesi di Campobasso differiscono inoltre dalla tipologia dei cavalli emessi a nome di Carlo VIII in altre zecche del regno di Napoli nello stesso periodo.

Il Galanti attribuisce l’apertura della zecca a Nicola I. In realtà non esistono documenti o diplomi che attestino la concessione del diritto di zecca, ma solo il perdono per aver operato autonomamente.
Il Corpus attribuisce le emissioni di Campobasso a Nicola I, tranne qualche eccezione.
Negli ultimi anni sia è andata tuttavia affermando la teoria del Ruotolo che nei sui eleganti e dettagliati studi attribuisce tutte le emissioni a Nicola II, proprio sulla base del su citato editto di Ferrante I. Secondo il Ruotolo la zecca operò solo dopo il 7 luglio del 1461 (vittoria del partito Angioino a Sarno) e non oltre il 1463.

Iconografia

La zecca di Campobasso emette esclusivamente denari tornesi in mistura o meglio rame argentato del diametro di 18 mm circa e peso medio attorno a 0.9 g.

Dal punto di vista iconografico si nota immediatamente che essi ricopiano la tipologia di altri tornesi precedenti ed in particolare quelli di Filippo II di Francia. Su un lato della moneta è rappresentata la figura stilizzata di un castello e sull’altro lato una croce patente. In realtà sulla figura stilizzata rappresentata al dritto sono state fatte varie ipotesi, generalmente individuando un edificio con tetto spiovente e torri laterali;

alcuni autori vi vedrebbero ceppi e manette a monito per i falsari.

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Secondo la teoria più accreditata si tratterebbe della rappresentazione dell’abbazia di Saint Martin de Tours, il luogo di emissione dei primi tornesi di questo tipo. Il Ruotolo preferisce descrivere la tipologia come tempio degenerato dalla tipologia del tempio carolingio.

Ai lati e sotto al castello/tempio sono a volte presenti dei simboli; sotto alla cuspide centrale possono essere presenti da uno a tre pallini.

Le monete riportano le legenda CAMPIbASSI ossia al genitivo ad indicare che le emissioni sono “di Campobasso” e il nome di Nicola con il titolo di Conte (COMES, generalmente abbreviato in COM).
La M di CAMPIbASSI è in carattere gotico, mentre quella di COM è lineare, in forme assai diverse tanto da apparire anche come CONI.

Tipologie

Le tipologie base dei tornesi emessi dalla zecca di Campobasso sono fondamentalmente le seguenti:

Tipo 1
D/ NICOLA COM, castello stilizzato sormontato da croce
R/ +CAMPIbASSI, croce patente

Tipo 2

D/ +CAMPIbASSI, castello stilizzato sormontato da croce
R/ NICOLA COM, croce patente

Tipo 3
D/ NICOLA COM, castello stilizzato sormontato da croce
R/ NICOLA COM, croce patente

Tipo 4
D/ +CAMPIbASSI, castello stilizzato sormontato da croce
R/ +CAMPIbASSI, croce patente

Esistono diverse varianti per simboli attorno al castello e interpunzioni nelle legende (NB: CNI ancora da inserire).

3.JPG.2f513cb81866129ac9c05910ad8bc7ea.JPG

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

 

4.JPG.05d9823c9a62fd0335b10f9841ebb556.JPG

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Falsificazioni coeve

Sono note numerose inoltre le emissioni considerate falsificazioni coeve o di poco successive; la maggior parte ha legende improbabili:

D/ NICOLA CONN
R/ FLORENS P ACH
Cagiati 18-19

D/ NICOLA COM
R/ CLARENTIA
Cagiati 13

D/ CAMPIbASSVI
R/ CLARENTIA
Cagiati 4

D/ NICOLA COMES
R/ CAMPIBASSI

D/ NICOLAVS COMES
R/ CAMPIBASSI

D/ NICOLA DE MONF
R/ COMES CAMPIBASSI
Cagiati 1

D/ NICOLAVS COMES
R/ DE MONFORTE
Cagiati 2

D/ NICOLA COM
R/ DE MONFORT
Cagiati 3

D/ TC PRINCEPS
R/ CLARENTIAE

D/ NICOLA COMI
R/ ... PR IN GRACI


Mi è stato segnalato da Vox 79 sul foro LaMoneta che la legenda DE CLARENTIA potesse avere lo scopo di esportare i tornesi di Campobasso, visto che la tipologia di monete nasce negli stati crociati dell'oriente latino.

Riprendendo le considerazioni del Ruotolo avevo risposto:

Mi è difficile immaginare che lo scopo della legenda CLARENTIA fosse quello di ampliare l'area di circolazione dei tornesi di Nicola II.   I tornesi di Campobasso avevano già i loro problemi ad essere accettati nelle terre natie, figuriamoci in altri principati. (...) queste monete non sono in argento, ma hanno un intrinseco molto basso ottenuto mediante argentatura superficiale. Spesso questa argentatura è sparita, totalmente o in parte, lasciando scoperto il rame sottostante. (Ruotolo pag. 88 " (...) i tornesi di Campobasso sono in rame e solo in qualche esemplare più raro è dato rilevare traccia della loro primitiva argentatura (...)").

A pag. 78 del Ruotolo, commentando un passo del Da Trezzo relativo quasi sicuramente ai tornesi di Campobasso, si può inoltre leggere (.....) Codeste monete ovunque rifiutate per l'esiguo valore intrinseco, ed il minimo potere d'acquisto (...) Per contro nei feudi del conte di Campobasso i tornesi erano fatti accettare con violenza, vero e proprio corso forzoso. La loro massima circolazione pertanto la si dovette avere nelle terre del conte Cola che comprendevano paesi, borghi, villaggi e casali nei circondari di Campobasso, Larino, Isernia e Termoli (...)

Inoltre non è questa l'unica "legenda particolare"; almeno una manciata sono quelle citate dal Di Palma, nel CNI, dal Ruotolo, dal Cagiati e dall'Andreani. Sembra quasi che lo scopo degli "imitatori" sia stato proprio quello di "confondere le acque".

In sostanza, per quanto noto oggi, preferisco attenermi a quanto scrivono gli autori citati, ossia il sospetto che si tratti di falsificazioni coeve o di poco successive, piuttosto che un tentativo del conte Cola (e dei suoi maestri di zecca) di ampliamento dell'area di circolazione del tornese di Campobasso.

Falsificazioni moderne


(........)


Bibliografia

1.      F. di Palma, La zecca di Campobasso. RIN, 1895.

2.      Memmo Cagiati, Le monete battute nelle zecche minori dell’antico reame di Napoli. Napoli, 1922

3.      Giuseppe Ruotolo, Le zecche di Campobasso e San Severo (1461-1463); le monete del conte Nicola II di Monfort. Termoli, 1997

 

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