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Piakos

IL MISTERO DI SELINUNTE E DEI SUOI TETRADRAMMI

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Ritengo cosa giusta ed opportuna postare in questa Sezione un mio studio sul tema in topic.

Circa la presenza Calcidese in Sicilia e nel mondo del mediterraneo antico mi preme  porre l'attenzione su:

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APOLLO ARCHEGETES

(ar-KEJ-ə-teez; Ἀρχηγέτης, Arkhēgetēs, letteralmente "fondatore"... "colui che guida la fondazione", patrono di molte colonie greche oltremare. La cosa sembra essere intimamente connessa con la circostanza, che una città, o una colonia, non è mai stata fondata dai Greci senza consultare un oracolo di Apollo, tanto da diventare per l'ethnos Greco il leader spirituale

Suo principale attributo era l'alloro, usato per la corona della vittoria la stessa pianta era usata nei sacrifici espiatori. Ed infatti Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale, peraltro, alcune leggende volevano che il dio fosse nato.

Dio protettore della colonizzazione Greca in Sicilia.

Naxos è la prima ad essere fondata in Sicilia dai Calcidesi (ecista fu Teocle) nel 734 a.C. ed i coloni, dopo lo sbarco, costruiscono sulla spiaggia un altare in onore di Apollo Archegete, che i fondatori delle colonie greche erano soliti edificare a scopo propiziatorio, come riferisce lo storico Tucidide. Costruirono l'altare del dio sulla spiaggia, e fuori dal temenos, perchè il culto appartenva a tutti i greci di Sicilia e infatti non è da escludere che l'altare e il simulacro siano stati salvati dalle successive distruzioni. Pare che esso sia stato meta simbolica per gli ambasciatori greci in partenza verso la madrepatria. L'altare di Apollo Archegetes sulla spiaggia di Naxos era infatti quello ove i teoroi si recavano ad interrogare l'oracolo di Delfi e sacrificavano prima di partire dalla Sicilia. (Tucidide).

Le fonti narrano che lo stesso Augusto (che si considerava figlio del dio) sostò davanti ad esso.

Naxos viene concordemente identificata dagli storici come la prima colonia greca di Sicilia.

Nel 495 a.C., il tiranno di Gela Ippocrate cinge d'assedio la città ma non riesce a conquistarla. Nel 476 a.C. Ierone di Siracusa rifonda la città secondo un impianto regolare. Nel 425 a.C. Naxos è alleata di Atene nella guerra contro Siracusa. Nel 403 a.C. il tiranno di Siracusa Dionisio I distrugge la città per punirla dell'alleanza con Atene. Gli abitanti vengono venduti come schiavi e le rovine della città vengono cedute ai siculi alleati di Siracusa. Dopo questo evento Naxos rimane un porto commerciale, ma perde il rango di Polis. La popolazione si trasferisce sul Monte Tauro e fonda la città di Tauromenium l'attuale Taormina.

Ribadisco che, parte dei Nassii, nell'occasione delle crisi del 476 a.C. e, successivamente, nel 403 a.C., trovarono preferibile espandersi lungo il corso dell'Alcantara, in cerca di nuova autonomia e nuova fortuna, piuttosto che seguire le deportazioni o, comunque, un imposto esilio presso gli altri siti Calcidesi della costa ormai soggetti alla potenza dorica (Siracusa).

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Sulle tracce delle misteriose figurazioni che appaiono sulle monete di  STIELA,

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ed alle facili comparazioni con i tetradrammi di Selinunte e ad una litra di Leontini parliamo di:

APOLLO ARCHEGETES

a Selinunte.

Figlio di Zeus e della dea Leto (che sollevava il cuore degli uomini dal dolore) e gemello di Artemide. Apollo è considerata la divinità solare per eccellenza, dio di tutte le cose belle, musica, arte, poesia ed inoltre guidava e proteggeva le muse, i viandanti ed i marinai. Era considerato il profeta di Zeus per le sue facoltà divinatorie. Come dio solare portava anche il nome di Febo. I Dori sin dai tempi più antichi celebravano nel nome di Apollo la loro unità, forse un Apollo guerriero.

Ma l'Apollo di Selinunte è assai probabilmente quello ionico (anche gli Ioni rinnovavano periodicamente a Delo la loro unità nel culto di Apollo), come è documentato da una delle metope più antiche della polis, quella dove il dio è accompagnato (Triade delfica) da Leto e da Artemide,che erano al suo fianco quando oltrepassò l'Egeo e conquistò Delfi, seguendolo fino in Sicilia'. Tale metopa e le dediche ad Apollo rinvenute intorno al tempio C permettono di affermare che questo tempio era dedicato ad Apollo Archegetes, cioè protettore della città. La presenza dell'àdyton nel tempio C può appunto significare non il culto dell'Apollo guerriero, cicladico ma dell'Apollo pitico , cioè oracolare, in seguito all'estensione dell'influenza delfica nel mondo coloniale ed ai vaticini riferiti dall'oracolo agli ecisti che si recavano a chiedere lumi sull'ubicazione delle future Colonie. Il culto di Apollo assunse cosi una funzione prevalentemente oracolare, esigendo appunto un tempio ad àdyton., Quindi l'Apollo Archegetes, costruttore di città e protettore delle colonie, regnava sull'acropoli (tempio C). Sentiti risultano i legami etico-religiosi di Selinunte col santuario pitico; tant'è che fra i sottoscrittori del tempio di Apollo in Delfi appare, ancora per l'anno 363 a.C., una Aiskhùlis selinuntina per due dramme.

Considerato quanto sopra le immagini del febo che sacrifica su un altare presente sui tetradrammi di Selinunte potrebbero acquisire nuovo significato ed iniziare a concretizzare la possibilità di una certa identificazione. ;)

Apollo Archegetes a RHEGION,

questo non era solamente il dio dei selinuntini, nello spazio delle colonie greche della Sicilia e dello stretto...anche la dirimpettaia (rispetto alle polis Calcidesi della costa orientale) Reghion al riguardo rivela certe evidenze.

Ed infatti, ecco qui sotto una bella foto di Apollo (Archegete) in riposo...da notare che la figura del dio è, nella moneta, circondata da una corona di alloro. ;)

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Infatti il racconto di Strabone (VI 1, 6) sulla fondazione di Rhegion dimostra che Artemide, alla quale i Messeni dovevano la loro salvezza, ed Apollo, l'archegete dei Calcidesi, erano per i coloni gli ecisti divini della città ed i protettori del loro destino. Concordi le fontiper cui il culto di Apollo a Reggio risalirebbe al tempo in cui un gruppo numeroso di calcidesi fondarono la città su indicazione dell'oracolo di Delfi.

All'una o all'altra divinità (Apollo ed Artemide) o ad entrambe poteva essere dedicata la festa in occasione della quale una nave da Messana solcava lo stretto per portare a Regio un coro di trentacinque giovani e di cui ci dà notizia Pausania (V,25,2-3) per l' occasione del naufragio di quella nave durante una improvvisa tempesta .La festa durava circa due mesi ed era fondata sulla centralità del culto di Apollo, nella vita della polis reggina.

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Alla fine del V secolo risalgono i tetradrammi Rhegini che per la prima volta presentano l'effigie della testa laureata ;) di Apollo. Nel IV -III secolo, oltre a questi tipi monetali, la fortuna del culto di Apollo è testimoniata dalle monete che recano la lira e soprattutto il nome stesso, Foibiva (Foibìa), che la città assunse sotto la tirannide di Dionisio II. Per un'epoca successiva (IV-II sec. a. C.) i bolli APOLLONOS e ERA APOLLONOS (Apollonos e Iera Apollonos) attestano l'attività del santuario in città.

A KATANE

Anche a Katane Tucidide ricorda il culto di Apollo Archegete (Thuc. 6,3,1) e molte monete di Katane (grandi ed anche piccolissime... insistono con il volto di Apollo coronato d'alloro ;)

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A LEONTINI

come di menticare i meravigliosi tetradrammi di questa Polis...sempre con Apollo con le tempie circondate da una corona di alloro ;)...

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Nota: tutte le foto dei tetradrammi (seconda metà del V sevolo a.C.) postati in questo intervento sono tratte da Coinarchives tramite collegamento internet.

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L'altare di Apollo Archeghetes non apparteneva ( e nella storia del mondo greco tutt'oggi non appartiene...) a Naxos e nemmeno all'ethnos Calcidese.

Non a caso è sorto fuori dalle mura del sito...probabilmente sulla spiaggia, a simboleggiare l'appartenza del culto di Apollo (Archegete) a tutte le genti greche...come valore condiviso.

Apollo delfico si pone come mediatore tra Giove e gli uomini e parlava a Delfi tramite le Pizie, cioè a tutti i Greci a prescindere dall'ethnos.

Quando Apollo, specificamente, parla all'ecista che guiderà un gruppo di persone disposte a mettersi in gioco ed a correre l'avventura di una fondazione...lo stesso Apollo si fa Archegete per mettere la spedizione sotto protezione e per guidarla verso il successo, preservandola da ogni maleficio o disavventura.

Quando i Calcidesi dell'ecista Teocle calpestano la spiaggia di Capo Schisò...(Naxos) per primi in Sicilia come Coloni fondatori...sanno di dovere tale successo all'Archegete. Costruiscono l'altare e sacrificano...ma lasciano poi questo fuori dal confine sacro della città...e quindi innalzano un simulacro. Quell'altare e quel simulacro appartengono in quel momento a tutte le stirpi greche senza distinzione. A riprova il fatto che nelle molteplici conquiste e distruzioni che Naxos dovette subire...l'altare e l'immagine dell'Archegete restarono immuni...tanto che le fonti citano lo stesso Augusto (il princeps...) in ammirazione e culto davanti all'altare in quanto debitore ad Apollo, considerandosi suo stesso figlio...come Alessandro si considerò figlio di Giove Ammone.

Uno si alza e dice: Piakos! Tu che irridi alle note ed alle citazioni...dove le hai lette codeste cose?

Io rispondo: queste cose stanno scritte dappertutto in quanto fanno parte di quella materia che si chiama storia antica e se non si conoscono e/o non si rammentano...vuol dire che la storia del mondo antico...quella greca e del mediterraneo, nello specifico, non le si è approfondita.

Esempio: L'altare di Apollo Archegetes ove i teoroi (ambasciatori di ritorno in patria) che si recavano ad interrogare l'oracolo di Delfi sacrificavano prima di partire dalla Sicilia. (Tucidide).

Anche: il celebre progetto Apollo, che, negli anni sessanta, portò l'uomo sulla luna , deve il suo nome proprio al dio greco, in quanto protettore delle colonie e dei pionieri. Così la stessa NASA volle dedicare il progetto.

Altra problematica potrebbe essere quella di non saper collegare...o vedere il contesto, pur conoscendolo.

E qui entra forse in gioco un pizzico di sensibilità o di sviscerato amore (leggi passione!) per l'argomento...che non sempre debbono necessariamente pervadere lo specialista o il ricercatore più distaccato.

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Sotto l'egida di Apollo....

Potremmo interrogarci:

1) sui motivi per cui polis della Sicilia antica, di stirpe opposta (calcidese o dorica) e dagli interessi geopolitici contrastanti, possano aver adottato emblemi o figure di Apollo nelle loro coniazioni.In questo momento della discussione sono in gioco: Selinunte (dorica...ed alleata di Siracusa) con i suoi tetradrammi ed una didracma, inoltre Stiela ( possibili profughi da Naxos), Leontini (di stirpe ionica, cioè Calcidese...)

2) Ci si interroga, inoltre ed a giusta ragione, sul fatto che le prime emissioni dei tetradrammi di Selinunte mostrano il giovane sacrificante con il corno tipico delle divinità fluviali...che poi scompare nel sacrificante delle emissioni successive.

3) Ci si potrebbe chiedere  inoltre il perchè Naxos, che ha innalzato l'altare ed il simulacro dell'Archegete non abbia tratto ciò a motivo delle proprie celeberrime coniazioni.

4) Ancora ci si potrebbe interrogare sulla similitudine di due coniazioni Stiela/Naxos...dove è evidente nella seconda il contesto fluviale.

Effettivamente, l'assieme dei quesiti potrebbe configurare un bel rompicapo. Peraltro, ad andare in fondo a tali quesiti, sarebbero in gioco nuove ipotesi sul contesto icnografico di alcune famose monete siceliote.

A mio modesto e sommesso avviso non è facile trovare soluzioni o ipotesi interessanti qualora si proceda con metodo squisitamente analitico e specialistico che, troppo spesso, si concentra esclusivamente sullo studio delle monete e sulle raffigurazioni in quanto tali. Ulteriore limite si pone ove si prendano le mosse esclusivamente da motivazioni di ordine politico, incentrate nell'ambito del teatro storico di stretto riferimento, nel nostro caso quello Siceliota (alleanze, stretto significato della simbologia, rivalità e contrasti...distruzioni, deportazioni ecc. ). Insisto nell'evidenziare che tali specifici contesti vadano ampliati...anche se, in eventuali pubblicazioni si dovesse spendere qualche mezza pagina per scrivere non solo di monete e stretti annessi, ma anche del contesto storico, artistico o geopolitico che ha coinvolto anche indirettamente le singole coniazioni.

 Si rende, comunque,  opportuno procedere con risposte specifiche...che di seguito verranno date.

 

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1) ...sui motivi per cui alcune polis della Sicilia antica, di stirpe opposta (calcidese o dorica) e dagli interessi geopolitici contrastanti, possano aver adottato emblemi o figure di Apollo nelle loro coniazioni.

Apollo nella monetazione e nei templi del mondo greco

Per i Greci la colonizzazione non significa solamente impadronirsi di terre che appartengono ad altri, significa piuttosto inventare delle nuove città. Fra il secolo VIII e il secolo VI la Grecia inventa continuamente nuove forme di città, in particolare nell'Italia meridionale e nella Magna Grecia...ma non solo. Sono dunque terre aperte all'azione di Apollo, alla sua azione di Dio che i Greci chiamano archegete, non solo è il dio fondatore delle colonie, ma è il dio che organizza lo spazio, che definisce il modo in cui gli uomini debbono vivere insieme...a prescindere dalle stirpi di riferimento, che siano ioniche, doriche o altre...

  • CIRENE (dorica), la sua fondazione (coloniale...da Thera) è antecedente di almeno un secolo a quella di Naxos in Sicilia. Fonti antiche riportano il ruolo fondamentale di Apollo nella deduzione della colonia anche con l'epiclesi di Archègeta. (Cfr. Herod. IV, 150 ss.; Callim., Inno ad Apollo 55 ss.; Pind., Pyt, V, v. 60, SEG., IX, 3, 11). La testimonianza di Pindaro denuncia l'antichità del culto. Un tempio è ivi dedicato al dio sin dal VII secolo a.C.
  • MEGARA NISEA (dorica) madre patria di Megara Iblea, e succesivamente, insieme a quest'ultima, di Selinunte. Apollo stesso avrebbe contribuito ad erigere le mura di Megara Nisea ed è probabile che le ragioni del culto del dio a Selinunte abbiano diretta ascendenza nei culti e nei riti della madre patria.
  • CROTONE (achea) : le immagini monetali con Apollo sono note e bellissime. .La leggenda vuole che Apollo, per bocca della pizia, ordinò al gobbo Miscello di perlustrare il tratto costiero compreso tra Krimisa (Sacra) ed il Promontorio Lacinio, e verificare il punto esatto della fondazione di una nuova e potente città. Un tempio era stato eretto al dio.
  • CAULONIA (achea) : l'amico Acraf ha sopra postato l'immgine della moneta incusa con Apollo che brandisce l'alloro.
  • REGHION (calcidese e altre stirpi...) Famosi ed ambiti i tetradrammi con l'immagine di Apollo. Del culto di Apollo nella città abbiamo detto sopra.
  • KATANE (Calcidese); idem come per Reghion, stupende ed ambitissime le coniazioni con il volto di Apollo.
  • TAUROMENIO: Diodoro Siculo nel 14° libro attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamenti di bestiame, già prima dello sbarco dei greci di Calcide. Ma negli anni della XVI Olimpiade (396 a.C.)i Nassioti in massa , minacciati da Dionisio, tiranno di Siracusa, si trasferirono a Tauromenion , spinti da Imilcone, condottiero dei Cartaginesi, alleato degli ionici. Diodoro sostiene che Andromaco, dopo l'eccidio di Naxos del 403 a.C., radunati i superstiti li convince ad attestarsi nel 358 a.C. sulle pendici del vicino colle "dalla forma di toro", e di conseguenza il nascente abitato prese il nome di Tauromenion, toponimo composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa rimanere. Cluverio concorda con la versione di Diodoro. Strabone narra che Taormina abbia avuto origine dai Zanclei e dai Nassi. Ciò chiarirebbe in qualche modo l'affermazione di Plinio il quale afferma che Taormina in origine si chiamava Naxos. Ai fini del quesito posto da Acraf è utile evidenziare che, in epoca Timoleontea, Tauromenion conia i bronzi con l'effige di Apollo laureato e l'epigrafe Arkeghetes. Ciò a rimembrare le origini: l'altare e il simulacro eretti dai Nassii...Tale coniazione in bronzo, sopra postata da Acraf e da Medusa, viene emessa quando Tauromenio era non più una libera polis a prevalente ethnos Calcidese...ma ormai sotto l'egemonia Siracusana. Stando alle su espresse perplessità di Acraf...tale coniazione dovrebbe essere quindi incongruente. Questa stessa conianzione in bronzo in nome di ARCHEGHETES sta invece a dimostrare che il culto di Apollo e le relative effigi coniate, non hanno prevalente significato politico o d'alleanza...ma bensì religioso e storico.
  • SIRACUSA (dorica) : il tempio di Apollo fu edificato nell'isola di Ortigia dall'inizio del VI secolo a.C., ove, allora, si specchiava sulle acque del porto piccolo.E' UN TEMPIO PROTOARCAICO ED IL PIÙ ANTICO IN PIETRA ERETTO IN SICILIA.
  • CORINTO (dorica, madre patria di Siracusa) Il colonnato più antico che ci sia pervenuto in Grecia è rappresentato dalle sette colonne del tempio di Apollo a Corinto (metà del VI sec. a.C.).
  • HIERAPOLIS: (Ellenistica, fondata nel II sec. a.C. da Eumene II re di Pergamo, su un insediamento preesistente forse del IV secolo) il cui nome significa "città sacra", per gli antichi era stata fondata con l'intervento del dio Apollo che era anche la principale divinità della città...spesso identificato con Helios quale dio del sole e della luce (nel tipico sincretismo delle città greche di frontiera o mediorientali). Era famosa per le sue sacre sorgenti termali..La città ha avuto anche una significativa comunità ebraica ed è stato menzionata da Paolo nella Lettera ai Colossesi.
  • LEPTIS MAGNA: fuori dal mondo greco, (originariamente scalo/emporio fenicio con presenza di gente greca). Citiamo una scritta presente nel primo ordine della scena edificata nel teatro della città, rinnovato da Settimio Severo. In tale epigrafe si pone una dedica ad Apollo Archegete e all'imperatore...siamo alla fine del secondo secolo d.C. ed Apollo Archegete ha ancora culto e significato.
  • Concludiamo qui un elenco che potrebbe essere lunghissimo.

 

Se ne deduce che la presenza di templi, culti e monete, dedicate ad Apollo (spesso come Archegete) sono molteplici nel mondo greco antico, oltre che in Sicilia ed investono l'intero ethnos ellenico. Porsi domande sul perchè Apollo (anche sotto forma di offerente o di figura sacrificante a se medesimo...) sia effigiato in monete coniate da diversa stirpe o schieramento politico...non appare significativo...o quanto meno non appare d'ostacolo alle coniazioni od al culto del dio in ambienti diversi. Tale culto è un valore condiviso e non può porsi come emblema o figurazione distintiva nell'ambito geopolitico nella Sicilia antica ma è da riferire prevalentemente ai poteri del dio che si pone come mediatore tra il divino e l'umano, tramite la pizia delfica o come archegete edificatore e protettore di città e del bene comune o come mediatore e datore della guarigione e della salute ;), nonchè come dispensatore di avversità e di maleficio quando scocca le frecce con il proprio arco ;).

Da qui l'immensa fortuna del dio, riscontrabile (anche) nelle coniazioni che lo raffigurano e dove non avrebbero bandiera e politica, se non l'orgoglio di essere Elleni sotto la protezione del dio.

Eventuali e pur possibili motivazioni geopolitiche o nazionalistiche possono essere un riflesso e possono inneggiare e richiamare le ragioni (e i valori appunto condivisi...) dell'ethnos greco ma non contro polis elleniche. Semmai contro nazioni diverse ed avverse. Così i bronzi coniati da Tauromenio nella seconda metà del IV secolo, con il profilo di Apollo e l'epigrafe Archegetas sono un'affermazione di grecità nei confronti di Cartagine e delle mire egemoniche della città punica sui Sicelioti, egemonia che si poteva configurare solamente con una conquista della parte orientale dell'isola sobillando le Polis (calcidesi) contro Siracusa.;) Quindi cosa di meglio...contro il barbaro?

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L'APOLLO DI CASTELVETRANO?

Avvicinandoci al tema in topic: credo che qualche identificazione monetale afferente le coniazioni di Selinunte, andrebbe rivista...intanto proviamo a rivederla tra di noi.

Ecco a Voi, uscito dai rovesci dei tetradrammi di prima coniazione, l'offerente comunemente ritenuto una raffigurazione di divinità fluviale che si fa statua in bronzo: è il c.d. efebo di Castelvetrano.

Lo potete ammirare in tutta la sua bellezza...ancora oggi dispensatore di suggestione...mentre nella sua epoca dispensava raziocinio, protezione alla città e salute...perchè, non era una semplice divinità fluviale...ma trattasi - con tutta probabilità - di una raffigurazione, peraltro canonica, del dio Apollo.

E tali doni ricevettero i Selinuntini sino a quando hanno con coerenza ascoltato la voce del dio...agendo con audacia commerciale, prudenza militare e raziocinio, privilegiando l'espansione economica e la crescita strutturale di Selinunte.

Apollo dà la sapienza agli uomini, ma lui se ne sta in disparte, lui è il "dio che agisce da lontano".

Nel V secolo a. C., per ammissione delle fonti, Selinunte era tra le città più prospere e popolate della Sicilia (Diodoro XIII 44), la grande edilizia pubblica testimonia che tale prosperità era già enorme nel cuore del VI secolo a. C., quando appunto si pose mano all’organizzazione razionale degli spazi urbani.

Quando, dallo scorcio del V secolo in poi Selinunte dette pretesto a Cartagine, prima artefice commerciale della sua opulenza, per una disputa...Apollo si ritrasse dalla Polis...allontanato dall'avidità e dalle irrazionali mosse geopolitiche dei demonazionalisti selinuintini...dove non c'era luce ma errore. Cartagine non aveva più bisogno del grano siciliano, altre fonti erano sopravvenute.

L'amicizia con Siracusa e la radicalizzazione del contrasto con Segesta, nel tentativo di espandere il territorio di Selinunte sino alla foce del Crimiso in cerca di nuovi sbocchi per il commercio e di nuove terre, fu causa della fine dell'amicizia di Cartagine.

La città fu l'avamposto occidentale della cultura greca in Sicilia. Si alleò con Cartagine ma dopo la disastrosa Campagna di Sicilia degli ateniensi (415-413 a.C.) cambiarono gli equilibri: Segesta, prima alleata di Atene, riuscì ad assicurarsi l'alleanza con i cartaginesi. I selinuntini non avevano colto i segni del cambiamento e distrussero Segesta, che credevano ormai priva di protezione. La reazione di Cartagine fu drastica: secondo Diodoro Siculo la città fu distrutta completamente, su 25.000 abitanti 16.000 morirono e 5.000 furono fatti prigionieri...altri riuscirono a riparare in Akragas.

Tutto ciò che Apollo aveva donato alla città: opulenza e crescita, se ne andarono nei pochi giorni che durò l'assedio alla città. Seguirono lutti,schiavitù, miseria e distruzione.

Apollo non perdona chi non si irradia della luce che lui stesso dispensa...chi erra e persegue non l'audace ed intelligente costruzione di nuovi destini, ma una ceca ed illogica sete di impossibile potenza.

Il c.d. Efebo di Castelvetrano, con tutta probabilità, non è un comune efebo e nemmeno una divinità fluviale (fiume Hypsas?)...bensì è lo stesso Apollo...in dimensioni ridotte (h. circa 85 cm.) sulla tipologia della statua dedicata dai Calcidesi all'Arechegete di naxos, che come si riscorderà era stato eretto a simulacro davanti all'altare, poco dopo lo sbarco dei coloni, mediante l'erezione di una statua nella misura pari alla metà...di quella afferente la figura umana di un eroe.;)

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Concordemente con la letteratura di riferimento le sue mani non potevano essere vuote come si mostrano oggi. Non è difficile immaginare, coerentemente con le figure vascolari postate in questa discussione, tra cui ultime in ordine cronologico quelle postate da Medusa all'intervento 794, anche 791...e sopratutto al 790 ove una raffigurazione vascolare è similidentica per posizione della braccia e delle mani.

In quelle immagini sopra richiamate le mani del dio non sono vuote: recano una patera nella mano destra ed un ramo d'alloro (inconfondibile principale attributo del dio) nella mano sinistra, così come doveva recarle il nostro efebo...Apollineo. Peraltro e non a caso è decisivo evidenziare che non sempre Apollo appare nelle raffigurazioni con la tipica corona di alloro che cinge la testa. Spesso, come mostrano anche le foto vascolari postate in questa discussione, quando il dio tiene in mano il ramo di alloro la testa è nuda.

E' stata esclusa una paternità fidiana di questo bronzo, mentre molte affinità stilistiche sono state individuate tra l'Efebo selinuntino e la metopa di Atteone sbranato dai cani (tempio E di Selinunte collina orientale), per cui sembra accettabile l'ipotesi di chi, come il Pace, vede nel bronzo di Selinunte l'espressione della scultura siceliota nel suo arcaismo più evoluto, o di chi, come il Paribeni, parla di doppio linguaggio o di opposizione tra arte colta (il bronzo...) e arte plebea (la metopa...). Si concorda che le mani della statua non fossero vuote e dovessero tenere oggetti cultuali.

Ecco che, dopo aver visto il presunto efebo in bronzo (probabilissimo Apollo) nella sua struttura statuaria tridimensionale...attenderemo che egli torni nei tetradrammi di Selinunte per continuare ad argomentare al riguardo, con ulteriori considerazioni e comparazioni: ci sarà da dire e le sorprese potrebbero non mancare.;)

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Ci stiamo avviando verso una fondata identificazione della figura stante che compare al rovescio nelle litre di Stiela e Leontini, sulla scorta dei contributi e della documentazione sinora postata. Tale figura sembra essere Apollo...con qualche certezza. E' vero che non c'è scritto affianco, come qualcuno potrebbe obiettare, ma è altresì vero che, in presenza di univoca e non gratuita riconoscibilità...potrebbe essere comunque il dio dell'alloro, anche se, per avventura... ci fosse accanto una qualunque epigrafe.

Sulla strada per Selinunte ed i suoi tatradrammi io mi consento  di mantenere il punto sull'identificazione di Apollo per quanto concerne il bronzo di Castelvetrano. Ciò per stretta e logica deduzione, attesa la documentazione iconografica e il contesto storico, sopra esaminati. Il fatto che siamo in anticipo di circa 30 anni...potrebbe semplicemente significare che siamo innanzi ad un prototipo ;) sulla tipolgia della statuaria riferibile forse all'Archegete..e che la coniazione ancora non era stata decisa.

Credo che con qualche impegno e logico ragionamento si possa arrivare a qualche nuovo ed originale spunto.

Intanto mi consento di mostrare queste due monete con la certa identificazione di Apollo stante al rovescio...certa perchè, oltre che palese per coerente iconografia, viene anche comunemente ritenuta in letteratura. tali coniazioni dimostrano che il culto di Apollo e la raffigurazione monetale del medesimo che sacrifica (figura stante con phiale) erano un fatto acquisito e relativamente comune nel mondo dell'antico Mediterraneo...atteso che Abdera e Holmi sono Polis ubicate quasi agli opposti di quello stesso mondo.

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Cilicia: Holmi. IV secolo a. C., statere.

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Tracia: Abdera (colonia ionica - Teos...) conio del IV secolo a.C.

Come potete osservare: la musica della nostra identificazione è sempre quella suonata da Apollo.

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Al fine di accrescere il contributo scientifico della discussione e del tema Apollineo al momento trattato, seguito a postare immagini conferenti al tema stesso.

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Panphilia (costa mediterranea dell'Anatolia) SIDE: statere, al rov. vedi immagine di Apollo stnte (IV sec. a.C.). Notare il corvo ai piedi di Apollo ;) lo ritroveremo....

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Idem...altro esemplare...conalloro nella destra ed arco.

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Idem...SIDE terzo esemplare (400 - 380 a.C.) Sempre con alloro ed arco.

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Ancora Side...idem, quarto esemplare: phiale e scettro.

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MISIA Aeolis ( ᾈολίς Aiolís) Tetradramma fine del IV - III secolo a. C. al rovescio è visibile una interessantissima immagine di Apollo stante a destra con il ramo di alloro nella mano sinistra e la phiale nella destra...sul tipo dell'immagine vascolare già citata a confronto dell'Apollo (ehm pardon...dell'efebo?) di Castelvetrano: la testa non è laureata e si nota una stringa che lega i capelli, rigonfi sulla fronte e sulla nuca..Ciò per evidenziare per quanto tempo l'impostazione tipologica dell'Apollo stante con la phiale e l'alloro sia rimasta nell'arte:

- stautaria;

- monetale;

- vascolare,

come modello iconografico acquisito e riconosciuto.

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Fatto è che l'Apollo stante perdura veramente nel tempo.

Possiamo passare a Roma.

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Guarda...guarda, Augusto che nel rovescio di un suo denaro, immortala la tipologia dell'Archegete (altare) e per evitare errori ;) gli fa abbracciare la lira (i tempi sono cambiati...),:huh:. Poi, al colmo, qualora proprio non fosse chiaro...sotto c'è scritto APOLLIN...

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Siamo nel secondo secolo. JUDEA; GAZA 161 - 169 d.C. Marco Aurelio e Lucio Vero, bronzo, APOLLO A SINISTRA TIENE UN RAMO E SACRIFICA SU ALTARE ACCESO.

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Siamo nel terzo secolo. ROMA - VALERIANO (253 - 260) Antoniniano Apollini (ric 71 - 73) sempre altari e rami d'alloro.

Dura a morire..cioè ad estinguersi tale iconografia di Apollo stante.

Ci vorrà l'avvento definitivo ed ufficiale del cristianesimo (cioè della Chiesa delle quattro grandi Patriarchie: Roma, Costantinopoli, Antiochia ed Alessandria d'Egitto) per farla finita! Ipazia...docet.

Direi che le immagini vascolari e monetali, oltre alle fonti citate, possono essere sufficienti.

Quindi con i prossimi post possiamo avviarci a trarre delle conclusioni inparte già anticipate dall'ottimo Acraf.

Da Valeriano...torneremo a Selinunte, con argomentazioni ed analisi in qualche modo esaustive, attraverso la storia e la numismatica, entrambe spesso dotate di un filo conduttore comune.

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Poichè un approccio scientifico va sempre seguito nella proposizione di nuove idee e nuovi studi sarà utile proporre una ulteriore comparazione di antichi e suggestivi simulacri pervenutici dal mondo antico ed utili per trarre spunti a supporto dell'occhio e delle idee.

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Trattasi di una statua di bronzo di cm.115: ricordiamo al riguardo che la statua di Apollo Archegete sulla spiaggia di Naxos aveva dimensioni ridotte rispetto alla figura umana. Il bronzo si trova al museo del Louvre di Parigi in quanto da questo fu acquistata al tempo del ritrovamento, fu rinvenuta al largo di Baratti (Populonia) nel 1832, presso la Punta delle Tonnarelle, mentre a Piombino ne abbiamo solo una copia visibile nella foto successiva che postiamo:

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Quale ulteriore comparazione postiamo anche uno dei rovesci monetali oggetto della ricerca che si sta dipanando da qualche pagina:

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Relativamente all'Apollo di Piombino osserverete che il Dio, nel suo incedere con tranquillo distacco dalle cose terrene, doveva sostenere con la mano sinistra l'arco o più probabilmente l'alloro e con la destra probabilmente la phiale, come nella raffigurazione dei rovesci monetali qui in discussione da qualche pagina.

" Il viso, mosso da un appena accennato sorriso, è uno slancio di gentilezza luminosa che si propone al nostro sentire come l'ideale raggiungimento di un'armonia spirituale che supera di certo l'umana condizione" (Aldo Mazzolai).

Sin dall'epoca del suo ritrovamento, l'Apollo ha alimentato complessi dibattiti tra gli esperti del settore, per stabilirne la scuola di provenienza ed una verosimile datazione.

Gli studiosi giudicano l'Apollo come replica (di un originale greco) degli inizi del V secolo a.C. o romana della prima età imperiale. È comunque considerato una copia forse rielaborata della statua di culto creata dallo scultore Kanachos di Sicione per il tempio di Apollo Philesios a Mileto, intorno al 490 a.C., descritta da Plinio il Vecchio ed oggi perduta. La copia in foto, doveva essere trasportata su una nave prima che una naufragio la consegnasse al mare.

Di seguito trascriviamo l'immagine assolutamente lirica della statua che ci ha donato lo studioso Aldo Mazzolai in "Miti ed eroi classci nell'Etruria Maritima (tra Cecina e Corneto):

"Non la nave di Ulisse, il legno e la sua compagna picciola navigante di costa in costa e poi per l'alto mare aperto verso lontane o segrete mete, ma un'umile paranza da pesca con la sua vela latina e il sacco a strascico, portò alla luce nel secolo scorso, intorno al 1830, la statua in bronzo di Apollo, sotto la punta delle Tonnarelle, secondo il racconto del barone Raoul Rochette. Trascinato dalle reti, il corpo del dio" quanto di più alto, glorioso ed a un tempo luminoso si possa pensare" apparve alla brutalità e alla confusione di questo mondo, nella luce dell'astro con cui si identifica. Aveva, con quelli delle alghe, i mille colori dell'abisso, che presto, però, svanirono, come acqua che sgronda. Nella purificazione della luce poi si svelò la delicata giovinezza del dio. Oltre la scienza di Talete il più puro di tutti i fiori sbocciati nelle epifanie dal mare restituì all'uomo la sublime commozione della poesia e instaurò l'ordine spirituale, la sapienza, l'onniveggenza, l'armonia e la solarità della bellezza.E il monte, che prima era spoglio, si coprì d fronde d'oro, e una fragranza si sparse per il mare. Chiari, benevoli, luminosi venti vennero da lontano, dai mari del silenzio, e portarono luce e profumi di isole perdute nella fantasia. Lo spirito del dio greco avvolse la nave e gli uomini turbati."

Adesso sarà utile per la comparazione su accennata tornare sull'Apollo di Castelvetrano...ehm, sull'efebo, (dicono che tale sia...;), cioè per non dire nulla?...ma non vedono? Si precisa che un conto è guardare...un altro è vedere o saper vedere...)

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Voi che ne dite?

C'è bisogno di una monografia per intuire che trattasi della stessa figura cultuale dell'Apollo di Piombino, anche se di diverso stile e fattura e quante annotazioni dovrebbero essere necessarie? Nessuna ove lo spunto sia originale e, come in questo caso, dimostrato con metodo. Alle pubblicazioni cartacee si può scegliere di far parlare le immagini...la glittica (l'arte di incidere, anche i conii) non è mero artigianato...ma fa parte, casomai qualcuno non se ne fosse accorto, della storia dell'arte. Ovviamente bisogna conoscerla.

:14_relaxed:

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Passiamo al metodo di comparazione e di esegesi stilistica con il contributo delle nuove immagini e di altre già postate per aderire ad uno approccio tecnico o come altri preferiscono definire: scientifico.

Fig.1 post-11590-0-89979100-1295133544_thumb.j Fig.2 post-11590-0-48140200-1295133589_thumb.j Fig. 3 post-11590-0-32667700-1295133467_thumb.j Fig. 4 post-11590-0-61766300-1295134292_thumb.j

Fig. 5 post-11590-0-06400000-1295134339_thumb.j Fig. 6 post-11590-0-00715500-1295135232_thumb.j

Fig. 1: immagine (copia) dell'Apollo di Piombino: copia greca della fine del V o di epoca romana, rielaborazione di un bronzo dell'inizio del VI secolo a.C. quindi dell'arcaismo maturo.

 

Fig. 2 c.d.Efebo di Castelvetrano. bronzo del 470/460 a.C. di probabile fattura siceliota;

Fig.3 Apollo Kassel copia romana della nota statua di Apollo probabilmente l'originale era della cerchia Fidiaca se non di mano dello stesso maestro data al 460/450 a.C. L'originale era in bronzo e fu innalzato sull'acropoli di Atene per gratitudine al dio salutifico che aveva salvato la città da una invasione di cavallette. Se ne deduce che come dio salvifico che officia in espiazione per liberare i cittadini dai malanni con tutta probabilitò doveva mantenere la figurazione con phiale ed alloro o con phiale ed arco. Preciso che le braccia e ciò che le mani tengono sono opera di un restauro moderno e sono frutto di un colossale errore facilmente rivelabile dall'esamo comparato qui in corso. Mentre tutte le opere figurative attigue, dal Piombino al rovescio monetale, pongono il dio Apollo con il palmo della mano destra levato ed aperto e con il pollice ivi poggiato (che teneva la Phiale come nella figura vascolare e monetale) nonchè il braccio sinistro con il pugno chiuso a serrare (ramo d'alloro nella figura vascolare e monetale)...per errore nel restauro la mano destra stringe (un ramo d'alloro che negli originali è a sinistra) e la sinistra che dovrebbe avere il braccio teso con la phiale in palmo aperto stringe invece un arco (invece dell'alloro). E' tutto invertito e comunque errato.

Fig. 4 Monica De Cesare in "Le statue in immagine: studi sulle raffigurazioni di statue nella pittura vascolare greca"- L'ERMA DI BRETSCHNEIDER– propone un interessante parallelo tra l'efebo di Selinunte e la statua di Apollo su colonna raffigurata sul vaso attribuito al Pittore dei Niobidi proveniente da Bologna (460-450 aC), raffigurante l'inseguimento di Elena da parte di Menelao presso il tempio di Apollo per gentile e colta ricerca effettuata dalla nostra autrice Medusa (Nick name di riferimento in questo Sito).

Fig. 5 Un parallelo tra le figure di Apollo: sia la vascolare che il Castelvetrano.

Fig. 6 Tetradramma di Selinunte, circa 450 a.C., ove nel verso di diritto vediamo Apollo e la sorella Artemide sul carro, mentre Apollo scocca la freccia che arreca i malanni inviati dal dio. Al rovescio è fruibile la figura di Apollo che entrato nel fiume Selinos ne ha mondato le acque dalla pestilenza...si mostra nell'atto di officiare un sacrificio d'espiazione e quindi propizia la salute delle acque esaudendo l'invocazione liberatrice dei selinuntini. Non si pongono note di richiamo in quanto l'interpretazione è originale dello scrivente e verrà nel prosieguo sostenuta ed argomentata.

Nota alla fig. 3,  di seguito potete osservare l'Apollo Kassel con le braccia non restaurate.

(Continua...)

post-11590-0-87180000-1295138127_thumb.j

(Continua....)

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Non c'è che dire, un esame a vastissimo raggio e fatto senza risparmiare le proprie forze. Questa analisi meriterebbe di essere inviata ad OMNI per la pubblicazione così come è e neppure tradotta in altra lingua. Pensaci Piakos.

Se me lo consenti, quando sarà ultimata questa esposizione, se mi dai il consenso la copierò, ma sia chiaro il lavoro porterà solo il tuo nome. Dimmi tu.

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5 ore fa, lorenzo dice:

Non c'è che dire, un esame a vastissimo raggio e fatto senza risparmiare le proprie forze. Questa analisi meriterebbe di essere inviata ad OMNI per la pubblicazione così come è e neppure tradotta in altra lingua. Pensaci Piakos.

Se me lo consenti, quando sarà ultimata questa esposizione, se mi dai il consenso la copierò, ma sia chiaro il lavoro porterà solo il tuo nome. Dimmi tu.

Ti ringrazio lorenzo...sei solidale.  Mi sei di conforto.

Quando avremo finito...ci inventermo qualcosa.

@Admin tu che dici...

il giallo deve ancora vedere il colpevole...

:14_relaxed:.

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Ottima esposizione. Personalmente ho sempre visto l'Efebo di Castelvetrano come una possibile rappresentazione di Apollo, veneratissimo nelle colonie greche.

Tuttavia recentemente è stata proposta l'identificazione con Dioniso Iakchnos, ossia Dioniso visto come un giovinetto iniziatore ai Misteri.... Allego un paio di link

https://castelvetranonews.it/notizie/cultura/castelvetrano/giuseppe-camporeale-ecco-perche-lefebo-cambiera-nome/

https://it.wikipedia.org/wiki/Efebo_di_Selinunte

Non sembra una identificazione assurda, anche se resta da spiegare come mai questa statuina riprende in toto la particolare posizione attestata da altre statue sicuramente attribuite al ben più noto Apollo, a parte i lineamenti che sono ancora più "efebici"... In realtà mancano ancora studi scientifici su questo Efebo di Castelvetrano e non so cosa e dove ha pubblicato questo Giuseppe Camporeale...

 

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Continuerò l'excursus...Alberto, vediamo dove arriviamo...:14_relaxed:

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Le immagini sopra postate e la relativa disamina offre interessanti spunti di riflessione già esplicitati in questa discussione e che è il caso di ribadire.

Lo studio e l'analisi dell'arte figurativa volte a fini interpretativi oltre che descrittivi e critici, non può prescindere dalla conoscenza del contesto culturale di riferimento e della storia dell'arte, almeno del periodo preso ogni volta in esame. Per converso la scienza numismatica si pone spesso, in alcuni rispettabili ed autorevoli Ambienti, in modo autoreferenziale. Purtroppo o per fortuna non dovrebbe essere così.

La colta disamina dei nummi e lo studio dei tondelli monetali con l'ausilio di colta bibliografia, di cataloghi e di letteratura specializzata è necessaria, difficile e sinanco impegntiva, ma tale approccio anche ove condotto con metodologia scientifica non può essere esaustivo e trova un limite nella corretta interpretazione delle figurazioni che compaiono sulle monete. Ecco perchè la numismatica è scienza esoterica e difficile, che non può esaurirsi nella mera visione di monete (molto spesso in foto) e delle relative caratteristiche e descrizioni rinvenibili nella letteratura di riferimento.In verità può essere decisivo lo studio del contesto culturale coevo alle monete di diretto interesse. In effetti la numismatica è in realtà una specializzazione per chi ha già studiato a monte i contesti storici ed artistici: in tal senso è scienza per eletti appassionati che diviene esoterica.

Per converso può capitare che ci si limiti alla numismatica in quanto tale, per riconoscere le monete ed il relativo riscontro tecnico dell'oggetto. Ma è sufficiente?

Ad esempio cito che un iscritto ad eminente società numismatica sosteneva che Pithecusa (prima colonia greca d'occidente) era una città (?) e che aveva coniato monete (?). In effetti Pithecusa non fu mai una Polis ma un emporio ben frequentato e forse produceva pesi monetati da stadera (da cui statere!)....ma non ha coniato moneta. Peraltro come avrebbe potuto farlo sino alla fine del VII o all'inizio del VI secolo in occidente? Orbene, se non si hanno tali nozioni è forse meglio rimanere nell'ambito dei cataloghi e delle note serie a piè di pagina...evitando prolusioni.

Non si vuole porre alcuna polemica nell'evidenziare tali osservazioni peraltro fondate sulla scorta degli analitici interventi qui proposti, quale pur modesto e minimo contributo all'esegesi numismatica condotta tramite lo studio dell'arte coeva e del contesto culturale di riferimento.

Preciso, anche al fine di evitare qualunque malinteso, che tali osservazioni, ovviamente opinabili, appartengono eclusivamente all'autore di questo specifico intervento.

Tornando ad aspetti tecnici rammento che, qualche pagina fa, abbiamo preso le mosse da monetine che potrebbero persino apparire insignificanti se non a studiosi ed a specialisti:

- alcune litre di Stiela;

- una tipologia di litra coniata da Leontini;

oltre alla serie più nota ed apprezzata relativa ai tetradrammi coniati da Selinunte;

ometto per brevità i riferimenti numismatici, già ampiamente dibattuti ed argomentati in precedenza e mi limito a postare alcune immagini:

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Stiela litra in argento ...nella letteratura prevalente non risulta certa l'interpretazione della figurazione stante, forse divinità fluviale; qui abbiamo cercato di dimostrare la conguità e l'assonanza con la figura di Apollo con phiale e alloro. Il rovescio è anche dibattuto, in realtà trattasi di Acheloo che nuota a simboleggiare la forza della corrente e che di seguito mostriamo in una immagine vascolare a figure rosse:

image.jpeg.3a950102a34f07f4632243ffdcf01ea1.jpeg

Altra litra di Stiela che mostra le medesime caratteristiche.

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Con la seguente cambia la raffigurazione del diritto e resta immutata quella del rovescio.

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image.jpeg.d43407cb9435aecf70ae2ed2497e1f50.jpeg

Qui sopra potete osservare un profilo di Apollo in marmo da correlare stilisticamente all' immagine monetale, l'assenza della corona d'alloro è iconograficamente accertata nella statuaria ove il dio poteva essere distinto da cià che teneva in mano o che gli veniva posto accanto. Nel profilo monetale invece il riconoscimento del profilo del dio era voluto originariamente tramite la testa lureata, in questo caso con l'aggiunta del ramo di alloro innazi al profilo.

Cambiamo l'autorità emittente:

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Leontini, litra in argento, ignota l'esatta attribuzione della figura stante, in effetti trattasi di Apollo con phiale ed alloro.

Abbiamo visto in precedenza,qualche pagina indietro, numerosi esempi di monete che recano al rovescio la figura di Apollo stante, rivolto prevalentemente a sinistra davanti ad un altare acceso, mentre il dio tiene un ramo d'alloro con la mano destra e una phiale con la sinistra, in atto di sacrificare.

Tali coniazioni afferiscono, oltre che a Selinunte, Stiela e Leontini, anche a molte città del mondo greco o grecizzato nell'ambiente dell'antico mediterraneo, anche lontane tra loro ed in terre diverse. Datano dalla metà del V sec. a.C., sino almeno all'Imperatore Valeriano con un antoniniano coniato con l'epigrafe apollin (ni) e, quindi, sino alla metà del III sec. d.C.

E' un arco temporale di circa otto secoli, il che la dice lunga sulla comune accettazione e persistenza di tale iconografia monetale che a volte ha caratteristiche di autentico sincretismo.

Come sempre quando si parla di oggetti afferenti al mondo antico il riferimento alla ceramica di scavo è importante. Ed infatti sono state postate in questa discussione numerose foto di vasi raffiguranti simile od analoga immagine, con Apollo che reca con una mano il ramo d'alloro, in tal senso unanimemente riconosciuto dalla letteratura scientifica.

Alcun dubbio rimarrebbe quindi sull'identificazione di tale divinità come figura monetale ove rechi (come li reca a Stiela, Leontini e Selinunte) gli stessi attributi in un analogo contesto volto ad officiare l' atto cultuale, specificamente su una altare acceso posto di fronte al dio.

Trattasi di identificazioni che lasciano scarso (se non alcun margine) di dubbio, ove si voglia procedere non solo con documentazione correlata o comparata ma anche secondo logica interpretativa, basata sull'evidenza e sul riscontro delle immagini monetali e vascolari. Da ultimo abbiamo arricchito la documentazione comparativa tesa alla dimostrazione della coerenza iconografica anche con immagine legate alla statuaria del V secolo a.C.

Per ogni ulteriore approfondimento, afferente non solo l'iconografia ma anche il significato e le correlazioni storiche e numismatiche insite in quelle figurazioni, si rimanda ad eventuali monografie specifiche che si dovesse decidere di pubblicare.

Penso che ci si possa fermare...ce n'è da leggere e da dialogare per il momento... prima di dare alle stampe virtuali di questa discussione l'ultima parte...che potrebbe essere la più interessante? Ma non spetterà a me valutarlo.

(continua...)

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