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LA ZECCA DI VICENZA


L'importanza attribuita a Vicenza,nel periodo longobardo, viene confermata dall'istituzione di una zecca (è ancora incerto se in loco oppure se si tratti di emissioni centralizzate) funzionante sotto Desiderio (756-774) che conia tremissi stellati con legenda Flavia Vincencia (in nesso), che vengono alla luce dai ripostigli di Darfo (Brescia) e di Ilanz, dove si rinvengono tre varietà del tremisse di Desiderio. L'appellativo “Flavia” rappresenta la promessa di una più libera amministrazione locale avanzata da Desiderio alle popolazioni italiche per assicurarsene la fedeltà. Dopo la conquista di Carlo Magno nel 774, Vicenza fu inglobata nel regno dei Franchi.

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Grierson, nel suo lavoro sulla monetazione carolingia del 1965, assegna a Vicenza alcune monete d’oro con il nome di Carlo Magno al dritto e la scritta vce/cia al rovescio, rivede però in seguito tale attribuzione: trattandosi infatti di emissioni della città di Uzès, in Francia, alla quale farebbe riferimento la leggenda (Ucecia). Questa teoria che vuole i ‘denari aurei’ coniati a Vicenza è ancora dibattuta,vedasi Pardi, 2003

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Dell'epoca comunale si conosce soltanto il Grosso aquilino, primi anni del sec. XIV, che viene battuto durante il governo dei vicariati imperiali ed è da attribuire al Vicario imperiale e Podestà di Vicenza Bailardino Nogarola, essendo lo scudo a bande merlate riconoscibile per stemma araldico dei Nogarola. Gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Vicenza la coniazione dei grossi aquilini con la scritta civitas vicencie, come Murari (1956): ...il grosso aquilino è moneta scaligera da attribuirsi al podestà Bailardino Nogarola che l'ebbe a battere in virtù di una sub-concessione del diritto imperiale di zecca... L'autore ha ritenuto ragionevole assegnarne la battitura alla zecca di Verona piuttosto che pensare all’apertura di una zecca in Vicenza.
Cangrande della Scala decide di emettere questo nominale al valore di 20 denari, ma con un intrinseco d'argento pari a soli 19, a nome della città di Vicenza, posta sotto il suo controllo.
Terminato il Vicariato del Cangrande nel 1387, nel 1404 Vicenza passa sotto il controllo della Repubblica di Venezia.
Durante il dominio veneziano non furono battute monete nella zecca di Vicenza: sotto il dogato di Michele Steno (1400-1413), di Tommaso Mocenigo (1414-1423) e di Francesco Foscari (1423-1457) si coniarono a Venezia dei Mezzanini d'argento e dei Bagattini o Piccoli in mistura per la città di Vicenza. Queste monete non avendo però nessuna indicazione che le riferisca alla città sono da inserirsi nella monetazione veneziana.

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DESIDERIO RE DEI LONGOBARDI 757-773
1. Tremisse Oro ⚖ g. 0,853 ø mm. 14 R5
D/ + D : ND ES IDER IVS R Croce potenziata
R/ + F LAV ICENCIA :’°. Stella a sei raggi
CNI 1/4 - Incline 27/29


IL COMUNE XIII-XIV Secolo

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2. Grosso Aquilino Argento ⚖ g. 1,428 ø mm. 20 R
D/ + . CIVITAS * * Aquila spiegata a sinistra volta a destra
R/ VI CE NC IE Croce intersecante la leggenda
CNI 1/2

Modificato da andreakeber

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per cortesia, avendo sbagliato chi mi sposta la discussione nella giusta categoria? grazie

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Grazie ad Andrea che è voluto tornare con un contributo di grande interesse! 

bell'argomento che si legge con piacere e che coinvolge.

:14_relaxed:

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Quest'aquila...?

Hohenstaufen?

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8 ore fa, Riccardo Paolucci dice:

No, non c'azzecca

Ci abbiamo provato...l'aquila è molto simile. L'azzecco era solo iconografico e imperiale. Occorrerebbe uno studio iconico e araldico...

:14_relaxed:

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