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Ottimo Riccardo...se, per puro caso,  hai nelle tue viste lo scudo d'oro e il testone con l'unicorno in condizioni eccezzzzziuuuuuuuuuuuunali veramente...(superiori al testone  di N. Pirera che era un q,spl. (asta Anpb di Varesi) fanne menzione. :14_relaxed:

Gli troviamo casa...:14_relaxed:

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22 ore fa, andreakeber dice:

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ricostruzione 3d della piazza con la zecca della cittadina di Castro

Un vero peccato che questa cittadina...allora ben poteva definirsi città...sia stata distrutta.

La distruzione di Castro la dice lunga sulle radici dei problemi italiani e dell'Italia: nazione ciece e inesistente, dedita al "particulare" e al campanilismo, capace di andare contro gli interessi generali pur di non darla vinta a qualcuno, incapace di metabolizzare e superare crisi, lotte civili e problemi politici.

 
 

La nomina a vescovo del prelato Cristoforo Giarda causò la distruzione di Castro. Ecco come una designazione pontificia cambiò la storia della città che si ergeva nella Valle dell’Olpeta.

IL NUOVO VESCOVO DI CASTRO

La distruzione di Castro rappresentò l’epilogo di uno scontro tra  il potere locale ed il potere papale. La storia di una designazione pontificia si trasformò in una terribile agonia per la città dell’alto Lazio.

Il 18 maggio 1648, ad un mese dalla sua nomina, nella chiesa romana di San Carlo ai Catinari, venne consacrato vescovo di Castro il padre barnabita Cristoforo Giarda. Papa Innocenzo X Pamphilj aveva scelto il presule senza ascoltare le richieste del duca della città laziale. Ranuccio II Farnese, settimo e ultimo duca di Castro, aveva difatti cercato di interferire con tale nomina, segnalando al papa due sudditi a lui favorevoli.

Ranuccio II Farnese

Ranuccio II Farnese

Ma Innocenzo X aveva fatto orecchie da mercante, non dando seguito a quella pretesa e designando così il suo favorito. La storia sembrava finita lì ma quello fu solo l’inizio della catastrofe che poi si sarebbe verificata.

La controffensiva non si fece attendere. Ranuccio diede subito ordine all’uditore Francesco Pavoni di impedire l’ingresso in città del nuovo vescovo. Così facendo, il duca si mise in posizione di aperta sfida nei confronti del potere papalino.

Il Giarda aveva cercato una intermediazione, recandosi personalmente alla corte di Parma, dove Ranuccio dimorava, per indurlo al ragionamento. Non c’era stato verso, la contesa tra i due centri di potere era oramai aperta. Il Giarda era stato allontanato senza troppi riguardi.

La vicenda si trascinò per quasi un anno senza che si trovasse una soluzione. La sede episcopale era ancora materialmente vuota.

L’ASSASSINIO DI GIARDA

Papa Innocenzo X pose fine alla querelle imponendo la sua autorità. Non poteva di certo tollerare un affronto di tale consistenza da parte di un nobile. In più, la famiglia Farnese aveva nel tempo contratto un debito notevole nei confronti della Camera Apostolica, organo che si occupava delle finanze pontificie.

Ci si avviava a grandi passi verso la resa dei conti finale. Papa Innocenzo X diede ordine al vescovo Giarda di insediarsi immediatamente nella sua diocesi.

La mattina del 18 marzo 1649 il vicario partì da Roma accompagnato dall’abate di Besançon, dal suo segretario, da un sacerdote e da un domestico. Verso le ventidue la compagnia a cavallo arrivò nei pressi di Monterosi. Ad attenderla trovarono i due sicari, al soldo del duca Farnese: Domenico Cocchi di Valentano e Ranuccio Zambini di Gradoli. I malviventi, reclutati nel carcere territoriale e scelti da un prete, don Leonoro Lambertini di Latera, spararono cinque colpi di archibugio all’indirizzo del vescovo che spirò la mattina successiva.

Secondo il racconto dello stesso abate di Besançon, sul luogo del delitto gli assassini lasciarono un biglietto che di fatto chiariva, se mai ce ne fosse stato bisogno, il motivo di quell’omicidio: imparerà Mons. Giarda frate indiscreto à mal scrivere e mal parlare.

LA PUNIZIONE

Un mese dopo l’assassinio del vescovo, accertate le responsabilità di Ranuccio II in qualità di mandante, l’esercito pontificio partì alla volta del Ducato. L’assedio della città di Castro iniziò a giugno del 1649 ma per un mese si assistette ad una situazione di stallo. Tanto che da Roma il papa premeva perché si prendesse la città. Ad inizio luglio, su interessamento diretto di Innocenzo X, arrivarono all’esercito assediante pezzi di artiglieria, micce e munizioni, nonché una piantina dettagliata della città in cui erano indicati i punti di accesso all’abitato. A metà agosto le truppe pontificie lanciarono un durissimo attacco ed il 31 dello stesso mese la città capitolò, arrendendosi definitivamente dopo un assedio estenuante.

E qui avvenne qualcosa che fece concludere nella più cupa ferocia questa breve guerra locale che condusse alla distruzione di Castro. I patti di capitolazione firmati dalle parti il 2 settembre assicuravano che i cittadini di Castro non sarebbero stati spogliati delle loro proprietà e che avrebbero avuto diritto ad un trattamento umano.

Donna Olimpia Maidalchini e la distruzione di Castro

Donna Olimpia Maidalchini e la distruzione di Castro

Probabilmente su istigazione dei parenti più prossimi e soprattutto di Olimpia Maidalchini, cognata del pontefice, Innocenzo X decretò la morte della città. Era il 20 settembre 1649. A colpi di piccone l’abitato fu letteralmente raso al suolo. Secondo la volontà pontificia, non avrebbe più dovuta essere posta una sola pietra per riedificarla. Furono smantellate le case, bruciate le parti in legno, demoliti tutti gli edifici pubblici e privati. Anche le strade furono distrutte per evitare l’accesso alla città che aveva osato sfidare il potere di Roma.

Le chiese furono sconsacrate ed i paramenti sacri condotti nella cattedrale di Acquapendente. Le campane del duomo di San Savino, per volere di Olimpia Maidalchini, furono trasportate a Roma per essere collocate nella chiesa che sarebbe nata di lì a breve: Santa Agnese in Agone,  a Piazza Navona. Il 3 dicembre la distruzione di Castro era stata completata.

(Da PassaggiLenti...)

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@Piakos, pensa agli strani incroci della storia. 

Donna Olimpia  Maidalchini Pamphilj, detta popolarmente la "Pimpaccia",  (dalla pasquinata "Olim pia, nunc impia") era la suocera, malvista, di Niccolò Ludovisi, principe di Piombino, avendo questi sposato Costanza , figlia appunto di Olimpia.

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14 ore fa, Lugiannoni dice:

P.S.

Comunque sia, Ranuccio II se l'era cercata......

O... aveva dato pretesto. Che è la stessa cosa nella sostanza...ma con spropositata reazione. Pigliatela con lui...ma non con Castro.

Smontare la città, deportare gli abitanti, poi radere tutto al suolo...per l'erede di Pietro...e per chi spendeva e amministrava il nome di Cristo...pretendendo di rappresentarlo in questa terra...

poveri noi.

E povera l'Italia alla quale oggi il mondo e l'Europa nello specifico...consegnano un conto...simile a quello di Ranuccio. Lo Stato della Chiesa che ha diviso l'Italia dal natale passato a Roma da Carlo Magno fino alla breccia di Porta Pia...impedendo una unificazione nazionale sul percorso tracciato dagli altri stati europei...ha una responsabilità storica enorme.

Quando ne usciremo?

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1 ora fa, Piakos dice:

.......

Lo Stato della Chiesa che ha diviso l'Italia dal natale passato a Roma da Carlo Magno fino alla breccia di Porta Pia...impedendo una unificazione nazionale sul percorso tracciato dagli altri stati europei...ha una responsabilità storica enorme.

Quando ne usciremo?

Stavolta dissento completamente. L'Italia era divisa non dalla Chiesa ma dalla Storia, nel senso che  nei secoli si sono cristallizzate differenze culturali, socio-economiche e politiche indipendentemente dalle volontà della Chiesa, a sua volta compartecipe del complesso processo.

Quando molti storicidel Sud, ma non solo, parlano di "conquista" dell'Italia da parte di un regno piemontese, non sono molto lontani dalla verità. 

Del resto anche i vari stati germanici  furono, alla fine dell'800, "conquistati" dalla Prussia. 

Per concludere, in Italia è mancato il lungo processo unificatorio attuato, ad esempio, dalla monarchia francese o da quella inglese  e tuttora se ne vedono le conseguenze.

 

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2 ore fa, Lugiannoni dice:

Stavolta dissento completamente. L'Italia era divisa non dalla Chiesa ma dalla Storia, nel senso che  nei secoli si sono cristallizzate differenze culturali, socio-economiche e politiche indipendentemente dalle volontà della Chiesa, a sua volta compartecipe del complesso processo.

Quando molti storicidel Sud, ma non solo, parlano di "conquista" dell'Italia da parte di un regno piemontese, non sono molto lontani dalla verità. 

Del resto anche i vari stati germanici  furono, alla fine dell'800, "conquistati" dalla Prussia. 

Per concludere, in Italia è mancato il lungo processo unificatorio attuato, ad esempio, dalla monarchia francese o da quella inglese  e tuttora se ne vedono le conseguenze.

 

Quando mangeremo la spigola a Baratti...riprenderemo il discorso. Le differenziazioni si sono venute accentuando proprio in quanto è venuta meno una forza unificatrice...che chiaramente poteva avere successo solamente con una conquista, mai sarebbe avvenuta spontaneamente o per meccanismi propri. 

Ma benvenuta sarebbe stata la conquista...se il papa non si fosse sempre messo in mezzo...sia geograficamente che progettualmente.

 

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Bene per la spigola, che ho mangiato proprio ieri, cotta "all'acqua pazza" (anche se preferisco l'orata) e magari potremmo mangiarla in piatti come questi...

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17 ore fa, Lugiannoni dice:

Bene per la spigola, che ho mangiato proprio ieri, cotta "all'acqua pazza" (anche se preferisco l'orata) e magari potremmo mangiarla in piatti come questi...

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Purtroppo non capisco bene il pesce! Da ragazziono debbo aver avuto qualche indigestione...e mi è rimasto il timore.

preferisco il pesce delicato o arrostito...con una bella scodellina di salsina olio e limone vicino ai piatti...e begli spicchi di aglio nello spaghetto alle vongole.

Se poi q.cuno è capace di fare un risottino allo scoglio che veramente pofuma, e non ha carichi pesanti di sapore...ecco: quello è (per me) bravo!

Sui piatti invece nulla da dire! Vanno benissimo. Cosi' come la mancata unificazione dell'Italia per eccessi campanilistici e politici. Io faccio il tifo per Faderico Barbarossa, per Federico II, odio profondamente Carlo d'Angiò, amo e piango Corradino di Svevia...e persino il Valentino...Insomma: il Rinascimento c'è costato caro...e nemmeno siamo capaci di valorizzarlo al meglio...favorendo la fila alle frontiere e agli aeroporti per far entrare in Italia i turisti danarosi...invece cha da sud e da est i poveri cristi. Poveri noi.

:14_relaxed:

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@Piakos Renzo, il pesce non va "capito" ma va "gustato"; se poi ti piace delicato, allora l'acqua pazza è il non plus ultra.

Ma bando alle discussioni culinarie che approfondiremo quando capiterai in terra d'alta maremma.

Concordo pienamente sul Barbarossa e su Federico II ed eredi. Un po' meno sul Valentino che occupò Piombino scalpellando scritte e stemmi: un vero e proprio vandalo.

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