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Curioso "errore" sulla sigla del maestro di Zecca Antonio Planelli.

Ferdinando IV riserva sempre molte sorprese..

 

Modificato da zeccadibronzo

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Si....errore di punzonatura...la lettera P era troppo in basso rispetto alla linea orizzontale delle sigle/valore; l'incisore ha corretto la P...ma anche il numero 2 andava corretto...è disallineato.

@zeccadibronzo, lo sai che ci sono due tipi di grano del 92.....se osserviamo la corona annodata ? .... nel basso.

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36 minuti fa, Neapolis dice:

ma anche il numero 2 andava corretto...è disallineato.

Manca anche il punto dopo il 2...

37 minuti fa, Neapolis dice:

sai che ci sono due tipi di grano del 92.....se osserviamo la corona annodata ? .... nel basso

Si,questo lo sapevo già. 

Interessante anche il "movimento" del punto dopo il 2 che si sposta,a seconda dei casi, dall'alto in basso!!

20180414_213556.png

Screenshot_20180414-213410.png

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Ci sono Grani del 92" con le A di (Antonio) senza traversa orizzontale.... nel mio Manuale le ho riportate; meritano degli approfondimenti.....perchè le A senza traversa sono presenti (di rado) anche su alcune monete da 120 grana. 

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1 ora fa, Neapolis dice:

Ci sono Grani del 92" con le A di (Antonio) senza traversa orizzontale....

Non mi è ancora capitato di vederne una,ci starò attento in futuro.

Di sicuro, se ne parli in questi termini,dietro questa "semplice mancanza" ci sarà una motivazione precisa,credo!

Grazie

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....la foto non è fatta bene...perchè non riesco.....ma questa moneta merita.

317a.jpg

Modificato da Neapolis

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51 minuti fa, Neapolis dice:

..la foto non è fatta bene...

A parte le disquisizione fotografiche(la foto è illuminata bene anche se "micromossa"),che in questo caso passano in secondo piano,la moneta è davvero bella e ,cosa più importante,la A della sigla di Planelli è ben visibile nella sua mancanza...

 

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Ritornando alla mancanza della barretta sulla A di Planelli,va detto che,se questo succede sulle "A" all'interno di una legenda ,ci può stare e non desta particolare interesse ma,quando si tratta della iniziale del maestro di Zecca forse non è cosi casuale..

Le motivazioni possono essere molteplici e ,ovviamente, difficilmente si troveranno documenti ufficiali.

Cosi come per altri "segni" all'interno delle legende,apparentemente insignificanti, bisognerebbe studiare in modo approfondito gli eventi politici,sociali/economici dei periodi in esame e ,magari la vita di Ferdinando,Carolina e dei loro interlocutori privati e istituzionali.

Da questo punto di vista la monetazione di questo periodo risulta molto interessante e varia, oltre che stimolante.

@Neapolis

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@zeccadibronzo...ci sto lavorando....la strada giusta è quella da te indicata. Ovvio che non ci saranno mai prove...per segni "segreti".

304a.jpg

Modificato da Neapolis

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1 ora fa, Neapolis dice:

per segni "segreti".

Se pensiamo che la "A" senza barretta può anche essere una "V" rovesciata e,contestualmente,facciamo riferimento alle varie "simbologie",oltre a qualche avvenimento di rilievo del 1792,senza dimenticare che il Planelli era in primo luogo un Musicista e Musicologo ( abituato quindi ad altre forme di comunicazioni simboliche), probabilmente qualche idea viene fuori!!

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Topic molto interessante ragazzi...mi dispiace di non avere il Nohaù (o come si dice...) per contribuire, ma leggo...

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La V forma anche un triangolo...

Per capire il rapporto dei musicisti di quel periodo con il simbolismo;

http://www.loggiagiordanobruno.com/20110523-un-triangolo-in-bemolle-il-segno-musicale-massonico.html

Mozart(Austriaco come M.Carolina...) operò fino al 1791 (anno della sua morte) e influenzò tutti i musicisti dell'epoca!!

"Si racconta inoltre che Mozart bambino, durante uno dei suoi concerti alla corte dell'imperatrice Maria Teresa, rese omaggio a una piccola dama che si trovava tra il reale seguito, chiedendola anche in moglie. Quella damina sarebbe diventata la regina di Francia Maria Antonietta."(tratto da Wikipedia)

Il Planelli è praticamente contemporaneo..

https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-planelli_%28Dizionario-Biografico%29/&ved=2ahUKEwi-ota9rsHaAhWM8RQKHWnkA9kQFjAHegQIBhAB&usg=AOvVaw2rnku0US5LRBTw_ss78viG

Modificato da zeccadibronzo

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Il 16/4/2018 at 23:33, zeccadibronzo dice:

Se pensiamo che la "A" senza barretta può anche essere una "V" rovesciata e,contestualmente,facciamo riferimento alle varie "simbologie",oltre a qualche avvenimento di rilievo del 1792,senza dimenticare che il Planelli era in primo luogo un Musicista e Musicologo ( abituato quindi ad altre forme di comunicazioni simboliche), probabilmente qualche idea viene fuori!!

... ma anche un Massone ..... e molto servile alla Regina.

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12 minuti fa, Neapolis dice:

ma anche un Massone

Infatti sto affermando proprio questo...

Se rileggi con attenzione il percorso di quello che ho scritto,si evince la direzione della mia idea,che provo a sintetizzare così:

- La Regina era massone 

- Il Planelli pure ed essendo musicista come;

-Mozart(pure lui massone e molto vicino alla Regina quando operava in Austria),

era avvezzo(Planelli) al "simbolismo",che conosceva bene...

quindi essendo lui vicino alla Regina,o viceversa,la probabilità di "significati nascosti" è molto alta...

Non a caso ho scritto sopra di "V" e "triangolo"oltre che di "A".

Non ho mai approfondito il discorso in maniera più organica,ma qualche idea gira da tempo nella mia testa;magari è tutto sbagliato.😎

 

 

 

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9 minuti fa, zeccadibronzo dice:

Infatti sto affermando proprio questo...

Se rileggi con attenzione il percorso di quello che ho scritto,si evince la direzione della mia idea,che provo a sintetizzare così:

- La Regina era massone 

- Il Planelli pure ed essendo musicista come;

-Mozart(pure lui massone e molto vicino alla Regina quando operava in Austria),

era avvezzo(Planelli) al "simbolismo",che conosceva bene...

quindi essendo lui vicino alla Regina,o viceversa,la probabilità di "significati nascosti" è molto alta...

Non a caso ho scritto sopra di "V" e "triangolo"oltre che di "A".

Non ho mai approfondito il discorso in maniera più organica,ma qualche idea gira da tempo nella mia testa;magari è tutto sbagliato.😎

 

 

 

Sono un pò di anni che cerco qualcosa di concreto......sulla tua affermazione "tutto sbagliato" ..... ma che di sicuro non è. E' ovvio caro amico @zeccadibronzo che chi cerca o chi vuole documentazione....... dove sarebbe ? ..... non ci potrà mai essere. Bisognerebbe però solo trovare collegamenti su tutte questi, che apparentemente sembrerebbero dei semplici errori..ma che di certo non lo sono. 

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52 minuti fa, Neapolis dice:

che chi cerca o chi vuole documentazione....... dove sarebbe ? ..... non ci potrà mai essere.

Si può sperare solo di trovare qualche riferimento nelle "corrispondenze private".

 

57 minuti fa, Neapolis dice:

Bisognerebbe però solo trovare collegamenti su tutte questi, che apparentemente sembrerebbero dei semplici errori..ma che di certo non lo sono. 

Il punto è proprio questo;le varie ipotesi devono convergere ed essere contestualizzate con un minimo di rigore,non dico scientifico,ma quasi.

In questi giorni proverò a mettere ordine alle mie idee..

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20 ore fa, zeccadibronzo dice:

Si può sperare solo di trovare qualche riferimento nelle "corrispondenze private".

 

Il punto è proprio questo;le varie ipotesi devono convergere ed essere contestualizzate con un minimo di rigore,non dico scientifico,ma quasi.

In questi giorni proverò a mettere ordine alle mie idee..

Esatto; in pratica un pò come sono riuscito per le monete della Repubblica Partenopea...ma lì qualcosa c'era.....

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@Neapolis

Per esempio;se entriamo nell'ambito del simbolismo relativo alla V, la A rovesciata della piramide massonica ,aperta e senza barretta,rappresenta;

"Il popolo stesso dovrà RICHIEDERE A GRAN FORZA una "soluzione" all'immenso CAOS(economico, religioso, politico, ambientale...) e tutto dovrà essere portato ai suoi limiti estremi.E' il momento del CHAO massonico, del CAOS, ma é anche il momento della falsa"RIVOLUZIONE CHE NASCE DAL BASSO", la PIRAMIDE ROVESCIATA.La RIVOLUZIONE MONDIALE, come in passato la RIVOLUZIONE FRANCESE, è totalmente ORCHESTRATA, CONTROLLATA E PILOTATA dalle stesse élites che l'hanno pianificata e
sanno ESATTAMENTE a cosa porterà."

tratto da:
( www.marcovuyet.com/ALARMA-LA-NEW-AGE-parte%206.htm)


Nel 1792 quali eventi potevano essere connessi ad una tale ipotesi?
(avrei a tal proposito una "mezza" idea)

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la mezza idea riferita al 1792

 

"Il lento processo rivoluzionario volto alla sostituzione delle antiche franchigie feudali con un nuovo regime monarchico di stampo assolutistico era stato innescato per impulso del ministro e reggente Bernardo Tanucci. Con la celebre prammatica XXIX denominata “de administratione universitatum” del 23 febbraio 1792 promulgata dal Re Ferdinando IV di Napoli fu regolata, per la prima volta, la questione delle ripartizioni dei demanii e fu introdotto de facto, l’affrancamento delle servitù civiche. Seguì la legge eversiva della feudalità del 2 agosto 1806 del governo di Giuseppe Bonaparte (“la feudalità con tutte le attribuzioni resta abolita. Tutte le giurisdizioni sinora baronali, e i proventi qualunque che vi siano stati annessi sono reintegrati alla sovranità, dalla quale saranno inseparabili”). Abrogò interamente la legislazione antecedente sulla feudalità nei soli territori del regno di Napoli (il Re Giuseppe Bonaparte rivendicava formalmente anche la sovranità politica sulla Sicilia controllata dagli anglo – borbonici), accrescendo da un lato la potestà dello stato sulla società e il monopolio della sovranità politica del Regno a danno dei diritti conculcati del ceto baronale e aristocratico e, dall’altra, contribuendo a parcellizzare e a frammentare le vaste proprietà terriere. Il provvedimento proseguì con la legge del primo settembre del 1806 e con il decreto reale del 3 dicembre 1808, attraverso il quale, si affidava agli intendenti di ciascuna provincia del regno il compito di determinare i diritti riconosciuti degli antichi baroni. Per risolvere, infine, i contenziosi tra le popolazioni e gli aristocratici il Re Giuseppe Bonaparte istituì uno speciale organismo che chiamò da subito commissione feudale (di cui diventerà responsabile David Winspeare nel 1808) con i compito di ridimere i “contrasti di ogni natura tra le università e i baroni”. Il termine fu prorogato con un ulteriore decreto reale il 28 novembre 1808. Dalla detta commissione, in pochissimi mesi, furono emesse oltre 3000 sentenze, che furono riconosciute valide nel periodo della restaurazione per il Napoletano dal Re Ferdinando I delle Due Sicilie. Infatti quest’ultimo non abrogò la legislazione in materia feudale e, più in generale, amministrativa, del cessato governo murattiano. Più in generale, non allontanò molti degli esponenti di spicco del governo murattiano, preferendo assumere una condotta politica tesa alla pacificazione e alla riconciliazione tra le istanze reazionarie e controrivoluzionarie presenti in alcuni ambienti della corte borbonica e quelle di chiaro carattere rivoluzionario propugnate dai notabili del precedente regime napoleonide.

Questo atteggiamento politico fu denominato dagli storici l’amalgama. In Sicilia, diversamente da quanto era accaduto nel reame napoletano, i diritti feudali furono abrogati dallo stesso regime anglo – borbonico relegato sull’isola durante il decennio francese, con l’entrata in vigore della costituzione del regno di Sicilia del 1812 (istituto di chiaro stampo liberale britannico) sotto l’asfissiante influenza del vicerè William Bentinck. Altri provvedimenti in materia si ebbero, ad opera di Francesco I e Ferdinando II, nel 1825, nel 1838 e nel 1841. 
In definitiva, l’abolizione della feudalità nel regno di Napoli si ha, ufficialmente, con la legge firmata da Giuseppe Bonaparte nel 1806. La strada era stata però già aperta dalla prammatica di Ferdinando IV nel 1792. In Sicilia il feudalesimo viene abrogato solo con la costituzione del 1812 e le Due Sicilie, al momento della restaurazione nel 1815 vedono cancellato il sistema del feudo sia al di là che al di qua del faro.
L’abolizione nel Regno avviene però con ritardo, se paragonato a quanto successo in alcuni degli altri stati italiani esistenti all’epoca. Tra i primi paesi ad abolire il feudalesimo ci fu il Granducato di Toscana con il provvedimento del 16 marzo 1749, cui seguirono, fino al 1789, tutta una serie di norme con cui si confermò sempre più il nuovo sistema amministrativo. Come nel caso della legge del 24 aprile 1783 pose fine al diritto di caccia sulle terre dei vassalli, o ancora il 12 marzo dello stesso anno si passò all’abolizione del diritto di pascolo. A testimonianza di questa verità un brano tratto dal Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana: contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, volume 5, compilato da Emanule Repetti (socio ordinario dell’imperiale e regia accademia dei georgofili e di varie altre), stampato a Firenze presso l’autore e editore coi tipi di Giovanni Mazzoni nel 1843 che riporto qui di seguito:
“Altro esame sullo stesso feudo della Triana fu instituito ad istanza del conte Spinello Piccolomini, nel tempo che egli tentava, sebbene invano, di liberarsi dal rigore della legge del 21 aprile 1749 relativa all’abolizione delle giurisdizioni feudali” (1).
La stessa contenutistica si evince da un intervento del deputato De Witt presso la camera dei Deputati del parlamento subalpino di Firenze nel 1867:
“Di diritti feudali e di feudalismo nelle province toscane sono degli anni assai che non se ne deve più parlare; e poiché tanto l’onorevole Capone, quanto l’onorevole ministro di agricoltura e commercio hanno parlato di questi diritti feudali, così io dico che queste frasi altro non sono che un fantasma che ci si mette davanti come cosa reale cui dovbbiamo combattere […] Volete vedere che in toscana non vi è ombra di feudalismo, e che noi oggi vogliamo uccidere un uomo morto? I diritti feudali così detti politici, il diritto di imporre tasse, il diritto di imporre pedaggi, i diritti di mero e misto imperio furono aboliti definitivamente in Toscana colla legge 16 marzo 1749, e non se ne parla più. Rimanevano i così detti diritti civili dei faudatari, e questi con successive leggi furono tolti uno ad uno. Infatti colla legge del 24 aprile 1783 fu abolito il diritto che avevano i feudatari di andare a cacciare nelle terre dei loro vassalli; colla legge del 12 marzo dello stesso anno fu abolito il diritto di pascolo e di legmatico sui fondi dei soggetti; con la legge 11 dicembre 1785 fu abolito l’obbligo che avevano i vassalli di andare a macinare il proprio grano al mulino del feudatario, a frangere le proprie olive al frantoio del feudatario. Rimanevano quelle leggi le quali incatenavano alla feudalità i beni feudali, le leggi le quali vietavano di disporre dei beni feudali senza preventiva autorizzazione, e di disporne in onta all’atto di fondazione. Or bene, questo rimasuglio dei diritti feudali fu abolito colla legge del 23 febbraio 1789, colla quale furono aboliti i fidecommessi esistenti,e fu vietato di crearne di nuovi. Quindi la mala pianta del feudalismo fu atterrata fino dal 1789, e se ne rimase qualche sterpo, qualche ricacciaticcio, questi rimessi furono fino alla radice sbarbati e sterpati dalle leggi della rivoluzione francese, che furono pubblicate in Toscana e v’imperarono fino al primo maggio 1814. Fu ripristinato il Governo lorenese nel 1814; e, sebbene esso abolisse tutta la legislazione francese, che era statain vigore durante l’occupazione francese, pure nel motuproprio del 15 novembre 1814 così dichiarò (mi permetta la Camera che legga questo brevissimo articolo della legge toscana, relativo alla conservazione di una parte della legislazione francese): Resta ferma l’esecuzione delle legi del cessato Governo, che riguardano la feudalità, i fidecommessi, le commende e qualunque altro vincolo di che fossero stati affetti i beni immobili”(2).

Altro caso significativo, nel panorama italiano (e antecedente anch’esso al caso di Napoli), è costituito dalla Lombardia che si trovava sotto il governo austriaco di Maria Teresa. Nel 1774 con un editto del 6 giugno, Maria Teresa d’Asburgo creò numerose Prefetture Regie per regolare le regalie straordinarie. Nel 1786 vi fu l’abolizione del Senato di Milano, eredità del sistema municipale e ducale, e si assistette alla parificazione tra le preture regie e quelle feudali ad opera di un editto dell’11 febbraio firmato da Giuseppe II. Nel 1792 il fratello Leopoldo II confermò, una volta asceso al trono, i provvedimenti precedentemente assunti e respinse le richieste di modifiche avanzate dai vecchi feudatari.

Sulla mancata abolizione della feudalità nel regno di Napoli sotto Carlo di Borbone fa fede anche quanto sostenuto dallo storico Vittorio Gleijeses: 
“Il regno indipendente non apportò grandi cambiamenti alle istituzioni municipali napoletani: rimasero immutate le funzioni dei seggi, degli eletti, delle deputazioni e del tribunale di San Lorenzo che ebbe riconfermata anche la sua autorità sull’annona […] Le riforme che re Carlo avrebbe voluto attuare si dimostrarono troppo difficili all’atto pratico anche perché tutto il sistema fiscale era in effetti nelle mani di alcuni creditori dello stato, gravando pesantemente sul popolo, anche se Napoli, a differenza delle altre città, godeva di alcuni privilegi”(3). 
Conclusione.
La politica detta dell’amalgama adottata dal governo borbonico nel periodo della restaurazione scontentò tanto i legittimisti, e più in generale, i più leali servitori della patria napoletana, sia gli innovatori rivoluzionari murattiani o repubblicani. Si cercò sotto il regno di Ferdinando I una posizione equilibratrice tra due visioni del mondo e della realtà completamente opposte. Vennero quindi a crearsi progressivamente dei fattori interni di forte destabilizzazione dell’apparato amministrativo e delle stesse forze armate del regno e una lenta ed esiziale erosione di consenso intorno al trono delle Due Sicilie. Questa crisi latente si paleserà con i rivolgimenti costituzionali del 1820-21 e si manifesterà ulteriormente nel biennio rivoluzionario 1848-49 nel napoletano e in Sicilia sotto il governo costituzionale di Ruggero Settimo fino al collasso definitivo socio – politico dello stato nel 1860 – 61.


(1) Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana: contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, volume 5, compilato da Emanule Repetti (socio ordinario dell’imperiale e regia accademia dei georgofili e di varie altre), Firenze presso l’autore e editore coi tipi di Giovanni Mazzoni, 1843, pag. 598.

(2) Intervento dell’onorevole De Witt al parlamento di Firenze del 1867. Atti del parlamento subalpino, anno 1867, Firenze, eredi Botta, tipografi della camera dei deputati, Palazzo Vecchio.

(3) V. GLEIJESES, La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società editrice napoletana, 1977, p. 674.

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Il 26/4/2018 at 15:18, zeccadibronzo dice:

@Neapolis Altro grano 1792, tu cosa noti di particolare?

20180426_151648.jpg

Nulla di particolare..tranne che il foro (centrale) otturato sotto l'orecchio.

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18 ore fa, zeccadibronzo dice:

Ciao @Neapolis , non mi riferivo al "punto di compasso".

La I dopo S di Siciliar mi pare quanto meno anomala!!

Tu che dici?

Grazie

20180426_151733.jpg

Credo che sia tutto a posto in quella zona.....metallo in meno a sinistra della lettera....nulla da approfondire; questo è il mio parere, ovvio.

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