f.dc

William H. Sheldon, psicologo, numismatico, ladro e truffatore

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"Il prof. William Herbert Sheldon, jr., (1898 - 1977) ideò la scala di valutazione di 70 punti che è lo standard della moderna numismatica americana. Fu pioniere dello studio del primo rame americano, Large Cents e Half Cents battuti fino al 1857. Sottrasse monete dalla collezione della Società Numismatica Americana e truffò sistematicamente molti altri collezionisti." (E l'incipit di un articolo del 2013 di Mike Marotta, liberamente tradotto)

Non c'è gratuita ferocia. E' l'inizio ad effetto della storia che ha trasformato in industria fiorente quello che altrove è branca collezionistica di nicchia.

Il tempo di organizzare la stesura per proporre meglio che posso e nel minore spazio possibile una vicenda complessa, spesso incompresa e/o malintesa, sicuramente odiata dal mondo collezionistico aduso allo studio ed alla ricerca.

 

 

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😍attendo con ansia

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- Lo studioso -

Sheldon nasce da famiglia colta e agiata. La sua origine gli permette studi di psicologia e medicina successivamente, con frequenti soggiorni in Europa ove approfondisce la psicanalisi di scuola Freudiana e Junghiana. L'influenza maggiore la subisce dagli studi di Kretschmer che ponevano in relazione i tratti somato-costituzionali con profili psicologici, ideando una tripartizione funzionale dei primi cui associare, ulteriormente, dei quadri psichiatrici tipici. 

L'origine della curiosità scientifica dello Sheldon sul rapporto costituzione fisica/personalità promana dalla frequentazione accademica in patria di alcuni studiosi italiani di influenza lombrosiana che, al tempo - anni 20 - concentravano la ricerca sulle relazioni tra morfologia umana, temperamento e intelligenza.

Da dati antropometrici specifici rilevati su 4.000 studenti americani, Sheldon giunge alla definizione di quelli che chiama "somatotipi"; tre macroclassi entro le quali far ricadere la classificazione morfologica umana: gli endomorfi (pingui), gli ectomorfi (magri e slanciati) ed i mesoformi (atletici). Ogni macroclasse è graduata da 1 a 7 (però..) per cui ogni individuo ottiene una etichettatura di tipo, esempio, 1-4-2, cui coincide un preciso profilo comportamentale, psichiatrico ed intellettivo corrispondente alla posizione nella matrice 7x3. Tutto formalizzato nella sua opera di riferimento del 1954 "Atlas of Men: A Guide for Somatotyping the Adult Male at All Ages"

Qualunque studente di psicologia, sociologia, criminologia, organizzazione del lavoro ha trovato nei manuali di studio un paragrafo dedicato alla teoria dei somatotipi.

Edited by f.dc
copia e incolla da evernote problematico per la formattazione

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- Il numismatico e il collezionista -

Appassionato collezionista del primo rame americano, ne divenne con lo studio autorità e riferimento. Attivo anche nel campo della pubblicistica specializzata, è ancora oggi considerato per le sue opere sul campo di attinenza; alcune pubblicate in più edizioni fino agli inizi degli anni 90. 

Ideò e promosse il sistema che ancora oggi conosciamo basato su una scala di qualità che varia da 1 a 70; praticamente dal tondello "liscio e appena intelleggibile" fino alla moneta virtualmente perfetta, mirando al superamento della tradizionale apposizione di sigle identificative dello stato di conservazione, considerata troppo grossolana e limitante l'espressione del complessivo stato di usura e qualità del conio, problema particolarmente evidente, e sempre sentito, nel rame.

Il principio d'uso della scala era duplice. Stabilire oltre alla conservazione il rapporto di valore/prezzo. In sostanza una moneta di grado 60/70 doveva valere 60 volte una moneta di grado 1/70. Questo in ossequio alla metodica normalmente usata, al tempo, che dava convenzionalmente un rapporto di valore di 1x, 3x, 5x per gli stati di conservazione del VF (Very Fine), XF (Extra Fine) e UNC (Uncirculated), corrispondenti approssimativamente al nostro MB/qBB, BB/mBB e BBSPL/qSPL  .

Quello che normalmente si trascura è che questa scala fu ideata e promossa solo con riferimento alle monetazioni del primo rame. In questo non vi fu altra o seconda intenzione del Nostro.

Allego la formulazione originaria della sua scala.

The70PointScale.jpg.1b914d8f21c11df324df4972d4b6057c.jpg

Edited by f.dc
Aggiunto capoverso mancante. Me ne scuso.

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Grazie per il post @f.dc, seguo con interesse.

L'influenza lombrosiana è evidente anche per le monete. Piena adesione all'aspetto esteriore per stabilire il valore/prezzo di una moneta, morfologia umana per stabilire l'intelligenza e il temperamento dell'individuo.

Se il pensiero lombrosiano può affondare le proprie radici in quello eugenetico, la classificazione monetale americana deriva da entrambi.

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-Il mariuolo-

Lo studio approfondito del suo scibile numismatico d'elezione gli aprì le porte, ed il monetiere, della collezione Clapp di Large Cents conservata dall'American Numismatic Association (la SNI Usa). Sheldon non perse l'occasione per sostituire i pezzi migliori con suoi meno in forma.

Non solo. Successivamente, essendo ben introdotto presso un tal James Clarke, poderoso collezionista morente al tempo, sostituì i pezzi della collezione Clapp già ottenuti fraudolentemente, con quelli, ancor migliori del Clarke.

Pare, inoltre, che con "l'ausilio" di un terzo che aveva al tempo accesso alle collezioni dell'ANS, procedette ad ulteriori sottrazioni ex-abrupto, senza cioè procedere ad alcun rimpiazzo dei nummi prelevati.

Qust'ultima vicenda fu origine di una lunga vertenza giudiziaria, chiusasi nel corso degli anni 90, e scaturita dalle sconclusionate e, spesso fantasiose, origini dichiarate al momento dell'alienazione delle raccolte dello Sheldon e dei suoi "clienti". Non vi era congruenza fisica e soprattutto visuale tra le origini riportate in schedatura e le immagini , ad esempio, dei cataloghi delle vendite indicate. 

Abile "pasticciere" e dedito alla ripatinatura, conseguì buoni profitti con traffici tra collezionisti che propesero per la fiducia al suo nome ed alla sua valentia di ricercatore numismatico.

Edited by f.dc

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18 minuti fa, f.dc dice:

-Il mariuolo-

Lo studio approfondito del suo scibile numismatico d'elezione gli aprì le porte, ed il monetiere della collezione Clapp di Large Cents conservata dall'American Numismatic Association (la SNI Usa). Sheldon non perse l'occasione per sostituire i pezzi migliori con suoi meno in forma.

Non solo. Successivamente, essendo ben introdotto presso un tal James Clarke, poderoso collezionista morente al tempo, sostituì i pezzi della collezione Clapp già ottenuti fraudolentemente, con quelli, ancor migliori della collezione Clarke.

Pare, inoltre, che con "l'ausilio" di un terzo che aveva al tempo accesso alle collezioni dell'ANS, procedette ad ulteriori sottrazioni ex-abrupto, senza cioè procedere ad alcun rimpiazzo dei nummi prelevati.

Qust'ultima vicenda fu origine di una lunga vertenza giudiziaria, chiusasi nel corso degli anni 90, e scaturita dalle sconclusionate e, spesso fantsiose, origini dichiarate al momento dell'alienazione delle raccolte dello Sheldon. Non vi era congruenza fisica e soprattutto visuale tra le origini riportate in schedatura e le immagini , ad esempio, dei cataloghi delle vendite indicate. 

Abile "pasticciere" e dedito alla ripatinatura, conseguì buoni profitti con traffici tra collezionisti che propesero per la fiducia al suo nome ed alla sua valentia di ricercatore numismatico.

Cari amici, colgo l'occasione della parabola recataci in dono dal mai troppo ammirato f.dc, in arte Franco (che vorrà perdonare la mia rispettosa confidenza), proporre una "zummata" sulla numismatica e sulla Numismatica.

Di stoimili situazioni analoghe ne ho viste non poche nel tempo...forse oggi, con l'ausilio delle foto circolanti, del web e delle tante aste, nonchè con l'archivio dei Nuclei preposti alla tutela artistica...è diventato difficoltoso.

La numismatica, che abbia o meno la N...è cosa difficile ed aleatoria, oltre che elitaria. Può diventare anche oleosa ove le monete "scivolino" via.

La numismatica quando diventa passione, sino a quando non se ne guarisce...può sconvolgere le menti in quanto capace di donare piacere, diventando anche una sorta di vizio e di tentazione. Per cui può diventare mariolo anche chi non fosse nato tale.

Infatti i migliori numismatici sono diventati autorevoli e in pace chimica, attraverso il progredire dell'età e della "saggezza" o...chiamatela come meglio ritenete, quando le passioni possono essere di più facile dominio e il portafoglio può essere più capiente. Parlo degli studiosi e dei collezionisti, gli altri non posso pronunciarli e pronunciarci.

 

 

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Il 11/5/2018 at 20:16, Spoudaios dice:

Grazie per il post @f.dc, seguo con interesse.

L'influenza lombrosiana è evidente anche per le monete. Piena adesione all'aspetto esteriore per stabilire il valore/prezzo di una moneta, morfologia umana per stabilire l'intelligenza e il temperamento dell'individuo.

Se il pensiero lombrosiano può affondare le proprie radici in quello eugenetico, la classificazione monetale americana deriva da entrambi.

Considerazione davvero ficcante...

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- I "compari" -

L'uomo non fu commendevole. Ma la sua scala fu chiaramente pensata per una specifica tipologia monetale. Mai pensò ad un modello di universale applicazione. Gli va riconosciuto.

A volte le cose viaggiano da sole, non hanno bisogno di spinte.

Nel 1975 L'American Numismatic Association (ANA), consapevole e sostenitrice dei principi di studio minuzioso delle caratteristiche tipiche di consunzione delle monete avanzate da Sheldon nonchè del progressivo affievolirsi della validità del criterio men che lineare della diade stato di conservazione/prezzo (il mercato era al tempo ben oltre qualsiasi aritmetica proposta), compì il "salto quantico" , proponendo l'estensione del modello a qualsiasi tipologia monetale USA.

 Nel 1977 fu data alle stampe la I edizione del "Official A.N.A. Grading Standards for United States Coins", testo -edito ancora oggi - che stabiliva con prussiana precisione come definire in 70-esimi la conservazione di qualsiasi moneta in seguito all'osservazione visuale, lente da 7X (vado a memoria) alla mano. 

Il mondo collezionistico e commerciale si divise in due. Chi rimase ancorato allo schema precedente e chi sposò compiutamente la nuova proposta. 

Questo fu il momento in cui cambiò radicalmente e irreversibilmente aspetto il mercato numismatico USA.

L'inflazione sostenuta, unita al crollo dell'oro e dell'argento, rendevano sempre più difficile mantenere il potere di acquisto del risparmio. Le monete da collezione potevano essere un elemento di diversificazione dei portafogli, ma non tutti erano numismatici esperti. Una certezza erga-omnes della bontà di un'acquisizione necessitava di una "certificazione" super-partes che permettesse anche ai non introdotti di procedere con sicurezza all'acquisto di un nummo da collezione.

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- Una personalissima puntualizzazione -

Qualcuno che ha letto, ma non scrive, ha rimostrato con improvvida ed infantile veemenza su una mia affermazione al terzo post su questa discussione. Nello specifico sull'equivalenza delle etichette VF, XF e UNC ai nostrani  MB/qBB, BB/mBB e BBSPL/qSPL. Ribadisco con forza taurina quanto ho scritto. Nessuna, nessuna, delle tre etichette prende in considerazione non solo l'italico FDC ma neppure lo splendido!!

Comprendo che in circostanze specifiche possa far gioco una interpretazione del tipo bb-spl-fdc; molti testi riportano l'analogia, ma è una semplificazione storica puramente esemplificativa; disfunzionale, inaccettabile e disonesta in mercato. La "prova dell'occhio" è inconfutabile ed è l'unica che vale. Sulle convenienze di congiuntura non metto bocca; ognuno pieghi la propria condotta a piacimento e di se risponda. 

Arriveremo alle equivalenze in settantesimi delle nostre italiche etichette. Ma ho ancora da scrivere. Sono lento, rifletto. Provo ad aver cura degli altri.

Chiedo scusa con sentimento agli Amici del Forum per aver abusato della Sede, ma correva un punto di chiarezza.

Scusate ancora.

Franco Di Carlantonio

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Caro @f.dc,

nessun problema, non penso ci sia nulla per cui scusarsi. Peccato sentito che le rimostranze rimangano private e non siano riportate nel forum. Ne sarebbe potuto nascere un dibattito interessante e proficuo per l'accrescimento della comune conoscenza.

Peccato.

Grazie ancora per l'interessantissima esposizione. Seguo con interesse.

 

Edited by Spoudaios

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@f.dc sono perennemente in viaggio ma trovo sempre il modo per leggerti con estrema attenzione.

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Il 16/5/2018 at 18:28, Spoudaios dice:

Caro @f.dc,

nessun problema, non penso ci sia nulla per cui scusarsi. Peccato sentito che le rimostranze rimangano private e non siano riportate nel forum. Ne sarebbe potuto nascere un dibattito interessante e proficuo per l'accrescimento della comune conoscenza.

Peccato.

Grazie ancora per l'interessantissima esposizione. Seguo con interesse.

 

Grazie @Spoudaios

Una dialettica franca è per molti, non per tutti. I primi sono qui ben rappresentati, per fortuna.

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- Il decennio 70-80 (1) -
Fu un decennio fondamentale. A mio avviso segnò il cambiamento epocale nel collezionismo numismatico. 
Furono dieci anni che videro un insieme di modificazioni delle macrovariabili di contesto, che, in più ambiti, innescarono delle trasformazioni ambientali i cui epiloghi grotteschi, ove non tristi, riscontriamo ai giorni nostri.
Concentriamoci sul nostro mondo.
Nel tempo considerato si incardinò oltreoceano la svolta che trasformò la numismatica americana. Il collezionismo di studio fece spazio, progressivamente e velocemente all'investimento in "beni numismatici" attraverso una combinazione di mosse efficace e abilmente riorientata nel tempo; partendo dalla difesa istituzionale (l'ANA fu voluta dal Congresso) del mercato numismatico dai falsi - e quindi dalla sua salvaguardia - si crearono gradualmente i presupposti per uno sviluppo vorticoso di un mercato dell'investimento con l'ingresso di soggetti funzionali alla finanziarizzazione del collezionismo. Apparvero Enti certificatori, soggetti terzi, indici, etc. che andarono a condizionare anche le scelte ed i comportamenti di coloro che si illusero di esserne immuni.
Le turbolenze socio-economiche del periodo e le conseguenti incertezze furono le condizioni che agevolarono la nascita e la formazione della nuova industria -perchè di questa si tratta - . Non posso dire dire che fu tutto preordinato; certamente si organizzarono al meglio tutti gli attori in campo man mano che si delineavano lineamenti e possibilità di sviluppo nuovi  per un mercato altrimenti e storicamente di nicchia e limitato in volume e valori.
Sarà un "paragrafo" poco numismatico e noioso. Mi impegno ad essere quanto più chiaro e conciso, ma non posso garantire l'esito.
Edited by f.dc

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@f.dc Seguo con lo stesso interesse con cui seguirei un intrigante giallo a puntate. 

Quanto dici per il mercato numismatico americano mi ricorda  molto strettamente il meccanismo con cui in quel  paese i galleristi "creano" e "inventano" sedicenti pittori e scultori che poi piazzano a cifre iperboliche,   incassando ovviamente percentuali iperboliche. 

La storia della bolla dei tulipani continua....

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@Lugiannoni

Grazie per l'apprezzamento Luciano.

Mi fa piacere parlare di un fatto che ha impresso una dinamica sconosciuta ad un ambiente altrimenti soporoso. Sugli esiti non giudico. Non mi sento in grado.

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- Il decennio 70-80 (2) - Il contesto.
L'ingresso negli anni 70 vide gli USA impegnati in una guerra, quella del Vietnam, che da cinque anni umiliava l'esercito piu' potente del mondo in una guerra-guerriglia iniziata cui non era pronto e adeguato. Contestata dai giovani e da un movimento pacifista sempre piu' presente (e che sempre piu' allargava lo iato intergenerazionale). Lo sforzo bellico non fu indifferente alle casse dello Stato incrementando un deficit federale che il regime di cambi fissi fondato sull'oro, vigente dal 1944, rendeva difficile finanziare. Nell'agosto del 1971 il presidente Nixon, annunciò alla nazione la fine degli accordi di Bretton Woods e con questi la fine della parità aurea,  dando inizio alla libera fluttuazione dei cambi valutari e delle quotazioni dell'oro, fino a quel momento e fissata a 33 dollari/oncia d'oro.
Oro che nessun cittadino americano poteva detenere a seguito del provvedimento del 1934 con il quale Franklin D. Roosevelt impose la consegna dell'oro privato (monete e lingotti)  alla casse federali per finanziare le manovre di stimolo e welfare durante la grande depressione (al tempo ad ogni nuovo dollaro stampato doveva  corrispondere una riserva del 40% in oro). L'oro fu acquistato a poco meno di 21 dollari l'oncia.
Nel 1971 l'inflazione USA si mantenne inferiore al 4%. Si conobbe la prima svalutazione competitiva del dollaro che portò per la prima volta il Dow Jones oltre quota 1000 dopo pochi trimestri, alla fine del 1972.
Il 1973 segnò l'inizio della prima crisi petrolifera, portato della guerra del Kippur che contrapponeva Israele alla coalizione di Egitto e Siria. Il mondo arabo inflisse all'Occidente sostenitore di Israele un embargo petrolifero doloroso che comportò un incremento repentino delle quotazioni del petrolio che si protrasse per anni, inducendo una fiammata inflattiva che erose dolorosamente risparmi e capacità di spesa delle famiglie.
Poco peso e beneficio significò nel medesimo anno l'abbandono USA del teatro di guerra Vietnamita.
Alla fine del 1974 il Dow Jones si fermo' a 550 e l'inflazione aveva, nel corso del 1973, toccato il 12%.
 
L'era breve di Gerald Ford, presidente che completo' il mandato Nixon dopo lo scandalo Watergate per il quale quest'ultimo si dimise, parve' un rinnovato clima di fiducia. Nel 1974 i privati furono riammessi alla proprietà dell'oro in lingotti e/o monete. In breve tempo la borsa USA rivide quota 1000 (1976) e l'inflazione scese al 5%. Fu solo una tregua. 
Nel 1977, presidenza Carter, l'inasprimento nei rapporti col Medio Oriente importò ulteriori tensioni sui prezzi petroliferi con immediati riflessi inflattivi ed erosione dei margini di profitto delle aziende produttrici. Fu riabilitata l'uso della clausola aurea nei contratti privati - condizione che aggancia, rivalutandolo, il prezzo di una prestazione a scadenza all'incremento del prezzo dell'oro nel periodo-. 
Mix micidiale che nel volgere di pochi anni portò l'inflazione al 15%, contrasse il Dow del 30%, e vide l'oro schizzare oltre i 600 dollari ( il massimo fu raggiunto nel 1980 a 800 dollari l'oncia) dando inizio a quella che fu chiamata stagflazione - inflazione senza crescita -. La seconda crisi petrolifera del 1979 - coincidente con la fuga dall'Iran dello Scià  Reza Pahlevi, amico degli USA e dell'Occidente, sostituito da una teocrazia fondamentalista sciita - colpì un occidente già profondamente ferito infliggendo una crisi di fiducia che si protrasse fino alla fine dell'amministrazione Carter e spalancando le porte al ritorno del conservatorismo negli anni 80.
 
Alcuni grafici per visualizzare le turbolenze del nostro decennio.
1) Il tasso di inflazione USA
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2) Prezzo del barile di petrolio
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3)Continuos Commodity Index (prezzo di un portfolio equiponderato composto di 17 beni/materie prime, tra cui frumento, succo d'arancia, bestiame ovino e suino, cotone, cacao, rame, combustibili, metalli preziosi )
commodities.thumb.png.50bb4281ba4ac4d3cef80f4435ec27b0.png
 
4) prezzo dell'oro
gold.thumb.png.aec9c7561e284d33405eaf6e32f7e226.png
 
Edited by f.dc
refusi

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Io non sto nella pelle...e pregusto il prosieguo, meglio di un romanzo di successo a puntate..

😋

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- Il decennio 70-80 (3) -

Protagonista assoluta del decennio fu l'ANA che impose una progressione evolutiva forsennata al sonnolento mercato numismatico USA; sequenza il cui avvio fu casualmente coincidente con la fine degli accordi di Bretton Woods, mentre le successive fasi furono tutte nella consapevole direzione della "finanziarizzazione" del collezionismo numismatico statunitense.

Procediamo con ordine.

Nel 1970, come già scritto, l'ANA avvertiva il disagio che la crescente presenza di falsi nel mercato induceva nel mondo collezionistico. Molti erano coloro che si avvicinavano alle monete, ma la facilità con cui si incappava in falsi - parliamo della monetazione USA dei secoli XIX e XX - zavorrava le possibilità evidenti di sviluppo potenziale.

Fu cosi che nel 1972 prese avvio l'attività di certificazione dell'ANA attraverso una sua emanazione l'ANACS (American Numismatic Association Certification Service). L'ANACS nacque come ente certificatore indipendente con sede a Washington per poter beneficiare delle raccolte numismatiche dello Smithsonian (che contava al tempo 10 milioni di reperti monetali da tutto il mondo, inclusi 600.000 statunitensi) per la comparazione delle monete da certificare. Il certificato di perizia rilasciato (ANACS Photograde) includeva inizialmente, oltre alla dichiarazione di autenticità del pezzo, le immagini del dritto e del rovescio. Dal 1979, basandosi sul "Official A.N.A. Grading Standards for United States Coins " edito dal 1977, si aggiunse la conservazione espressa in gradi Sheldon per ogni faccia cui si integrò, in tempi successivi, una valutazione numerica della qualità del lustro, del conio, della piacevolezza visiva ("eye appeal") e dei fondi. A mio convinto convinto avviso, le migliori perizie, per rigore di metodo e completezza che il mondo numismatico abbia mai avuto.  

La moneta da certificare veniva separatamente valutata da due numismatici. In caso di difformità nelle loro conclusioni, interveniva un terzo soggetto cui spettava la definitiva determinazione delle qualità da certificare.

Le certificazioni ebbero un favoloso successo, che si rafforzò man mano che furono perfezionate e arricchite nella definizione qualitativa delle caratteristiche complessive dei nummi. 

Fu chiaramente recepita dal pubblico l'intenzione di "dare certezza" al mercato del collezionismo, e coi prezzi dell'oro e dell'argento che si muovevano a ritmi sempre più sostenuti e l'inflazione monetaria che falcidiava il risparmio tradizionale,  l'avvio della fase dell'investimento  numismatico di massa era servito.

Allego due immagini dei Photograde Anacs

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Edited by f.dc

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- Il decennio 70-80 (4) -

Il successo del Photograde fu cosi immediato e vasto nel mondo dell'investimento numismatico statunitense che la domanda crebbe in modo vorticoso. Non solo tutti volevano monete, ma nascevano di continuo soggetti che proponevano piani di investimento in monete attraverso campagne di telemarketing e direct mail. Il fenomeno non colse sprovvista la SEC (la CONSOB USA), anzi. Fu la SEC medesima che, nel 1978, rese noto al mondo degli investimenti che la la Solomon Brothers aveva perfezionato nei due anni precedenti un basket/indice per seguire le performance del mercato numismatico, indice che divenne noto, di li a poco, come Solomon Index.

Le componenti dell'indice furono mantenute segrete fino al 1986, data in cui sapemmo che era formato dalle quotazioni di 20 monete in argento e rame americane in conservazione mediamente BU63 (lo splendido nostrano). Questo indice veniva comparato con le asfittiche prestazioni della borsa statunitense e con le altre tradizionali classi di investimento, evidenziando sovraperformance di assoluto rilievo. 

L'investimento in Certified rare coins divenne la classica profezia che si autoavvera.

La fine degli anni 70 conobbe l'universo collezionistico lacerato dal lato della domanda e dell'offerta.

Lato domanda, il collezionismo tradizionale di impianto sistematico, competente e "colto" faticava a capire -e sostanzialmente rifiutava- la sovrastruttura delle certificazioni e della metodica Sheldon in settantesimi che spingevano inusitatamente verso l'alto i prezzi delle conservazioni maggiori mentre deprimevano oltremisura le quotazioni delle conservazioni minori; i nuovi investitori numismatici chiedevano solo sicurezza e certezza di genuinità e grading attraverso una certificazione. La ricerca era limitata a quelle tipologie monetarie che via via rimanevano indietro rispetto all'indice di riferimento e quindi di piu' probabile rivalutazione.

Lato offerta la confusione era forse ancora maggiore. Complice l'umana furbizia, le performance del Solomon Index vennero artatamente utilizzate dai commercianti avverso l'utenza piu' sprovveduta e avida di "affari", per magnificare le possibilità di rivalutazione delle monete in magazzino, non certificate e sovrastimate ad arte nelle conservazioni. I collezionisti tradizionali divennero quasi una zavorra; clientela con fatturati bassi e, in quanto numismaticamente competente, ostica e onerosa da servire. 

Tutti gli ingredienti per il grande salto erano pronti.

Allego un grafico di esempio del coin index comparato con l'inflazione e alcune classi di investimento. Si notino le performance degli anni 70.

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Edited by f.dc

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Grazie ancora @f.dc.

Questi tuoi scritti dimostrano con perizia la finanziarizzazione del mercato numismatico statunitense.

Notevole la volatilità del coin index allegato all'ultima immagine. Un investimento tutt'altro che sicuro e soggetto a picchi significativi.

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Non voglio perdermi il prosieguo e le puntate...prima di avanzare delle considerazioni che porteranno questo topic ad altissimi livelli di studio dei valori numismatici.

Come sappiamo, per averne già parlato...ci son due modalità di considerare le Numismatica:

1- una passione sulla quale mettere il proprio denaro in quantità misurata o parca. In tale ottica si può considerare la numismatica come una colta e piacevolissima passione , con ritorni culturali e personali di alta gamma. Quindi si può anche non considerare la possibilità di perderci. Prevale il piacere e la passione.

2- Successivamente, con il tempo o si smette o, se gli acquisti continuano, li monte  del danaro profuso aumenta fatalmente e, in alcuni casi, si decide di riversare sulla numismatica delle somme relativamente significative per gratificare la propria passione.

Nel secondo caso è sempre bene sapere dove, economicamente, si sono messi i propri soldi...anche solo per curioso dato personale, oltre al fatto che i risparmi sono costati sempre sudore di qualcuno...ed è peccato spenderli senza riflettere.

 

 

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7 ore fa, Piakos dice:

..........

1- una passione sulla quale mettere il proprio denaro in quantità misurata o parca. In tale ottica si può considerare la numismatica come una colta e piacevolissima passione , con ritorni culturali e personali di alta gamma. Quindi si può anche non considerare la possibilità di perderci. Prevale il piacere e la passione.

2- Successivamente, con il tempo o si smette o, se gli acquisti continuano, li monte  del danaro profuso aumenta fatalmente e, in alcuni casi, si decide di riversare sulla numismatica delle somme relativamente significative per gratificare la propria passione.

Nel secondo caso è sempre bene sapere dove, economicamente, si sono messi i propri soldi...anche solo per curioso dato personale, oltre al fatto che i risparmi sono costati sempre sudore di qualcuno...ed è peccato spenderli senza riflettere.

 

 

Caro @Piakos, il tuo ragionamento è perfettamente condivisibile, in particolare, come puoi immaginare, il punto 1) al quale mi permetto di fare una breve aggiunta, ampliando il concetto.

Se interpretiamo la Numismatica, come giustamente dici, come colta e quindi come un arricchimento culturale, allora anche l'aspetto economico perde una buona parte di importanza.  Si è mai pensato, infatti, a quanto ognuno di noi spende per libri e riviste? Libri e riviste che, oltretutto, una volta letti, fatta eccezione per saggi su temi specifici che magari usiamo quasi quotidianamente, tutto il resto sonnecchierà nelle nostre librerie ricoprendosi della saggia polvere della storia! 

Tuttavia credo che nessuno intenda le spese per i libri, che a differenza delle monete non hanno  oltretutto un loro "valore intrinseco" monetizzabile, un inutile  spreco.

Resta semmai l'opzione verso l'uso che ne fa l'investigatore Carvalho, frutto della penna dell'indimenticabile  Vàzquez Montalbàn!

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Il 8/6/2018 at 10:33, Spoudaios dice:

Grazie ancora @f.dc.

Questi tuoi scritti dimostrano con perizia la finanziarizzazione del mercato numismatico statunitense.

Notevole la volatilità del coin index allegato all'ultima immagine. Un investimento tutt'altro che sicuro e soggetto a picchi significativi.

@Spoudaios

Sono d'accordo sulla volatilità dei rendimenti, ma è quasi esclusivamente al rialzo nei circa 40 anni considerati. Per un gestore sarebbe un ottimo strumento per ottenere rendimento in eccesso in un portafoglio progettato per il conseguimento di un alto alfa strutturale. 

Peccato che l'indice sia farlocco; facilmente manipolabile e assolutamente non rappresentativo d'altro che - eventualmente - il sottostante. Appena ho a disposizione una tastiera ed uno schermo veri provo a spiegare il perché. 

Anticipo che il Solomon Index era di così improbabile utilizzo che fu abbandonato appena resa nota la composizione del basket sottostante. 

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Il 8/6/2018 at 23:19, Lugiannoni dice:

Caro @Piakos

 

Si è mai pensato, infatti, a quanto ognuno di noi spende per libri e riviste? Libri e riviste che, oltretutto, una volta letti, fatta eccezione per saggi su temi specifici che magari usiamo quasi quotidianamente, tutto il resto sonnecchierà nelle nostre librerie ricoprendosi della saggia polvere della storia! 

 

Tuttavia credo che nessuno intenda le spese per i libri, che a differenza delle monete non hanno  oltretutto un loro "valore intrinseco" monetizzabile, un inutile  spreco.

Resta semmai l'opzione verso l'uso che ne fa l'investigatore Carvalho, frutto della penna dell'indimenticabile  Vàzquez Montalbàn!

Caro @Lugiannoni,

negli ultimi anni, e sempre più spesso, provo l'impeto di dar fuoco - per la scipitezza - a più di qualche libro, non solo a tema numismatico. Non volendo umiliare la fiamma che dovrebbe arderli desisto e li chiudo in uno scatolone togliendoli dalla vista. Qui c' è lo spreco.. :4_joy:

 

Edited by f.dc

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