ggpp

Gordiano e la Laetitia

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Oggi vi presento un Antoniniano di Gordiano III in bella conservazione.

Imperatore dal 138 al 144 è stato imperatore giovanissimo: sale al trono a 13 anni e decede a diciannovenne.
Le cause della morte sono poco chiare: secondo alcune fonti partiche sarebbe morto in una campagna contro i Persiani ma gli storici non sembrano interessarsi a questa possibilità dato che la campagna è presentata dagli storici romani come vittoriosa. Le fonti romane, invece, dicono che venne fatto uccidere per ordine di Filippo l'Arabo, suo successore.

Particolare l'abbinamento del conio del dritto con uno del rovescio che invece risulta estremamente consumato... i conii rappresentanti il sovrano venivano cambiati più spesso? La sua effige non poteva essere rappresentata "deformata" dall'usura del conio? Perché tanta poca cura per il rovescio?

Passiamo alla moneta, coniata tra il 241 ed il 243:
D/ IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG
R/ LAETITIA AVG  laetitia stante con corona e ancora

Quelli davanti al naso sono eccessi di metallo e non dei graffi. 

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Modificato da ggpp

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bella moneta e, ribadisco, bellissima le serie degli argenti imperiali, collezione di soddisfazione e di relativo impegno economico...salvo il primo secolo e le grandi rarità del III. C.que nulla di inumano e che richieda portafogli a fisarmonica.

😋

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Bell'esemplare, su tondello largo. :10_wink:

Conio leggermente stanco al rovescio, ma la moneta non ha praticamente circolato.

Complimenti!

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3 ore fa, Spoudaios dice:

Conio leggermente stanco al rovescio

Il fatto che nel primo impero non si trovino con tanta semplicità esemplari dal conio così stanco può indicare che in questo periodo ci fosse una maggior necessità di avere moneta circolante? E se si a causa delle continue guerre e del continuo sostituirsi di imperatori che caratterizza questo secolo? I più longevi durano una decina d'anni e dopo i severi c'è un susseguirsi di lotte interne tra imperatori ed usurpatori che causerà un idebolimento della macchina da guerra che è Roma iniziando a mostrare le prime fratture che daranno poi modo all'impero di cadere. Cosa che ben si nota anche dal settore numismatico: un'economia inizialmente molto forte finisce per avere nel terzo e quarto secolo svalutazioni  incredibili delle proprie monete che via via perdono di prestigio e passano in poche decine d'anni dalle coniazioni in argento a quelle semplicemente suberate/placcate, al rame, all'introduzione di nuove monete che anch'esse si svaluteranno nel giro di pochissimo tempo.

 

Ringrazio entrambi per i complimenti ed i pareri e menomale che c'è @Piakos che ricorda sempre il piacere di collezionare argenti imperiali [lui a parole, io con le foto] ;D

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Ciao @ggpp,

hai fatto una domanda molto interessante che potremmo leggere in due direzioni: L'utilizzo dei conii e la produzione monetale.

Sull'utilizzo dei conii, penso che un conio in linea di principio venisse utilizzato sempre sino a rottura. Sappiamo che esso era un oggetto prezioso e gelosamente custodito (trafugare un conio poteva fare la fortuna dei falsari), per cui è difficile ipotizzarne un utilizzo parziale o limitato.

Non ricordo bene il riferimento (un articolo di Esty mi pare), ma il grande numero di esemplari unici derivanti da un solo conio (chiamati singletons) ritrovati in diversi tesori, ha portato più di uno studioso a ipotizzare una durata di vita per molti conii piuttosto ridotta. In altre parole, poteva capitare che un conio prima di diventare "stanco" o usurato, si rompesse. Noi, però, non troveremmo conferma dagli esemplari in nostro possesso, se non mutuando tale congettura dall'elevato numero di singletons.

Ad ogni modo, essendo spesso il rovescio corrispondente al conio di martello, non è insolito trovare conii di dritto più longevi, ovvero lo stesso conio di dritto associato a diversi rovesci. Così, spesso abbiamo esemplari con il rovescio caratterizzato da conio stanco e il dritto da conio meno usurato. Questo però può essere visto come un fenomeno implicito al sistema di produzione. La tua moneta rientra in questa casistica.

Nel III secolo, e in dipendenza dei regni e degli anni, la produzione monetale è sicuramente variata per determinati nominali. Dovrei recuperarti qualche riferimento in tal senso, ma se ben ricordo si stima che poco prima di Aureliano l'emissione di antoniniani abbia raggiunto un picco a livello di offerta di moneta. Questa veniva spesso regolamentata in base alle necessità (belliche) del momento, e sicuramente l'antoniniano raggiunse uno svilimento figlio di fattori contingenti sfavorevoli (esaurimento dei filoni di argento dalla seconda metà del III secolo in poi, come ipotizzato da Savio? Frodi interne alla zecca?).

Sarei invece cauto nel parlare di svalutazione tout court. Oggi come allora, una valuta si svaluta e si rivaluta semplicemente a seconda del suo prezzo (intrinseco o esplicito rispetto ad altre valute). Diverse riforme - da Aureliano alla doppia maiorina di Giuliano II ad esempio - hanno teso a rivalutare il nominale in bronzo /rame. Riferendoci alla riforma di Diocleziano del 294 d.c., se l'argenteo da una parte durò poco, forse per scarsità di materia prima (argento), miliarensi e silique introdotti più o meno dagli anni venti del IV secolo ebbero vita lunga con variazioni di peso, modulo e fino in base alle contingenze. Insomma, non fu una svalutazione continua, ma ciclica in base a periodi di stabilità/instabilità.

 

Ciao!

 

Modificato da Spoudaios

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Innanzi tutto ti ringrazio per l'approfondimento, davvero interessante.

22 ore fa, Spoudaios dice:

Frodi interne alla zecca?

Cos'è che impediva che accadesse prima? O meglio... perché non accadeva [e se accadeva non a questo stesso livello] prima? L'avere una figura stabile al comando dell'impero? L'avere un esercito più solido e meno dilaniato da lotte interne all'impero? Non va dimenticato, difatti, che questo secolo è pieno di usurpazioni e di guerre interne che non potevano portare ad altro che all'indebolimento di Roma.

 

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