Giuseppe Gugliandolo

Gordiano e la Laetitia

Recommended Posts

Oggi vi presento un Antoniniano di Gordiano III in bella conservazione.

Imperatore dal 138 al 144 è stato imperatore giovanissimo: sale al trono a 13 anni e decede a diciannovenne.
Le cause della morte sono poco chiare: secondo alcune fonti partiche sarebbe morto in una campagna contro i Persiani ma gli storici non sembrano interessarsi a questa possibilità dato che la campagna è presentata dagli storici romani come vittoriosa. Le fonti romane, invece, dicono che venne fatto uccidere per ordine di Filippo l'Arabo, suo successore.

Particolare l'abbinamento del conio del dritto con uno del rovescio che invece risulta estremamente consumato... i conii rappresentanti il sovrano venivano cambiati più spesso? La sua effige non poteva essere rappresentata "deformata" dall'usura del conio? Perché tanta poca cura per il rovescio?

Passiamo alla moneta, coniata tra il 241 ed il 243:
D/ IMP GORDIANVS PIVS FEL AVG
R/ LAETITIA AVG  laetitia stante con corona e ancora

Quelli davanti al naso sono eccessi di metallo e non dei graffi. 

IMG_20180513_204710_234.jpg

IMG_20180513_204708_273.jpg

Modificato da ggpp

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

bella moneta e, ribadisco, bellissima le serie degli argenti imperiali, collezione di soddisfazione e di relativo impegno economico...salvo il primo secolo e le grandi rarità del III. C.que nulla di inumano e che richieda portafogli a fisarmonica.

😋

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bell'esemplare, su tondello largo. :10_wink:

Conio leggermente stanco al rovescio, ma la moneta non ha praticamente circolato.

Complimenti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Spoudaios dice:

Conio leggermente stanco al rovescio

Il fatto che nel primo impero non si trovino con tanta semplicità esemplari dal conio così stanco può indicare che in questo periodo ci fosse una maggior necessità di avere moneta circolante? E se si a causa delle continue guerre e del continuo sostituirsi di imperatori che caratterizza questo secolo? I più longevi durano una decina d'anni e dopo i severi c'è un susseguirsi di lotte interne tra imperatori ed usurpatori che causerà un idebolimento della macchina da guerra che è Roma iniziando a mostrare le prime fratture che daranno poi modo all'impero di cadere. Cosa che ben si nota anche dal settore numismatico: un'economia inizialmente molto forte finisce per avere nel terzo e quarto secolo svalutazioni  incredibili delle proprie monete che via via perdono di prestigio e passano in poche decine d'anni dalle coniazioni in argento a quelle semplicemente suberate/placcate, al rame, all'introduzione di nuove monete che anch'esse si svaluteranno nel giro di pochissimo tempo.

 

Ringrazio entrambi per i complimenti ed i pareri e menomale che c'è @Piakos che ricorda sempre il piacere di collezionare argenti imperiali [lui a parole, io con le foto] ;D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @ggpp,

hai fatto una domanda molto interessante che potremmo leggere in due direzioni: L'utilizzo dei conii e la produzione monetale.

Sull'utilizzo dei conii, penso che un conio in linea di principio venisse utilizzato sempre sino a rottura. Sappiamo che esso era un oggetto prezioso e gelosamente custodito (trafugare un conio poteva fare la fortuna dei falsari), per cui è difficile ipotizzarne un utilizzo parziale o limitato.

Non ricordo bene il riferimento (un articolo di Esty mi pare), ma il grande numero di esemplari unici derivanti da un solo conio (chiamati singletons) ritrovati in diversi tesori, ha portato più di uno studioso a ipotizzare una durata di vita per molti conii piuttosto ridotta. In altre parole, poteva capitare che un conio prima di diventare "stanco" o usurato, si rompesse. Noi, però, non troveremmo conferma dagli esemplari in nostro possesso, se non mutuando tale congettura dall'elevato numero di singletons.

Ad ogni modo, essendo spesso il rovescio corrispondente al conio di martello, non è insolito trovare conii di dritto più longevi, ovvero lo stesso conio di dritto associato a diversi rovesci. Così, spesso abbiamo esemplari con il rovescio caratterizzato da conio stanco e il dritto da conio meno usurato. Questo però può essere visto come un fenomeno implicito al sistema di produzione. La tua moneta rientra in questa casistica.

Nel III secolo, e in dipendenza dei regni e degli anni, la produzione monetale è sicuramente variata per determinati nominali. Dovrei recuperarti qualche riferimento in tal senso, ma se ben ricordo si stima che poco prima di Aureliano l'emissione di antoniniani abbia raggiunto un picco a livello di offerta di moneta. Questa veniva spesso regolamentata in base alle necessità (belliche) del momento, e sicuramente l'antoniniano raggiunse uno svilimento figlio di fattori contingenti sfavorevoli (esaurimento dei filoni di argento dalla seconda metà del III secolo in poi, come ipotizzato da Savio? Frodi interne alla zecca?).

Sarei invece cauto nel parlare di svalutazione tout court. Oggi come allora, una valuta si svaluta e si rivaluta semplicemente a seconda del suo prezzo (intrinseco o esplicito rispetto ad altre valute). Diverse riforme - da Aureliano alla doppia maiorina di Giuliano II ad esempio - hanno teso a rivalutare il nominale in bronzo /rame. Riferendoci alla riforma di Diocleziano del 294 d.c., se l'argenteo da una parte durò poco, forse per scarsità di materia prima (argento), miliarensi e silique introdotti più o meno dagli anni venti del IV secolo ebbero vita lunga con variazioni di peso, modulo e fino in base alle contingenze. Insomma, non fu una svalutazione continua, ma ciclica in base a periodi di stabilità/instabilità.

 

Ciao!

 

Modificato da Spoudaios

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Innanzi tutto ti ringrazio per l'approfondimento, davvero interessante.

22 ore fa, Spoudaios dice:

Frodi interne alla zecca?

Cos'è che impediva che accadesse prima? O meglio... perché non accadeva [e se accadeva non a questo stesso livello] prima? L'avere una figura stabile al comando dell'impero? L'avere un esercito più solido e meno dilaniato da lotte interne all'impero? Non va dimenticato, difatti, che questo secolo è pieno di usurpazioni e di guerre interne che non potevano portare ad altro che all'indebolimento di Roma.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@ggpp,

le frodi interne alle zecche ci sono sempre state, non c'è dubbio. Tralasciando la questione dei suberati nei periodi antecedenti il III secolo, sui quali il dibattito mi pare ancora aperto, diciamo che nel periodo qui considerato il fenomeno aveva raggiunto nuove vette. L'insieme dei fattori è ampio e ne cito solo alcuni: instabilità politica e quindi scarso monitoraggio delle zecche; decentralizzazione spinta e selvaggia delle stesse; bisogno di immettere, a scopi militari, ingenti quantitativi di moneta in breve tempo; difficoltà acuta di approvvigionamento di materiale nobile dopo il periodo di espansione alto-imperiale.

Ricordiamoci di Aureliano: prima di procedere alla riforma monetaria, egli dovette reprimere duramente la rivolta della familia monetalis della zecca di Roma, infastidita per i crescenti controlli. Le fonti parlano di migliaia di morti e probabilmente esagerano: resta il fatto che la principale zecca dell'Impero aveva raggiunto dimensioni elefantiache (dodici officine) e la frode era divenuta una sorta di prassi con tanto di capo-clan locale (tale Felicissimus). Si parla degli stessi che coniarono massicciamente "in casa" dei falsi antoniniani con la serie DIVO CLAUDIO.

Insomma, la disanima non starebbe in un libro, ma l'argomento è interessante e sempre attuale.

Saluti,

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Spoudaios non hai idea degli spunti per gli approfondimenti che mi hai dato! Ignoravo l'amichetto Felicissimus e tutta la sua vicenda, senza contare che mi sono schiarito parecchio lei idee sulla divisione dell'impero in regno delle gallie  e regno di palmira oltre l'impero centrale!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Spoudaios, @ggpp,   Non conosco molto bene la monetazione del III sec. ma conosco un po' meglio le questioni relative ai conii. La produttività di un conio di D/ e di R/ è materia abbastanza controversa ma ci sono alcuni dati certi derivati dagli studi della monetazione tardo-repubblicana, in particolare i denarii del triunviro Auro, Argento, Aere Flando Feriundo Crepusius, attivo nell'82 a.C., che contrassegnava i conii.

Secondo T. W.  Buttrey,  che ha studiato queste  emissioni  furono  utilizzati  479 conî del D/  e  519 del R/. Il rapporto è di circa 8/9 conii de D/ a fronte di circa 10/11 conii del R/. Buttrey suggerisce, attraverso una serie di calcoli,  un volume  complessivo di  circa 2.300.000    denarii   con    un consumo  medio giornaliero di  4 conii ed una produzione media di circa 5.000/6.000 monete per conio.

Il Crawford invece ha calcolato  una produzione massima, per conio, di circa 30.000 denari!

Personalmente preferisco l'ipotesi "bassa" del Buttrey; comunque sia è evidente che dopo  3/4.000 violente martellate il conio di martello iniziasse ad avere problemi ma vorrei dire, avendo alla mente la situazione dei conii etruschi, che il conio della moneta postata fosse ancora a metà utilizzo.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora