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Nell'ultimo numero della rivista annuale RASSEGNA DI ARCHEOLOGIA Fiorenzo Catalli ed io abbiamo pubblicato un lavoro sulle didramme populoniesi con il volto di Metus. 

Sperando che possa interessare a qualche amico del forum, unisco il PDF.

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Dalla lettura del testo, quantomeno la base sembra del solo Giannoni (vedi tutte le correzioni che espungono il nome del Giannoni dal testo ) :

"Il valore maggiormente rappresentato (oltre 1000 esemplari per una quarantina di coni diversi), oggetto di questo studio dello studio di Giannoni, è lo statere di argento con la testa di Gorgone, di fattura assai simile alla precedente ma contrassegnato dal valore XX. 

E allora chissà che proprio le osservazioni statistiche del Giannoni non servano da stimolo per riaprire la discussione! Soprattutto l’aver evidenziato il rapporto statisticamente significativo, pur se non esclusivo e prevalente, come avverte il Giannoni, tra i didrammi con il segno di valore X:X, al diritto, e il rovescio “coniato” ci induce a riflettere sulla prima causa della produzione di moneta da parte della città, una produzione che, come già detto, almeno per questo periodo non doveva trovarsi nella lista delle priorità di una Città-Stato. Ma soprattutto le rilevanze statistiche presentate in questo lavoro dal Giannoni fustigano le nostre effimere certezze consigliandoci di investigare maggiormente sull’organizzazione interna della zecca, evidentemente prendendo in esame tutto il quadro delle emissioni populoniesi, e valutando meglio di quando fatto finora l’alternanza dei conî, soprattutto quelli del rovescio più direttamente sottoposti allo sforzo dell’atto della coniazione e di conseguenza più soggetti a rottura e a sostituzione. Proprio questa ultima considerazione, sembrano suggerire i dati il Giannoni,"

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@Metello CelereInnanzitutto mi scuso perchè, per un banale disguido, ho postato una delle ultime bozze del lavoro di Fiorenzo e mio. In effetti la parte statistica  è  quella che io ho curato, discutendo poi con Catalli come "tradurre" i risultati dei test in considerazioni più complessive.

Questo possiamo considerarlo un "lavoro preliminare", in quanto esamina le Metus sotto il profilo tipologico. 

Durante il successivo convegno sulla monetazione etrusca, tenutosi a Populonia nell'ottobre dell'anno scorso, ho presentato una relazione che esamina i conii di questo stesso tipo monetale;  quello che emerge, e che presto verrà pubblicato nel volume degli  Atti, è in realtà, in controtendenza rispetto alle conoscenze che abbiamo sulle coniazioni antiche. Qui sarebbe complicato entrare nei dettagli (per cui rimando agli atti) ma posso comunque dire che  in realtà le fratture  si trovano prevalentemente sui conii del D/ con il volto di Metus più che al R/. 

Un motivo potrebbe derivare dal frequente  uso di alternare differenti tipologie di coni del R/ ad un unico conio del D/ che veniva utilizzato fino all'estremo.

Comunque sia, concordo sul fatto che ci sia tanto ancora da capire e da studiare sulle tecniche di produzione monetale nonchè sulla funzione della moneta nella società etrusca.

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