lorenzo

Una Straordinaria Moneta Medievale Francese

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LE MONETE DI MAGUELONNE:
il denaro di Melgueil

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I: la storia
Se analizziamo il sistema monetario francese  tra il IX ed il XIV secolo osserviamo come in quel periodo storico vi sia stato un grande disordine per quanti tipi di monete feudali circolavano contemporaneamente a quelle reali.
In questo contesto, tuttavia, c’è il caso di monete feudali all’epoca molto famose perché più diffuse, come il denaro di Melgueil nella Linguadoca, una moneta di Maguelonne, la valuta ufficiale di Montpellier.
La storia di questa monetazione pone diverse questioni, come del resto può essere per altre valute medievali: quando è apparsa e quando è scomparsa, quale è il suo aspetto, dove ha circolato e quale valore aveva.
Le monete dei Conti di Melgueil (Poey D’Avant distingue i Conti dai Vescovi, i quali salgono al potere nel 1215) fanno parte delle più antiche valute del mezzogiorno francese. La prima menzione che se ne ha è del 949, ma la sua prima emissione potrebbe essere molto più antica.
I Carolingi avevano imposto una esclusiva reale in materia monetaria, in quanto, battere moneta è sempre stato uno dei loro diritti. L'indebolimento del potere centrale ho permesso la creazione di monete feudali, poichè tra il IX ed il X secolo i Conti, fino ad allora eletti dal Re, si sono resi indipendenti ed hanno preso a battere moneta in proprio, senza che fossero stati autorizzati dal potere centrale. Il denaro di Melgueil si è diffuso velocemente nella regione di Montpellier ed anche oltre nel territorio tra Chaors, Rodez, Mende e Orange fino a Perpignan ed Elne ed dal Mediterraneo che queste città comprendono. Ha avuto un successo immenso fino alla fine del XIII secolo, non ostante, la presenza di molte altre monete locali come quelle di Anduze, di Somières, di Mende, di Saint-Gilles, di Béziers o di Carcassonne, la diffusione delle quali è stata limitata, o come monete molto più diffuse, come quelle di Barcellona o di Tolosa.
In questa differenziazione monetaria, tutte hanno un punto in comune: seguono il sistema monetario del denaro, proprio di tutta l'Europa occidentale. Il sistema già in uso nell'impero romano continuava con l’uso dell’argento. Il denaro ed alcuni divisionali (l’obolo, che vale mezzo denaro, e il pite, che ne vale un quarto), costituivano l’insieme del sistema.
Il penny, che corrispondeva a 12 denari e la sterlina a 20 penny e 240 denari non corrispondevano a monete in uso, ma erano soltanto monete di conto. Tuttavia, questi valori non sono restati sempre fissi.
L'aspetto della nostra moneta era abbastanza irregolare a causa delle tecniche di battitura all’epoca ancora rudimentali. Esistevano numerose varianti nelle monete uscite da una stessa zecca ed anche tra quelle battute in zecche diverse e alcune le vedremo più avanti. Queste monete erano più o meno scure a causa della percentuale di argento fino presente nella  lega.  Generalmente, il peso molto scarso le rendeva fragili. L’obolo, secondo le disposizioni del 1273, pesava circa 0,5 grammi; tra il 1123 e il 1315 i pesi del denaro variavano da circa 1,05 a 1,3 grammi. Queste monete, sottili e leggere si piegavano con una certa facilità e non è difficile vederne alcune che ne portano la traccia.
Per quanto riguarda l’epigrafia, si può dire che nella generalità dei casi, questi esemplari sono abbastanza monotipi, sempre molto vicini nell’aspetto l’uno all’altro. Il diritto del denaro di Melgueil rappresenta una croce rinforzata composta da un fascio e da due mitre o stendardi, il simbolo cristiano presente sulla stragrande maggioranza della monetazione medievale, con un globetto in alto a sinistra, ma ci sono esemplari dove manca sia il globetto che il triangolo soprastante la croce stessa. Quattro anelli appaiono al rovescio e circondano un globetto centrale. Le legende sono abbastanza difficili da interpretare.  Il diritto può portare intorno il nome RAIMVDS (o RIMVNDS, RAIMVNOS, IAMVNOS, IAIMVNOS), abbreviazione di Raimundus o Ramundus, uno dei primi signori che ha sostituito il nome del Re con il suo. Tuttavia, l'identità esatta di questo personaggio non è stata ancora chiarita. Una ipotesi possibile è che il denaro di Raimondo I di Narbona (o il nome di Guglielmo Raimondo, primo vescovo-conte di Melgueil) possa essere servito come prototipo delle monete di Maguelonne.
Sul rovescio appare la legenda NAIDONA (o NARBONVS, NARBONA, NAIOBONA), deformazione di Narbona, che può sembrare inappropriata poiché la valuta di Melgueil non era coniata a Narbonne. Inizialmente, venne effettivamente attribuita a questa città distante circa 48 km da Maguelonne, ma Poey d’Avant ha definitivamente chiarito l’esatta attribuzione. Questo fatto trova una spiegazione nell'esistenza di una antica zecca a Narbonne, dove forse veniva battuta la moneta, ma, le ragioni della scelta di questa legenda non sono ancora state chiarite.
Tuttavia, esiste un obolo di Narbonne le cui caratteristiche sono molto simili a quelle di Maguelonne, attualmente visibile in CoinArchive e coperto da copyright.

AGGIORNAMENTO: mannaies D’Antan: http://www.monnaiesdantan.com/vso9/languedoc-vicomte-archeveche-narbonne-p883.htm
vente aux anchères Bruxelles N°9 del venerdì 13 maggio 2011
883. Languedoc – Vicomté  et archeveché de Narbonne – Pierre Ier – denier
Pierre Ier (1079-1085)
A/ PETRYS EPOS. Croix
R/ NARBONA C. Quatre anneletts
RRR TB+
Rarissima moneta a nome di Pierre I. Solo due tipi di monete sono noti, un denaro ed un obolo.


L’obolo di cui a CoinArchive è emesso a nome di Raymond Ier e la croce è cantonata da un besante al quarto cantone, gli altri lo hanno al primo.

Poey D’Avant ne descrive anche con legende diverse dalle precedenti (volune II numero 3839 e seguenti – tavola LXXXV, numeri 15 - 20).

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Nel corso della storia della monetazione di Melgueil le legende sono rimaste quasi sempre le stesse ad eccezione dei “grand Montpelliérains” coniati alla fine del XIII secolo e che portano invece il nome del re di Aragona.
Nel 1273, Jayme I re di Aragona e Signore di Montpellier, ha fatto coniare una moneta, il già citato “grand montpelliérain”, il cui rovescio porta la legenda “Iacopo, per grazia di Dio re di Aragona„ (IACOBUS DEI GRA. REX ARAGONA.) ed al diritto “signore di Montpellier” (DOMINVS MONTISPESVLANI).

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(da Poey d’Avant: Monnaies feudales de France, volume II Tavola LXXXVI)

Su questa moneta, al rovescio appare una croce, le cui estremità presentano una corona, simbolo regale. Il diritto porta al centro una cornice di sei archi di cerchio e uno scudo caricato della arma di Aragona. Sul piano estetico, naturalmente, le valute descritte pocanzi, come la monetazione feudale o medioevale in generale, sono molto distanti dalla ricercatezza grafica delle valute più antiche.
L'interesse principale di queste monete per il collezionista è più tecnico che estetico.
La questione sul valore della monetazione di Melgueil non è semplice. Le autorità responsabili dell'emissione di questo denaro non sono state sempre stabili ed hanno più volte modificato il peso ed il titolo di queste valute. In principio il diritto a battere moneta apparteneva esclusivamente ai Conti di Melgueil. Come hanno potuto, i signori di Montpellier hanno approfittato delle difficoltà finanziarie dei Conti per appropriarsi dei diritti sulla valuta. Nel 1130, Guillem VI finisce per adottare la monetazione di Melgueil come quella ufficiale della città di Montpellier e della sua contea: la contea di Substantion.
Successivamente, la contea di Melgueil è passata al Conte di Tolosa ed infine al Vescovo di Maguelonne, senza che nulla cambiasse. Solo i diritti del Vescovo di Maguelonne furono aggiunti a quelli dei Signori di Montpellier.
Inizialmente, lo scopo primario di battere moneta era quello di riempire le casse dello Stato: quando il Conte di Melgueil era il solo proprietario prelevava il 5% della massa coniata. Questo prelievo dopo l'avvento dei Signori e del Comune di Montpellier è stato spartito tra di loro. Inoltre, il battere moneta è stato utilizzato a fini politici con svalutazioni ed altri cambiamenti monetari. Per ridurre il peso del debito o finanziare le spese, la tentazione di svalutare era grande e a Maguelonne questo è accaduto diverse volte. Sono state utilizzate le due leve a disposizione: hanno modificato per decreto il titolo dell’argento ed il peso del metallo, di conseguenza, il valore reale.
Fin dal 1097, la sterlina è valutata a 34 per libra d’argento fino in  luogo di 20 del sistema di base, cioè una differenza di oltre il 40%. Questa forte tendenza inflazionistica si conferma e cresce nel XII e XIII secolo. Nel 1174, ad esempio, ci vogliono 218 denari per un marco d’argento (un marco pesa 244 grammi d’argento, quindi, un denaro 1,123 gr). Nel 1261, una nuova parità prevede 240 denari per un marco d’argento (cioè, il peso del denaro scende a quasi 1,020 gr).
Non ostante la svalutazione continua e la battitura di notevoli quantità di valuta, la mole di monete in circolazione era lo stesso insufficiente per far funzionare normalmente l’economia e questa carenza monetaria ha rappresentato un serio problema per la popolazione. I “montpelliérains” avevano lo scopo dichiarato di attenuare questa carenza.
Quale sia stata la conseguenza di tali cambiamenti è evidente. Di sicuro ai Signori svalutare conveniva, perché potevano pagare velocemente i loro debiti ed anche far fronte alla richiesta di contante con maggiore facilità. Tuttavia, la  svalutazione poteva ridurre le entrate fisse in rapporto all'entità della svalutazione stessa, mentre, i cambi di moneta avevano un impatto sociale notevole: l’indebitamento si era ridotto, i mutuanti e le rendite fisse erano danneggiati. La svalutazione causava inoltre un aumento automatico dei prezzi: degli affitti delle terre, dei prodotti alimentari ed  anche del credito. Il commercio era confuso e la valuta era screditata. Le due diverse valute hanno circolato insieme per un certo periodo. Questo ha comportato che in occasione dei pagamenti, si utilizzava la vecchia moneta per il suo valore intrinseco e quella nuova secondo il suo valore legale. Questa instabilità ha fatto la felicità di generazioni di cambiavalute, esperti sul valore delle monete, che prosperavano in molte città.
La monetazione di Melgueil è nata a causa dell'indebolimento del potere centrale carolingio e muore alla fine del XIV secolo, quando il potere capetingio riconquista lentamente il diritto di battere moneta.
Nel 1292, Filippo il Bello ha ridotto l’uso della moneta alla sola diocesi di Maguelonne. Poi, nel 1317, Filippo il Lungo ha riservato al solo re di Francia il diritto di battere moneta nella baronia di Montpellier.
Presto, la preponderanza della valuta reale, il denaro tornese, data la sua grande forza economica ha fatto il resto. La monetazione di Melgueil  termina, mentre l'unificazione monetaria reale si appresta ad una affermazione senza essere contrastata.
Maguelonne oggi non esiste più, nei pressi è sorta Villeneuve-lès-Maguelone.
 

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II – alcune varianti di conio

Le monete di Maguelonne ad un primo esame possono sembrare tutte uguali, che siano denari o che siano oboli, ma non è così: l’immobilità dei conii è invece solo apparente, in quanto, si possono notare differenze tra monete prodotte nella stessa officina ed ancora di più tra officine diverse.
Poey D’Avant ne descrive anche con legende diverse da queste (volune II numero 3839 e seguenti – pl. LXXXV numeri da 15 a 20), come già detto.
Queste monete sono molto comuni.
Il grafismo è particolare e adotta simboli geometrici fino ad allora mai usati e presenti anche in alcune valute italiane.

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Esemplare a cui manca il cuneo che sta nella parte superiore del fascio.

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Esemplare che presenta numerose differenze con gli esemplari più comuni: stendardo dalle superfici superiori ed inferiori arrotondate con un cuneo accennato inferiormente, mitre anche esse con superfici superiori ed inferiori arrotondate, un grosso besante nel primo quadrante, legende molto degenerate e differenti nello stile con quelle solite.

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Esemplare con un quasi invisibile apice del fascio.

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Anche questo esemplare non presenta il cuneo che sta nella parte superiore del fascio e legende diversamente disposte

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Esemplare senza il globetto a sinistra del fascio

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Esemplare con legende difformi da quelle usuali.

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Esemplare dal contorno irregolare e legende quasi illeggibili. Variante: Al diritto gli stendardi non sono allineati.

Il fatto che si siano usati simboli al posto delle lettere latine come nelle monete romane, può anche voler dire che sia frutto di una differenziazione dalla scrittura latina che pure era la lingua parlata al tempo dal popolo. Non dimentichiamo, poi, che più una moneta era piacevole nell’aspetto, più era tesaurizzata ed in Francia, ma non solo lì, sono stati poi trovati tesoretti di grandissima importanza storica e archeologica, utili alla classificazione e datazione delle valute.

Si possono fare altri esempi dove ci sono figure geometriche, ma anche in questo caso può ravvisarsi una qualche ricerca stilistica di tipo figurativo. Alludo alle facce che stanno sulle monete di tipo bleso-chartrain, ma anche a come triangoli e quadrati che si vedono sui denari piccoli di Verona e non solo lì.

Ovviamente, questa ricerca stilistica era assente nella monetazione romana: si doveva forse esaltare di più l’immagine dell’imperatore che a volte è davvero bella. Pensiamo alle teste radiate degli imperatori. La lingua parlata poteva essere un elemento secondario della moneta, anche se in tutti i casi la popolazione era talmente ignorante che qualsiasi cosa andava bene. Il caso degli pseudo-cufici presenti su certa monetazione medievale del nostro sud era dovuto al successo che aveva la monetazione cufica e la riproduzione ingannevole di questi caratteri rendeva quella monetazione interessante.
Come ho già detto, queste non sono monete rare, ma abbastanza comuni. Quello che le rende interessanti è la grande varietà di coni con i quali sono state battute, oltre alla grafia delle legende.

Spunti provenienti da:
Germain: Mémoire sur les anciennes monnaies seigneuriales de Melgueil et de Montpellier - Montpellier 1852
Poey d’Avant: Monnaies feudales de France -  Paris 1858
M. Castaing-Sicard: Monnaies féodales et circulation monétaire en Languedoc (X°-XIII° siècles) -  Toulouse 1961


Una rielaborazione di ricerche fatte da Lorenzo
 

 

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ho avuto modo e piacere di leggere questi interessanti articoli allegati ai post precedenti. Ne consiglio la lettura , dato anche il linguaggio tecnico ma scorrevole e quindi comprensibile anche per i neofiti.

Sono qui adesso , per chiederti delucidazioni circa il significato dei 4 cerchi posti al centro del rovescio del denaro.

Qualche tempo fa lessi che riproducevano un castello.

Tale indicazione è giusta? nel senso se si volesse rappresentare un castello la prima cosa che mi viene in mente è quella di raffigurare un unico quadrato....

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Trattandosi di una moneta a sfondo religioso, i quattro cerchi stanno a simboleggiare la croce, la cui rappresentazione è in ossequio alla originalità di questa moneta.

Se fosse corretto che Ramvnds è il nome di Guglielmo Raimondo, primo vescovo-conte di Melgueil, questa ipotesi avrebbe motivo di essere. Anche l’obolo di Narbonne è talmente simile alle monete di Maguelonne, dove i quattro cerchi non hanno il globetto centrale e la somiglianza con la croce è più evidente, che risulterebbe difficile pensare a soluzioni diverse.

Il castello è presente su altre monete dell’Italia medievale. Questo è uno dei pochi casi in cui si privilegia l’aspetto cittadino e non quello religioso.

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Davvero molto interessante e lo è anche il fatto che il sistema denaro-penny-sterlina è pressoché uguale a quello carolingio del denaro-soldo-lira anche se in quest'ultimo circolava solo il denaro.

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Caro Gippì ti ringrazio per la tua integrazione, che ovviamente non potevo conoscere. Come vedi il cambio esiste da molto più tempo di quanto non pensiamo. Grazie ancora.

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Di nulla, neanch'io sono un'esperto di carolingie.

Credo che tu mi abbia frainteso o forse ho frainteso io riguardo a quel che intendi tu con cambio. Ad ogni modo non intendo il cambio in generale anche perché è una cosa molto antica, per esempio il cambio 1 asse - 2 semissi è roba da origini della monetazione.  Intendo 240 denari - 20 penny - 1 sterlina  che per il sistema carolingio era 240 denari - 20 soldi - 1 lira. Dalle fonti a me note il potere d'acquisto di un denaro era abbastanza alto da giustificare la mancanza di multipli in quantità fisica (la lira e i soldi non vennero mai coniati, erano solo unità di conto come la lira pesante).

Questa suddivisione porterà anche a dei "disagi" (anche se non mi pare il termine adatto) dopo l'unità d'Italia: in alcune regioni si continuerà a chiamare (per esempio) il 5 centesimi di lira come SOLDO, il 10 centesimi come 2 soldi ecc...

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Ho provveduto ad integrare la parte prima di questo studio con l'aggiunta della descrizione di un esemplare di Narbonne. Buona lettura.

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3 - Analisi di un esemplare atipico

Questo esemplare è stato già inserito nella sequela delle varianti.
A seguito di una nuova osservazione è emerso che questo denaro ha caratteristiche per le quali è stata necessaria una ulteriore analisi.
Il denaro è questo:

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E a prima vista non ha molto di diverso dalle altre.
Tuttavia, un elemento del diritto, ripetuto al rovescio, non mi ha dato mai la sicurezza di aver compiuto un esame completo del tondello. E’ la lettera ad ore 11 che si ritrova nelle raffigurazioni del Poey D’Avant (tavola LXXXV numeri dal 15 al 20) ma al rovescio di alcuni esemplari.
Mostro, ora, le lettere come sono state estrapolate dalle due facce della moneta

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RAIMVNOS al diritto

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NARbONA al rovescio, legenda retrograda.

Sembrerebbe che l’incisore abbia volutamente imitato o abbia precorso la grafia delle monete che normalmente siamo abituati a vedere.
Se dobbiamo fare delle ipotesi, consapevoli del fatto che le monete di Maguelonne imitino quelle di Narbonne, si può affermare che questa emissione sia immediatamente successiva a quella di questa seconda città. Se invece, riteniamo che la grafia sia più prossima a quella delle monete che Poey D’Avant descrive con i caratteri latini, allora c’è una reminiscenza della precedente grafia che vira verso i caratteri latini stessi.
Un’analisi di laboratorio del tondello potrebbe dirci quale sia stata la percentuale d’argento presente nella mistura e da lì stabilire quale delle due ipotesi sia quella più attendibile.
Sarebbe interessante conoscere il parere di un esperto italiano, senza ricorrere a quelli francesi, per fare luce su questo fatto inconsueto.
 

 

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Delle monete di Maguelonne, ormai, sappiamo tutto o quasi. Abbiamo pure detto come si siano riscontrate innumerevoli diversità di conio tra una zecca ed un’altra e tra un’officina ed un’altra di una stessa zecca.
Tutto questo sfugge ad una osservazione superficiale dei diversi tondelli, tanto da spingere a credere in un certo immobilismo dei caratteri iconografici, ma così non è.
Se osserviamo la lettera “S” di IAMVNOS (RAMVNOS per altri autori) ce ne possiamo rendere conto subito. Dello stile grafico ne ho già parlato: una degenerazione o una forma barbarica della scrittura: per me solo molto bella e intelligente, in quanto, usa elementi geometrici per esprimere un concetto astratto, in questo caso sono nomi.
Ecco alcuni esempi di lettera S:

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si tratta soltanto di pochi esempi, ma in realtà ve ne sarebbero molti altri ancora.
 

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E’ stato già detto come le monete di Maguelonne fossero molto di sovente diverse tra di loro, non ostante le apparenze.

Ho descritto pure qualche esempio di differenze anche di notevole consistenza, ma non ancora avevo avuto modo di poter esaminare e quindi di esporre un caso non visto prima d’ora, nel quale le legende, se pure ancora nel filone consueto di una grafia stilizzata, lo sembrano ancora di più, se non addirittura maggiormente degenerate. Un altro elemento di notevole interesse sta nel fatto che non iniziano come ho sempre visto essere in precedenza, ma al diritto RAMVNOS inizia ad ore 10 e non 11, mentre NAIDONA ad ore 9 anziché 10.

Questo esemplare è rappresentato secondo le immagini solite del campo:

 

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(La moneta era in vendita di recente da Jean-Christophe Hugon Numismatique. Hugon è un antiquario francese di grande professionalità e competenza)

E questi sono i raffronti  dove viene evidenziato quanto da me già esposto.

Raffronto tra i due diritti

come apparirebbe la moneta in esame se facciamo iniziare la legenda come le altre:

 

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Raffronto tra i due rovesci

E qui la stessa cosa:

 

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Spero di poter esaminare almeno un altro esemplare uguale a questo per la conferma che questa emissione ha avuto un suo corso e che non si tratta di una imitazione oppure di un falso d’epoca.

 

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Ma il rovescio di quest'ultima moneta sembra in "negativo" o meglio un calco...tu che dici?

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Per dare valore a quanto affermavo, ho dovuto girare l'immagine di Hugon e guardando la nuova immagine si ha lìimpressione che sia al negativo.

Se, però, restiamo per un pò ad osservalva, all'ora vi sarà una saturazione per cui si riesce a vederla come deve essere vista.

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Nel 2013 ebbi modo di incontrare in un’asta pubblica un denaro di Maguelonne che mostrava, almeno al rovescio dato che al diritto era praticamente impossibile leggere un etnico, degli evidenti caratteri latini, anzichè la solita grafia geometrica.

Di recente Michel Rol di Parigi, Ile-de-France, ha messo in vendita  due esemplari: un denaro ed un obolo di Maguelonne i quali mi sono apparsi subito molto interessanti per le ragioni che ora spiego. Michel Rol è un esperto antiquario e numismatico francese,  il quale non di rado mette in vendita delle cosette niente male.

Il denaro è questo

 

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Se la moneta viene salvata ed ingrandita si vedrà come le due legende siano scritte in caratteri latini. Al diritto è chiaro RAIMVNOS ed al rovescio NARDONA.

Questa scrittura era nota a Poey D’Avant ma per altri esemplari e quello in esame sembra che abbia del tutto abbandonato la grafia a cui siamo stati abituati nel passato.

Il secondo esemplare è un obolo, questo

 

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Qui sono evidenti altri elementi di discontinuità con quelli già presi in esame nel passato.

Ho ripetuto più volte come l’immobilità dei tipi di Maguelonne sia solo apparente e ne ho data ampia dimostrazione, ma ancora non mi era capitato di vedere i due stendardi allineati su di un piano inclinato a destra quasi a fare posto ad un terzo triangolo ed ad una spina (?) presenti nel secondo quadrante. Per il resto siamo nella norma, pesi e diametri compresi.

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Salute a tutti e complimenti all'autore di questo straordinario topic.

Lorenzo ha delle competenze e delle specialità che io non conosco e,quindi, non sono in grado di fornire integrazioni e contributi.

Leggo però sempre questi interessanti topic che, peraltro, hanno il pregio di scorrere bene anche per il neofita.

per comprendere meglio lo sviluppo della monetazione in argomento chiedo la successione delle datazioni rispetto alle monete postate.

:)

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Le datazioni fondamentali sono citate ad inizio di questa narrazione. La “storia” ci dice per sommi capi come si è sviluppata l’evoluzione di Maguelonne.

Il massimo Studioso della monetazione medievale francese ed in parte anche di quella italiana: Faustin Poey D’Avant si sofferma a descrivere la successione dei Vescovi e dei Visconti che hanno regnato a Maguelonne con una citazione in linea di massima; vale a dire, ha solo dato l’anno di inizio e di cessazione dei diversi regni, senza per altro riportare queste date nella successione delle emissioni monetarie. La sua successione cronologica per lui è sufficiente.

C’è stato qualcun altro che ha dato una data ad ogni emissione, ma sinceramente non lo consiglio e neppure ne suggerisco il testo per non confondere le cose.

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3.1 – un esemplare atipico: una emissione diversa da “3 – Analisi di un esemplare atipico”

 

Nella descrizione delle varianti del denaro di Maguelonne si è visto come il carattere grafico di un esemplare fosse diverso da quello in uso abitualmente in questa regione francese e come questa grafia sia più vicina ai caratteri latini, sebbene anche questi fossero abbastanza stilizzati. Abbiamo pure visto come la legenda del rovescio del denaro esaminato all’epoca fosse scritta in senso antiorario.

Oggi possiamo vedere una ulteriore variante anch’essa riguardante il rovescio di un denaro venduto in questi giorni da Mr. David Fournier: un antiquario francese - http://www.ebay.it/itm/221918541957?_trksid=p2057872.m2749.l2649&ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT - la quale mostra la stessa grafia del precedente esemplare già esaminato, ma questa volta espressa in senso orario.

Questo è il confronto tra il primo ed il secondo esemplare:

 

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ennesima variante quindi...

Ho notato che questo esemplare conserva l'argentatura

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Si, ancora una variante. Se ha ancora un'argentatura non so dirlo, dato che mi sono soffermato esclusivamente sulla grafia e non sul metallo. E' una moneta che non ho visto direttamente.

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Torno sull'argomento, perchè credo che admin abbia alluso ad una possibile suberatura di questa moneta.

Devo chiarire che non ho notizie di questa pratica su monete del periodo a cui il denaro di Maguelonne fa parte.

La suberatura non credo che sia stata applicata a quelle monete, dato che la mistura contiene già una parte di argento, quando più, quando meno.

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Ciao @@lorenzo...l'argentatura così ben conservata mi è saltata all'occhio perchè in nessun altro esemplare di quelli che hai postato è presente..

La placcatura in argento poteva essere un ipotesi , così come un titolo in argento più alto del solito come hai giustamente detto tu

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..... poteva essere una ipotesi, ma dobbiamo fare, io e te, una considerazione: le immagini postate sono state colorate e questo ti ha fatto pensare ad una argentatura. Questa operazione nella monetazione autentica francese del periodo di mezzo non l'ho mai incontrata. Se parliamo di falsi il discorso può cambiare e cambia pure se parliamo di monetazioni di altre epoche e di altri domini.

Ad ogni modo ti devo dare atto che mi hai aperto un orizzonte ed ora sono costretto, per così dire, a ricercare eventuali emissioni suberate medievali francesi.

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Potrebbe essere un campo di indagine interessante...tienici aggiornati sugli eventuali sviluppi

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