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Il sistema monetale vandalico

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•  Il “sistema monetale” vandalico

    Sono vari gli studi al riguardo, ma la monetazione vandalica non sembra aver  trovato ancora una giusta collocazione complessiva. I precedenti studi, non sono riusciti finora a trovare la ratio relativa alla monetazione nel suo complesso ed alcuni punti cruciali non sembrano essere stati definiti in modo chiaro e del tutto persuasivo.

    Non è convincente ad esempio l’equiparazione dell’argento coniato vandalo al sistema della siliqua imperiale. Dopo le prime coniazioni di siliquae a nome di Onorio, che mantenevano il peso standard dell’argento imperiale, i re vandali pare che abbiano scelto, autonomamente, un percorso ponderale che portava alla creazione di un’area di circolazione dell’argento chiusa all’interno del loro regno. Piuttosto, infatti, che equiparare il nominale da cinquanta denari a una siliqua o una mezza siliqua, come pare accreditato dalla maggior parte degli studiosi (1), è molto più credibile vedere proprio nella tariffazione in denari la volontà di creare una nuova moneta, contrapposta alla siliqua imperiale. Questa nuova moneta pare essere stata creata solo per la circolazione interna del regno, con un ruolo simile a quello che hanno avuto, nel resto dell’Impero e nei regni romano-barbarici, le frazioni del solido aureo.

    La chiave di volta per poter comprendere il sistema monetale vandalico pare sia la piccola moneta di rame inquadrata nell’ambito delle emissioni regali, che, nella prima coniazione a nome di Guntamondo, appare tariffato con la lettera “D”. Ph. Grierson e M. Blackburn, rigettando le ipotesi precedentemente formulate, credono che la lettera “D”stia per 1/500 di libbra, citando altri esempi coevi (2) a sostegno della loro ipotesi. Seguendo il ragionamento degli studiosi inglesi, avremo che la stessa abbreviazione (DN o D) verrebbe ad assumere ben tre significati diversi: nella tariffazione dei nominali d’argento da 100 e 25 denari il segno DN significherebbe “denarii”; nella moneta da 50 denari indicherebbe il valore di “500” (nummi); nella piccola moneta di rame, che sarebbe, secondo questa ricostruzione, identificabile nel nummo, “1/500” (di libra). L’ipotesi degli studiosi inglesi implica necessariamente che il nominale da 50 denari rappresenti la siliqua da 500 nummi, dal che si dovrebbe dedurre l’equivalenza, non altrimenti motivata, tra un denarius e 10 nummi. La siliqua di 500 nummi, cardine del sistema vandalico così ricostruito, dovrebbe spiegare anche la singolare tariffazione XLII marcata sulle monete “municipali” di rame. Il segno di valore XLII si potrebbe spiegare, in questa prospettiva, come una frazione, alquanto arrotondata, della dodicesima parte della siliqua di 500 nummi. Perno di un sistema vandalico così ricostruito, spiegherebbe anche l’originale tariffazione XLII impressa sulle emissioni “municipali” di rame. In questo quadro il segno di valore XLII dovrebbe corrispondere a una frazione, fin troppo arrotondata, della dodicesima parte della siliqua da 500 nummi (3). Proseguendo sulla strada della teoria indicata dal Grierson, M. Hendy sostiene che i nominali minori da XII e IIII nummi costituiscono frazioni esatte del solido da 12.000 nummi, oltre che servire a “compensare”alcune disfunzioni dovute all’arrotondamento per eccesso dei multipli da XLII e XXI nummi (4).

    Un sistema così strutturato appare però alquanto complesso e ostico da gestire per essere funzionale. Accettando le varie ipotesi formulate, infatti, non si capirebbe il motivo per cui la tariffazione dell’argento è in denari ed il rame in nummi. Il rapporto 1 denarius 10 nummi, semplice e facile da usarsi, avrebbe comportato una tariffazione generale in nummi, come del resto è avvenuto nel resto dell’Impero e nei regni romano-barbarici.

    In un punto cruciale il sistema strutturato dagli studiosi inglesi non sembra concordare con la documentazione esistente. Il riferimento è a un testo fondamentale più volte messo al vaglio e analizzato da storici e numismatici: si tratta di un contratto scritto nell’anno 494, rinvenuto  insieme alle note Tablettes  Albertiny  (5), in cui  un giovane  schiavo

è stato venduto al prezzo di “un solido d’oro e 700 folles d’oro puro e di buon peso, corrispondenti nel numero ad un semisse” (6). Ph. GRIERSON, fidando esclusivamente nella sua identificazione del follis vandalico del testo con la moneta di rame tariffata XLII (nummi), scartò l’ipotesi sostenuta dal Courtois – che aveva semplicemente seguito il documento, considerando il solido del valore di due semissi da 700 folles l’uno, e quindi di 1400 folles – credendo inverosimile la possibilità che 1400 folles da 42 nummi l’uno potessero comprare un solidus aureo. Moltiplicando 42 per 1400, infatti, si otterrebbe il valore di 58.800 nummi per un solido, somma assolutamente inaccettabile se confrontata con le cifre attestate per l’epoca. Lo studioso inglese, inoltre, ha tentato di proporre una spiegazione – al cui riguardo la definizione  “elegante e ingegnosa” data da C. MORRISON pare davvero azzeccata (7) – che faceva perno sulla correzione del testo tradito, leggendo – o meglio interpretando – al posto di semis la parola semuncia. Il risultato della nuova rilettura portava il Grierson al valore di 350 folles per un solido, cioè a (350 x 42 ) 14.700 nummi. La spiegazione, pure se attraente, non ha convinto del tutto gli studiosi, a tal punto che J. Guey  (8 ) e C. Morrisson (9) tornarono all’equivalenza 1 solidus = 1400 folles, persistendo sull’idea che il follis doveva essere essenzialmente una moneta di conto, del valore di pochi nummi (5 o 8 ). Lo stesso Grierson pare aver tenuto conto delle osservazioni mosse, ed ha riconsiderato la propria ipotesi, talchè, più recentemente, ha rinunciato all’ipotesi del semis/semuncia, appuntando invece la sua attenzione sulla località stessa del rinvenimento delle tavolette (10). Seguendo la nuova ipotesi, il luogo del ritrovamento, oggi prossimo alla linea di confine tra Algeria e Tunisia, sarebbe stato nel V secolo un villaggio di frontiera tra il regno vandalico e l’Impero romano. Proprio per questo motivo, secondo lo studioso, le tavolette non potrebbero testimoniare in maniera reale il sistema di conto vandalico. Nella stessa occasione è stato ribadito con forza che il sistema monetale dei Vandali d’Africa si può ricostruire soltanto mediante l’analisi interna numismatica, prendendo solo i marchi di valore impressi sulle monete.

Pertanto, in questa sede si cercherà di ricostruire il sistema monetale vandalico accettando tutti i dati che provengono dalla documentazione numismatica e dalle altre fonti documentarie. Il punto essenziale ed innovativo della nostra proposta, consiste nella constatazione del fatto che la monetazione vandalica ha una soluzione chiara e radicale di continuità tra emissioni regali ed emissioni municipali. Per questo motivo, infatti, rigettando le ipotesi di J.P. Callu e Ph. Grierson, è molto più probabile che la lettera “D”, impressa come segno di valore nelle piccole monete di rame, abbia lo stesso significato delle lettere “DN” sulle monete d’argento, da cui appare evidente come l’intera monetazione regale sia stata tariffata in denari. Al contrario delle emissioni a nome dei re, invece, le serie “municipali” appaiono sempre tariffate in nummi (vedi tabella I). 

Tabella I

Emissioni regali

tariffate in denarii

•      C denarii AR

•      L denarii AR

•      XXV denarii AR

•      XII denarii AR

•      1 denarius AE

Emissioni “municipali”

tariffate in nummi

•    Sesterzi AE imperiali romani con segno

      di valore LXXXIII nummi

•    Dupondi assi e sesterzi AE imperiali

      romani con segno di valore XLII nummi   

•    XLII nummi AE

•    XXI nummi AE

•    XII nummi AE

•    IIII nummi AE

•    1 nummo AE

    Ci si chiede, allora, il perché di questa originalità, che rende praticamente unica la monetazione vandalica. Quale deve essere stato il motivo pratico che ha spinto le autorità del regno a adottare due diverse monete di conto? La risposta, per essere credibile, deve essere necessariamente semplice: pur nel silenzio delle fonti letterarie, il motivo per tariffare la moneta d’argento in denari – coniando per giunta a un peso diverso rispetto al resto dell’impero e nei restanti regni romano-barbarici – deve essere stato il fatto che l’argento doveva avere nell’Africa vandalica un prezzo diverso rispetto al resto del Mediterraneo imperiale. L’unico modo, semplice e sperimentato, per evitare il drenaggio verso l’estero dell’argento dei Vandali dovette essere, quindi, quello di coniare dei nominali ad un peso diverso rispetto alle monete argentee dell’Impero e dei suoi successori. Non ritenendo sufficiente per distinguere le nuove monete dalle siliquae imperiali il diametro e il peso diverso, l’autorità di governo ritenne opportuno marcare con forza il differente prezzo della moneta, marcando i segni di valore in denarii, ormai desueti nel resto dell’Impero e nei regni romano-barbarici. Si trattò con ogni probabilità di un  ritorno all’uso antico, che bene sembra intonarsi ad un regno che ambiva ad essere completamente indipendente dal governo imperiale di Ravenna e Costantinopoli, ma sempre nel segno della tradizione. Come già notato prima, il sistema di creare una circolazione interna per l’argento vandalico ha, nei fatti, già ottenuto più di un riscontro positivo, dimostrando la riuscita dell’intento del governo dell’Africa. La tariffazione in denarii dell’argento, espressione di una peculiare specificità economica propria del regno vandalo, pur penetrando più in profondità nel territorio e permeando la circolazione interna, non è stato esportato oltre i confini del regno, rimanendo strumento economico circoscritto in grado di sostituire il semis aureo e di affiancare il solidus imperiale.

    Anche ammettendo l’esistenza di una doppia tariffazione, comunque, rimarrebbe sempre aperta la questione del cambio tra nummi e denari. Anche la soluzione di questo problema pare possa riscontrarsi all’interno della monetazione stessa, ove si consideri che le monete di rame tariffate “D” e quelle con marchio di valore “IIII” hanno pressoché lo stesso peso, dimostrando, che 1 denarius di conto doveva valere 4 nummi. Tale valore doveva essere talmente acclarato all’interno del regno che, dopo le prime emissioni contrassegnate con “D”, le restanti serie regali in rame non hanno tariffazione alcuna, potendo indifferentemente essere considerate come monete da 1 denarius o da 4 nummi. È stato notato come, in perfetta analogia con quanto considerato sopra a proposito della reintroduzione dei denarii, la tariffazione 4 nummi per un denarius non deve apparire sorprendente, giacchè essa ripropone l’antico valore del sestertius di ¼ di denario. Il ritorno all’antico, della presente ricostruzione, continua anche nel valore del follis, che in quanto “doppio denarius”, doveva valere quindi 8 nummi. Seguendo il ragionamento suggerito, il follis si conferma quale moneta di conto del valore di 8 nummi, come già proposto da C. Morrisson, seguendo un percorso logico differente. Se l’ipotesi formulata cogliesse nel segno, il sistema vandalico si baserebbe su un solido da 11.200 nummi, pari a 2.800 denari ed a 1400 folles, riconfermando pienamente il dato offerto nel testo delle Tablettes Albertini (vedi tabella II).

Tabella II

Il sistema monetario vandalico

    •    1 solidus = 28 monete da 100 denarii

    •    1  follis (doppio denario) = 2 denarii = 8 nummi 

    •    1 denarius = 4 nummi

    •    1 solidus = 2.800 denarii = 1.400 folles = 11.200 nummi                             

    A questo punto, è interessante rimarcare come lo stesso risultato si ottenga percorrendo anche un’autonoma linea di ricerca, che parta questa volta dal peso della moneta argentea e dalla ratio AV: AR attestata per l’epoca in Africa (11). Eseguendo i relativi calcoli infatti, si ottiene che per un solidus aureo nel Regno dei Vandali dovevano occorrere 28 monete da 100 denarii, pari ancora ai medesimi 2.800 denari.

    La ricostruzione del sistema monetale vandalico, osservata nel suo complesso, sembra attestare una tale lucidità e chiarezza d’impianto - con monete per il mercato interno e serie concepite per il rapporto con l’estero, ma tutte facilmente scambiabili e convertibili tra loro - che difficilmente potrà essere stata realizzata per aggiunte successive, ma che appare essere il frutto di una riforma appositamente ideata e realizzata.         

                   

NOTE

   

  1. Una sintesi delle posizioni degli studiosi in MORRISON, Caratteristiche, cit., pp. 153 -155.

  2. Cfr. GRIERSON, BLACKBOURN, op. cit., p. 23.

  3. Ibidem, 19, Cfr. Ph. GRIERSON, The Tablettes Albertini and the value of the Solidus in the Fifth and the Sixth Centuries

  AD, in «JRS» 49,

  1959. pp. 73-80.

  4. Cfr. M. HENDY, Studies in the byzantine Monetary Economy, Cambridge 1986, pp. 482 ss.

  5. C. COURTOIS ET ALII, Tablettes Albertini. Actes privès de l’èpoque vandale, Paris 1952.

  6. Tablettes 217, II. 7-9: «auri solidum unum et folles septingentos aureos obbrediacos ponderi plenos numero unum

    semis».

  7. Cfr. MORRISON, Caratteristiche, cit., p. 152.

  8. Cfr. J. GUEY, Ancore le solidus et le follis des Tablettes Albertini: 1400 folles (ou seulement 350?) au solidus ?, «Bulletin

  de la Societè

  Francaise de Numismatique » 20, 1965, pp. 455-456. 

  9. Cfr. MORRISON, Les origines, cit., pp. 459-472.

  10. Cfr. GRIERSON, BLACKBOURN, op. cit., p. 19.

  11. Cfr. M. HENDY, op. cit. pp. 482 ss.

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C. MORRISON, Caratteristiche ed uso della monetazione protovandalica e vandalica, in Le invasioni barbariche nel meridione dell’Impero: Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Atti del Convegno svoltosi alla Casa delle Culture di Cosenza dal 24 al 26 luglio 1998 (a cura di P. DELOGU), Soveria Mannelli 2001 pp. 160-161.

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Guest elledi

Si tratta di un importantissimo contributo sul quale dobbiamo cercare di lavorare.

Il sistema monetale vandalico..suggerirei ad Admin di metterlo tra le pubblicazioni. Merita senz'altro un posto in prima fila! :)

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ho letto con entusiasmo questa discussione che per me merita un super MI PIACE.

Grazie per biografia molta utile..

posso fare una domanda probabilmente stupida?

da dove provenivano le riserve argentee da cui i Goti coniavano le monete in argento?

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A questo punto, pur non avendo nessun obbligo in tal senso, sento il dovere di ricordare che il contributo che ho postato sul sistema monetale Vandalo (parte di notevole importanza nel mio nuovo lavoro sulla monetazione vandala, sardo-vandala e di Goda, lavoro in attesa di pubblicazione, purtroppo…!), ha come base il frutto di decenni di ricerche, condotte dai più insigni studiosi di monetazione barbarica del globo; per ultimo, Daniele Castrizio, da cui ho attinto molto e con cui condivido buona parte del pensiero. Per quanto mi riguarda, oltre a quanto ho potuto apprendere nei testi pubblicati dai miei predecessori (così fan tutti…), ho potuto contare sulla mia esperienza in materia, oltre 30 anni di appassionati studi, e la grande fortuna di avere avuto a disposizione una quantità notevole di monete vandale ancora inedite e riconducibili, in parte, a zecca sarda, alle serie vandale nord africane e a coniazioni autonome del ribelle Goda in Sardegna. Pertanto, alla luce di queste mie nuove scoperte, di cui adesso si dovrà tenere conto, è possibile dare una base più solida a quanto timidamente è stato proposto nelle opere precedenti, rendendo più credibile sia il loro che il mio nuovo contributo sulla rilettura del sistema monetale vandalo, proposta in anteprima in questo interessante forum e …a Dio piacendo…pubblicata nel mio nuovo libro.

gielle

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Grazie gielle per la pubblicazione su questo forum..

Sto ancora esaminando la letteratura da te postata e spero di farmi un idea più completa su tale argomento, che reputo di estremo interesse anche per le tue prospettive innovative..

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ho letto con entusiasmo questa discussione che per me merita un super MI PIACE.

Grazie per biografia molta utile..

posso fare una domanda probabilmente stupida?

da dove provenivano le riserve argentee da cui i Goti coniavano le monete in argento?

Grazie per il super mi piace saramor...! Fanno sempre piacere... :)

Per quanto riguarda le riserve argentee dei sovrani goti... purtroppo, non ho mai fatto studi al riguardo ma, come in altri casi del genere: vedi l'età cartaginese, romana, bizantina e medioevale, non escluderei che anche i regnanti ostrogoti potessero approvvigionarsi dell'argento necessario per i loro bisogni, acquistando di quello proveniente dai giacimenti argentiferi delle miniere sarde. Al riguardo, non mi risulta siano mai state fatte analisi specifiche, sarebbe invece molto interessanti farle.. 

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Guest elledi

La numismatica è bella per questo: come ti fai una domanda ed esce una risposta, questa genera altre domande....e la storia continua e il sapere aumenta :)

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Trovo la domanda di saramor di estremo interesse..

In riferimento al sistema sardo-vandalo, la Sardegna, era senza dubbio ricca di giacimenti e miniere d'argento che venivano sfruttate per la coniazione dei denari repubblicani romani, posti alla base del sistema monetario di quel periodo.

Potrebbe, quindi, risultare probabile l'utilizzo delle medesime riserve argentee anche per il periodo di coniazione vandalo-sardo.

Credo, ma questo no lo so per certo, che manchino giacimenti d'oro, quindi non potevano coniare monete in oro..(sempre riferito al momento di indipendenza di Goda)

chiedo lumi a gielle  ;D

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ho letto con entusiasmo questa discussione che per me merita un super MI PIACE.

Grazie per biografia molta utile..

posso fare una domanda probabilmente stupida?

da dove provenivano le riserve argentee da cui i Goti coniavano le monete in argento?

Grazie per il super mi piace saramor...! Fanno sempre piacere... :)

Per quanto riguarda le riserve argentee dei sovrani goti... purtroppo, non ho mai fatto studi al riguardo ma, come in altri casi del genere: vedi l'età cartaginese, romana, bizantina e medioevale, non escluderei che anche i regnanti ostrogoti potessero approvvigionarsi dell'argento necessario per i loro bisogni, acquistando di quello proveniente dai giacimenti argentiferi delle miniere sarde. Al riguardo, non mi risulta siano mai state fatte analisi specifiche, sarebbe invece molto interessanti farle.. 

Grazie mille a te gielle perchè te lo meriti tutto il mio super mi piace.

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Guest elledi

Giuseppe, quando hai tempo, se mi dai qualche definizione da inserire nel dizionario (tipo: Goda, Nummo ecc.) in modo tale che chi non conosce i termini precisi che tu usi nelle tue dissertazioni, può cercarle approfondite nel dizionario. :)

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Vorrei anche fare un richiamo a uno scritto di 

D.Castrizio, Per una rilettura del sistema monetale vandalo (note preliminari), in Atti del XV ConvegnoInternazionale di Studi su “L’Africa Romana”: Ai confini dell’impero: contatti, scambi, conflitti ,Tozeur 11-15 dicembre 2002 (a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara), Roma 2004, pp. 741-755.

Ecco l'articolo completo http://www.academia.edu/466425/Per_una_rilettura_del_sistema_monetale_vandalo_note_preliminari_

Grazie a Giuseppe per avermi fatto scoprire quest'ambito numismatico  ;)

Pian piano mi sto documentando...continua a pubblicare interessanti post come questo..

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Giuseppe, quando hai tempo, se mi dai qualche definizione da inserire nel dizionario (tipo: Goda, Nummo ecc.) in modo tale che chi non conosce i termini precisi che tu usi nelle tue dissertazioni, può cercarle approfondite nel dizionario. :)

Domenico, in questi giorni sto iniziando a tracciare un mio intervento come relatore in un convegno su geologia, paleontologia, minerali e antiche miniere nel territorio di Teulada e Domus de Maria. L’evento si svolgerà il 23 marzo 2013 nella sala conferenze del “Palazzo Baronale”di Teulada, ed è organizzato dall'Associazione Culturale “IS SINNUS” col patrocinato del comune di Teulada, appena mi libero farò alcune ricerche in tal senso e ti farò avere quanto richiesto... :)

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Guest elledi

Giuseppe, quando hai tempo, se mi dai qualche definizione da inserire nel dizionario (tipo: Goda, Nummo ecc.) in modo tale che chi non conosce i termini precisi che tu usi nelle tue dissertazioni, può cercarle approfondite nel dizionario. :)

Domenico, in questi giorni sto iniziando a tracciare un mio intervento come relatore in un convegno su geologia, paleontologia, minerali e antiche miniere nel territorio di Teulada e Domus de Maria. L’evento si svolgerà il 23 marzo 2013 nella sala conferenze del “Palazzo Baronale”di Teulada, ed è organizzato dall'Associazione Culturale “IS SINNUS” col patrocinato del comune di Teulada, appena mi libero farò alcune ricerche in tal senso e ti farò avere quanto richiesto... :)

Benissimo :)

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Vorrei anche fare un richiamo a uno scritto di 

D.Castrizio, Per una rilettura del sistema monetale vandalo (note preliminari), in Atti del XV ConvegnoInternazionale di Studi su “L’Africa Romana”: Ai confini dell’impero: contatti, scambi, conflitti ,Tozeur 11-15 dicembre 2002 (a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara), Roma 2004, pp. 741-755.

Ecco l'articolo completo http://www.academia.edu/466425/Per_una_rilettura_del_sistema_monetale_vandalo_note_preliminari_

Grazie a Giuseppe per avermi fatto scoprire quest'ambito numismatico  ;)

Pian piano mi sto documentando...continua a pubblicare interessanti post come questo..

Conosco molto bene l’articolo, e ne condivido praticamente per intero il suo contenuto. A questo pregevole contributo, grazie alle recenti fortunate scoperte in campo numismatico, costituite prevalentemente da una cospicua quantità di monete vandale e sardo-vandale di tipo completamente inedito, quindi sconosciute al Castrizio, nel mio testo ho potuto aggiungere altre chiare importanti novità che oltre a confermare pienamente le mie precedenti ipotesi rendono più fondate e accettabili anche alcune  teorie proposte nell’articolo di cui sopra.

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Antvwala ha scritto:

«Non è sempre facile, nel caso dei nummi non nominativi, ovvero con pseudolegenda, distinguere quelli che a buon diritto possono essere collocati nella monetazione vandala regia, e quelli che invece sono imitativi. Resta ancora da chiarire se vi siano nummi regi con pseudolegenda costituita da trattini, rombi o globetti, o se la pseudolegenda vada sempre attribuita a nummi imitativi. Il dubbio non si propone per le vittorie, essendo quelle regie sempre nominative».

Al riguardo propongo alcune monete ufficiali a nome di Ilderico con il suo ritratto, il nome e il titolo di re, e altri esemplari, con il profilo inconfondibile dello stesso sovrano, la vittoriola nel rovescio e la “scritta” costituita da trattini. Pertanto, gli esemplari postati possono provare l’esistenza di emissioni ufficiali con legenda di trattini. D'altronde, trattandosi di piccolissimi tondelli - alcuni di appena 6 mm di diametro -, il campo di lavoro era talmente esiguo che era assai ostico incidere il profilo del sovrano, figuriamoci le lettere con gli attributi e il suo nome. Al popolo che smerciava tali manufatti poco o nulla importava delle lettere, poiché è risaputo che era prevalentemente analfabeta.

I ritratti di Ilderico sono talmente originali che non possono essere confusi con quelli di nessun altro sovrano vandalo.

Descrizione delle monete:

Ilderico – monetazione ufficiale

Ilderico (6 maggio 523 -19 maggio 530)

Monetazione bronzea – peso: 0, 45 – 1, 10 gr. 

  427. AE D/ HILD – I REX; busto di Ilderico a d., corazzato, paludato e diademato; bordo di contorno tratteggiato.  R/ Anepigrafe. Croce greca potenziata sormontata da un medaglione, entro larga ghirlanda, cerchio di contorno tratteggiato. ø mm. 12, gr. 1, 10.

Varianti:

428. ø mm. 9, 2, gr. 0, 60. 429. ø mm. 10, gr. 0, 70. 430. ø mm. 9, 5, gr. 0, 70. 431. ø mm. 11, 2, gr. 0, 50. 432. ø mm. 11, 5, gr. 0, 85. 433. ø mm. 10, 1, gr. 0, 70. 434. ø mm. 8, 3, gr. 0, 80. 435. ø mm. 10, 1, gr. 0, 70. 436. ø mm. 8, 2, gr. 0, 70. 437. ø mm. 9, 1, gr. 0, 85. 438. ø mm. 10, gr. 0, 70. 439. ø mm. 10, gr. 0, 65. 440. ø mm. 9, gr. 0, 55. 441. ø mm. 9, 3, gr. 0, 70. 442. ø mm. 8, 7, gr. 0, 70. 443. D/ HILD – NIX. R/ Solito.  ø mm. 9, 1, gr. 0, 50. 444) ø mm. 12, gr. 0, 65. 445) ø mm. 11, gr. 0, 80. 446) ø mm. 9, 7, gr. 0, 70. 447. ø mm. 9, 8, gr. 0, 60. 448. ø mm. 9, 2, gr. 0, 50. 449. ø mm. 10, 3, gr. 0, 50. 450. ø mm. 10, 2, gr. 0, 60. 451) ø mm. 8, 2, gr. 0, 80. 452. ø mm. 9, 3, gr. 0, 40. 453. ø mm. 10, gr. 0, 50. 454. ø mm. 10, gr. 0, 80. 455. ø mm. 10, gr. 0, 60. 456. ø mm. 9, gr. 0, 70. 457. ø mm. 11, gr. 0, 60. 458. ø mm. 8, 2, gr. 0, 65. 459. ø mm. 9, 2, gr. 0, 70.

Bibl.: Arslan, tav. XXI, 25/28; Lulliri, 291/325; MEC, I, 24/25; MIB I,  pl. 42, 21; Wroth, p. 14, 9/10. 

Varianti di legenda epigrafica nella monetazione di Ilderico:

HILD - I REX;  HILD  - I RIX;  HILD - REX; HILD - RIX; HILD - NIX; HILDI - RIX  REX

Ilderico – monetazione ufficiale

Probabili emissioni sardo-vandale

 

Nummi con ritratto di Ilderico e Vittoria - peso: 0, 18 – 0, 61 gr. 

500. AE D/ HILD -…; busto di Ilderico corazzato paludato e diademato a d., entro bordo di trattini. R/ Anepigrafe. Vittoria stante a s.; regge una corona con la mano destra, bordo tratteggiato. In alcuni esemplari la corona è costituita da globetti. ø mm. 8, 5, gr. 0, 50.

 

Varianti:

501. D/…– IREX; solito busto. R/ Come il precedente. ø mm. 8, 5, gr. 0, 30. 502. D/…-...R I [X]. R/ Solito.                  ø mm. 7, 5, gr. 0, 61. 503. D/…– .. L I .. R/ Solito. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 504. D/…-.. R ..R/ Solito. ø mm. 7, 7, gr. 0, 40. 505. D/…- . N... R/ Solito. ø mm. 7, 9, gr. 0, 30. 506. D/ Pseudolegenda. R/ Solito. ø mm. 7, 8, gr. 0, 30. 507. D/ Pseudolegenda. ø mm. 8, 2, gr. 0, 40. 508. D/ Nel campo a s., X . R/ Solito. ø mm. 7, 9, gr. 0, 35. Prov. Lulliri, 49. 509. ø mm. 9, gr. 0, 40. 510. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 511. ø mm. 6, 8, gr. 0, 20. 512. ø mm. 7, 1, gr.  0, 26. 513. ø mm. 8, 1, gr. 0, 25. 514. ø mm. 8, 5, gr. 0, 30. 515. ø mm. 9, gr. 0, 30. 516. ø  mm. 8, gr. 0, 20. 517. ø mm. 8, gr. 0, 30. 518. ø mm. 9, gr. 0, 30. 519. ø  mm. 8, 1, gr. 0, 30. 520. ø mm. 8, 3, gr. 0, 35. 521. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 522. ø mm. 7, 2, gr. 0, 25. 523. ø mm. 8, 5, gr. 0, 30. 524. ø  mm 7, gr. 0, 35. 525. ø  mm. 8, 1, gr. 0, 20. 526. ø mm. 7, 3, gr. 0, 30. 527. ø mm. 7, 8, gr. 0, 35. 528. ø mm. 8, gr. 0, 30. 529. ø mm. 8, 3, gr. 0, 30. 530. ø mm. 8, 2, gr. 0, 25. 531. ø mm. 8, gr. 0, 20. 532. ø mm. 9, gr. 0, 50. 533. ø  mm. 8, gr. 0, 20. 534. ø mm. 8, gr. 0, 35. 535. ø mm. 8, 2, gr. 0, 45. 536. ø  mm. 8, gr. 0, 45. 537. ø  mm. 8, gr. 0, 20. 538. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 539. ø mm. 6, 8, gr. 0, 35. 540. ø mm. 7, 2, gr. 0, 30. 541. ø mm. 7, 8, gr. 0, 40. 542. ø  mm. 7, 6, gr. 0, 20. 543. ø mm. 7, 8, gr. 0, 30. 544. ø mm. 8, gr. 0, 58. 545. ø mm. 7, 2, gr. 0, 35. 546.  ø mm. 8, 7, gr. 0, 30. 547. ø  mm. 7, gr. 0, 20. 548. ø mm. 6, gr. 0, 28. 549. ø  mm. 7, 9, gr. 0, 40. 550. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 551. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 552. ø mm. 6, 9, gr.  0, 30. 553. ø mm. 7, 7, gr. 0, 40. 554. ø mm. 7, 8, gr. 0, 18. 555. ø mm. 8, 8, gr. 0, 35. 556. ø mm. 6, 9, gr. 0, 30. 557. ø mm. 7, 8, gr. 0, 30. 558. ø  mm. 7, gr. 0, 30. 559. ø mm. 8, 2, gr. 0, 40. 560. ø mm. 8, 2, gr. 0, 30. 561. ø mm. 7, 9, gr. 0, 60. 562. ø  mm. 8, 8, gr. 0, 40. 563. ø mm. 7, 1, gr.  0, 20. 564. ø  mm. 8, gr. 0, 30. 565. ø mm. 7, gr. 0, 30. 566. ø mm. 8, 8, gr. 0, 35. 567. ø  mm. 7, 8, gr. 0, 30. 568. ø mm. 8, gr. 0, 20. 569. ø  mm. 7, 6, gr. 0, 30. 570. ø mm. 8, gr. 0, 30. 571. ø  mm. 7, 9, gr. 0, 25. 572. ø mm. 7, 5, gr. 0, 45. 573. ø  mm. 7, 5, gr. 0, 20. 574. ø mm. 8, gr. 0, 40.

Bibl.: Lulliri, Le Monete della Sardegna Vandalica, 49/92.

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Da Antvwala:

«La piccola moneta con la grossa D in ghirlanda precedentemente citata, dove D sta per “denarius”, nel disegno del rovescio richiama la seconda serie municipale, anche se il disegno del diritto è affatto diverso. Se il denaro vandalo corrispondesse a 4 nummi, come ritengono alcuni autori, allora il suo peso (0,5-0,6 g.) implicherebbe un nummo da 0,12-0,15 g., rendendo questa moneta incongrua con ambedue le serie municipali. Invece si inserirebbe relativamente bene nella sequenza se il denaro vandalo corrispondesse a 2 nummi, come sostiene Mostecki, anziché 4».

    E no caro Antvwala… :) il peso dei nummi con la lettera D in ghirlanda da me esaminati, e per le similitudini stilistiche tra le rispettive serie inseriti nella monetazione di Guntamundo, pesano mediamente da 0,40 a 1,15 g; quindi, perfettamente in linea con il peso medio dei 15 esemplari col numerale NIIII da me catalogati, che va appunto da  0, 50 a 1, 62 g. (fig. 480-494). La stessa cosa vale per i nummi con rosone a 8 e a 6 punte, e con la croce. Su questi chiari riscontri, dunque, si fonda la nostra valutazione di 1  denaro  vandalo pari a 4 nummi, e di un nummo pesante  0,20 - 0, 30 grammi.

Allego le tavole e il catalogo delle tipologie monetali di cui sopra

Periodo vandalico. Catalogo. TAV. III

Primo periodo di regno di Guntamundo - Emissioni “municipali”anonime (484-490 circa)

Serie con rosone a 8 raggi in ghirlanda – peso:  0, 43 – 1, 15 gr.

80 )  AE D/ Pseudolegenda di trattini, in alcuni casi rombi, cunei o pseudo lettere; busto a d., corazzato, paludato e diademato. R/ Rosone a 8 raggi, in ghirlanda; in alcune monete la ghirlanda è sormontata da un medaglione con globetto. ø  mm. 9, gr. 0, 85.

Varianti:

81) ø mm. 8, 5, gr. 0, 80. 82) ø mm. 9, gr. 0, 80. 83) ø mm. 9, 1, gr. 0, 80. 84) ø mm. 9, 8, gr. 0, 90. 85) ø mm. 8, 8, gr. 1, 05. 86)  ø  mm. 10, 5, gr. 1, 00. 87) ø mm. 9, 5, gr. 0, 80. 88) ø mm. 10, gr. 0, 85. 89) ø mm. 10, gr. 0, 90. 90) ø mm. 10, gr. 0, 95. 91) ø mm. 9, gr. 0, 95. 92) ø mm. 9, gr. 0, 85. 93) ø mm. 9, gr. 0, 95. 94) ø mm. 9, gr. 1, 00. 95) ø mm. 10, gr. 0, 90. 96) ø mm. 10, 5, gr. 1, 10. 97) Astro a sei raggi. ø mm. ?, gr. 0, 43. Prov.: NAC, Auction 56, 10 2010, lot 526. 98) ø mm. 9, gr. 0, 70. 99) ø mm. 10, 5, gr. 0, 90. 100) ø mm. 9, gr. 0, 80. 101) ø mm. 11, gr. 0, 90. 102) ø mm. 8, 5, gr. 1, 10. 103) ø mm. 9, 5, gr. 0, 80. 104) ø mm. 11, gr. 1, 15. 105) ø mm. 10, gr. 0, 90. 106) ø mm. 10, gr. 0, 90. 107) ø mm. 9, gr. 0, 95. 108) ø mm. 11, 5, gr. 1, 00. 109) ø mm. 8, gr. 0, 80. 110) ø mm. 10, gr. 0, 80. 111) ø mm. 9, 6, gr. 0, 90. 112) ø mm. 9, 5, gr. 0, 85. 113) ø mm. 10, gr. 0, 95. 114) ø mm. 9, gr. 0, 85. 115) ø mm. 10, 2, gr. 0, 90. 116) ø mm. 10, gr. 0, 70. 117) ø mm. 9, 8, gr. 0, 78. 118) ø mm. 9, 5, gr. 0, 75. 119) ø mm. 9, gr. 0, 80. 120) ø mm. 9, 5, gr. 0, 70. 121) ø mm. 11, gr. 0, 90. 122) ø mm. 10, gr. 0, 90. 123) ø mm. 8, 5, gr. 0, 90. 124) ø mm. 9, 1, gr. 0, 90. 125) ø mm. 9, 1, gr. 0, 68. 126) ø mm. 9, gr. 1, 00. 127) ø mm. 10, gr. 1, 05. 128) ø mm. 9, 8, gr. 1, 05. 129) ø mm. 10, 8, gr. 0, 95. 130) ø mm. 10, 2, gr. 0, 90.

Bibl.: Lulliri, 185 - 191; MEC, vol. VII, 590, 591, 593, 595, 596, 605, 607, 608, 610 - 612; Wroth, p. 38, 165. 

Serie con rosone a 6 raggi in ghirlanda – peso: 0, 60 – 1, 10 gr. 

 

131) AE D/ Pseudolegenda di trattini; in alcuni casi rombi, cunei o pseudo lettere. Busto a d.; corazzato, paludato e diademato. R/ Rosone  a  sei raggi, in ghirlanda, sormontata da un medaglione. ø mm. 12, gr. 1, 10.

Varianti:

132) ø mm. 9, gr. 0, 82. 133) ø mm. 9, gr. 0, 70. 134) ø mm. 8, gr. 0, 60. 135) ø mm. 9, 5, gr. 1, 00. 136) ø mm. 11, gr. 0, 95. 137) ø mm. 9, gr. 0, 70. 138) ø mm. 9, 5, gr. 1, 00. Bibl.: Lulliri, 192 - 194.

Serie con protome equina - rosone a 8 raggi in ghirlanda – peso: 0, 80 gr.

139)  AE D/ Protome di cavallo, a d., legenda di trattini. R/ Astro a otto raggi, in ghirlanda. ø mm. 9, 8, gr. 0, 80. c.p..

Bibl.: Lulliri, 203; per la protome equina, Sabatier, tav. 20, fig. 33/34.

Serie con lettera D in ghirlanda – peso: 0, 40 – 1, 15 gr   

140) AE D/ Pseudolegenda di trattini; busto a d., corazzato, paludato e diademato. R/ Lettera D, in ghirlanda, sormontata da un medaglione circolare, in alcuni casi di forma ovale. ø mm. 10, gr. 0, 50. Fig. 140/163, c.p.

Varianti:

141) ø mm. 9, gr. 0, 40. 142) ø mm. 8, 8, gr. 0, 65. 143) ø mm. 8, 5, gr. 0, 90. 144) ø mm. 9, gr. 0, 90. 145) ø mm. 8, gr. 0, 75. 146)  ø mm. 9, gr. 0, 90. 147) ø mm. 10, gr. 1, 10. 148) ø mm. 11, gr. 0, 90. 149) ø mm. 9, gr. 0, 80. 150) ø mm. 9, gr. 0, 70. 151) ø mm. 9, 2, gr. 0, 80. 152) ø mm. 9, gr. 0, 55. 153) ø mm. 11, gr. 0, 75. 154) ø mm. 10, gr. 1, 10. 155) ø mm. 9, gr. 0, 90. 156) ø mm. 11, gr. 1, 15. 157) ø mm. 9, gr. 0, 90. 158) ø mm. 9, gr. 0, 90. 159) ø mm. 7, 5, gr. 0, 90. 160) ø mm. 8, 8, gr. 0, 65. 161) ø mm. 9, 5, gr. 0, 65. 162) D/ solito. R/ lettera D rovesciata. ø mm. 9, 5, gr. 0, 85. 163) D/ Come i precedenti. R/ lettera D rovesciata. ø mm. 8, 8, gr. 0, 70.

Bibl.: Arslan, 2/5; Hann, II, pl. 25, 14; Lulliri, 205/211; MEC, vol. VII, 568/572, 574, 575, 577/588. Wroth, p. 35, 150, 151.

Serie con croce in ghirlanda – peso: 0, 50 – 1, 00 gr. 

164)  AE D/ Pseudolegenda di trattini; busto a d., corazzato, paludato e diademato. R/ Croce greca; in ghirlanda, sormontata da un medaglione ovale. ø mm. 11, gr. 0, 95. Fig. 164/174, prov.: c.p.

Varianti:

165) ø mm. 11 gr. 1,00. 166) ø mm. 11, gr. 0, 90. 167) ø mm. 12, 2, gr. 0, 90. 168) ø mm. 11, 8, gr. 0, 68. 169) ø mm. 9, 9, gr. 0, 55. 170)  ø mm. 9, 9, gr. 0, 70. 171)  ø mm. 9, 3, gr. 0, 73. 172)  ø mm. 9, 9, gr. 0, 75. 173) ø mm. 9, gr. 0, 50. 174) ø mm. 9, gr. 0, 56.

Bibl.: Lulliri, 212/217; Quaderni Tic. XII, 1983, p. 223,  45/ 47; Wroth, p. 41, 195/196.

  Nota: nelle monete in fig. 140/163, tav. 3, il ritratto del sovrano e la ghirlanda hanno notevoli analogie stilistiche nonchè di forma con le medesime rappresentazioni della monetazione ufficiale del re vandalo Guntamondo. Queste evidenti affinità consentono, sia pure con una certa prudenza, di collocare l’emissione dei nummi con la lettera D e di tutte le altre serie riprodotte nella tav. 3, all’epoca della sovranità di Guntamondo. Le coniazioni dovrebbero precedere di poco le emissioni ufficiali in cui appare per la prima volta la scritta con il nome del sovrano vandalo emittente. In una sua pubblicazione, M. Ladich associa la lettera D con la cifra 500, equiparandola quindi a 1/500 di siliqua, formata a sua volta da 500 nummi.

  L’ipotesi dello studioso appare alquanto ostica, poco convincente, in quanto il rapporto tra argento e rame risulterebbe impraticabile, poichè al cambio di una moneta d’argento di due grammi circa, ce ne sarebbero volute 500 di rame da un grammo. Molto più probabile invece che la lettera D, come nella abbreviazione D·N nella monetazione d’argento, abbia come riferimento il valore nominale delle monete marcato in denari, ossia, D = denarius (1). La scoperta di una moneta con la lettera D nel rovescio, e quattro globetti dietro la testa del re, fig. 146, potrebbe aprire uno spiraglio di luce in tal senso, in quanto, renderebbe praticabile l'ipotesi con cui  sosteniamo che  i quattro globetti marchino il valore in nummi (4), e la lettera D, in denari (1). Se così fosse, in questa moneta, unico esemplare finora noto, il valore sarebbe stato marcato sia in nummi che in denari, confermando l’ipotesi, che personalmente condivido, di un denaro vandalo equiparato a 4 nummi.

La monetazione vandalica

Ilderico (523-530) - Monetazione “municipale”anonima.

4 nummi – peso: 0, 50 – 1, 62 gr. 

  480) AE D/ Busto di Ilderico a s.; corazzato, paludato e diademato, ramo di palma nella mano destra, contorno tratteggiato. Anepigrafe. R/ Nel campo, in alto, barra orizzontale, sotto, N, più in basso, IIII; entro cerchio tratteggiato. ø mm. 11, gr. 1, 35.

  Varianti:

  481) ø mm. 10, gr. 0, 92. Prov.: CNG, Electronic Auctions 63, 21 May 2003, lot 1601. 482) ø mm. 12, gr. 1, 53. 483) ø mm. 10, 5, gr.    1, 30. 484) ø mm. 11, gr. 1, 35. 485) ø mm. 10, gr. 1, 10. 486) ø mm. 11, gr. 0, 70. 487)        ø mm. 11, gr. 1, 40. 488) ø mm. 10, gr. 1, 43. Prov.: CNG, Electronic Auctions 61, 25 September 2002, lot 2162. 489)  ø mm. 10, 5, gr. 1, 62. Prov.: Vecchi LTD, Nummorum Auctiones 5, March 1997, lot 1069. 490) ø mm. 10, 5, gr. 1, 04. Prov.: Vecchi LTD, Nummorum Auctiones 5, March 1997. lot 1070. 491) ø mm. 10, 5, gr. 1, 34. Prov.: Vecchi LTD, Nummorum Auctiones 5, March 1997. lot 1071. 492) ø mm. ?, gr. 1, 33. Prov.: CNG, Auction 81- 20 May 2008, lot 1336. 493) ø  mm. 11, gr. 0, 50 (tondello fratturato). 494)  ø mm. 11, gr. 1, 20.

Bibl.: Arslan, tav. XXI, 23/24 (Hilderich); CNR, vol. 18, 1/448; CNR, vol. 18, 2/417; Lulliri,  327/334; MEC, I, tav. 3, 51/56; MEC, VII, 226/231; MIB, I, pl. 42,  20 (Hilderich); Wroth, p. 7, 12/14 (Hunerich ).

             

  Nota: i ritratti delle monete col numerale NIIII, in fig. 480/494, sono simili ai profili della monetazione bronzea ufficiale di Ilderico, ma nonostante questa loro  chiara evidenza alcuni studiosi continuano ad attribuire l’emissione ad altri sovrani vandali. Il notevole stato di conservazione degli esemplari catalogati in quest’opera, leggibili nei minimi dettagli, dovrebbero finalmente togliere ogni dubbio al riguardo.

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Caro Gielle, non lo escludo ma, francamente, non saprei rammentare con esattezza luogo e occasione: Verona? Qualche Asta? Altri convegni?

Ci si presenta un po' tutti in alcune occasioni...poi passa tempo e in carenza di rapporti debbono arrivare altre opportunità.

Questo Sito è una bella opportunità.

:)

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Ti ringrazio Piakos....ci conosciamo?

Caro Gielle, non lo escludo ma, francamente, non saprei rammentare con esattezza luogo e occasione: Verona? Qualche Asta? Altri convegni?

Ci si presenta un po' tutti in alcune occasioni...poi passa tempo e in carenza di rapporti debbono arrivare altre opportunità.

Questo Sito è una bella opportunità.

:)

Lo penso anch'io, probabilmente, ci siamo conosciuti al convegno di Verona.

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Guest Antvwala

Grazie per la risposta, Giuseppe.

Come ho titolato il mio intervento al quale fai riferimento in questo, si tratta di una ipotesi e quindi da ridiscutere completamente. Per ora m'interessa soprattutto raccogliere materiale. Quindi il mio intervento era finalizzato più che a sostenere un'ipotesi a ottenere risposte, appunto come tu mi hai dato.

Grazie ancora, dunque.

Antvwala

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Grazie per la risposta, Giuseppe.

Come ho titolato il mio intervento al quale fai riferimento in questo, si tratta di una ipotesi e quindi da ridiscutere completamente. Per ora m'interessa soprattutto raccogliere materiale. Quindi il mio intervento era finalizzato più che a sostenere un'ipotesi a ottenere risposte, appunto come tu mi hai dato.

Grazie ancora, dunque.

Antvwala

Dalla collaborazione di due grandi Numismatici  della monetazione antica come Voi potranno nascere grandi cose...

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Grazie per la risposta, Giuseppe.

Come ho titolato il mio intervento al quale fai riferimento in questo, si tratta di una ipotesi e quindi da ridiscutere completamente. Per ora m'interessa soprattutto raccogliere materiale. Quindi il mio intervento era finalizzato più che a sostenere un'ipotesi a ottenere risposte, appunto come tu mi hai dato.

Grazie ancora, dunque.

Antvwala

Salve Antvwala.

Sono certo che anche in questo interessante forum riusciremo a dare un notevole contributo in materia, insieme  potremo aprire qualche spiraglio di luce su un periodo e una monetazione con molti lati ancora oscuri e avvolti nel mistero, quindi, grazie di cuore a te per la disponibilità e per la gentile qualificata presenza nel forum. A tua disposizione per qualsiasi chiarimento in merito :)

Con affetto.

Giuseppe

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Guest Antvwala

Ciao Giuseppe: mi interessa molto la determinazione del peso nominale del nummo municipale NIIII e quindi ho apprezzato molto y 15 esempi che hai riportato. Escludendo il n. 493, frammentario, dagli altri 14 esempi si deduce un peso medio di 1,26 g, molto simile a quello che avevo trovato anch'io dagli esempi riportati nel British Museum e in quello austriaco, cioè 1,20 g.

Da un lotto che sto studiando dove ci sono 13 D in ghirlanda, mi viene un peso medio di 0,55 g, cioè la metà del tipo NIIII. Aggiungendo a questi esempi un'altra dozzina, mi viene confermato questo peso medio per il D in ghirlanda.

Da lì la mia ipotesi che il denario vandalo corrisponda a 2 nummi, anziché 4: insisto, è solo un'ipotesi.

post-0-1392074648,55_thumb.jpg

post-0-1392074649,54_thumb.jpg

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Guest Antvwala

Continuando ad analizzare i tuoi dati, che mi stanno risultando preziosi, vedo che:

D in ghirlanda, 24 nummi, peso medio 0,80 g

Stella in ghirlanda, 59 nummi, peso medio 0,88 g

Dunque in entrambi i casi siamo a circa 2/3 del peso della moneta da 4 nummi.

Questo non mi stupisce, poiché nelle due serie municipali non c'è una proporzione diretta tra valore nominale e peso, ma mano a mano che si riduce il valore nominale, il peso è proporzionalmente più elevato.

Tornando al "D in ghirlanda" , c'è una differenza significativa del peso medio che nei tuoi dati è pari a 0,80 g (media di 24 monete) e nei miei è pari a 0,55 g (media di 13 monete), oppure a 0,60 g (media di 25 monete) se aggiungo al lotto che sto studiando anche dati delle monete del Museo britannico e di Vienna. Entrambi i campioni sono piccoli, non avendo quei 150-200 dati che permetterebbe di realizzare un istogramma e verificare se la loro distribuzione risponda a meno alla curva statistica attesa (gaussiana) e, quindi, se il campione sia statisticamente rappresentativo.

Per ora posso solamente mettere insieme tutti i dati che abbiamo, tuoi e miei, e ne viene fuori un campione di 49 monete con un peso medio pari a 0,70 g.

Mi spiace che le fotografie dei nummi con stella in ghirlanda e con D in ghirlanda siano state postate con una risoluzione così limitata.

Mi complimento con te per il lavoro davvero valido di raccolta dei dati e nell'indicazione delle corrispondenti fonti.

Vedo che fai distinzione tra "astro a sei raggi" e "rosone a sei raggi": purtroppo dalle foto non comprendo quale sia la differenza.

Ti ringrazio nuovamente,

Antvwala

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