DeAritio

Chiamale se vuoi : emozioni.

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Nei forum di numismatica , il 95% dei frequentatori sono collezionisti di monete.

In questo periodo di frequentazione ho letto di tutto.

Da, vedete la bravura dell' incisore , fino alle rotture di c....onio.

Da, è falsa perchè non ha lo sguardo tipico (?) fino al questa è buona perchè lo dico io (!).

Venendo al nocciolo della questione, tutti abbiamo in collezione dei pezzi che trasmettono qualcosa.

In primis è la STORIA.

Ogni pezzo, metallo o carta, ha la sua storia e rappresenta un periodo storico.

Certamente le vittorie (guerre) o insediamento di un imperatore, hanno più ricercatezza di dettagli rispetto a qualche emissione di "routine".

La domanda è questa:

Nella vostra collezione, a prescindere dal valore, quale pezzo potete associare con certezza una figura storica (più o meno importante)?

Aldilà della facile ironia che può generare la domanda e far uscire risposte del tipo:

- Questo era di  Nerone che ci ha pagato l'ortolano oppure questa  Buona-parte l'ha presa in mano Giuseppina.

Cercate di fare questo approfondimento.

Un esempio?

Eccolo.

Questo è un buono usato nel Campo di Buchenwald e appartenuto ad un "Kapò".

Chi erano?

Tratto da wikipedia

Chi erano i Kapo

220px-Oberkapo_-_Armbinde.jpg
 
Bracciale di un Kapo ebreo

Il Kapo era un prigioniero dei lager nazisti investito dalle autorità dei campi di funzioni di responsabilità su una squadra di lavoro, di mantenimento dell'ordine, e in generale di sorveglianza sui deportati[8]. Quasi tutti i Kapo erano scelti principalmente fra i detenuti di "razza ariana" classificati come criminali comuni, contrassegnati con un triangolo verde[1], secondo il sistema di identificazione dei prigionieri. Ci furono alcuni casi di Kapo internati politici, che portavano il triangolo rosso, sostituiti ai triangoli verdi da parte delle organizzazioni clandestine di resistenza interne ai lager[8], che cercarono di migliorare le condizioni di vita delle persone che dovevano controllare[9].

In alcuni lager, come in quello di Auschwitz, portavano un bracciale con la scritta "Kapo"[8], o comunque generalmente portavano al braccio sinistro una fascia particolare. Erano perciò definiti anche "quelli che portano la fascia", Bindenträger[10]. Verso il termine del conflitto, quando la necessità di manodopera qualificata per l'industria bellica tedesca si fece più pressante e il processo di sterminio subì un rallentamento, non mancarono casi di Kapo ebrei.

Ogni Block interno al campo di concentramento o campo di sterminio aveva un Kapo che decideva, di fatto, le sorti dei detenuti suoi sottomessi, con la collaborazione di una struttura gerarchica di internati privilegiati. Per questo motivo, i dirigenti dei campi sceglievano con cura le persone cui affidare tale compito. Requisito fondamentale doveva essere la ferma adesione alla politica di gestione del campo adottata dalle SS e l'assoluta mancanza di pietà nei confronti dei detenuti.

Ruolo e importanza strategica del kapo

Il suo compito fondamentale, dunque, era quello di amministrare il Block affidatogli in modo da reprimere sul nascere le possibili idee e speranze di rivolte interne e di far funzionare alla perfezione la "comunità" carceraria. La struttura del lager era dunque costruita su una base di decentramento del controllo e del potere: da Hitler - Himmler - Eichmann - fino ai direttori dei lager - alle SS - ed infine ai kapo. Tutti gli uomini controllavano e gestivano, seguendo fedelmente le direttive di Berlino, un piccolo spazio e regolarmente ogni uomo che avesse fra le mani una qualsiasi responsabilità, doveva informare con dei rapporti i diretti superiori. I kapo si rapportavano con le SS, le quali stilavano dei rapporti per i direttori del lager fino a tenere costantemente informato Hitler stesso di ogni cosa. In questo modo risultava facile e immediato avere in ogni momento la possibilità di rivolgersi istantaneamente ad un responsabile diretto qualora qualcosa non funzionasse per il meglio.

 

Come faccio ad essere sicuro che quel buono era di un kapo?

Primo

dal valore:

- 3 Marchi a quel tempo era una somma considerevole e tali buoni erano privilegio delle guardie che potevano "spenderli" allo spaccio del campo.

Secondo :

le scritte sul retro:

- quello che sembra un elenco insignificante è in realtà la parte spettante al kapò dei beni dei morti.

- si parla di camicie, pigiami, cinture, fazzoletti ecc.ecc.

Terzo :

- nessun tedesco si sarebbe mai appropriato di oggetti (vestiari) posseduti da NON ARIANI.

 

Sempre da wikipedia :

Il lavoro dei prigionieri

220px-Buchenwald_Slave_Laborers_Liberati
 
Lavoratori forzati a Buchenwald il 16 aprile 1945. Si riconosce Elie Wiesel (7º da sinistra nella 2ª fila dal basso)

«Buchenwald è stato uno dei campi affidati all'autogestione da parte dei "triangoli verdi" cioè dei delinquenti comuni»[30] e fu il campo dove maggiormente fu sperimentato l'annientamento per mezzo del lavoro. All'interno del campo furono trattenuti un grosso numero di prigionieri di guerra russi. Oltre che nella costruzione del campo i deportati furono utilizzati in ben 130 campi e sottocampi esterni. Alcuni detenuti vennero utilizzati come manodopera per gli stabilimenti della BMW, in particolare quello di Eisenach e Abteroda.

I "beneficiari" del lavoro forzato dei denutriti "uomini a strisce blu" non opponevano mai resistenza, né vincoli morali alle pratiche terroristiche delle SS e dei Kapo, rendendosi complici e, talvolta, anche diretti responsabili.

Una caratteristica del campo, che dimostrò il sarcasmo umiliante e l'immoralità dei nazisti, fu quella dei "cavalli cantanti". I "cavalli", perché come animali venivano trattati, furono i prigionieri, costretti e minacciati, mentre trainavano carri con carichi pesantissimi, a cantare[31].

Periodicamente venivano selezionati i prigionieri che erano ancora in grado di lavorare, dunque lo staff delle SS inviava coloro che risultavano troppo deboli o incapaci di continuare a Bernung o Sonnenstein. In questi luoghi i prigionieri venivano uccisi con il gas. All'interno del campo i prigionieri troppo debilitati venivano uccisi per mezzo di iniezioni di fenolo, somministrate dai dottori delle SS. Lo staff medico includeva 70 dottori e ben 280 infermieri[32].

«La presenza fra i deportati di numerosi dirigenti politici, in special modo del partito comunista, favorì i contatti fra i vari gruppi nazionali esprimendosi in una solidarietà grazie alla quale fu possibile aiutare i più deboli e perfino salvare da sicura morte, nascondendoli con ingegnosi accorgimenti, alcuni che gli aguzzini avevano condannato per motivi spesso futili»[33].

Le efferatezze sui prigionieri

Morire di escrementi a Buchenwald

«Il fatto è che i detenuti erano sistematicamente sottoposti a sozzure. Erano il bersaglio deliberato del lancio di escrementi [...] I detenuti nei campi nazisti affogavano letteralmente tra i propri rifiuti, e morire per via degli escrementi era una cosa comune. A Buchenwald, per esempio, le latrine consistevano di fosse aperte lunghe otto metri, profonde quattro metri e larghe quattro metri [...] Queste stesse fosse, sempre traboccanti, venivano svuotate di notte da detenuti che non avevano altro per farlo che piccoli secchi. Un testimone oculare racconta: Il posto era scivoloso e non illuminato. Dei trenta uomini assegnati a questo lavoro, dieci in media cadevano nella fossa durante il turno di ogni notte. Agli altri non era consentito tirar fuori i malcapitati. Quando il lavoro era stato ultimato e la fossa era vuota, allora e solo allora avevano il permesso di rimuovere i cadaveri»

The Survivor: An Anatomy of Life in the Death Camps, pag. 58,59, di Terrence Des Pres, accademico e scrittore, uno dei massimi esperti della Shoah[34][35]

Dalle testimonianze certificate dei sopravvissuti, il "quadro" che ne esce sui crimini perpetrati giornalmente a Buchenwald è sconvolgente, con un vasto campionario di comportamenti riprovevoli da parte di aguzzini nazisti e medici criminali: lavoro massacrante fino a quindici ore al giorno, gravi sevizie e violenze compiute sui prigionieri, atti di sadismo, condizioni igieniche e sanitarie tali da favorire epidemie, esecuzioni sommarie per futili motivi, cibo scarso al limite della fame ed esperimenti su cavie umane.

Un testimone oculare (René Séglat[36] matricola 41.101 di Buchenwald, classificato "terrorista comunista" identificato dal triangolo rosso[37]) ha raccontato particolari su come si svolgeva la vita nel campo: «Gli occupanti di tutte e 61 le baracche, o blocchi, dovevano alzarsi verso le quattro e trenta del mattino. Uscivamo a torso nudo e spesso dovevamo spezzare il ghiaccio per poterci lavare. Sani o malati, tutti dovevano ubbidire. Poi c'era la distribuzione del pane: una razione giornaliera di 200 - 300 grammi di pane insipido, con un sottile strato di margarina e qualcosa che somigliava vagamente alla marmellata. Alle 5.30 tutti venivano convocati per l'appello. Che esperienza terribile era portare fuori sulle spalle quelli che erano morti durante la notte! L'odore acre dei cadaveri bruciati ci ricordava i nostri compagni. Eravamo sopraffatti da sentimenti di ripugnanza, disperazione e odio, perché sapevamo che avremmo potuto facilmente fare la stessa fine. Il mio lavoro nel BAU II Kommando consisteva nello scavare fosse senza alcuno scopo. Appena avevamo terminato di scavare la fossa, profonda un paio di metri, dovevamo riempirla daccapo altrettanto scrupolosamente. Il lavoro iniziava alle 6.00 di mattina; a mezzogiorno c'era un intervallo di mezz'ora, dopo di che andavamo avanti fino alle 19.00. Spesso sembrava che l'appello serale non finisse mai. Ogni volta che sul fronte russo i tedeschi avevano subìto pesanti perdite, l'appello poteva durare anche fino a mezzanotte».

Un aspetto particolare, che dimostrò di quanto poco potesse valere la vita a Buchenwald, fu quello degli esperimenti medici sui prigionieri. Trattati come cavie, centinaia di internati furono sottoposti ad esperimenti molto pericolosi. Di alcuni di questi esperimenti, i medici conoscevano già il risultato: morte certa. L'intento «scientifico» era quello di verificare reazioni, resistenza e tempi prima del decesso. «[...] in altri casi, gli obbiettivi non [erano] riconducibili ad altro che alla perversione degli operatori medici»[38].

 

Grazie per il tempo dedicato alla lettura e alla storia.

 

 

 

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Vorrei mettere un "mi piace" ma non me la sento di esprimere un commento positivo ad un così triste pezzo di storia. 😞

E' veramente raccapricciante...

Ave!

Quintus

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Vorrei poter dire che è solo storia, che è un passato da studiare e onorare e ricordare ma veramente da consegnare alla storia, invece mi sembra che sia ancora cronaca: l'odio e l'intolleranza che hanno causato questo obbrobrio stanno tornando alla grande.

Comunque complimenti @DeAritio, questo è senza dubbio un pezzo di valore, nel senso più "alto" del termine. Grazie per averlo condiviso.

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@DeAritio come sempre un contributo impeccabile nella sua drammaticità.

Vorrei chiederti se conosci il contenuto di quegli appunti vergati sul retro.

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Il 29/6/2019 at 20:17, Quintus dice:

Vorrei mettere un "mi piace" ma non me la sento di esprimere un commento positivo ad un così triste pezzo di storia. 😞

E' veramente raccapricciante...

Ave!

Quintus

Il "mi piace" va messo in ogni caso. E' una pagina cruenta della nostra storia, purtroppo, e a questi obbrobri non ci si farà mai l'abitudine. La maggior parte delle persone non conosce questi avvenimenti ed è più che giusto vengano resi pubblici.

 

11 ore fa, goerzer dice:

Vorrei poter dire che è solo storia, che è un passato da studiare e onorare e ricordare ma veramente da consegnare alla storia, invece mi sembra che sia ancora cronaca: l'odio e l'intolleranza che hanno causato questo obbrobrio stanno tornando alla grande.

Spero non alluda all'Italia. Sono affermazioni piuttosto pesanti che invito a dibattere in altra sede.

Carlo

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