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MUSEO CORRER

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MUSEO CORRER: Il Museo Correr vanta una straordinaria raccolta numismatica che comprende la serie pressoché completa delle monete coniate dalla Repubblica di Venezia dalle origini (ca. 820 d.C.) fino alla caduta (1797). Dal IX al XII secolo, la Zecca veneziana emette monete di matrice imperiale. Le ultime risalgono a Enrico IV o V di Franconia (1056-1125). La prima emissione col nome del Doge risale a Vitale II Michiel (1156-1172) mentre, con Enrico Dandolo (1192-1205), viene introdotta una nuova moneta in argento quasi puro e di peso notevole (gr 2,18) se paragonato con i denari di allora: il ducato o grosso matapan. Non è del tutto chiaro se questa sia stata veramente la prima moneta grossa europea, ma è indubbio che la città lagunare ne determina il successo a livello internazionale facendone la “valuta” più apprezzata in tutto il bacino del Mediterraneo.Nel 1285, Doge Giovanni Dandolo, Venezia crea una propria moneta in oro, il ducato, di peso e titolo identici a quelli del celebre fiorino d’oro di Firenze. Apprezzato ben presto quanto e più del fiorino stesso, il ducato, che con il doge Francesco Donà (1545-1553) comincerà a chiamarsi zecchino, diventa la moneta per eccellenza del commercio internazionale di Venezia, destinata ad essere imitata in moltissime regioni, dall’Europa all’India. Purezza del metallo e stabilità del peso rimarranno le principali caratteristiche dello zecchino veneziano che permarrà identico persino nelle raffigurazioni per 250 anni. Dalla fine del XV secolo si scoprono nuovi giacimenti d’argento nell’Europa centrale e, più tardi, inizia lo sfruttamento dei filoni argentiferi ed auriferi delle Americhe. Ciò determina modifiche in tutte le monetazioni d’Europa, ma Venezia è la prima città ad emettere monete di nuovo tipo nel 1472 con il Doge Nicolò Tron, che fa coniare una grossa moneta in argento del valore di una lira, la cosiddetta lira tron o trono. Da questo momento la lira, che fino allora era una pura unità di conto, diventa per la prima volta una moneta effettiva. Nel corso del Cinquecento Venezia rimane una delle più importanti piazze in Occidente del mercato dei metalli preziosi, ma va perdendo centralità nell’ambito del commercio internazionale.La Zecca veneziana dà allora progressivamente vita a nuove produzioni di grande modulo e peso come il ducato e lo scudo d’argento, e anche a monete di valori estranei alla tradizione veneziana tra cui, ad esempio, lo scudo d’oro di derivazione francese (Doge Andrea Gritti 1523-1539), il leone per il Levante (Doge Francesco Morosini 1688-1694), ad imitazione dei diffusissimi leewvedaalder (talleri con il leone) olandesi o il tallero per il Levante battuto a partire dal 1756 ad imitazione del tallero di Maria Teresa ormai dominante i mercati d’Oriente.La rassegna cronologica è chiusa dalle monete coniate dall’ultimo doge, Ludovico Manin, nel 1797. Presso il Museo sono esposte anche le oselle, sorta di monete-medaglie, battute prevalentemente in argento. Il loro nome ha un’origine curiosa: fin dalla seconda metà del XII secolo il Doge soleva omaggiare i Patrizi della città a Capodanno con cinque uccelli (osei) di palude. Questo dono nel tempo fu sostituito con uno equivalente in denaro e quindi, dal 1521, con una moneta coniata appositamente, denominata appunto osella. L’uso rimase poi immutato fino al 1797.Le ultime due vetrine sono invece dedicate alle tessere, manufatti impiegati a partire dal XIV secolo per gli scopi più diversi, così come oggi le “tessere”: alcune erano utilizzate come tessere annonarie nelle distribuzione di olio e sale a famiglie indigenti, altre servivano semplicemente da contrassegni nello scambio delle merci, altre ancora erano impiegate come segno di appartenenza a congregazioni religiose o a Scuole Grandi.

by elledi, 21.03.2013

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