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Le monete della Salapia romana

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Condivido sul forum alcune interessanti notizie numismatiche inerenti uno scavo vicino alla cittadina di Trinitapoli in Puglia. Gli scavi riguardano l'antica Salapia romana. Eì interessante vedere come gli antichi abitanti abbiano tesaurizzato bronzetti di piccolo modulo addirittura di secoli prima. Mancano oro e argento tra i tipi monetali.

 

La numismatica, cioè lo studio delle monete, è una disciplina importantissima quando si studia la storia di un territorio. 
A Salapia tra il 2014 e il 2016 sono state recuperate quasi cinquecento monete che ci aiutano a raccontare la storia della città imperiale, quella tardoantica, la bizantina ed infine quella medievale.
Attraverso lo studio dei reperti monetali possiamo descrivere il ruolo economico avuto da Salapia durante la sua lunga esistenza, il suo rapporto con altre città o con i traffici commerciali che provenivano da terra e da mare. Sulle monete, ad esempio, ci sono delle sigle che ci consentono di risalire alla zecca di appartenenza e di conseguenza di comprendere con quale parte del bacino del Mediterraneo avesse maggiormente rapporti.

Ma una moneta ci fornisce anche utili informazioni sulla quotidianità, sulla vita economica dei Salapini. Ad esempio, nel V e nel VI secolo circolavano ancora tante monete, (molte battute anche secoli prima!) alcune piccolissime con un peso anche inferiore ad un grammo. Per noi sono la prova che in un momento di grande trasformazione socio-politica a Salapia si continuava ad utilizzare la moneta come strumento di scambio.
Le monete recuperate sono principalmente in bronzo che in età tardo antica dovevano rappresentare il mezzo principale per le transazioni economiche. A Salapia ne sono state recuperate quasi 250 nascoste all’interno di un piccolo contenitore in ceramica. Il gruzzolo ci riporta direttamente al proprietario, ai suoi progetti, ai suoi timori per un futuro incerto o alla speranza che se nascosti adeguatamente gli sarebbero tornati utili in un altro momento.

Breve nota curiosa: perché le monete possano fornirci informazioni utili esse devono essere pesate, misurato il diametro e, soprattutto, pulite perché possano essere identificate e catalogate. Ma alcune volte una moneta fornisce informazioni così come è, anche senza toccarla. Nel lungo processo di immobilizzazione che subisce può succedere che si “incontri” e si fondi con altri oggetti. Alcuni non sarebbero arrivati fino a noi senza questo incontro. Dall’area delle botteghe, all’interno di uno scarico di materiale ceramico, edilizio e di resti di attività domestiche proviene una moneta su cui si conserva una piccola foglia.

Fonte immagini e testo: Progetto Salapia Pagina Facebook

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Estratto da: "LE MONETE DELLA COLLEZIONE BATTISTA NEL MUSEO CIVICO DI FOGGIA" di Carla Russo

SALAPIA

Salapia (Salpia, Salpis) (etn. Salpini, Salapini, Salapitani), comune di Trinitapoli, provincia di Foggia.

Uno dei problemi più difficili dell’antica Daunia è quello riguardante l’ubicazione dell’antica Salapia, città che Strabone chiama Elpie e dice colonia dei Rodi-Coi.
La città doveva sorgere nelle vicinanze del lago detto di Salpi, situato nella parte meridionale e in riva al golfo di Manfredonia (sinus Sipuntinus); è un lago costiero diviso dall’Adriatico da una stretta lingua di terra, ai cui lati si aprono due piccoli canali, che lo mettono in comunicazione col mare. Il lago coincide con quello che gli antichi chiamavano Salpina palus o, più raramente, Salapina palus. Il nome del lago non viene ricordato nelle fonti antiche, motivo per cui tutti gli studiosi sono concordi nel considerare che il lago prese il nome dalla città che sorse sulle sue rive: l’antica città di Salpia o Salapia. D’altro lato i testi antichi sono concordi nel segnalare in questa regione una palude malsana.

Dalle fonti antiche risulta che l’antica città di Salapia occupò ben tre siti diversi, anche se vicini tra di loro. La più antica città di Salapia viene comunemente detta Salapia greca, ma si potrebbe chiamare Salapia grecoromana, oppure per distinguerla da quella romana, Salapia rodiese o anche l’antica Elpie. Riguardo alla sua ubicazione, sebbene varie siano le ipotesi degli studiosi, sembrerebbe che sia ubicata verso l’insediamento dauno rivelato dalla fotografia aerea sul Fosso Marana di Lupara nella contrada Torretta dei Monaci.

La seconda città trasferita in luogo pìù salubre, costruita dai romani nella seconda metà del I sec. a.C. (forse nel 29 a.C.) è detta Salapia romana e il suo sito è riconosciuto nei resti antichi situati sulla piccola altura conosciuta col nome di Monte di Salpi e chiaramente individuata dalla fotografia aerea.

La terza città è invece una tarda stazione industriale romana sulla litoranea adriatica conosciuta col nome di Salinae.

Per quanta riguarda il nome della città antica, le ipotesi sono varie: alcuni sono d’accordo nel ritenere che Salapia significhi «luogo del sale», per la produzione del sale che il lago lasciava spontaneamente disseccandosi; altri sostengono che il nome significhi «acqua salata» forse perché la città era situata vicino al lago formato dall’inondazione del mare.

Come risulta poi da T. Livio e da Appiano la città di Salapia ebbe un ruolo importante durante la seconda guerra punica quando fu occupata da Annibale dal 216 al 210 a.C.: ciò è testimoniato anche dalle sue monete, infatti non c’è coniazione che può essere collocata a Salapia dopo quella data.
Durante la guerra sociale fu occupata e devastata da C. Cosconio. Vitruvio nomina «oppidum Salpia vetus» mentre alla stessa città si riferisce Cicerone e forse anche Plinio il Vecchio.

Della Salapia romana ci dà invece notizie topografiche più precise Vitruvio, che la dice costruita in luogo salubre dopo che il senato accolse la richiesta dei Salapini fatta attraverso un certo M. Hostilius. I cittadini chiesero a M. Hostilius di interessarsi di loro e costui ottenne dal senato romano il trasferimento della città. La nuova Salapia, lontana quattuor milia passus ab oppido veteri (circa 6 Km.) situata in luogo salubre - salubri loco - fu costruita con le sue mura ed ebbe il suo porto aperto in mare (His confectis lacum aperuit in mare, et portum e lacum municipio perfecit). Questa nuova città fu edificata dove oggi si trova il Monte di Salpi. La città si trovava sulla sponda nord-occidentale del lago di Salpi, mentre il suo porto fu costruito sul mare, presso l’attuale Torre Pietra, dove affiorano resti di costruzioni romane (resti di un molo oggi in gran parte coperto dall’acqua).

Difficile è invece stabilire se il brano di Strabone che indica Salapia quale porto di Arpi si riferisce a questa città oppure alla «Salpia vetus».

A questo proposito gli storici non sono concordi: c’è chi pensa alla città antica, mentre altri non escludono che si tratti del porto aperto in mare di cui parla Vitruvio; infatti sembra che la notizia sia da riferire alla Salpia vetus, la quale diventò il porto di Arpi dopo il 194 a.C. quando i Romani dedussero la colonia di Sipontum con una parte del territorio tolto ad Arpi, punita così per la sua infedeltà durante le vicende della seconda guerra punica. Se questa congettura è giusta, allora pure questo passo straboniano è da riferire alla più antica città di Salapia.

La Salapia romana compare ancora nei gromatici, come pure in Tolomeo, mentre non si riscontra negli itinerari antichi, in quanto la città non veniva a trovarsi sulle grandi arterie di traffico dell’impero romano.

Sperando possa esservi utile e d'interesse così come lo è stato per me.

Ave!

Quintus

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Vi posto alcune informazioni pubblicate dagli archeologici che stanno conducendo gli scavi

H come Hostilius.

Ogni storia hai i suoi personaggi chiave. Per la storia di Salapia uno di questi fu Marcus Hostilius, vissuto nella seconda metà del I secolo a.C. È Vitruvio, in un passaggio del ‘De Architectura’ (1.4.12) a spiegarci il perché. 
Presumibilmente tra la fine del III e l’inizio del II sec. a.C. si registrò un peggioramento delle condizioni ambientali con il progressivo ristagno del corpo d’acqua che allora circondava l’antica città di Salpia Vetus. La zona diventó presto insalubre e si diffusero malattie come la malaria.
I salapini, disperati, cercarono a lungo una soluzione e fu proprio Marcus Hostilius a individuare un’area più salubre e ventilata, situata nei pressi della laguna costiera, a sole quattro miglia romane dal precedente insediamento, in cui poter rifondare la città. 
A quel punto, Marcus si recò a Roma per chiedere il permesso al senato e al popolo romano di poter trasferire l’intera comunità nel nuovo luogo designato. Ottenuto il loro benestare, egli acquistó i terreni da privati e li vendette ai Salapini al prezzo simbolico di un sesterzio a lotto. La nuova città cominciò quindi a prendere forma, con la cinta muraria, la divisione in isolati, la costruzione di case e edifici pubblici, proprio come la conosciamo oggi grazie alle prospezioni geofisiche e agli scavi in corso. 

Fu quindi l’intervento di Marcus Hostilius a ridare speranza ai Salapini che poterono trasferirsi e riorganizzarsi in un luogo che a lungo ospitó la Salapia rifondata.

 

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16 ore fa, Spoudaios dice:

Vedo due Victoriae Laetae e un Gloria Exercitvs.

C'è un report completo sul ritrovamento?

Mi hanno riferito che ci sarà una pubblicazione per le monete ritrovate durante gli scavi 

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Questo il video del ritrovamento della città di Salapia...ancora oggi si continua a scavare e a scoprire

 

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Molto interessante Claudio!

Bella rentreè la tua.

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