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UNA MONETA DI EUTIMO E FRIGILLO ECCEZIONALE: TETRADRAMMA PER SIRACUSA

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Se per caso postiamo una moneta greca....ci chiediamo se mai potremo possederne una di pari importanza e bellezza.

Da prossima asta Roma numismatics a Londra il 30 ottobre 2020

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Starting price: 18.000 GBP
Estimate: 30.000 GBP
 
Lot 74. Sicily, Syracuse AR Tetradrachm. Time of the Second Democracy, circa 415-406 BC. Dies signed by Euth(edemos?) on obverse and Phrygillos on reverse. Nude Eros driving galloping quadriga to right, holding reins in both hands; above, Nike flying to left, crowning him with wreath and holding aphlaston; in exergue, Skylla swimming to right, holding trident over shoulder, flanked by EYΘ and fish to right and leaping dolphin to left / Grain-wreathed head of the nymph Arethusa to left, wearing looped earring and necklace; ΣΥΡΑΚΟΣΙΟΝ and four swimming dolphins around, ΦPYΓIΛΛΟΣ in two lines below. Tudeer 47 (V15/R29); Fischer-Bossert 47 (V15/R29); SNG ANS 274 (same dies); Kraay-Hirmer 107 (same dies); Rizzo pl. XLII, 12 (same dies); Jameson 801 (same dies); de Luynes 1169 (same dies); HGC 2, 1334. 16.56g, 26mm, 11h.

Good Extremely Fine. A highly desirable type in exceptional condition of preservation.

From the Long Valley River Collection;
Ex Roma Numismatics Ltd., Auction XI, 7 April 2016, lot 113;
Ex collection of P.G. (Brussels), privately purchased in Munich in 2006.

This spectacular coin is part of a brief series of coins engraved at Syracuse, Akragas and a mint believed to be Kamarina, as Syracuse and her allies basked in the glory of their brilliant and total victory in the autumn of 413 BC over the Athenian expeditionary force commanded by Nikias, Demosthenes and Eurymedon.

Despite the traditionally broad dating assigned to this issue (415-405) we may deduce the date of its production on the basis of several considerations: namely, the unusual attributes of this series, the availability of metal, and the requirement for coinage.

This issue, Tudeer 46 (which shares the same obverse die) and Tudeer 51 share one highly unusual feature: Nike carries not the usual palm branch, but an aphlaston; a hemilitron attributed to Kamarina struck in the same period also displays an aphlaston as the sole reverse type. The extraordinary use of such a symbol at this time can only refer to the great naval victories won in late August and early September of 413. In the former engagement, Eurymedon was killed and many of the Athenian ships were pushed on to the shore where Syracusan-allied land forces commanded by the Spartan general Gylippos were waiting for them. With the Syracusans now blockading the harbour the Athenians on 9 September readied themselves for one last battle, but the cramped conditions in the harbour prevented them from manoeuvring and eventually forced them back onto the shore again. Abandoning their ships, they retreated to their camp leaving the Syracusans to burn or tow away what little remained of their once great fleet. This hypothesis is further reinforced by the presence of Skylla in the exergue, playfully chasing a fish with her trident over her shoulder, while a dolphin follows in her wake. This too is a symbol unique to this single Syracusan die, but not to the period: Akragas at this time also issues a famous and unprecedented type (Kraay-Hirmer 175) bearing Skylla and the Akragantine crab in great detail upon the reverse, while two majestic eagles stand proudly on the obverse, tearing at a dead hare. It has already been remarked elsewhere that that type most likely commemorates the defeat of the Athenian force (see U. Westermark, Skylla on the Coins of Akragas, DN pp. 215-223). The unusual depiction of Arethusa wreathed with grain on both this issue and Tudeer 46 may also be explained by the lifting of the blockade of the city and the threat of starvation being dispelled as food was able to be once again freely imported.

The spoils from the annihilated Athenian army would have provided ample metal on which to strike this celebratory issue (the Athenian reinforcements in 414 alone brought 300 talents - nearly eight metric tonnes of silver). Indeed, though the coins are now extremely rare, the issue must have been vast judging by the highly worn die states we see on the surviving specimens. By 406/5 however, silver was in sufficiently short supply that Akragas, Kamarina and even Syracuse resorted to emergency gold issues.

Excepting the great victory of 413 there appear to be no other occasions between 415 and 405 that would warrant the striking of so special a coinage and in such numbers. During the Carthaginian invasion of 410-409 neither Syracuse nor Akragas directly engaged the invaders, and even after the destruction of Selinos and Himera, their reactions were mild. Syracuse chose to quietly build up its fleet, while Akragas slowly expanded its army. Neither city had cause therefore in this period to expend sums as great as those which would have been required following the siege of Syracuse - soldiers, mercenaries and allies never require payment as great as when they have just concluded a successful war.
 

 

Ecco...possiamo chiudere bottega,

noi, Roma con il suo impero, Marte andante che cammina vittorioso...nelle monete imperiali.

e andare tutti a casa.

La sensibilità degli incisori di questa moneta sono stati abili al punto che...non solo di una bella moneta si tratta: ma di arte. il diritto con la quadriga è firmato da EUT(imo) e il rovescio da un certo Frigillo...che, non aveva una friggitoria...(è una battuta), ma incideva i conii nelle zecche della Sicilia e della Magna Grecia intorno al 410 a.C.

Con Roma furono ottimi gli artigiani incisori, mentre nel mondo greco l'arte si tocca con la mano e con gli occhi.

A cosa è dovuta la differenza? 

Al rapporto che i Greci avevano con la vita e la natura. La natura domina e non può essere soggiogata, tanto meno strumentalizzata. infatti Prometeo che insegnava e donava la tecnica...finì incatenato. L'uomo non poteva e non doveva strumentalizzare la natura, sarebbe stato uno sciocco e avrebbe firmato la propria rovina. Inoltre i Greci che si chiamavano tra loro "mortali" erano coscienti del destino tragico dell'uomo: la inevitabilità della morte...che è l'implosione di ogni senso. In vario modo vivevano ancora in una dimensione "magica" fidando sulla propria curiosità, intraprendenza ed intelligenza: Odisseo, che uccise i giovani principi usurpatori della propria casa che insidiavano la moglie Penelope e non ebbe pietà...li uccise tutti perchè gozzovigliavanoavano e volevano solo godere senza senso alcuno, venendo meno ad un valore fondante: quello del rispetto dell'ospitalità. Pensate ad oggi...le notti dei nostri giovani come sono simili a quelle dei Proci nell'Odissea...oggi non c'è più Odisseo: si distruggono e si sballano da soli.

Paolo di Tarso cercò di aggirare la cultura greca che ben conosceva ed ammirava: puntando sulla fede nella vita eterna; predicava dicendo: Voi non morirete mai perchè risorgerete! Gli ateniesi...nell'agorà gli risero in faccia...non per scarso rispetto ma perchè la logica e il pensiero impedivano tale credenza relegandola come illusoria e impossibile: cioè assurda!

Ma vinse Paolo, perse la cultura Greca con la sua sensibilità e il potenziale intellettuale enorme... alla fine perse anche Roma con il suo pragmatismo, in quanto era stata soggiogata dalla cultura e dalla bellezza che recavano i Greci in tutto ciò che facevano. Ciò accadde perchè Roma aveva ucciso la "libertà" delle Polis...e aveva bloccato la democrazia che aveva fatto capolino nel mondo greco. Alla fine gli umili, i soggiogati, i mediocri, i rancorosi, un po' tutti...scelsero la chiesa di Paolo. Persino i barbari poco a poco.

Vinse la cultura giudaico cristiana (Dio fece gli uomini a propria immagine e somiglianza) e la biblioteca di Alessandria prese fuoco, i parabolani del vescovo alessandrino uccisero la filosofa e matematica Ipazia che aveva capito molte cose dello spazio infinito, le scuole filosofiche di Atene vennero chiuse per sempre da GIustiniano, i templi e molte opere d'arte vennero distrutti e distrutte. Gli imperatori e i Ricchi senatori, a Roma, si fecero vescovi, papi e poi cardinali. Il pensiero libero e potente...fu posto nel buio.

Parte della modernità...è transitata per le incisioni delle monete imperiali romane: potere, pragmatismo, ricchezza, politiche imperiali, come ponte tra l'arte e l'efficienza militare del potere che dette dei buoni artigiani incisori...ma la spontaneità e la sensibilità del mondo greco...al tempo di Roma già erano inariditi in una scuola di maniera.

E' facile pensare che se il mondo avesse sviluppato e affinato il pensiero greco: il logos, la filosofia, la lirica, la sensibilità per il mondo naturale e per i limiti dell'uomo al suo confronto...non avremmo oggi il riscaldamento climatico e il sars covid19... e tutto quello che potrebbe seguirne perchè,. da tempo,  Prometeo ha rotto le catene ed è fuori controllo.

Ecco cosa possono trasmetterci del loro mondo e con il lroo mondo...solo tre monete, qui postate.

Attendiamo altri contributi dai pazienti lettori.

P.S. la critica sopra espressa non ha nulla a che vedere con Cristo o contro il Cristo. Gesù è stato  unico e meraviglioso..incarnava  il sentimento della natura...nell'animo umano e recava con se la potenza dell'amore e della bellezza, che sono tutt'uno e che sole potranno salvare il mondo dalla triste fine che sta rischiando. Il suo messaggio più autentico e sincero nemmeno è da noi perfettamente conosciuto e, certamente, non è riconducibile o rintracciabile tramite la geopolitica religiosa di Paolo.

Grazie per l'attenzione.

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Di fronte a simili capolavori ogni commento è superfluo; in quel periodo la Sicilia e Siracusa in particolare produssero capolavori assoluti. Di certo vi era un ambiente culturale capace di valorizzare ed esprimere artisti quali Evainetos,  Eukleidias,  Eutidamos, Kimon....

Di Kimon posto il decadramma che a mio avviso è il top del top della produzione siracusana; quello che più mi ha colpito, al di la della bellezza del volto frontale (!) della ninfa, è la capacità di "cogliere l'attimo" nella corsa della quadriga: il vincitore, appena superata la meta si volge indietro, i capelli mossi dal vento e dalla velocità, per assicurarsi di non avere concorrenti.

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