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Il XIII  ed il XIV secolo, particolarmente in Toscana ma non solo, fu caratterizzato da continue lotte  interne alle varie città - tra guelfi e ghibellini, tra bianchi o neri, tra bergolini e raspanti e così via - ma si videro anche continue lotte tra Firenze contro Pisa, Siena contro Firenze, Lucca contro Pisa Pisa contro Genova, Arezzo contro Perugia.

Una costante di queste piccole guerre "intercomunali" era data dal fatto che l'esercito della città che al momento aveva vinto la battaglia si accampava sotto le mura della città sconfitta e lì venivano organizzate gare di corsa sia a cavallo che a piedi (particolarmente famosa quella organizzata dai perugini sotto le mura di Arezzo dove, per massimo oltraggio, fecero correre, seminude, le prostitute che erano al seguito del proprio esercito) nonchè macabre impiccagioni di animali a simboleggiare i nemici sconfitti; tutto per schernire ed umiliare i perdenti.

A tutte queste attività spesso si aggiungeva, per ulteriore spregio, la battitura di proprie monete. In questo caso, al di là della beffe e dello scherno vi era un significato politico marcato: noi battiamo le nostre monete sotto le vostre mura come le battiamo nella nostra città perchè ora anche questo è nostro territorio.

Normalmente le monete erano battute con i conii usati normalmente; vi sono però alcuni rari casi di conii realizzati ad hoc.

Un caso è quello che risale al 1256, quando, avendo Pisa occupato parte del territorio di Lucca (guelfa a quel tempo, ed alleata di Firenze), i fiorentini (alleati di Lucca) ricacciarono gli invasori in località Ponte al Serchio. Rincorsi i nemici fin nel loro territorio, a San Jacopo in Val di Serchio, come ci informa Giovanni Villani nella sua Cronica, lì tagliarono un grosso pino e sul suo ceppo, posto il conio d'incudine, batterono un fiorino d'oro con ai piedi del Battista un rametto con tre pigne che alludevano evidentemente al pino su cui i fiorentini avevano battuto moneta in territorio pisano.

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Per par conditio occorre anche dire che nel 1363  i pisani alle porte di Firenze coniarono monete d'oro con l'aquila - simbolo orgoglioso della Pisa ghibellina -  che tiene tra gli artigli il Marzocco, simbolo di Firenze. 

Circa cento anni dopo ancora Firenze e ancora Pisa. I fiorentini, anche stavolta vincitori, battono ad Ospedaletto, praticamente sotto le mura pisane, un fiorino d'oro ed un grosso in argento ed anche stavolta il conio è "fatto su misura". Sotto i piedi del S. Giovanni una volpe, a simboleggiare i pisani.

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In più, per rincarare la dose, accanto alla testa del Battista uno spezzone di catena per ricordare la cattura delle catene che chiudevano l'imboccatura del Porto Pisano.

Insomma la moneta serviva non solo a rappresentare la potenza economica di una città o di uno stato, ma anche quella militare!

Modificato da Lugiannoni
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