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I Lvdi Saecvlares

I Lvdi Saecvlares (in italiano: Giochi Secolari) in origine chiamati Lvdi Tarentinvs, erano una celebrazione religiosa che si si componeva di sacrifici e spettacoli teatrali.  Tenuti nell'antica Roma per tre giorni e tre notti, delimitavano la fine di un saecvlvm (secolo) e l'inizio del successivo. Un saecvlvm, che probabilmente era considerato la massima durata della vita umana, era inteso durare tra i 100 ed i 110 anni. Alcuni antichi autori riportato le prime celebrazioni ufficiali dei Lvdi al 509 a.C., ma le uniche celebrazioni dimostrate sotto la Repubblica romana si tennero nel 249 e nel 140 a.C. circa. I Lvdi si svolsero nuovamente nel 17 a.C., durante il regno primo Imperatore di Roma, Augusto, successivamente si tennero celebrazioni negli anni 88 e 204 d.C.. I Lvdi si svolsero anche con l’Imperatore Claudio nell'anno 47 d.C. per celebrare l'ottocentesimo anniversario dalla fondazione di Roma il che condusse ad un secondo ciclo di Lvdi, nel 148 d.C. durante il regno dell’Imperatore Antonino Pio e nel 248 d.C. con l’Imperatore Filippo l’Arabo.

La repubblica, i primi giochi, da Lvdi Tarentinvs a Lvdi Saecvlares

Secondo la mitologia romana, i Lvdi (allora chiamati Lvdi Tarentinvs) ebbero origine da un sabino chiamato Valesius o Volusus. Il praenomen Valesus diede poi origine al nomen Valesius (testimoniato da epigrafi del VI sec. a.c.), trasformatosi successivamente in Valerius, antenato della Gens Valeria. Quando i suoi bambini si ammalarono gravemente, lui pregò i propri dei di curarli, offrendo in cambio la sua vita. Udì allora una voce gli disse di portarli a Tarentivm e di dargli da bere acqua del fiume Tiberis (Tevere), scaldata su un altare consacrato a Dis Pater (Dite) e Proserpina, divinità degli inferi. Credendo di dover viaggiare fino alla colonia greca di Taranto, nell'Italia meridionale, intraprese il viaggio con i bambini. Navigando lungo il Tiberis, gli fu ordinato da una voce di fermarsi al Campo Marzio, proprio in un luogo che si chiamava Tarentvm. Quando scaldò l'acqua del fiume e la diede ai bambini, essi guarirono miracolosamente e si addormentarono. Una volta svegliati, informarono Valesius che in sogno era apparsa loro un’ombra e gli aveva detto di fare sacrifici a Dite e Proserpina. Valesius, scavando in quel luogo, trovò un altare a quelle divinità e da allora compì il rituale come gli era stato indicato e la guarigione fu completa. In nome del miracolo accaduto a Valesius vennero istituiti i primi Lvdi Tarentinvs. Le celebrazioni dei Lvdi sotto la Repubblica romana sono scarsamente documentate, alcuni storici romani li fanno risalire al 509 a.C. mentre altri studiosi, in tempi più recenti, indicano che la prima celebrazione ben documentata ebbe luogo nel 249 a.C., durante la prima guerra punica. Secondo Marco Terenzio Varrone, un letterato del I secolo a.C., i Lvdi vennero introdotti dopo che una serie di presagi condusse alla consultazione dei Libri Sibillini da parte dei quindecemviri (collegio sacerdotale nell'antica Roma il cui ufficio precipuo era di consultare, per ordine del senato, l'oracolo della Sibilla Cumana di cui era depositario). Secondo le istruzioni contenute nei libri vennero offerti sacrifici alle divinità infernali di Dite e Proserpina a Tarentvm, presso il Campo Marzio, per tre notti. Marco Terenzio Varrone afferma anche che venne fatto il voto di far ripetere i Lvdi Tarentinvs ogni cento anni da cui i Lvdi Saecvlares, ed effettivamente un'altra celebrazione ebbe luogo nel 149 o nel 146 a.C., al tempo della terza guerra punica. Alcuni suggeriscono che i Lvdi Saecvlares del 249 e quelli del 140 a.C. si tennero entrambi sotto la pressione diretta della guerra, e che fu solamente in quest'ultima occasione che vennero ad essere considerati come una celebrazione centennale regolare. Questa sequenza avrebbe condotto ad una celebrazione nell'anno 49 a.C., ma a quanto pare le guerre civili lo impedirono. Vennero infine abbandonati con l'avvento degli Imperatori cristiani.

L’impero, i giochi di Augusto

Nel 17 a.C. i Lvdi ricevettero un nuovo impulso dal primo imperatore di Roma, Augusto. La data fu presa da un oracolo riportato nei Libri Sibillini, che imponeva che i Lvdi venissero celebrati ogni 110 anni e da una nuova ricostruzione della storia repubblicana dei Lvdi che ne colloca la prima celebrazione nel 456 a.C.. Prima dei Lvdi degli araldi furono inviati in giro per la città ad invitare il popolo allo spettacolo. I quindecimviri si riunirono sul Campidoglio e nel tempio di Apollo Palatino e distribuirono gratuitamente ai cittadini torce, zolfo ed asfalto, da bruciare come mezzo di purificazione (questi rituali potrebbero esser stati copiati da quelli in uso nei Parilia, le feste per l'anniversario della fondazione di Roma). Vennero fatte anche offerte di grano, orzo e fagioli. Il Senato decretò che un'iscrizione dei Lvdi dovesse essere realizzata al Tarentum (presso Roma), affinché giungesse ai posteri per documentarci questo loro procedimento. I sacrifici notturni non venivano fatti alle divinità infere Dite e Proserpina, ma alle Parche (o Fatae), ad Ilizie (la dea del parto) e a Tellus (la Madre Terra). Queste erano "divinità benefiche” nonostante condividessero con Dite e Proserpina la duplice caratteristica di essere greche nella classificazione linguistica e senza culto nello stato romano. Questi sacrifici notturni alle divinità greche del Campo Marzio si avvicendarono con i sacrifici diurni alle divinità romane sui colli Campidoglio e Palatino.

La notte del 31 maggio, al Campo Marzio, vennero sacrificati alle Parche 9 agnelli e nove capre femmine.
Il giorno del 1° giugno, al Campidoglio, vennero sacrificati a Giove 2 tori.
La notte del 1° giugno, al Campo Marzio, vennero sacrificati a Ilizie 27 liba, 9 pezzi per ognuno dei 3 tipi.
Il giorno del 2 giugno, al Campidoglio, vennero sacrificate a Giunone 2 vacche.
La notte del 2 giugno, al Campo Marzio, vennero sacrificata a Tellus una scrofa gravida.
Il giorno del 3 giugno, al Palatino, vennero sacrificati ad Apollo e Diana 27 liba, 9 pezzi per ognuno dei 3 tipi.

I ruoli chiave vennero ricoperti da Augusto e dal genero Marco Vipsanio Agrippa in qualità di membri dei quindecimviri; Augusto partecipò da solo ai sacrifici notturni ed accompagnato dal genero in quelli diurni. Dopo i sacrifici del 3 giugno, cori di ventisette ragazzi e ventisette ragazze cantarono il Carmen Saecvlare, composto per l'occasione dal poeta Quinto Orazio Flacco. L’inno venne cantato sul Palatino e successivamente sul Campidoglio, le sue parole si concentravano sulle divinità palatine di Apollo e Diana, più strettamente accomunate ad Augusto. L'inno aggiunge un ulteriore livello di complessità all'alternanza dei sacrifici tra divinità greche e romane, rivolgendosi alle divinità greche mediante nomi latini. Ogni sacrificio fu seguito da spettacoli teatrali. Una volta terminati i sacrifici di maggior rilievo i giorni tra il 5 e l'11 giugno furono dedicati alle commedie greche e latine, mentre il 12 giugno si svolsero le corse dei carri e l'esposizione dei trofei di caccia.

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Aureo di Augusto, 17 a.C.

Le date

Le più antiche sono molto incerte perché fonti diverse danno date diverse:

509 a.C. - alcuni storici riferiscono a questa data l'inizio dei Lvdi Saecvlares
449 a.C. - questa data ci è fornita dallo storico Valerio Massimo
348 a.C. - questa data ci è fornita dallo storico Valerio Massimo
249 a.C. - è una delle date certe, ben attestata dalle fonti
149 o 146 a.C. - ce ne informa Marco Terenzio Varrone, si era al tempo della III guerra punica
22 a.C. - Ottaviano, molto attento alle antiche tradizioni,  decide di rinverdire i Lvdi Saecvlares cui attenderà egli stesso offrendo una visibilità, una spiritualità e un'abnegazione, celebrando ininterrottamente giorno e notte, avvolto nella sua candida toga e il manto pontificale, dando un'immagine di se’ che manda in visibilio le folle

I Lvdi continuarono ad essere celebrati sotto i successivi imperatori, ma vennero usati due diversi sistemi di calcolo per determinarne le date.

47 d.C. - Claudio tenne i Lvdi Saecvlares nell'anno 47 d.C., per celebrare l'ottocentesimo anno dalla fondazione di Roma. Svetonio ci racconta che all'annuncio degli araldi di uno spettacolo "che nessuno mai aveva visto prima o mai avrebbe visto in futuro" stupì e rallegrò i romani, alcuni dei quali avevano già presenziato ai Lvdi svolti sotto Augusto

Sotto gli imperatori successivi, i Lvdi vennero celebrati sia col sistema di Augusto che col sistema di Claudio: i riti però in entrambi i casi sono ripetuti fedelmente a quelli eseguiti da Augusto.  Ciò comportò dei rituali svolti al Tempio di Venere e Roma invece che al Tarentum e la data fu probabilmente cambiata al 21 aprile, data della festività dei Parilia.

88 d.C. - Domiziano fa eseguire i Lvdi nell'anno 88 d.C., presumibilmente 110 anni dopo la celebrazione augustea prevista nel 22 a.C., si celebrano tra maggio e giugno nel Terentum.

148 d.C. - Antonino Pio segue la celebrazione di Claudio per la fondazione di Roma. Si celebrano ogni 100 anni (più o meno) il 21 aprile (festa Parilia) nel Tempio di Venere e Roma.

204 d.C. - Settimio Severo nel 204 d.C., 220 anni dopo la celebrazione Augustea. Si celebra ogni 110 anni tra maggio e giugno nel Terentum.

248 d.C. - Filippo l'Arabo segue la celebrazione di Claudio per la fondazione di Roma, si celebrano ogni 100 anni dal 21 aprile (festa Parilia) nel Tempio di Venere e Roma.

314 d.C. - 110 anni dopo i Lvdi di Settimio Severo, Costantino imperatore filo-cristiano, non indice più i Lvdi Saecvlares. Lo storico pagano Zosimo (fl. 498-518), che scrive il resoconto esistente più particolareggiato dei Lvdi, dà la colpa della decadenza dell'Impero romano all'abbandono di questo rituale tradizionale. Costantino si barcamena tra paganesimo e cristianesimo, perché in realtà fa festeggiare ogni anno a dicembre il Dies Natalis Solis Invicti in onore di Mitra.

 

Carmen Saecvlare

Febo e Diana dea delle foreste,
splendido decoro del cielo, da venerare
e sempre onorati, esaudite le cose che desideriamo
in questi giorni solenni
in cui i versi sibillini prescrissero
che vergini e fanciulli scelti e puri
cantino un inno per gli Dei che hanno
cari i sette colli!
Sole divino, che sul cocchio luminoso dischiudi
e nascondi il giorno sempre nuovo e uguale
sorgi, e nulla maggior di Roma
Possa tu vedere!
Tu, che sai propizia fai schiudere i maturi parti
come conviene, Ilizia, e che proteggi le madri,
o che voglia essere chiamata Lucina
o Genitale.
O Diva, fa crescere la prole e
prospera i decreti dei Padri per le muliebri
nozze, e per la legge maritale di nuova
prole feconda,
onde il giro fissato di cento e dieci anni
riconduca i ludi e i cantici, affollati tre volte
nel chiaro giorno, e tre volte nella
notte gioconda.
Voi che veraci annunziaste, o Parche,
una volta per sempre ciò
che il fato disse, e ciò
che i sicuri eventi confermeranno, aggiungete
fati ai fatti antichi buoni già compiuti!
La terra fertile di messi e greggi
Offra a Cerere corone di spighe;
nutrano i frutti l'acque salubri
e le aure di Giove!
Placido e mite, ora che hai riposto il dardo,
ascolta, Apollo, i supplici fanciulli;
Luna, bicorne dea degli astri, ascolta
tu le fanciulle!
Se Roma è opera vostra, e se le schiere
Troiane approdarono all'etrusco
lido con l'ordine di cambiare dei e città
con un viaggio favorevole,
cui senza infamia tra le fiamme d'Ilio
il casto Enea, superstite della patria,
aprì un cammino libero per dare ai rimasti
sorte più grande,
Dei, date buon costume ai giovani sottomessi
e ai vegliardi placida quiete,
e date alla gente di Romolo la potenza,
la discendenza ed ogni gloria;
e quanto, offrendo bianchi buoi, l'illustre
sangue d'Anchise e Venere vi chieda,
egli l'ottenga, egli nell'armi altero,
mite col nemico vinto.
Già teme il Medeo la sua mano, potente
per terra e in mare, e le latine scuri;
già Sciiti ed Indi, poco fa ribelli,
chiedono leggi.
Già Fede e Pace, e Onore e il Pudore prisco
e la Virtù negletta osano tornare;
e già beata col suo corno pieno
viene l'Abbondanza.
Se Apollo, adorno dello splendido arco,
augure e amico delle nove Muse,
che ristora le membra stanche
con l'arte salutare,
guardi benigno i colli Palatini,
di lustro in lustro proroghi lo stato romano
ed il Lazio a tempi
sempre migliori,
e Diana, che possiede l'Algido e l'Aventino,
si curi delle preghiere dei quindecemviri
ed ascolti le suppliche dei giovinetti.
Io porto a casa la buona e sicura speranza
che Giove e tutti i Numi sentano questo,
io dotto nel cantare i canti di Febo
e le lodi di Diana.

(Quinto Orazio Flacco)

Carmen Saeculare

Celebrazione per il bimillenario della morte dell'Imperatore Cesare Ottaviano Augusto
Testo di Quinto Orazio Flacco
Musica e direzione di Claudio Micheli
Coro Ruggero Giovannelli

 

Ave!

Quintus

  • Grazie 2

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Ciao @Quintus, splendida la citazione di Orazio.

L'importanza di questo evento è testimoniata anche da molte monete. Si veda ad esempio questo denario di Domiziano che celebra i Ludi dell'88 (rif. British Museum 1853,0105.28) che mostra un araldo con bastone e scettro che avrà avuto qualche funzione di rilievo nello svolgimento delle celebrazioni

https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_1853-0105-28

1853,0105.28.jpg

  • Grazie 1

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21 ore fa, Ross14 dice:

L'importanza di questo evento è testimoniata anche da molte monete. Si veda ad esempio questo denario di Domiziano che celebra i Ludi dell'88 (rif. British Museum 1853,0105.28) che mostra un araldo con bastone e scettro che avrà avuto qualche funzione di rilievo nello svolgimento delle celebrazioni

Si può immaginare che l'araldo sia quello che annunciava i ludi.

"Svetonio ci racconta che all'annuncio degli araldi di uno spettacolo "che nessuno mai aveva visto prima o mai avrebbe visto in futuro""

Sto raccogliendo qualche immagine di monete che rappresentino i ludi, a parte quelle famose di Filippo l'Arabo, Otacilia (sua moglie) e Filippo II (suo figlio).

Se vuoi partecipare sei il benvenuto!

Ave!

Quintus

  • Mi piace 1

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Complimenti per l’articolo @Quintus

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