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DeAritio

8313 - Accadde oggi... 21 febbraio 1339

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Campagne tra Parabiago e Nerviano, Milano, 21 febbraio 1339

La battaglia di Parabiago fu uno scontro verificatosi il 21 febbraio 1339 nelle campagne attorno a Parabiago e Nerviano, tra le truppe milanesi da Azzone Visconti, guidate dallo zio Luchino, contro i ribelli della Compagnia di San Giorgio guidati dallo zio Lodrisio, pretendente al titolo di Signore di Milano.

Alle prime luci dell'alba del 21 febbraio Lodrisio uscì da Legnano e decise di attaccare i nemici entrando segretamente in Parabiago da tre vie: da Canegrate, dal Sempione e lungo l'Olona. L'avanguardia dell'esercito cittadino, 2.000 fanti e 800 cavalieri al comando di Rainald von Lonrich, fu inizialmente colta di sorpresa poiché molti soldati ancora dormivano ma presto riuscì a riorganizzarsi e ad opporre resistenza. Lo scontro si svolse in un clima particolarmente freddo, ed il campo di battaglia era ricoperto da una coltre di neve. Verso mezzogiorno le difese cedettero e Rainald von Lonrich fu costretto a consegnarsi insieme a Giovanni Visconti e ai trecento cavalieri ancora in grado di combattere; i restanti duemila fanti e cinquecento cavalieri erano stati uccisi, feriti o erano fuggiti a Nerviano per dare l'allarme al resto dell'esercito.
Luchino allora si portò con le sue truppe verso Parabiago ma prima di giungervi, per sollevare il morale dei suoi uomini, fece cavalieri alcuni nobili che lo seguivano. Tra essi si ricordano il milanese Protaso Caimi, il lodigiano Lucio Vistarini, il genovese Giovanni Fieschi, i piacentini Lanzarotto Anguissola e Dondazio Malvicini della Fontana e un alessandrino degli Inviziati. Fu quindi attaccata battaglia. Si dice che i due eserciti, avendo entrambi le insegne Viscontee, per distinguersi gridassero Miles Sancti Ambrosii (Soldati di Sant'Ambrogio), per i milanesi, e Rithband Heinrich (Cavalleria di Enrico), per la Compagnia di San Giorgio. Per alcune fasi, i soldati di Lodrisio ebbero la meglio e tra le file ambrosiane si distinsero i soldati di Pinalla Aliprandi, tra i quali un certo Antonio, figlio illegittimo di Matteo Visconti, quindi ziastro di Azzone; egli fece strage di mercenari tedeschi e si impossessò del loro stendardo. Alla fine però molti comandanti milanesi furono uccisi, feriti o catturati, così Luchino trovatosi in condizioni disperate, prese una decisione estrema: si armò di lancia e furiosamente si buttò a cavallo tra le file nemiche, venne poi disarcionato, ferito, spogliato e fatto prigioniero dai Lodrisiani che lo legarono ad un noce; i suoi si persero d'animo e cominciarono la ritirata verso Nerviano. Lodrisio vide avvicinarsi la vittoria, si accampò nel centro di Parabiago paese e con i comandanti studiò le mosse per entrare in Milano, mentre i suoi soldati si davano all'ozio ed alle razzie.
I fuggiaschi raggiunsero Milano ed impauriti cominciarono a raccontare l'esito parziale della battaglia, che sembrava ormai conclusa in favore dei loro nemici. Azzone mise in allerta i militi entro le mura ed impose di chiudere tutte le porte cittadine, impedendo l'ingresso e l'uscita a chiunque. Pare poi che egli si ritirasse nella sua cappelletta privata per pregare Dio e Sant'Ambrogio. Altri però raggiunsero Rho, dove Roberto Villani trovò i rinforzi ferraresi di Ettore da Panigo e altri trecento cavalieri savoiardi, scelse quindi di riorganizzare le fila ambrosiane e si pose in marcia verso Parabiago: fu facile per lui cogliere di sorpresa le vedette e liberato Luchino, riprese a dar battaglia. I soldati di Lodrisio, disorganizzati e stanchi dopo ore di combattimento, furono presto sconfitti.

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MILANO - Azzone Visconti, 1329-1339. Grosso da 2 soldi. Ar gr. 2,89
Dr. A3O VICECOMES MEDIOLANVM Croce gigliata in doppio quadrilobo ornata di quattro trifogli.
Rv. S AMBR OSIVS Sant'Ambrogio, frontale e seduto su trono, regge pastorale e solleva la d. per benedire.
MIR 87/1; Cr. 2.

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