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Vivant Denon

MATTHEW BOULTON E LA ZECCA DI SOHO 2^ parte

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Eccomi in convalescenza ma in rapido recupero di forze e voglia di tornare alla normalità!!!

Per questo, do seguito alla storia dedicata al mio mito: Matthew Boulton con una seconda ma non finale, parte.

 

Boulton infatti divenne un produttore globale coniando monete e medaglie per un grandissimo numero di nazioni ed addirittura riuscendo ad esportare i macchinari e gli impianti necessari all’istallazione di zecche all’estero. Tutto questo sembra ancora più grandioso se si pensa alle difficoltà di comunicazione e di trasporto che potevano esistere nell’ultimo decennio del XVIII secolo.

Un altro aspetto da non sottovalutare fu la sua grande capacità di creare relazioni personali basate sulla stima e sulla fiducia sul suo nome. Tali relazioni si dimostrarono determinanti allorché la sua zecca, per ben due volte, venne incaricata dal governo inglese di coniare moneta al posto della Zecca di Stato in quanto in grado di produrre il materiale richiesto prima e molto meglio.
La sua fama internazionale, gli permise anche di contravvenire alla legge che impediva a soggetti diversi dal re, di realizzare riconoscimenti e onorificenze destinati a ricompensare gli autori di importanti azioni di valore.
La medaglia che celebra la battaglia di Trafalgar, da lui ideata e prodotta per essere donata a tutti coloro che avevano preso parte alla sconfitta della flotta francese quel fatidico 21 ottobre 1805, ne è l’esempio più eclatante.

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La straordinarietà della sua impresa, si manifesta ancora più chiaramente se si pensa al fatto che quando Boulton avviò la zecca di Soho, aveva quasi 60 anni. Pur trattandosi di un progetto di enorme complessità, l’età ormai avanzata, specialmente per quell’epoca, non lo spaventò affatto. Anzi, la mente e lo spirito erano “costretti” in un fisico che cominciava a dare segni di cedimento. Boulton infatti fu spesso malato, anche per gli eccessivi strapazzi e viaggi che compiva per far decollare il suo progetto. Ciononostante, riuscì a mantenere legami e rapporti con mezzo mondo producendo, nei venti anni fra l’apertura della zecca e la sua morte, nel 1809, oltre  seicento milioni fra monete, gettoni e medaglie.
La sua prima grande impresa fu costituita dalla produzione di milioni di token. La sfida era duplice: da una parte riuscire a produrre un numero ingente di pezzi tale da soddisfare la richiesta di monete di piccolo taglio sempre più necessarie all’emergente economia inurbata delle città industriali inglesi, dall’altra scoraggiare l’opera dei falsari con la creazione di monete di difficile contraffazione. 

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Parzialmente assimilabile a quello che successe nell'Italia degli anni Settanta del secolo scorso quando esplose il fenomeno dei miniassegni come moneta sostitutiva dei agli cartacei minori, così nell'Inghilterra della seconda metà del XVIII secolo, risultava estremamente difficile trovare moneta per remunerare giornalmente o settimanalmente gli operai delle tante piccole e grandi aziende proliferate rapidamente nelle città.
Il problema aveva una molteplicità di cause non affrontabili in questo lavoro, basti però ricordare che la zecca reale aveva coniato monete in rame per l'ultima volta nel lontano 1775 e quindi nell'ultimo decennio del secolo, quando l'inurbanizzazione delle masse provenienti dalle campagne raggiunse il suo apice, divenne dirompente la carenza di monete di piccolo taglio, indispensabili per il pagamento dei salari.
Boulton che, come già detto, da molti anni portava avanti le sue produzioni industriali prima ancora di avviare la sua zecca (sorta ufficialmente solo nel 1788), dovette più volte trovarsi di fronte a questo dilemma tanto più preoccupante per un imprenditore come lui comunque interessato a garantire delle buone condizioni di vita al suo personale .
La carenza di moneta spicciola era così preoccupante che gli imprenditori si dovettero spesso inventare metodi di pagamento a dir poco originali quali l’uso di remunerare gli operai a gruppi con monete d'argento di taglio maggiore costringendo i riceventi a dividerne il valore in monete di taglio inferiore reperibili solo dai cambiavalute e con aggi molto alti. 
La situazione veniva aggravata dal mancato ricambio con nuove emissioni del numerario legale con la conseguenza che le monete in circolazione erano spesso consunte e scarsamente intellegibili permettendo anche a falsari poco abili, di immettere sul mercato grandi quantità di monete false .
Una soluzione ingegnosa, adottata da molti imprenditori fu quindi quella di far coniare degli appositi gettoni (chiamati normalmente token) che riportando ufficialmente il marchio ed il nome dell'azienda emittente, potessero essere distribuiti ai propri operai per essere da loro impiegati per i piccoli acquisti quotidiani effettuati presso esercizi commerciali locali.
A loro volta, i negozianti avrebbero potuto riportare i token presso le aziende che li avevano emessi per ottenere in cambio il controvalore in moneta di metallo pregiato. Nel giro di pochi anni, furono coniati milioni di questi gettoni da un grande numero di officine più o meno grandi in grado di realizzare prodotti di vario valore artistico. Del resto il token svolgeva una funzione in un qualche modo anche pubblicitaria passando in migliaia di mani di potenziali clienti dell'azienda emittente. Ovviamente il mercato dei gettoni era totalmente illegale e non aveva una copertura depositata.
Ciononostante il governo non poteva che avallare l'unico stratagemma in grado di tenere in piedi l'intero sistema economico. Problematico era però il fatto che non vi fosse il benché minimo controllo sulle effettive tirature e sulla capacità concreta delle aziende di rimborsare i portatori, pericolo aggravato dall'altissimo tasso di contraffazione a cui anche i token erano soggetti.
Matthew Boulton comprese subito quanto i potenti motori a vapore sviluppati insieme a James Watt avrebbero potuto essere utili alla causa, permettendogli di realizzare dei mezzi di pagamento sostitutivi difficilmente falsificabili da essere apprezzati anche presso la corte di re Giorgio III. Non ultimo, questa missione rispondeva appieno al suo desiderio di offrire interventi utili al bene pubblico .

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Era infatti convinto che la contraffazione delle monete e dei token di rame, avrebbe permesso, alla lunga, di fornire ai falsari gli strumenti e le esperienze necessarie per poi così passare alla falsificazione delle monete in metallo pregiato (mettendo a serio rischio la credibilità ed efficienza dell'intera economia inglese) così come che le difficoltà che quotidianamente stavano riscontrando gli operai nell'incassare i loro salari, avrebbero comportato delle forti tensioni nelle aziende. Il timore di Boulton era infatti che l’armonia all’interno delle fabbriche venisse minata da queste difficoltà spingendo gli operai a richiedere l’aumento del loro salario.
La prassi della contraffazione era talmente consueta e condotta alla luce del sole che le aziende metalmeccaniche, come poteva essere lo stabilimento industriale di Soho, in grado potenzialmente di realizzare dei falsi, ricevevano degli ordinativi in tal senso. La stessa zecca di Boulton ricevette richieste per produrre monete portoghesi false e di gettoni non autorizzati, da utilizzare nell'area di Anglesey. Ovviamente Boulton si rifiutò di utilizzare i propri macchinari per questo tipo di lavoro.

fine seconda parte.
 

 

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Ciao @Vivant Denon,

grazie per questa nuova "puntata".

Sai se esiste un libro dedicato alla sua vita?  Magari in italiano? 🙂

Resto in fervente attesa della 3a parte!

Ancora grazie!

Ave!

Quintus

 

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ciao, 

 

in inglese ve ne sono a bizzeffe e tutti interessantissimi, in italiano purtroppo no e sinceramente sarebbe un mio sogno nel cassetto, poterlo realizzare. Chissà un giorno....

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