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Il benzotriazolo: un intervento conservativo

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IL CANCRO DEL BRONZO

Il benzotriazolo ha una forma granulare o di polvere di colore bianco, inodore e cristallina.  È poco solubile in acqua, ma lo è in alcool etilico puro.

Inibisce la corrosione del rame e delle sue leghe (ottone, bronzo) ed è anche usato negli studi fotografici “vecchia maniera”. Il benzotriazolo , quindi, interrompe i processi di corrosione attiva, dovuti principalmente alla presenza di ioni cloro. La concentrazione di impiego varia dal 2 al 7% in soluzione di alcool etilico puro. La corrosione è favorita da condizioni ambientali, quale le piogge acide, l’umidità del terreno, il contatto con altre monete attaccate dal cancro.

La moneta che deve essere salvata va immersa nella soluzione per un tempo che varia da un minimo di un’ora a più giorni, nei casi in cui la corrosione (una polvere di colore verdino) è penetrata in profondità. Normalmente, non si rimuove la parte sotto attacco, ma è comunque bene asportarne almeno la parte superficiale con una punta, ad esempio un bisturi, senza intaccare le parti di metallo sano per permettere una penetrazione più profonda della soluzione.

Una volta terminato il periodo di immersione, la moneta può essere estratta e sciacquata bene in acqua demineralizza, quindi asciugata con un panno pulito e morbido. Dopo di che la si deve tenere sotto osservazione anche per diversi giorni per essere sicuri che il cancro non riaffiori. In questo caso, va ripetuta l’operazione.

Precauzioni

Essendo una sostanza chimica va usata con molta cautela, perchè altamente sospettata di essere cancerogena. Va usata in luogo aerato e con mascherina, occhiali e guanti di gomma.

Io ho usato il benzotriazolo molte volte con successo: non una volta che il cancro del bronzo si sia riformato e sono passati parecchi anni dalla prima applicazione.

Quello che è tassativamente raccomandato è l’adozione delle precauzioni sopra dette.

la soluzione non può essere dispersa nell’ambiente, ma smaltita solo come rifiuto speciale, dichiarandone il contenuto.

Esistono altri metodi più innocui, che possono non dare sempre risultati apprezzabili. Li ho usati tutti prima di arrivare al benzotriazolo, ma con risultato finale poco apprezzabile.

Li descrivo lo stesso in breve. Ricoprire la zona infetta con grafite: dopo un po’ sotto riappare la polverina verdastra.

Tappare il buchino con cera: stesso risultato.

Riscaldare in forno il tondello: E’ alto il rischio di fondere il metallo.

Riscaldare la parte del tondello infettato con un accendino, tenendolo dalla parte opposta con una pinzetta per non scottarsi. Pochi secondi bastano, ma il rischio di perdere la moneta è alto. Qui qualche piccolo risultato c’è stato, ma il tondello ha cambiato colore e parte dell’ossidazione è sparita.

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In ritardo leggo questo interessante intervento di Lorenzo, molto utile per chi ama le monete in bronzo.

Confermo gli ottimi risultati che è possibile ottenere con il benzotriazolo anche se non è facile da maneggiare e spesso, non si adottano tutte le misure necessarie, peraltro la mascherina non garantisce che non venga inalato qualcosa.

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Buon giorno a tutti. Segnalo che a pagina 275 del Bollettino di Numismatica n. 44-45” del

Ministero per i beni e le attività culturali c’è un interessante articolo riguardante la “CONSERVAZIONE E RESTAURO DEI BENI NUMISMATICI”.

Tratta ampiamente l’argomento della pulitura di monete antiche e come curare alcuni attacchi chimici alle stesse, compreso l’uso del benzotriazolo per il cancro del bronzo.

Il bollettino è qui: http://www.numismaticadellostato.it/pns-pdf/BdN/pdf/BOLLNUM44-45.pdf

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Ottimo! documento da scaricare...

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