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VICTOR ET LIBER(ATOR) - CONCORDIAE

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VICTOR ET  LIBER(ATOR) - CONCORDIAE :  Vittoria e libertà - alla Concordia.  Legenda, senza dubbio singolare, diversa da quelle che appaiono sulle monete di Alfonso e dei suoi predecessori e dei suoi successori, rimasta avvolta nell’oblio per oltre 500 anni, la si torva su un Mezzo Carlino; il motivo al dritto ed al rovescio fanno pensare ad una coniazione commemorativa dell’incoronazione da distribuire a chi era stato presente alla cerimonia.

Il titolo VICTOR ET LIBERATOR al dritto si riferirebbe ai precedenti successi militari di Alfonso II ed in particolare alla liberazione di Otranto dai Turchi, un’impresa che aveva reso famoso il nome del duca di Calabria anche al di fuori dei confini del regno; le tre corone che vengono attraversate e riunite dal nastro sono le tre corone di Sicilia, Gerusalemme e Ungheria, i tre titoli che Alfonso aveva ereditato dal padre. Pio II nell’investire del regno di Sicilia Ferrante I, incoronato a Barletta dal suo legato il Cardinale Orsini, lo aveva riconosciuto come re di quei tre regni, anche se i due ultimi titoli erano solo effimeri, di ostentazione; in subordine le tre corone potrebbero indicare i regni di Aragona, Sicilia e Sardegna che il nonno Alfonso il Magnanimo aveva riunito sotto il suo scettro e su cui regnava ancora la dinastia degli Aragonesi, il ramo spagnolo in Aragona, Sicilia e Sardegna, il ramo italiano a Napoli; le cinque lettere dall’alto in basso sono un classico motto augurale per l’inizio del nuovo regno, quasi uno scongiuro davanti alla minaccia della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia ET VALEAT ET REGNET = E VIVA A LUNGO E REGNI, ma l’augurio/scongiuro purtroppo come sappiamo non funzionò; Alfonso II regnò solo un anno e morì nello stesso anno in cui lasciò il trono. 

Alla CONCORDIA alluderebbe alle sue speranze per il futuro; l’uccello, da sempre tradizionale araldo, reca un messaggio che è un altro scongiuro, un augurio di concordia, solo compattando sudditi e nobili intorno al sovrano si poteva sperare di vincere Carlo VIII e salvare il regno dalla cupidigia straniera; cosa che non si avverò e Napoli ne pagò amaramente le conseguenze, i Francesi si comportarono da spietati conquistatori, saccheggiando le ricchezze e le opere d’arte di Napoli ed inviandole in Francia, comprese le monumentali porte di bronzo di Castelnuovo, fortunatamente recuperate poi dalla flotta genovese; di colpo i sentimenti e gli umori del popolo partenopeo mutarono e da favorevoli a Carlo VII diventarono ostili al re che fu costretto a fuggire da Napoli solo otto giorni dopo il suo trionfale ingresso nella città. La riconquista del Regno venne definitivamente consacrata dalla vittoria riportata da Ferrandino sui Francesi ad Atella.

Alfonso II d’Aragona; sul ½ Carlino.

By Neapolis  20-08-2013

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