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Quintus

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  • Compleanno 27 Dicembre

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    Monetazione romana antica
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  1. La mia collaborazione con questo forum si è conclusa per vari motivi. Ora vorrei ringraziare e salutare tutti gli utenti, colleghi e, soprattutto, amici che mi sono stati vicino in questi anni. Vi prego di non scrivermi più+, neppure in privato, in quanto non so quando e se leggerò ancora i messaggi. In caso di necessità potete scrivere a TheWhiteFly su www.lamoneta.it dove, per il momento, leggo ancora anche se saltuariamente. Grazie ancora per i bei momenti di vera passione numismatica. Sarete sempre nel mio cuore. Ave! Quintus Alea iacta est!
  2. Roma, 31 maggio 455 Muore Petronio Massimo (in latino Flavius Petronius Maximus, nato nel 396 circa e morto a Roma il 31 maggio 455) è stato imperatore romano d'occidente dal 17 marzo 455 alla propria morte. Apparteneva a una delle più illustri famiglie dell'aristocrazia romana, la gens Anicia, e fece una lunga e prestigiosa carriera politica e amministrativa, culminata con il raggiungimento del patriziato. Fu coinvolto nell'assassinio dell'influente generale Ezio e in quello, nel 455, dell'imperatore Valentiniano III. Salì al trono dopo la morte di Valentiniano III, ma ebbe difficoltà a consolidare il proprio potere, tanto che volle sposare con la forza la vedova del proprio predecessore, guadagnandosi la riprovazione popolare. Dopo pochi mesi dall'ascesa al trono, alla notizia dell'arrivo dei Vandali chiamati dalla moglie Licinia Eudossia, fu ucciso dal popolo di Roma inferocito, cosa che gli risparmiò la vista della città saccheggiata dai barbari. Petronivs Mazimvs 455. Solidus, Roma. D/D N PETRONIVS MA-XIMVS P F AVG, busto diademato, drappeggiato e corazzato di Petronio Massimo a destra R/ VICTORI-A AVGGG, l'imperatore in piedi di fronte in abito militare, tiene una lunga croce nella mano destra e nella sinistra un globo sormontato dalla vittoria, il piede destro su un serpente con la testa umana, in campo, R-M; in primo piano COMOB. 4.47g. Cohen 1.; RIC 2201; Lacam pl. 4, 11 (questa copia).
  3. Loches, Francia, 27 maggio 1508 Muore Ludovico Maria Sforza detto il Moro (nato a Milano il 27 luglio o il 3 agosto 1452 e morto a Loches il 27 maggio 1508) è stato duca di Bari dal 1479, reggente del Ducato di Milano dal 1480 al 1494 affiancando il nipote Gian Galeazzo Maria Sforza e infine duca egli stesso dal 1494 al 1499, essendo al contempo signore di Genova. Durante il suo governo Milano conobbe il pieno Rinascimento e la sua corte divenne una delle più splendide d'Europa. Patrono di Leonardo da Vinci e di altri artisti di rilievo della sua epoca commissionò a Leonardo l'Ultima Cena. MILANO Ludovico Maria Sforza, il Moro, 1494-1499. Testone. Ag gr. 9,19 Dr. Busto corazzato a d. Rv. Stemma coronato accostato da tizzoni con le secchie. Cr. 6; Ravegnani-Morosini 5.
  4. Amba Alagi , regione del Tigrè, Etiopia , 17 maggio 1941 Il Duca Amedeo d'Aosta, dopo una resistenza di un mese sull'Amba Alagi contro le forze inglesi ed abissine, si arrende. Al momento dell'attacco le truppe italiane raggiungevano i 7.000 uomini tra cui un battaglione mitraglieri, un reggimento di artiglieria con 40 cannoni da 65/17 ed un reggimento di fanteria mentre il numero dei soldati britannici ammontava a 41.000 di cui 25.000 anglo-indiani e 16.000 abissini. Constava di una divisione indiana, un raggruppamento di brigate sudafricane e vari reparti indigeni. Dopo la conquista di Dessiè si unì a loro un gruppo di guerriglieri etiopici. Nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, di fronte alla travolgente avanzata dei britannici nell'Africa Orientale Italiana, il Viceré d'Etiopia Amedeo di Savoia aveva dato alle sue truppe l'ordine di proseguire la lotta nei ridotti dell'Amba Alagi, del Galla Sidama e dell'Amara. Le truppe italiane rimaste al comando di Amedeo di Savoia si ritirarono da Addis Abeba per riorganizzarsi sulle montagne dell'Amba Alagi, mentre il Galla Sidama era difeso dal generale Pietro Gazzera e l'Amhara dal generale Guglielmo Nasi. Gli italiani abbandonarono Addis Abeba il 5 aprile e la città venne occupata dagli inglesi il giorno dopo. Il 17 aprile del 1941 il duca d'Aosta si asserragliò con 7.000 uomini sull'Amba Alagi fortificandola. L'Amba Alagi è un monte alto circa 3.000 metri che fa parte di una catena montuosa formata da nove monti; nei pressi della catena montuosa si trova la strada che da Dessiè porta al nord e attraversa la catena tramite il passo Alagi, dal nome del monte che lo domina. Gli inglesi ebbero l'ordine di inseguire gli italiani ed occupare la loro posizione. Dopo tre giorni di marcia, rallentata dai numerosi tratti di strada distrutti e dalle resistenze italiane, il 22 aprile gli inglesi espugnarono la città di Dessiè, a sud dell'Amba Alagi. Alla fine del mese la situazione cominciò a complicarsi per gli italiani che si trovano senza rifornimenti, con le truppe indiane provenienti dall'Eritrea ai piedi dell'Amba guidate dal generale Cunningham. Nei primi di maggio crebbe la pressione dei britannici, ma il 3 maggio gli italiani respinsero un duplice attacco inglese: mentre un reggimento avrebbe fatto da diversivo muovendosi verso est, verso il passo Falagà, un battaglione avrebbe guidato l'attacco al massiccio centrale; entrambi gli attacchi furono respinti dagli italiani. Il 4 maggio gli inglesi riuscirono a occupare tre cime della catena grazie all'intervento dell'artiglieria. Il giorno successivo riuscirono a occupare un'altra cima, ma non arrivarono oltre per l'efficace fuoco di sbarramento operato dalle mitragliatrici italiane. Nel silenzio della notte gli inglesi riuscirono a risalire l'Amba e ingaggiarono battaglia; nel frattempo un altro gruppo di inglesi approfittò dello scontro per occupare un altro monte. Poi, l'arrivo di nuovi rinforzi inglesi consentì loro l'occupazione della nuova cima. La montagna successiva fu conquistata dopo altri due attacchi il 14 maggio. Ora rimaneva soltanto l'Amba Alagi. I soldati italiani, inferiori sia per numero che per mezzi e rimasti in pratica senza più acqua e viveri, si dovettero infine arrendere ai britannici: ciò avvenne il 17 maggio dopo una strenua resistenza e per questo gli italiani ottennero l'onore delle armi, reso non solo in omaggio all'alto appartenente della Casa Reale italiana. Poco prima della resa il Duca autorizzò gli ufficiali a lasciar tornare nei propri villaggi le truppe indigene. A fronte di tale autorizzazione - come risulta dai Bollettini del SIM (Servizio Informazioni Militare) conservati presso l'Archivio Centrale di Stato di Roma, rubricati sotto l'anno 1941 - gli abbandoni non furono superiori alla quindicina di casi. Amedeo di Savoia Duca d'Aosta Trieste - 1992 - Medaglia commemorativa 50 anni dalla morte.
  5. Raphana, Giordania, 16 maggio 218 Viene proclamato Imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino Marcus Aurelius Antoninus Augustus, nelle epigrafi: IMP • CAES • M • AVR • ANTONINVS • PIVS • FELIX • AVG, nato a Roma nel 203 e morto a Roma l'11 marzo 222), nato come Sesto Vario Avito Bassiano (Sextus Varius Avitus Bassianus) ma meglio noto come Eliogabalo o Elagabalo (Heliogabalus o Elagabalus), è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia dei Severi, che regnò dal 218 al 222, anno della sua morte. Quando l'imperatore Macrino assunse il potere dovette decidere come eliminare il pericolo costituito per il suo regno dalla potente famiglia del suo predecessore assassinato, Caracalla; il nuovo imperatore si limitò a esiliare Giulia Mesa, le sue due figlie, e il suo più anziano nipote, Eliogabalo, nella loro tenuta ad Emesa in Siria, senza confiscare i loro beni. Dopo avere passato la giovinezza a Roma, Eliogabalo assunse il rango che nella sua città di origine gli spettava per diritto familiare, diventando gran sacerdote di El-Gabal. Appena giunta in Siria Giulia Mesa iniziò a tramare con Gannys, il suo eunuco consigliere nonché tutore di Eliogabalo, per spodestare Macrino dal trono di imperatore e dare la porpora al nipote appena quattordicenne; le armi a sua disposizione erano l'enorme influenza locale che le veniva dal ruolo sacerdotale svolto dalla sua famiglia, le possibilità offerte dalla notevole ricchezza dei Bassiani, e l'insoddisfazione dell'esercito, che tanto aveva amato Caracalla quanto era ostile a Macrino per la sua politica di austerità. A quel tempo il tempio di El-Gabal era molto frequentato, soprattutto dai soldati di stanza in Fenicia e quando essi venivano a visitarlo Mesa iniziò a diffondere una falsa voce: Eliogabalo era in realtà un figlio illegittimo di Caracalla che aveva giaciuto con entrambe le figlie mentre esse erano a Roma. Tra i soldati si sparse quindi la voce che Mesa fosse molto ricca e che avrebbe pagato bene chi avesse restaurato la sua famiglia sul trono imperiale. La Legio III Gallica, di stanza a Raphana, decise quindi di fare venire Mesa e la sua famiglia nell'accampamento durante la notte: insieme alle figlie e ai nipoti Mesa giunse nel campo militare e tutti furono accolti dai soldati, che acclamarono Eliogabalo figlio di Antonino. All'alba del 16 maggio 218, Publio Valerio Comazone Eutichiano, comandante della III Gallica, dichiarò Eliogabalo imperatore. Il giovane sovrano assunse lo stesso nome di Caracalla, Marco Aurelio Antonino, per rafforzare ulteriormente la propria legittimità. La contromossa di Macrino, che si trovava ad Antiochia di Siria, fu di tentare di debellare la ribellione inviando nella regione il proprio prefetto del pretorio, Ulpio Giuliano, con un piccolo contingente militare, ritenuto sufficiente a debellare l'usurpazione. Quando le forze di Giuliano arrivarono all'accampamento il prefetto decise di iniziare un assedio per fare arrendere volontariamente i rivoltosi; ma il giorno seguente i sostenitori di Eliogabalo convinsero i soldati nemici a passare dalla loro parte: gli ufficiali furono uccisi e la testa di Giuliano fu mandata a Macrino. Ogni giorno arrivavano nell'accampamento ribelle nuovi soldati disertori in piccoli gruppi, che aumentarono il numero di sostenitori di Antonino. Macrino, in risposta, nominò prima di tutto il figlio Diadumeniano suo successore con il titolo di Cesare, e poi iniziò a fare grandi elargizioni ai soldati per guadagnarsi il loro favore; inviò poi delle lettere al Senato, nelle quali denunciava Eliogabalo come il Falso Antonino e dichiarandolo pazzo. Entrambi i consoli e altri importanti membri del governo di Roma condannarono l'usurpatore, e il Senato dichiarò conseguentemente guerra a Eliogabalo e a Giulia Mesa. Macrino e Diadumeniano furono indeboliti dalla diserzione della Legio II Parthica in seguito alle elargizioni e alle promesse fatte da Giulia Mesa, e si scontrarono con le truppe comandate da Gannys nella battaglia di Antiochia dell'8 giugno 218. Macrino, vedendo che la battaglia era ormai persa, fuggì di nascosto insieme a qualche centurione. I soldati, non vedendo più l'imperatore, iniziarono a scoraggiarsi ed Eliogabalo prese l'occasione per convincere i pretoriani che stavano combattendo per un codardo e ne fece quindi la sua guardia personale. Il giovane imperatore mandò quindi degli uomini per cercare il fuggitivo; Macrino, che si dirigeva verso l'Italia travestito da corriere, aspettandosi li aiuto dal Senato, venne catturato presso Calcedonia e giustiziato poco dopo in Cappadocia. Suo figlio Diadumeniano, mandato per sicurezza presso i Parti, fu invece catturato a Zeugma e messo a morte anche lui. Eliogabalo entrò allora vittorioso ad Antiochia, distribuì denaro ai soldati e inviò lettere di riconciliazione a Roma, estendendo l'amnistia al Senato e riconoscendone le leggi, condannando al contempo il regno del suo predecessore, affermando che Macrino "prese a disprezzare la mia età, quando lui stesso nominò imperatore suo figlio di cinque anni". Inviò messaggi anche alle legioni sparse per l'Impero per criticare il predecessore e considerò la data della sua vittoria come l'inizio del suo regno, tanto da assumere la titolatura imperiale (Imperatore Cesare, figlio di Antonino, nipote di Severo, Pio Felice Augusto, proconsole, detentore della Potestà tribunizia) senza la preventiva approvazione del Senato, violando in questo modo la tradizione, ma iniziando una pratica poi ricorrente tra gli imperatori romani del III secolo. I senatori ricambiarono l'atto di riconciliazione riconoscendo Eliogabalo imperatore e pater patriae ("padre della patria"), accettandone la pretesa di essere figlio di Caracalla, il quale fu deificato assieme a Giulia Domna, elevando sia Giulia Mesa sia Giulia Soemia al rango di auguste. Infine, il comandante della III Gallica, Comazone, divenne il nuovo comandante della guardia pretoriana, mentre Gannys divenne il prefetto del pretorio. Elagabalus. A.D. 218-222. AE sestertius (30 mm, 25.05 g, 12 h). Rome mint. D/IMP CAES M AVR ANTONINVS PIVS AVG, laureate, draped and cuirassed bust of Elagabalus right R/ P M TR P III COS III P P, emperor driving slow quadriga left, holding branch and scepter, star in field, SC in exergue. RIC 308; BMC 429; C 173. Good VF. Rare.
  6. Quintus

    Moneta romana identificazione

    Ciao! Scusami per la tardiva risposta ma non avevo visto questo messaggio! Io direi... Emessa da: Licinius I Dritto: IMP LICINIVS PF AVG, busto laureato e corazzato a destra Rovescio: SOLI INV-I-CTO COMITI, il dio Sol radiato, stante a sinistra con chlamys sulla spalla sinistra e globo nella mano sinistra, R in campo sinistro e R in campo destro Segno di zecca: R star Q Zecca: Roma, anno di coniazione 314 Riferimenti: RIC VII Roma 23, Sear 15301 Rarità: C3 Ave! Quintus
  7. Massimino il Trace Gaio Giulio Vero Massimino (in latino Gaius Iulius Verus Maximinus, nato in Tracia nel 173 d.C. circa e morto ad Aquileia Romana il 10 maggio 238), meglio noto come Massimino il Trace (Maximinus Thrax), è stato imperatore romano dal 235 alla sua morte nel 238. Fu il primo barbaro a raggiungere la porpora imperiale, grazie al solo consenso delle legioni, essendo nato senza la cittadinanza romana e senza essere neppure senatore. Fu anche il primo imperatore a non aver mai messo piede a Roma, in quanto trascorse i suoi tre anni di regno impegnato in vittoriose campagne militari. Egli fu anche il primo imperatore-soldato del III secolo. Il suo governo viene ritenuto dagli storici un vero momento di svolta della storia imperiale (anarchia militare). Massimino, da vero soldato qual era, ottenne successi militari sia lungo il fronte renano sia danubiano, dove sconfisse prima gli Alemanni e poi i Sarmati della piana del Tibisco. Massimino impose un durissimo prelievo fiscale per finanziare l'esercito e s'inimicò sia il Senato sia le élite delle città. La rivolta contro di lui partì dall'Africa, dove proprietari e coloni si ribellarono e venne acclamato Augusto il proconsole d'Africa Gordiano I che associò al potere il figlio (Gordiano II) venendo quindi riconosciuto dal senato. La rivolta fu domata dalle truppe di Massimino e i due Gordiani furono eliminati. Nel 238, però, Massimino venne infine ucciso dai suoi stessi soldati mentre assediava Aquileia nel tentativo di raggiungere Roma. Massimino fu anche uno degli uomini più alti della storia umana, misurando tra i 239 e 248 cm. circa. Valore nominale: Sesterzio Diametro: 31 mm Peso: 19,67 gr Dritto: MAXIMINVS PIVS AVG GERM, busto laureato drappeggiato e corazzato a destra visto di 3/4 da dietro Rovescio: VICTORIA GERMANICA, S-C in campo, la Vittoria stante a sinistra, tiene corona in mano destra e ramo di palma nella sinistra, prigioniero seduto con mani legate dietro Zecca: Roma Officina: 6e Anno di coniazione: fine 237-gennaio 238 a.D. Riferimento: RIC.90, Cohen 109 (8f.), BMC/RE 191 Rarità: R1 Note: Sesterzio coniato per festeggiare la grande vittoria sulle tribù Germaniche del 236 d.C. Che ne pensate? Avete qualcosa da aggiungere? Ave! Quintus
  8. Roma, 8 maggio 44 a.C. A seguito dell'adozione testamentaria da parte di Gaio Giulio Cesare, Gaio Ottavio (il futuro imperatore Augusto) cambia il proprio nome in Gaius Iulius C. f. Caesar (Gaio Giulio Cesare figlio di Gaio), forse con l'aggiunta del cognomen Octavianus. Aureo raffigurante Marco Antonio e Ottaviano.
  9. Cape Clear, Irlanda, 7 maggio 1915 Affonda il RMS Lusitania... era in navigazione dopo aver forzato il blocco imposto dai tedeschi e si trovava approssimativamente a 30 miglia da Cape Clear, in Irlanda. Il comandante Turner decise di ridurre la velocità a 18 nodi a causa della nebbia e stava dirigendo per il porto di Queenstown, era convinto di essere scortato dalla squadra incrociatori "E". Alle ore 14:10, quando si trovava a 10 miglia a sud dell'Old Head of Kinsale, incrociò il sommergibile U-20 che lanciò un solo siluro. Dopo l'impatto, a distanza di pochi minuti, a bordo ci fu una seconda esplosione non provocata dal siluro stesso, come recita il rapporto immediato del comandante Schwieger: «Lo scoppio del siluro dev'essere stato seguito da un secondo (caldaia, carbone, polvere da sparo?). Le sovrastrutture sovrastanti sono squarciate, scoppia un incendio e la nave comincia a capovolgersi verso dritta appruandosi nel contempo.» Schwieger passò il periscopio al pilota, il quale esclamò: «Dio santo, ma quello è il Lusitania!» Sulla base delle testimonianze dei fuochisti del Lusitania sopravvissuti si seppe che le caldaie rimasero intatte: la seconda terribile deflagrazione non poteva essere stata provocata se non da materiale bellico stivato nel bastimento[senza fonte]. Lo scoppio del siluro si limitò a provocare lo sbandamento laterale di 15 gradi sul lato destro ed il repentino allagamento dei carbonili, provocando una nuvola di polvere, fumo e gas di carbone che uscì dalle prese d'aria collocate intorno ai fumaioli. Accortosi che la nave aveva continuato a procedere in avanti favorendo l'allagamento, il capitano Turner ordinò l'indietro tutta, ma la pressione esercitata sulle turbine poppiere in quelle condizioni causò una vampata di ritorno che spezzò una delle condotte del vapore, scoperchiando improvvisamente uno dei condensatori sul ponte lance affollato di passeggeri. Dopo 4 minuti l'intero circuito elettrico della nave si interruppe lasciando chiunque fosse all'interno al buio. I marconisti continuavano a trasmettere grazie al generatore d'emergenza che comunque smise di funzionare poco dopo. Nel frattempo la nave continuava a procedere. Dopo 13 minuti la nave si trovava inclinata sul lato destro di 25 gradi, con gli oblò di prora completamente sommersi e imbarcava acqua al ritmo di circa 3 tonnellate al minuto. Il forte sbandamento laterale si sommava a quello longitudinale, rendendo impossibile calare a mare le scialuppe sul lato sinistro. La scialuppa n. 2 si sfasciò infatti entrobordo schiacciando i suoi passeggeri contro la plancia. La n. 4 si sfasciò sui rottami della n. 2, mentre il comandante in seconda - Anderson - cercava di convincere donne e bambini a uscire dalla n. 6, per allontanarla il più possibile fuori bordo. Nella confusione generale, i passeggeri maschi furono chiamati ad aiutare l'equipaggio ma anche le lance n. 6, 8 e 10 finirono fracassate una sopra l'altra, in un mucchio informe di rottami e di cadaveri. La n. 12 si capovolse poco prima di toccare il mare, rovesciando in acqua parte dei suoi occupanti per poi cadere sui naufraghi. La n. 14 si schiantò sul relitto della 12, la 16 precipitò sfasciandosi in acqua e la 20 si ruppe contro la fiancata della nave. La n. 18 fu oggetto di un atto di disobbedienza da parte di un passeggero - Isaac Lehmann - che nella fretta di calare la lancia la liberò senza aspettare che questa fosse uscita fuoribordo: la barca si appoggiò sul ponte dove cominciò a rotolare a causa della forte inclinazione, aprendosi varchi sanguinosi nella folla circostante. Sul lato di dritta, al contrario, le scialuppe pencolavano ad una distanza enorme dallo scafo, ma si riuscì a calarne alcune con successo. Le barche semivuote tornarono indietro a raccogliere decine di naufraghi che, dopo essersi buttati in acqua, nuotarono per raggiungere le lance. Fu il 3º ufficiale subalterno Albert Bestic a meravigliarsi dell'acqua inaspettatamente tiepida, raccontando di essersi recato nel salone-atrio di prima classe dove vide parecchi uomini agganciare le cinture di salvataggio ad alcune ceste di vimini contenenti bambini; le ceste affondarono tutte nel risucchio provocato dal rapido affondamento. Intanto il sole aveva diradato la nebbia. La nave drizzava la poppa verso il cielo, con le eliche fuori dall'acqua e la prua sommersa fino a toccare il fondo marino. Mentre lo scafo cominciava a ridiscendere in orizzontale facendo perno sulla prua, la caldaia n. 3 esplose distruggendo il terzo fumaiolo. Poco dopo anche la poppa si immerse completamente. Dal punto in cui era stata silurata, la nave aveva percorso più di 3 km. Il Lusitania affondò completamente appena 18 minuti dopo il siluramento; delle sue 48 scialuppe soltanto 6 raggiunsero Queenstown portando a termine la loro opera di salvataggio. «Il mare era pieno di rottami d'ogni genere , di morti di tutte le età, molti con indosso il salvagente. Il signor Lauriat, due marinai ed io ci dirigemmo a nuoto verso una zattera pieghevole e ci salimmo sopra, cominciando a raccogliere naufraghi finché non ne salvammo 34. Arrancammo verso la costa e due ore dopo fummo presi a bordo da un peschereccio che era la sola vela in vista.» Successe infatti che, dopo l'SOS spedito alle ore 14:15, l'ammiraglio Coke ordinò all'incrociatore Juno (che avrebbe dovuto scortare il transatlantico) di portarsi sul luogo del disastro, ma per ordini immediatamente successivi dell'ammiraglio Oliver e del braccio destro di Churchill, Fisher, il Juno rientrò ancora una volta a Queenstown nel timore di venir affondato dagli U-Boot. Molti cadaveri vennero trascinati dalle correnti sulle coste irlandesi, specie a Garretstown Strand e a Courtmacsherry Bay, dove le squadre di ricerca ricevettero un premio in denaro da parte della Cunard: una sterlina per un cadavere "normale", due sterline per un cadavere americano. Gli inglesi contarono esattamente 1 198 vittime, tra cui 123 statunitensi, mentre in realtà i morti furono 1 201: vennero infatti omessi i tre corpi dei tedeschi inviati sul Lusitania dall'attaché militare tedesco a Washington di allora, von Papen, allo scopo di fotografare eventuali materiali sospetti. I tre furono subito scoperti e tenuti a bordo come prigionieri. In seguito, il segretario personale del presidente Wilson - Joseph Tumulty - fece credere a Washington, che le spie fossero in possesso di un ordigno esplosivo mentre invece si trattava di una semplice macchina fotografica. Medaglia commemorativa della nave RMS Lusitania.
  10. Portoferraio sull'isola d'Elba, 4 maggio 1814 Sbarca esiliato a Portoferraio Napoleone Bonaparte (nato ad Ajaccio, Corsica, il 15 agosto 1769 e morto a Longwood, Isola di Sant'Elena il 5 maggio 1821) è stato un politico e generale francese, fondatore del Primo Impero francese e protagonista della prima fase della storia contemporanea europea detta età napoleonica. Nato in Corsica da una famiglia della piccola nobiltà italiana, studiò in Francia dove divenne ufficiale d'artiglieria e quindi generale durante la rivoluzione francese. Famoso grazie alle vittorie ottenute nel corso della prima campagna d'Italia, dopo il colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) assunse il potere in Francia: fu Primo Console dal novembre di quell'anno al 18 maggio 1804, e Imperatore dei francesi, con il nome di Napoleone I (Napoléon Ier) dal 2 dicembre 1804 al 14 aprile 1814 e nuovamente dal 20 marzo al 22 giugno 1815. Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805, re d'Italia dal 1805 al 1814, «mediatore» della Confederazione svizzera dal 1803 al 1813 e «protettore» della Confederazione del Reno dal 1806 al 1813. Grande uomo di guerra, protagonista di oltre venti anni di campagne in Europa, Napoleone è stato considerato il più grande stratega della storia dallo storico militare Basil Liddell Hart, mentre lo storico Evgenij Tàrle non esita a definirlo "l'incomparabile maestro dell'arte della guerra" e "il più grande dei grandi". Grazie al suo sistema di alleanze e a una serie di brillanti vittorie contro le potenze europee, conquistò e governò larga parte dell'Europa continentale, esportando gli ideali rivoluzionari di rinnovamento sociale e arrivando a controllare numerosi Regni tramite persone a lui fedeli (Giuseppe Bonaparte in Spagna, Gioacchino Murat nel Regno di Napoli, Girolamo Bonaparte in Vestfalia, Jean-Baptiste Jules Bernadotte nel Regno di Svezia e Luigi Bonaparte nel Regno d'Olanda). La sua riforma del sistema giuridico (confluita nel Codice Napoleonico), introdusse chiarezza e semplicità delle norme e pose le basi per il moderno diritto civile. La disastrosa campagna di Russia (1812), segnò il tramonto del suo dominio sull'Europa. Sconfitto nella battaglia di Lipsia dagli alleati europei nell'ottobre del 1813, Napoleone abdicò il 4 aprile 1814, e fu esiliato nell'isola d'Elba. Nel marzo del 1815, abbandonata furtivamente l'isola, sbarcò a Golfe Juan, vicino ad Antibes e rientrò a Parigi senza incontrare opposizione, riconquistando il potere per il periodo detto dei "cento giorni", finché non venne definitivamente sconfitto dalla settima coalizione nella battaglia di Waterloo, il 18 giugno 1815. Trascorse gli ultimi anni di vita in esilio all'isola di Sant'Elena, sotto il controllo dei britannici. Dopo la sua caduta il congresso di Vienna ristabilì in Europa i vecchi regni pre-napoleonici (Restaurazione). Fu il primo regnante della dinastia dei Bonaparte. Sposò Giuseppina di Beauharnais nel 1796, e in seconde nozze l'arciduchessa Maria Luisa d'Austria, l'11 marzo 1810, dalla quale ebbe l'unico figlio legittimo, Napoleone Francesco, detto il re di Roma (1811-1832). La sua figura ha ispirato artisti, letterati, musicisti, politici, filosofi e storici, dall'Ottocento ai giorni nostri. NAPOLEONE I Console (1799-1804) Med. An. 4 (1801) per la Pace di Luneville. Opus Duvivier Julius 899 Bramsen 105 Ag mm 56 Di grande rarità.
  11. Londra, 3 maggio 1979 Viene elettra primo ministro del Regno Unito Margaret Hilda Thatcher, baronessa Thatcher, nata Roberts e coniugata Lady Thatcher (nata a Grantham il 13 ottobre 1925 e morta a Londra l'8 aprile 2013), è stata una politica britannica. Fu Primo ministro del Regno Unito dal 4 maggio 1979 al 28 novembre 1990, prima donna ad aver ricoperto tale incarico ed è inoltre il primo ministro con il mandato più lungo in tutta la storia del Regno Unito. Dal 1975 al 1990 fu inoltre leader del Partito conservatore britannico. Il 7 dicembre 1990 venne insignita del titolo nobiliare di Baronessa di Kesteven nella contea del Lincolnshire. Al suo nome è legata la corrente politico-economica denominata thatcherismo, che fonde il conservatorismo con il liberismo di Milton Friedman e il periodo degli anni ottanta; nel Regno Unito è detto era thatcheriana. Era conosciuta anche come la Lady di ferro, in inglese The Iron Lady. Prima di diventare avvocato, era una ricercatrice chimica. Nel 1959 fu eletta al Parlamento in rappresentanza del sobborgo londinese di Finchley. Edward Heath nel 1970 la nominò Segretario di Stato per l'istruzione e la scienza. Nel 1975 la Thatcher, sconfitto Heath nelle elezioni della leadership del partito conservatore, divenne leader dell'opposizione e prima donna a guidare un grande partito politico nel Regno Unito. Divenne premier vincendo le elezioni generali del 1979. Giunta al 10 Downing Street, mise in atto una serie di iniziative politiche ed economiche destinate a ridurre l'elevata disoccupazione della Gran Bretagna, conseguenza della recessione e causa di forte scontento popolare. Nell’ambito di politiche economiche riconducibili alla Reaganomics, la leader conservatrice attuò una decisa deregolamentazione del settore finanziario e del mercato del lavoro (reso sempre più flessibile), privatizzò le aziende statali e ridusse l'influenza dei sindacati. La popolarità della Thatcher nei primi anni di mandato fu alquanto variabile, abbassandosi a causa della persistente recessione e del conseguente alto tasso di disoccupazione, ma impennandosi grazie alla vittoria nella Guerra delle Falkland (1982) e alla ripresa dell'economia, che la condussero ad una netta rielezione nel 1983. Nel 1984 scampò a un attentato. Nel 1987 venne rieletta per un terzo mandato. Durante questo periodo venne approvata la poll tax (tassa fissa comunale), ampiamente impopolare, mentre nel suo governo le sue opinioni sulla Comunità europea non vennero condivise da altri. Si dimise da primo ministro e leader del partito nel novembre 1990, dopo che Michael Heseltine aveva lanciato una sfida alla sua leadership che la mise in minoranza nel partito. Dopo avere lasciato la Camera dei Comuni nel 1992, fu insignita del titolo di Pari a vita come Baronessa Thatcher, con diritto a sedere nella Camera dei lord. Dopo una serie di piccoli malori, nel 2002 le fu consigliato di rinunciare a parlare in pubblico. Nonostante questo, riuscì a pre-registrare un elogio a Ronald Reagan per il suo funerale nel 2004. Nel 2013, come effetto collaterale della malattia di Alzheimer, morì a Londra a causa di un ictus all'età di 87 anni. Fu sempre considerata una figura controversa: lodata da alcuni come uno dei più grandi e più influenti politici della storia britannica, ed avversata da altri per l’incapacità di dialogo, la filosofia politico-economica improntata a un liberismo selvaggio, la mancanza di sensibilità sociale e di empatia per le fasce più deboli. Insieme a Ronald Reagan, la Thatcher è generalmente ritenuta l'esponente più importante della politica conservatrice degli anni '80. Ascension Island - 2£ - Silver Commemorative for the death of Lady Margaret Thatcher - The Iron Lady.
  12. Quintus

    Follis di Massimino ll

    Ciao, bella moneta! Volendogli dare una classificazione completa... Massimino II detto Daia Nominale: Follis Zecca: Cyzico Anno di coniazione: 308-309 D/ GAL VAL MAXIMINVS NOB C, busto laureato a destra R/ GENIO CA-ESARIS, Genio stante a sinistra, modio sul capo, nudo con chlamys sulla spalla sinistra pendente verso il basso, patera nella mano destra dalla quale esce un liquido, cornucopia nella mano sinistra, gamma in campo sinistro, MKV in esergo Rarità: comune Riferimenti: RIC VI Cyzicus 43, Sear 14724 Sperando ti esserti stato utile... spero di rileggerti presto! Ave! Quintus
  13. Tzirallum, Adrianopoli, Grecia, 30 aprile 313 La battaglia di Tzirallum o battaglia di Campus Serenus fu combattuta il 30 aprile 313 a Tzirallum (nei pressi di Adrianopoli in Grecia) tra le truppe degli imperatori romani Licinio e Massimino Daia, in lotta per il dominio sulla metà orientale dell'Impero romano. La vittoria di Licinio gli permise di dividere l'impero con il collega occidentale, il cognato Costantino I. All'inizio del 313, mentre Licinio era a Milano a stringere una alleanza con l'imperatore della parte occidentale dell'impero, Costantino, e a sposarne la sorella, Costanza, Massimino decise di ribellarsi contro il proprio collega: proclamato imperatore dalle proprie truppe, si mosse dalla Siria verso occidente, catturando Bisanzio lungo l'avanzata. Come riportato da Lattanzio, prima di ingaggiare la battaglia Licinio fece recitare alle sue truppe una preghiera a un sommo dio, ricevuta in sogno la notte prima. Probabilmente si tratta di un episodio inventato, parallelo all'analogo sogno che ebbe Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio. Licinio si fece incontro a Massimino, ingaggiandolo nei pressi di Adrianopoli e sconfiggendolo malgrado l'inferiorità numerica. Massimino fuggì dal campo di battaglia utilizzando la veste di un servo. In seguito alla battaglia Massimino fuggì a Nicomedia e lì annullò gli editti contro i cristiani, che aveva continuato ad applicare fino a quel momento; restituì inoltre le proprietà confiscate alla chiesa. Continuò la sua fuga, sempre incalzato da Licinio e anche gravemente ammalato, Massimino si tolse la vita nell'agosto 313 a Tarso e fu colpito dalla damnatio memoriae. Licinio, padrone di tutto l'Oriente, fece uccidere la moglie e i figli ancora bambini di Massimino, oltre ai funzionari superstiti; fece inoltre eliminare anche altre persone che avrebbero potuto contrastarlo, come Prisca e Galeria Valeria, rispettivamente vedova e figlia di Diocleziano, e i giovani Candidiano e Severiano, figli dei defunti tetrarchi Galerio e Flavio Severo. Secondo Lattanzio, questa era la sorte destinata agli ultimi persecutori dei cristiani. Licinio (311-313) Aureo - Zecca di Tessalonica D/ LICINIVS AVGVSTVS, busto laureato a destra R/ IOVI CONSERVATORI AVGG, sigma in campo sinistro, .SM.TS. in esergo, Giove in piedi a sinistra con fulmine e scettro, aquila con corona nel becco ai suoi piedi Rif. RIC 44a, Cohen 104 Massimino II detto Daia (310-313) Aureo - Zecca di Tessalonica (311-313) D/ MAXIMINVS AVGVSTVS, busto laureato a destra R/ IOVI CONSERVATORI AVGG, sigma in campo sinistro, .SM.TS. in esergo, Giove in piedi a sinistra con fulmine e scettro, aquila con corona nel becco ai suoi piedi Rif. RIC 44b, Cohen 122
  14. Hai ragione, mio errore... ormai arteriosclerotico ho confuso EDTA con BTA! Hai fatto benissimo ad intervenire e chiarire l'errore. Comunque al momento non sono ancora stati fatti molti studi sulla tossicità dell'EDTA e che a riguardo ci sono tesi contrastanti. Meglio comunque evitare di ingerirlo. Anche se a volte è utilizzato negli alimenti. La Scheda di dati di sicurezza - Di.MI | Dipartimento di Medicina Università di Genova riguardante l'EDTA (Acido etilendiamminotetracetico sale bisodico biidrato) riporta, comunque, le seguenti indicazioni: SEZIONE 2: Identificazione dei pericoli 2.1 Classificazione della sostanza o della miscela 2.1.1 Classificazione secondo la normativa (CE) n. 1272/2008 [CLP] Classi e categorie di pericoli Indicazioni di pericolo Tossicità specifica per organi bersaglio - esposizione ripetuta, Categoria 2 H373 Tossicità acuta, Categoria 4, inalazione H332 2.2 Elementi dell’etichetta 2.2.1 Etichettature secondo la normativa CE n. 1272/2008 [CLP] Pittogrammi relativi ai pericoli Avvertenza: Attenzione Indicazioni di pericolo H373 Può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta. H332 Nocivo se inalato. Consigli di prudenza P280 Indossare guanti/indumenti protettivi/Proteggere gli occhi/il viso. P304+P340 IN CASO DI INALAZIONE: trasportare l’infortunato all'aria aperta e mantenerlo a riposo in posizione che favorisca la respirazione. P312 Contattare un CENTRO ANTIVELENI/un medico/…./in caso di malessere. Altri pericoli nessuni/nessuno Ave! Quintus
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