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Giuseppe Gugliandolo

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Risposte pubblicati da Giuseppe Gugliandolo

  1. 1 ora fa, D.B.G dice:

    Mi sembrava alquanto eloquente in questa frase il riferimento all'intera monetazione del periodo,  in caso contrario ritieni "come non detto" il mio post. 

    Probabilmente mi sono espresso male,  il concetto che intendevo esternare è che reputo curiosa la mancanza della data in questa tipologia visto che altre monete coniate nella stessa zecca e nello stesso periodo riportano l'anno di coniazione.

    Capisco, però, che la frase da te citata possa risultare fraintendibile. 

  2. 3 ore fa, D.B.G dice:

    Mi permetto di specificare che non è la monetazione vicereale caratterizzata dall'assenza di data sulle monete dell'epoca ma siamo noi abituati a vedere monete in bassa conservazione e con annessi traumi derivanti dal metodo di coniazione quali decentrature, schiacciamenti e debolezze. 

    Nel caso specifico della moneta postata (che poi è la stessa raffigurata sul Magliocca al numero 146) non riporta effettivamente la data ma l'autore la colloca nella monetazione del I° periodo, cioè dal 14 Luglio 1621 al 11 Giugno 1623.

    Per il resto sono molte, se non la maggioranza, le monete datate, basta solo trovare esemplari più "freschi". 

    Credo si sia frainteso il messaggio. So bene che le monete del periodo hanno queste problematiche legate alla loro produzione che spesso negano la leggibilità della data, mi riferivo in particolare alla tipologia. Lo stesso problema si ripropone nelle monete siciliane contemporanee di cui sono estimatore. 

    Riguardo la datazione così precisa per questa moneta, è coadiuvata da documenti? Date così precise (addirittura il giorno di inizio e fine) farebbero presuppore di si, sarebbe interessante per approfondire la discussione. 

     

  3. Per la zecca di Palermo e Messina, se escludiamo il 2 Grani del 1815, solo monete importanti e prestigiose.

    Il 12 tarì del 1786 molto raro ma non pienamente godibile per l'aquila "decapitata". Le altre, invece, sono pure di buona qualità, peccato per la frattura nello scudo di Filippo III.

  4. Non so se mi piace meno il dritto o il rovescio 🙄

     

    Avrebbero potuto optare per altre rappresentazioni, magari più artistiche, degli stessi soggetti. È una moneta "piatta", in tutti i sensi possibili

  5. Nelle monete da tre tarì coniate dal 1753 in poi viene aggiornato il profilo del sovrano, può essere interessante notare che sia più basso e "piatto" rispetto ai profili utilizzati in precedenza sulle stesse monete che, in genere, si trovano molto più usurate e schiacciate lato testa che lato croce (questo perché il dritto aveva un rilievo maggiore) e quindi il rovescio è sempre il lato più apprezzabile di queste monete. Nelle monete successive al 1753, visti i bassi rilievi del nuovo profilo, è difficile trovare un ritratto ben impresso e ancora godibile, certamente è una moneta non facile in bella conservazione.

    Dritto: busto di Carlo drappeggiato volto a destra, CAROLVS D G SIC ET HIE REX (Carlo per grazia di Dio re di Sicilia e Gerusalemme, titolo quest'ultimo legato da secoli al trono siculo)

    Rovescio: croce greca scanalata con 3 corone ai lati superiori, in basso la data. HIS PAN    INF ANS (infante di Spana, titolo dato a tutti gli eredi presuntivi al trono di Spagna). Ai lati del braccio inferiore della croce P-N, Placido Notarbartolo, maestro di zecca che sostituì nel 1750 il padre, Francesco Notarbartolo, nello stesso ruolo

    Guardando la foto sarà sicuramente d'impatto che i caratteri al rovescio sono più grandi di quelli al dritto. Per lo stesso anno è possibile trovare monete con caratteri grandi al dritto che però non riportano la stessa leggenda (CAROLVS D G SIC ET HIE REX) ma l'ultima parola, REX, risulta abbreviata in RE o semplicemente R.

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    Particolare dov'è possibile apprezzare l'altezza dei rilievi in una moneta che, spesso, si presenta molto bassa e poco godibile.

     

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  6. Oltre 600 lotti di monete Napoletane, un asta sicuramente d'impatto, tantissime piastre e mezze tra cui spicca la mezza piastra pupillare, di grande rarità!

    Grande assente all'appello l'oro napoletano.

    Anche qua la conservazione dichiarata sembra essere molto soggettiva.  Le monete, soprattutto quelle rare, si difendono bene da sole a prescindere dalla conservazione attribuita da chi vende.

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  7. 2 ore fa, carledo49 dice:

    In tutti questi millesimi rimane comunque una costante: la difficile reperibilità di alte ed altissime conservazioni. Ma questa è una regola che però si può estendere a tantissime tipologie monetali. 

    Beh, io da appassionato di siciliane ci ho rinunciato all'alta conservazione 😁 Se capita di migliorare un pezzo bene, altrimenti mi accontento (soprattutto se si tratta di varianti particolarmente rare). 

    2 ore fa, carledo49 dice:

    Mi lasciano perplesso gli studi del Carboneri. Ritengo comunque la semplice rarità di questo millesimo un tantino più elevata, direi almeno un R2. La moneta postata non è un campione, ma un tondello destinato alla normale circolazione. Da quanto ho potuto appurare negli anni ho riscontrato che la zecca di Milano del 1859 in linea di massima non è difficile da reperire, sicuramente le altre due zecche sono più ostiche, ma non così impossibili da trovare.

    Quindi secondo te le altre le terresti massimo su R3? Mi chiedo quanto possano essere affidabili le cifre per Torino e Genova se per Milano il dato risulta completamente errato... Essendo una moneta non semplice ma comunque riscontrabile in commercio è davvero complicato ritenere affidabile un testo che la dichiara come coniata solo per alcuni campioni, se per Milano fornisce informazioni sicuramente errate qualche domanda anche sulle altre zecche me la farei... 

  8. Premesso che non è il mio campo e potrei dire fesserie incredibili.

    Possibile che un'impurità dello 0.2% in più possa giustificare la non originalità del pezzo? Si parla di inezie, la quantità di fino inficiata è davvero ridicola

    Inoltre bisognerebbe sapere su quanti pezzi è stata fatta l'analisi del metallo per le altre tipologie, dovrebbero essere tanti per avere un riscontro reale, uno o due pezzi per tipologia non credo siano sufficienti per fare una stima di questo tipo, ci può essere sempre la moneta con più impurità rispetto ad un altra tenendo conto che il metallo è per l'appunto una lega. Se poi sto sbagliando correggetemi perché non mi è chiaro proprio questa parte.

     

    Per quanto riguarda l'autenticità del pezzo non metto affatto in discussione lo scritto, anzi.

    1 ora fa, Ross14 dice:

    basandosi principalmente su un ragionamento sui dati ponderali e le equivalenze di valore dove, tuttavia, sussistono solamente delle ipotesi.

    Questo è il problema di trattare monetazioni così antiche e complesse, ma ricche di fascino, invidiate e imitate da tutti i sovrani, regnanti ed imperatori che successivamente sono venuti in contatto con le "reliquie" della romanità.

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  9. Il 22/1/2021 at 21:27, Ross14 dice:

    n ogni caso non tutti credono alla falsità di questo nominale: da NAC nel 2015 ha totalizzato 225000 CHF partendo da 100000, pur con qualche velatissimo dubbio sull'autenticità espresso nella descrizione... https://www.biddr.com/auctions/nac/browse?a=8&l=5414

    Posto la moneta conservata al British Museum, definita sul loro stesso sito "forgery" anche se viene aggiunto "ancient probably".

    https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_R-8061

     

    Gli esemplari vengono dagli stessi conii, quello del british potenzialmente è nato dopo perché ha qualche eccesso di metallo (frattura di conio?) in più in alcuni punti.

    Sono noti esemplari provenienti da altri conii? 

  10. 45 minuti fa, carledo49 dice:

    , segnalando che nella zecca di Milano vi furono coniati solo dei campioni (?). Nonostante queste premesse non si capisce come mai quelle dalla zecca di Milano siano solo R, mentre quelle di Genova siano R3 e quelle di Torino R4 come riportato in tutti i cataloghi.

    Dalla tua esperienza nel mercato ti sembrano dati oggettivi o ancora ritieni che la lira di Milano sia più rara di quanto indicato? Ed in paragone con Genova e Torino come ti sembra la presenza sul mercato? 

    Si tratta di una monetazione che non seguo però sarebbe davvero faceto che una coniazione limitata ad alcuni campioni risulti più comune rispetto alle coniazioni potenzialmente più massive effettuate nelle altre zecche

  11. 3 ore fa, danieles1981 dice:

    Oddio, si può dire che costa molto perchè è rara, ovviamente, ma dietro c'è un discorso estremamente ampio che forse una frase del genere non rende giustizia ad una moneta che è una pietra miliare (se non La pietra miliare) del collezionismo di monete del regno.

    Qualche anno fa su questi lidi si fecero alcune osservazioni proprio sulla rarità della moneta indicata.

    C'è da tener conto che la moneta in questione non solo è rara, è tipologica: non ci sono anni più comuni, è stata fatta solo nel 1914il che già le da una maggiore importanza, ha uno stile, delle impronte e una qualità di coniazione davvero invidiabile, l'iconografia è forse la più emozionante del '900 italiano e seppur presente già nei moduli da 1 e 2 lire, non è come averla su un tondello importante come quello dello scudo.

  12. 35 minuti fa, carledo49 dice:

    Entrambi, Giuseppe. Nel dopoguerra le cose peggiorano.

    Questo assolutamente, ma dopo la guerra è "giustificabile", vedere che già prima un litro di olio costasse quanto la giornata lavorativa di un operaio è quasi inquietante anche se capisco che metodi di produzione e quantità prodotte non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle attuali. 

    Nel libro "Numismatica Contemporanea Sicula" l'autore descrive una doppia oncia di Ferdinando III di Sicilia, venduta a lire 40 (il fino era equivalente a lire 25 circa). Se teniamo conto che la cosa è avvenuta nel primo periodo immediatamente successivo all'unità d'Italia direi che si tratta di una cifra enorme (c'è da dire che oggi, in asta, è una moneta che difficilmente si tiene sotto i 10.000 euro)

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