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IL VINO E LE MONETE NEL MONDO GRECO ANTICO


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C'erano città e siti che, fortunati e privilegiati dagli dei...godevano di molteplici frutti, nella moneta di Tarso su postata è evidente appunto che Baal - Ammon dona e dispensa sia la spiga che il grappolo.

Non sfuggirà che in questa moneta la figura seduta al diritto (Baal - Ammon) sostituisce la figura di Dioniso. Nel mondo dell'antico Mediterraneo la vite, l'ulivo ed i cereali erano basilari per il soddisfacimento del bisogno alimentare...unitamente all'allevamento degli ovini e di alcuni volatili. Nel mondo greco delle epoche alte e ancora nel perido arcaico Ii vino era sopratutto un alimento...oltre che, per i vitigni più pregiati...un piacere nel simposio. Il vino dava forza a chi lavorava nei campi oltre che energia e coraggio a chi andava per mare.Il vino rendeva l'oblio...aiutava nel dolore e nelle contrarietà della vita...soccorreva nel dispensare la pietas.

Insigni poeti ci hanno lasciato testimonianza con la magia della loro lirica...nel VII sec. a.C:

Archiloco :

Fr. 2 W.

Sul legno della nave la focaccia è impastata, sul legno della nave c'è il vino d'Ismaro, sul legno della nave bevo stando sdraiato.

Fr. 4 W.

Forza, passa con la coppa fra i banchi della nave veloce e togli i tappi dell'orcio concavo, attingi il vino rosso fino alla feccia, che non potremo rimanere sobri in questa veglia.

post-11590-0-99873000-1294631388_thumb.j Chios, tetrad. al rovescio nfora vinaria, dopo il 480 a.C.

Alceo:

Fr. 332 V.

Ora bisogna ubriacarsi e che ciascuno beva a forza, poiché è morto Marsilo.

Fr. 335 V.

Non bisogna abbandonare l'animo ai mali, infatti non si trae alcun giovamento affliggendosi, o Bicchis, il rimedio migliore è farci portare del vino ed ubriacarsi.

Fr. 338 V.

Zeus fa piovere dal cielo una grande tempesta, i corsi d'acqua sono gelati […], abbatti l'nverno, aggiungendo fuoco, versando senza risparmio vino dolce, avvolgendo una morbida fascia intorno alla tempia.

Fr. 346 V.

Beviamo; perché aspettiamo le lucerne? Il giorno è un dito; prendi le grandi coppe dorate, amico mio; infatti Dioniso, figlio di Semele e Zeus, diede il vino che fa dimenticare le pene. Versa mescolando una parte d'acqua e due di vino (con le coppe) piene fino all'orlo, una coppa spinga via l'altra.

Fr. 347 V.

Bagna i polmoni con il vino, infatti l'astro sta compiendo il suo giro, la stagione è insopportabile, ogni cosa ha sete per l'arsura, la cicala dalle foglie risuona dolcemente… fiorisce il cardo, ora le donne hanno avido il sesso e gli uomini senza forza il membro, poiché Sirio brucia le testa e le ginocchia.

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Paestum: lastra tombale dalla tomba del tuffatore, scena di simposio (gioco del Kottabos: consisteva nel lanciare dalla propria coppa il vino al personaggio sdraiato davanti...il quale doveva raccogliere la maggiore quantità di vino che proveniva dal retro...e così si continuava tra i commensali al comando del simposiarca. Perdeva chi rimaneva con la coppa vuota. (Nell'Italia meridionale il Simposio e l'arte del bere a giro...in comitiva, è rimasto nella cultura dell'Italia meridionale e anche centrale, con la pratica della Passatella...ove colui che comanda la bevuta dispone chi deve e non deve bere...sino a cercare l'ubriacatura di qualcuno e l'astinanza forzata dell'altro...in un gioco a volte anche crudele ed irridente.

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Naxos litra argentea, tra il 530 ed il 520 a.C. Ecco un'immagine del periodo noto, con riferimento alla Naxos Siceliota, come Calcidico. Una parte della letterettura afferente le descrizioni monetali in alcuni primari cataloghi d'asta, segnatemente d'oltre oceano, hanno cara questa attribuzione. Riscontrriamo in questa frazione lo stesso stile delle dramme arcaiche postate da Medusa poco sopra.

Il riferimento iconografico è al profilo di Dioniso al diritto della moneta ed al grappolo nel rovescio. Non ci sono spighe.

Ovviamente il riferimento figurativo monetale al grappolo o al kantharos...anzichè alla spiga (cfr. la spiga nelle coniazioni di Metaponto, sempre in epoca arcaica) o ad entrambe, può avere significato generico e teso ad accrescere l'invocazione di doni e fertilità.

Si può anche dedurre, tuttavia, che il frutto, raffigurato in ogni moneta, vogleva raffigurare la produzione agricola della Polis che coniava le specifiche monete.

Metaponto era famosa per la propria abbondante produzione ceralicola.

Tarso...era posta in luogo pianeggiante...ma nel contempo collinare (le montagne, il Tauro, non erano lontane). Probabile quindi iuna produzione abbondante di entrambi i prodotti nella città della Cilicia.

Naxos, per converso, di terra fertile ne aveva poca.

Dobbiamo dedurre che la vite meglio si prestasse al luogo, con buoni risultati, tanto da influenzare la monetazione.

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Osserviamo quindi che negli esemplari più antichi della monetazione di naxos all'immagine di Dioniso, protettore delle coltivazioni e del vino, è associato un grappolo d'uva che richiama punto la ricchezza del suolo e i vigneti dai quali Naxos traeva il suo benessere. Successivamente il Sileno, simbolo della fecondità, prese frequentemente il posto del grappolo e rimase sempre presente sulle monete di Naxos, fino alla distruzione della città avvenuta nel 403 a.C. Ma la produzione di vino in questa zona continuò anche in periodo romano, come ben documentano alcune anfore rinvenute negli scavi di Pompei, sulle quali è impresso il bollo Tauromenium, la città appunto fondata nel 358 a. C. da Andromaco e dagli esuli di Naxos.

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Dobbiamo anche considerare che l'iconografia di una coniazione non era scelta per capriccio ma bensì densa di significati, il cui intreccio può rivelarsi complesso oggi che dobbiamo interpretarlo...a tanti secoli di distanza.

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Ma non solo Dioniso ed il grappolo sono tipici della monetazione di Naxos.

Nei suoi capolavori monetali è famosa l'immagine del sileno ebbro al rovescio.

Il Sileno, secondo la mitologia greca, era una divinità dei boschi e della natura selvaggia: figlio di Pan, aveva aspetto umano con coda e orecchie equine.Era costantemente ubriaco e trascorreva il tempo inseguendo le ninfe dei boschi con atteggiamenti osceni.Nella vecchiaia il Sileno allevò Dioniso, il dio del vino, ed entrò a far parte del suo corteo durante le feste e nelle vendemmie.

Possiamo quindi anche dedurre che, essendo stata fondata Naxos da Calcidesi e da gente della Naxos cicladica, in qualche modo questi ultimi ebbero decisione nelle tipologie di coniazione, segnatamente ove si rammenti il cantaro e la testa di Dioniso. La città, prima della distruzione ultima e definitiva del 403 a.C., per mano dorica cioè siracusana, aveva già conosciuto cedimenti e deportazioni, segnatamente nella prima metà del V secolo.

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E' fondamentale osservare che, tali deportazioni incisero maggiormente sull'elemento euboico (Calcidese) della popolazione, Ed era questo l'Ethnos che la potenza dorica, ben rappresentata e mediata nell'isola da Siracusa, intendeva piegare alla propria spinta egemonica. Probabilmente coloro che discendevano dall'ethnos cicladico, in qualche modo, ebbero a soffrire di meno...ed infatti il kantharos (tipico nella monetazione dell'isola di Naxos) e il Sileno (figura legata all'antica cultura dell'isola cicladica) furono ampiamente raffigurati. Il cantaro, specificamente, sia da solo in alcune frazioni che nella coppa che il Sileno porta alle labbra nei famosi rovesci monetali maggiori. Su questa linea può avere spessore l'ipotesi che tali figurazioni abbiano incontrato il favore delle famiglie dominanti...dopo che i maggiorenti di Stirpe Calcidese furono allontanati o cercarono altra fortuna tra Tauromenio e la valle dell'Alcantara.

post-11590-0-08975000-1294630621_thumb.j Tetrad. Naxos delle Cicladi. Simile alla successiva nell'impostazione del diritto. Rov. Cratere dove vino ed acqua venivano mischiati..anche con sostanza dolcificanti od aromatizzanti, in parti a volte canoniche altre volte a scelta del momento. Difficilmente tuttavia, si beveva vino puro in Grecia se non in momenti critici dove urgeva esaltazione e/o coraggio.

post-11590-0-26941500-1294631119_thumb.j Tetradr. Naxos siceliota. Rov. kantharos alle labbra del sileno.

A rafforzare l'ipotesi su espressa invito i lettori a notare che la comparazione stilistica dei due tetradrammi, il primo della Naxos cicladica 380 a.C. ma ce ne sono con datazione anteriore (Dioniso e cantaro) e la seconda della Naxos siceliota (dioniso e sileno) 420 a.C., mostra una impostazione analoga del Dioniso di profilo. Anche se con indubbie differenze di particolari e con resa qualitativa differente (più naturale, ricca e magistrale nel tetra siceliota, più schematica la resa nell'isola delle cicladi) l'impronta iconografica e l'idea dell'impostazione è la medesima.

Auspico che le differenze di resa e le similitudini di fondo, illustrate per la compiuta esegesi stilistica delle due monete, sia di semplice cognizione e tecnicamente digeribile, così da non dare adito ad incomprensioni.

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