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UN SIMBOLO SU MONETA ELLENISTICA: MISTERIOSO?


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Salve, si tratta di un simbolo che ricorre soprattutto nella monetazione dei re di Battria. Nel mio libro "I Numeri svelati. Alla ricerca delle notazioni numeriche riportate sulle monete greche" interpreto in chiave numerica molti monogrammi riportati su alcune monete greche: per me, cioè, in alcuni casi i monogrammi non erano altro che numeri (espressi con le stesse lettere dell'alfabero, che aiutavano a tenere il conto delle monete emesse. Poichè l'unità monetaria base in Grecia era la dracma tali numeri erano espressi in dracme anche se riportati su monete di valore superiore (ad esempio tetradrammi). Ecco dunque come interpreto quel simbolo riportato su alcune monete di Demetrio I re di Battria (200-185 a.C.)....

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e su alcune monete emesse nel 185-170 a.C. da Agatocle re di Bactria per commemorare il predecessore Eutidemo I  

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L'immagine riportata in apertura di discussione pare appartenere proprio ad una moneta simile al secondo pezzo del mio post precedente...

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22 ore fa, Menelao dice:

Salve, si tratta di un simbolo che ricorre soprattutto nella monetazione dei re di Battria. Nel mio libro "I Numeri svelati. Alla ricerca delle notazioni numeriche riportate sulle monete greche" interpreto in chiave numerica molti monogrammi riportati su alcune monete greche: per me, cioè, in alcuni casi i monogrammi non erano altro che numeri (espressi con le stesse lettere dell'alfabero, che aiutavano a tenere il conto delle monete emesse. Poichè l'unità monetaria base in Grecia era la dracma tali numeri erano espressi in dracme anche se riportati su monete di valore superiore (ad esempio tetradrammi). Ecco dunque come interpreto quel simbolo riportato su alcune monete di Demetrio I re di Battria (200-185 a.C.)....

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@Menelao sono estremamente colpito dalla tua ricerca e studio sulle quantità emesse ed espresse attraverso monogrammi. Tuttavia ho una perplessità sulle "parentesi" tipo la moneta 1. Se infatti si suppone che i numeri espressi nel monogramma siano K x P , perchè dobbiamo pensare - anche se potrebbe essere perfettamente logico  -  che vi sia un sottinteso  x1,000?

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27 minuti fa, Lugiannoni dice:

@Menelao sono estremamente colpito dalla tua ricerca e studio sulle quantità emesse ed espresse attraverso monogrammi. Tuttavia ho una perplessità sulle "parentesi" tipo la moneta 1. Se infatti si suppone che i numeri espressi nel monogramma siano K x P , perchè dobbiamo pensare - anche se potrebbe essere perfettamente logico  -  che vi sia un sottinteso  x1,000?

Perchè in greco le cifre venivano espresse in decine (dekades), centinaia (hekatontades), migliaia (chiliades), decine di migliaia (myriades) e centinaia di migliaia (dekakismyriades): così, ad esempio, Luciano (Scytha 10) per designare “i dieci oratori attici” dice “ē Attikē dekas, cioè “la decina attica”; Platone (Fedro 257) per indicare la cifra di 9.000 anni usa l’espressione “ennea chiliades etōn”, vale a dire “nove migliaia di anni”; Erodoto (Storie 3,91) parla di myrias medìmnōn, “una miriade di medimni di grano” per indicare “diecimila medimni di grano”; nel Libro di Daniele il profeta ha una visione di Dio in cui “mille migliaia (chiliai chiliades) lo servivano e diecimila miriadi (myriai myriades) lo assistevano” (Dn. 7,10); Plutarco (Mario 34) usa l’espressione “myriadōn epta ēmisous priasthai”, “comprare per sette miriadi e mezza (di dracme)”. Oltre che nella formazione delle cifre del sistema numerale attico o acrofonico, il criterio della moltiplicazione a volte era utilizzato anche nei testi scritti e nel linguaggio corrente per indicare delle quantità utilizzando aggettivi numerali cardinali, aggettivi numerali collettivi o avverbi moltiplicativi (non utilizzando quindi simboli numerici): la cifra che si intendeva indicare, cioè, non veniva indicata direttamente ma si otteneva da una moltiplicazione tra le quantità indicate da due o più aggettivi numerali cardinali, tra un aggettivo numerale cardinale e un aggettivo numerale collettivo (es. “decina”, “trentina”, etc.) o tra un cardinale ed un avverbio moltiplicativo. Demostene (Sulla corona, 237), ad esempio, esprime il numero di 15.000 stranieri con l’espressione “myrioi men kai pentakischilioi xenoi”, “diecimila e cinque volte mille stranieri”; Eschilo (Persiani, 323) denota la quantità di 250 navi per mezzo dell’espressione “pentēkonta pentakis neōn”, “cinque volte cinquanta navi”, mentre indica la quantità di 300 navi con “triakades deka neōn”, “dieci trentine di navi” (Persiani, 339): come si vede, per sapere qual è la quantità a cui si allude nel primo caso bisogna moltiplicare 5 x 50 per avere il totale di 250 e nel secondo caso è necessario moltiplicare 10 x 30 per ottenere la quantità di 300.

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Nella mia visione i monogrammi erano appunti interni destinati al personale della zecca per cui erano in qualche modo criptici: servivano come promemoria senza essere ingombranti. In tale ottica sono ben ammissibili delle approssimazioni e delle grandezze sottintese. Cosa diversa sarebbe stata se quelle cifre avessero dovuto indicare il valore "facciale" della moneta (esempio 100.000 lire): in tal caso uno o più zeri sottintesi avrebbero certamente ingenerato confusione...

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8 minuti fa, Menelao dice:

Nella mia visione i monogrammi erano appunti interni destinati al personale della zecca per cui erano in qualche modo criptici: servivano come promemoria senza essere ingombranti. In tale ottica sono ben ammissibili delle approssimazioni e delle grandezze sottintese. Cosa diversa sarebbe stata se quelle cifre avessero dovuto indicare il valore "facciale" della moneta (esempio 100.000 lire): in tal caso uno o più zeri sottintesi avrebbero certamente ingenerato confusione...

Plausibile. Complimenti per il bel lavoro di ricerca!

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Distratto dall'interesse per le idee di Spoudaios...mi ero dimenticato di lasciare i like sacrosanti.

Ho provveduto anche se in ritardo.

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