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8272 - Accadde oggi... 2 aprile 742


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2 aprile 742

Nasce Carlo, detto Magno o Carlomagno o Carlo I detto il Grande, (in latino Carolus Magnus, in tedesco Karl der Große, in francese Charlemagne, nato il 2 aprile 742 e morto ad Aquisgrana il 28 gennaio 814), è stato re dei Franchi dal 768, re dei Longobardi dal 774 e dall'800 primo Imperatore dei Romani, incoronato da papa Leone III nell'antica basilica di San Pietro in Vaticano.

Quasi contemporaneamente a Carlomanno, moriva anche papa Stefano III. Al soglio pontificio venne eletto papa Adriano I, che invocò l'aiuto di Carlo contro la tradizionale e mai sopita minaccia longobarda. Desiderio, preoccupato per il pericolo di una nuova alleanza tra Franchi e Papato, inviò un'ambasceria presso il nuovo pontefice, che però fallì miseramente perché Adriano I lo accusò pubblicamente di tradimento per non aver rispettato i patti di consegnare alla Chiesa i territori a suo tempo promessi.
Desiderio passò quindi all'offensiva, invadendo la Pentapoli. Carlo, che in quel momento stava organizzando la campagna contro i Sassoni, cercò di riappacificare la situazione suggerendo al Papa di donare un cospicuo quantitativo d'oro a Desiderio per riottenerne in cambio i territori contesi, ma il negoziato fallì e Carlo, di fronte all'insistenza del Papato, si trovò obbligato a muovere guerra ai Longobardi, e nel 773 entrò in Italia.
Il grosso dell'esercito, comandato dal sovrano stesso, superò il colle del Moncenisio e, ricongiuntosi con il resto delle truppe che aveva seguito un altro percorso, mise in fuga le armate di Desiderio presso le Chiuse di San Michele, non prima di aver tentato un nuovo approccio diplomatico. Le numerose defezioni e l'ostilità di molti nobili contro la politica del loro re, costrinsero Desiderio ad evitare lo scontro campale e a rinchiudersi nella sua capitale Pavia, che i Franchi raggiunsero nel settembre 773 senza aver incontrato alcuna resistenza, e che cinsero d'assedio. Carlo non aveva alcuna intenzione di prendere la città con la forza, e infatti lasciò che capitolasse per fame ed esaurimento delle risorse, dopo nove mesi di assedio; periodo che il re franco occupò per mettere a punto le linee della sua politica nei confronti dei Longobardi, del Papato e dei Bizantini che ancora occupavano stabilmente il meridione d'Italia.
Carlo volle tra l'altro sfruttare il periodo di forzata inattività dovuta all'assedio per recarsi a Roma per festeggiare la Pasqua e incontrare Adriano I. Giunto in città il Sabato santo del 774, fu accolto dal clero e dalle autorità cittadine con tutti gli onori e, secondo il biografo pontificio, personalmente dal Papa sul sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano, che lo accolse con familiarità ed amicizia e con gli onori spettanti al patrizio dei Romani. Davanti alla tomba di Pietro suggellarono con un solenne giuramento la loro “amicizia” personale (ma soprattutto politica) e il pontefice ottenne, d'altra parte, la riconferma della donazione, fatta a suo tempo da Pipino il Breve a Stefano III, dei territori longobardi attribuiti in precedenza alla Chiesa.
Ma si trattava di territori ancora da conquistare, e per alcuni di essi (Venezia, l'Istria e i ducati di Benevento e Spoleto) in seguito la “restituzione” alla Chiesa non fu neanche mai presa seriamente in considerazione: l'accordo, in realtà, non fu mai veramente onorato e anzi Carlo, dopo aver conquistato il Regno longobardo, evitò per diversi anni di incontrare personalmente il Papa, il quale non gradì certo questo atteggiamento ed ebbe più volte a lamentarsi dell'indifferenza del re franco in merito alle sue richieste[16]. Considerate le numerose analogie con il documento di donazione di Carlo, secondo gli storici potrebbe collocarsi in questo periodo la compilazione del documento noto come “Donazione di Costantino”, il falso storico, ritenuto autentico per secoli, sulla base del quale la Chiesa ha fondato i suoi presunti diritti temporali.
Carlo rientrò all'accampamento di Pavia, che nel giugno 774 capitolò. Già diverse città erano state conquistate dai Franchi e consegnate al Papa, e insieme alla capitale crollò dunque l'intero Regno longobardo, peraltro già indebolito da contrasti interni alla nobiltà e dai frequenti cambi della dinastia regnante. Re Desiderio si arrese senza opporre ulteriore resistenza e gli stessi Longobardi si sottomisero ai Franchi e al loro sovrano, che il 10 luglio 774, a Pavia, assunse il titolo di Gratia Dei Rex Francorum et Langobardorum et Patricius Romanorum cingendo la Corona Ferrea. Desiderio fu rinchiuso in un monastero, mentre il figlio Adelchi riparò presso la corte dell'imperatore bizantino Costantino V.
Salvo alcuni interventi di carattere prevalentemente amministrativo, Carlo mantenne in Italia le istituzioni e le leggi longobarde e confermò i possedimenti e i diritti ai duchi che avevano servito il precedente re; il ducato di Benevento rimase indipendente ma tributario al re franco, e solo nel ducato del Friuli, all'inizio del 776, Carlo dovette intervenire per sedare una pericolosa sollevazione guidata dal duca Rotgaudo che aveva tentato di coinvolgere i duchi di Treviso e di Vicenza rimasti in carica; li affrontò in battaglia e riconquistò le città ribelli, pacificando l'Italia del Nord. Ma nel resto della Penisola il rafforzamento del suo potere sull'antico Regno longobardo avvenne con relativa tranquillità.

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PAVIA - CARLO MAGNO (774-814) - Denaro (1,70 g; 22,1 mm)
D/ + CARLVS REX FR Nel campo croce entro circolo perlinato.
R/ + PAP¥ IA Nel campo monogramma crucigero di Carlo, entro circolo perlinato.
Brambilla ?; Castellotti 17; MIR tipo 811 Ag

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