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La Firenze del XIV secolo è già uno dei più importanti centri economici dell'Italia, malgrado le intrinseche debolezze del sistema  bancario-finanziario basato in gran parte sui prestiti e finanziamenti ai vari sovrani, principi e condottieri; ovviamente le fortune o sfortune in guerra di costoro determinavano la loro capacità o incapacità di restituzione dei prestiti, con conseguente successo o fallimento dei Banchi prestatori.

I prestiti e pagamenti di grosse somme venivano  effettuati con monete d'oro e tra queste il fiorentino "fiorino" a 24 carati era un elemento di garanzia; garanzia che era però minacciata non solo dai falsari - per i quali era previsto il rogo - ma anche dall'uso prolungato e dai molti che limavano o ritagliavano i bordi delle monete, diminuendone il peso e quindi il valore.

Per evitare questioni e contestazioni da parte di chi riceveva il pagamento in oro, il Governo della città fiorentina istituì l'ufficio del Maestro del Saggio; a questi, quando necessario, venivano portate le monete d'oro che si voleva utilizzare per il pagamento quindi, una volta verificatone l'autenticità, il buon stato di conservazione e, fondamentale, il giusto peso, le monete - di regola 100 -  venivano chiuse in un sacchetto in pelle sigillato dal Maestro. In tal modo era la stessa Repubblica di Firenze che si faceva garante, tramite il timbro del Maestro del sigillo, dell'autenticità e del peso delle cento monete. Questo sistema perdurò fino alla fine del XV secolo, quando venne via via sostituito dalle note di credito, certamente più agevoli, specie per la soluzione di grosse somme e meno soggette a rischio di furto o perdita.

Veniamo ora a Scarlino, piccolo centro della Maremma tra Piombino e Grosseto e che allora era il luogo più a sud della Signoria piombinese.

Nel 1982, durante la campagna di scavi  nell'area della Rocca - scavi effettuati sotto la direzione di Riccardo Francovich, un amico tragicamente e prematuramente scomparso - fu rinvenuta, in una nicchia muraria della chiesa della Rocca stessa, una brocca con all'interno 100 monete d'oro (24 sanesi, 29 fiorini, 3 fiorini d'Ungheria, 1 ducato di papa Martino V, zecca di Bologna, 3 ducati di Genova, 4 di Milano, 21 veneziani e 15 della zecca di Roma). Tutte le monete non vanno oltre la prima metà del '400. Questo peraltro spiega verosimilmente la mancanza di monete del regno di Napoli, che proprio in quel periodo tentava, inutilmente, di assediare e conquistare Piombino.

Il numero, l'ottima conservazione ed il peso assai vicino a quello standard fanno ragionevolmente pensare che si fosse trattato del contenuto di un vero e proprio "fiorino di sigillo" il cui contenuto, una volta ricevuto il pagamento, era stato nascosto in una brocca. Vuoi la presenza delle truppe napoletane nella zona (1448) vuoi per la peste che si scatenò poco dopo, lo sfortunato proprietario non tornò mai e recuperarlo. 

Unisco le immagini delle monete, tratte da un opuscolo redatto a cura del Comune nel 1991 in occasione dell'esposizione permanente del tesoro nel piccolo ma interessante centro di documentazione.

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<Melius est dare quam accipere>

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