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ANTONINVS PIVS, sesterzio CONSECRATIO


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Antonino Pio

Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio, nato come Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino (in latino: Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius, nato a Lanuvio il 19 settembre 86 a.D. e morto a Lorium il 7 marzo 161 a.D.) comunemente noto come Antonino Pio.

E' stato un imperatore romano dal 138 a.D. al 161 a.D.. Imperatore saggio, l'epiteto "pius" gli venne attribuito per il sentimento di amore filiale che manifestò nei confronti del padre adottivo che fece divinizzare. Il suo regno fu caratterizzato da un'epoca di pace interna e di floridità economica. L'unico fronte in movimento fu quello in Britannia, dove Antonino avanzò oltre il Vallo di Adriano, facendo erigere un altro vallo più a nord, che però fu abbandonato dopo solo venti anni dalla costruzione. Antonino mantenne sempre un atteggiamento deferente verso il senato, amministrò saggiamente l'impero evitando sperperi e non avviò nuove costruzioni importanti o riforme urbanistiche. Fu attento alle tradizioni religiose senza però perseguitare i culti non ufficiali. In questo periodo l'impero ottenne il pieno consenso delle "elite cittadine" e delle province, che beneficiavano ampiamente della Pax Romana.

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Valore nominale: Sesterzio
Diametro: 34 mm
Peso: 20,60 gr

Dritto: DIVVS ANTONINVS; busto nudo a destra
Rovescio: CONSECRATIO, S C (esergo); una pira funebre sormontata da una quadriga

Coniato sotto: Marco Aurelio
Zecca: Roma
Anno di coniazione: 161 d.C.
Riferimento: RIC 1266, COHEN 165, BMC/RE.879 (Marcus Aurelius)
Rarità: R1
Note:

Ogni commento è il benvenuto!

Ave!

Quintus

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Il sesterzio di consacrazione di Antonino Pio con la pira è una moneta abbastanza comune, tuttavia questo rovescio risulta sempre piuttosto attraente.

Il sesterzio postato, pur con un certo grado di usura, risulta ancora gradevole e con una patina genuina (@Quintus sempre complimenti!)

Antonino Pio fu il primo imperatore per il quale venne rappresentata la pira sulle monete. Si ha solo un precedente: quello della moglie Faustina II morta nel 140, ben 21 anni prima del marito. Da questo momento in poi la pira sulle monete di divinizzazione divenne un cliché imprescindibile.

Per la descrizione della pira e della relativa celebrazione funebre riporto il passo esaustivo di Erodiano (riferito a Settimo Severo) ho già citato nel mio libro su Faustina II. 

Erodiano, Storia dell’impero dopo Marco Aurelio 4, 2.

“E’ infatti costume dei Romani celebrare l’avvento tra gli dei di quegli imperatori che muoiono lasciando i propri figli sul trono; questo rito si chiama Apoteosi e nel corso di esso può notarsi in tutta la città un miscuglio di lutto e di cerimonie festive. Infatti si seppelliscono con un solenne funerale i resti del defunto seguendo il rito usato per gli uomini comuni; inoltre si prepara una figura di cera identica al personaggio onorato e la si espone elevata in alto sopra un grandissimo letto di avorio nel vestibolo del palazzo imperiale, avvolgendola in abiti trapunti d’oro. La figura ha un colorito pallido e sta distesa come quella di un malato; intorno al letto siedono per gran parte del giorno, a sinistra tutti i senatori avvolti in veste nere, a destra tutte le donne cui le magistrature del marito o del padre conferiscono particolare prestigio. Nessuna si adorna d’oro o porta collane, indossano invece semplici vesti bianche e stanno in atteggiamento di cordoglio. Questa parte del rito dura sette giorni, nel frattempo i medici avvicinandosi frequentemente al letto esaminano il malato e annunciano ogni volta che le condizioni sono peggiori. Quando si ritiene che sia giunto il momento della morte, i più nobili dell’ordine equestre e alcuni giovani scelti tra i Senatori, sollevano il letto sulle spalle e lo portano lungo la Via Sacra fino al Foro Antico che è il luogo dove i magistrati romani depongono la carica. Il letto viene quindi collocato fra le due tribune a forma di gradinate. Sopra una di queste prende posto un coro di fanciulli scelti fra le più nobili famiglie senatorie; sull’altra un coro di donne anch’esse nobili; ambedue i cori intonano in onore del defunto inni e peani, composti secondo un ritmo solenne e triste. Quindi il letto viene di nuovo sollevato e portato fuori dalla città fino al così detto Campo Marzio. Ivi nel punto in cui più larga si estende la pianura , sorge una costruzione a base quadrata, in forma di tenda militare, fatta soltanto di grandi travi lignee, a esclusione di qualsiasi altro materiale. Questa è riempita internamente di legna da ardere e all’esterno è adorna di drappi intessuti a fili d’oro, sculture in avorio, quadri variamente colorati. Su questo edificio ne sorge un altro, simile nella forma e negli ornamenti, ma più piccolo, con varie aperture a guisa di porta; quindi un terzo e un quarto, ciascuno più piccolo del precedente, fino all’ultimo che è piccolissimo. La forma di tutto l’edificio potrebbe paragonarsi a quelle torri che sorgono presso i porti e di notte, mediante un fuoco acceso, indicano alle navi la rotta più sicura; generalmente sono chiamate fari. Il letto viene posto nel secondo ripiano insieme con tutti gli aromi e gli incensi che produce la Terra, inoltre vi si aggiunge ogni sorta di altre sostanze profumate: frutti, erbe, succhi, tutto gettato alla rinfusa. Non vi è infatti né provincia, né città, né alto magistrato che non faccia a gara nel mandare queste funebri offerte per onorare l’ imperatore. Quando si è raccolto un ingente cumulo di aromi e tutto l’edificio ne è pieno si svolge intorno a esso un corteo a cavallo e tutto l’ordine equestre sfila in giro secondo una norma prestabilita cavalcando al ritmo di una marcia guerriera. Sfilano poi sempre attenendosi ad un ordine determinato, dei cocchi su cui stanno cittadini in toga pretesta, con maschere che rappresentano le fattezze dei più gloriosi generali e imperatori romani. Compiuta questa cerimonia il successore al trono prende una fiaccola e l’accosta all’edificio; quindi anche gli altri presenti, da ogni parte avvicinano le fiaccole e tutta la costruzione con grande facilità si infiamma per la moltitudine di sostanze aromatiche e la legna che contiene. Dalla più alta e più piccola sezione che fa da culmine all’ edificio, viene lasciata libera un’aquila che sale nell’etere insieme con le fiamme; i Romani credono che essa porti dalla Terra al cielo l’ anima dell’ imperatore, il quale da quel giorno in poi riceve culto come gli altri dei”.

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1 ora fa, Legionario dice:

Bellissima moneta, te la invidio fortemente!

No, dai, non invidiarmi! 🙂

E' una moneta, come dice il buon @Ross14 abbastanza comunque.  Ti concedo d'invidiarmi solo la patina intonsa e bella, molto bella!

E' stata la prima moneta comperata da un professionista in Italia.  🙂  La mia Numero Uno!

Ave!

Quintus

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