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La definizione di numismatica romana "monarchica" inclusa nel titolo di questa sezione può far insorgere qualche perplessità. Tutte le diverse teorie, sia la tradizionale sia la ribassista di Mattingly sia l'intermedia di Crawford (oltre a tutte le loro varianti sviluppatesi nel corso degli anni), pur con notevoli differenze cronologiche, pongono le prime emissioni monetali romane (serie fuse e/o didramma 13/1) in piena età repubblicana e, in ogni caso, sempre a partire al più presto dalla seconda metà del IV secolo a.C. L'età regia si concluse invece nel 509 a.C.

Quindi cosa c'entra il periodo monarchico con la monetazione romana? C'entra nel contesto delle manifestazioni premonetali che con ogni probabilità la contraddistinsero e, soprattutto, in relazione ad un passo di Plinio nel famoso e controverso excursus sulla monetazione romana.

Riporto il passo di Plinio che individua il periodo di Servio Tullio per la comparsa di un primo "signum" sul bronzo:

"Servius rex primus signavit aes. Antea rudi usos Romae Timaeus tradit".

"Il re Servio (Tullio) fu il primo ad imporre un marchio sul bronzo. Timeo riporta che in precedenza a Roma si era fatto uso del bronzo grezzo".

Nella seconda frase Plinio ci informa che prima di Servio Tullio, il cui regno durò secondo la tradizione dal 578 al 535 a.C., a Roma era utilizzato negli scambi solo del rame informe (il cosiddetto "aes rude") mentre durante il suo governo si cominciò ad imprimere un qualche simbolo (il cosiddetto "aes signatum").

Come viene interpretato questo passo alla luce dei ritrovamenti archeologici? L’elemento fisico che viene collegato al passo di Plinio è il cosiddetto “Ramo secco”, ovvero un quadrilatero di rame, di dimensioni diverse, che presenta una protuberanza continua longitudinale con delle derivazioni laterali.

Approfondirò un poco quanto appena esposto in un prossimo post così da non creare confusione o dare adito a fraintendimenti. 

Di seguito viene mostrato un ramo secco di 1865g con dimensioni148 x 74 x 30mm battuto per la modica cifra di 14000 sterline da Romanumismatics (Auction 11, lotto 533, 7/4/2016).

Ciao

Alessio

 

 

 

3020323.jpg

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Perché il ramo secco viene collegato a quanto scritto da Plinio?

Il ramo secco non è una creazione romana. L sua presenza è attestata in diverse aree italiche: i ritrovamenti sono localizzati prevalentemente in Emilia anche se ce ne sono anche in altre regioni.

Il rinvenimento più importante dal punto di vista numismatico avvenne negli anni 60 presso il santuario di Demetra a Bitalemi in Sicilia dove venne scoperto un deposito votivo con vari frammenti di bronzo informe (aes rude) insieme ad  un ramo secco. L'esame dei frammenti ceramici dello strato contenete il tesoretto ha permesso di stabilire un termine ante quem fissato al 540 a.C., perfettamente compatibile con il periodo di regno di Servio Tullio stabilito dalla tradizione.

Secondo questo assunto e dando valore alla frase di Plinio si può ipotizzare che l'area originaria di produzione del ramo secco fosse l'Emilia e che questo poi si diffuse in varie zone d'Italia, tra cui Roma, grazie agli scambi.  Il bronzo non venne "segnato" a Roma per una decisione di Servio Tullio ma semplicemente i Romani ne vennero a contatto e a conoscenza in quel periodo.

È superfluo aggiungere che si tratta esclusivamente di ipotesi e congetture non supportate da alcuna prova.

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Sempre affascinanti questi aes signatum

 

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Anche sulle ragioni della rappresentazione del ramo secco sul quadrilatero ci sono molti dubbi.

Secondo alcuni i rametti laterali potevano rappresentare dei punti in cui poteva essere spezzato facilitandone un frazionamento in multipli specifici di valore. Tuttavia questa teoria non sembra trovare corrispondenza nei valori ponderali riscontrati.

Secondo altri si tratterebbe di un semplice motivo stilizzato.

Infine la teoria oggi più accreditata adduce una motivazione tecnico/produttiva: il ramo sarebbe nient'altro che il risultato di "un espediente tecnico per facilitare la fuoriuscita dell'aria e dei gas durante la colata entro lo stampo" (Federico Barello, Archeologia della moneta)

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Sempre dal libro di Federico Barello, Archeologia della moneta riporto questo dato sulla composizione dei lingotti "ramo secco":

"Non sono in bronzo, bensì in rame, con un'alta percentuale di ferro (5-40%) presente nella lega, mentre ne è totalmente assente lo stagno".

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9 ore fa, Ross14 dice:

Infine la teoria oggi più accreditata adduce una motivazione tecnico/produttiva: il ramo sarebbe nient'altro che il risultato di "un espediente tecnico per facilitare la fuoriuscita dell'aria e dei gas durante la colata entro lo stampo" (Federico Barello, Archeologia della moneta)

Onestamente mi pare valida al 50%... 🙂

Pur non essendo un esperto di fusioni ma ragionandoci su la "lisca di pesce" potrebbe effettivamente servire alla fusione se posta in altro, dove potrebbe aiutare ad espellere i gas, ma sull'altro lato, in basso?

A meno che un lato fosse "per utilità" mentre in basso per estetica.

Ave!

Quintus

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E' un campo molto impegnativo e di nicchia. Sostanzialmente siamo nell'archeologia.

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Fa quasi tenerezza rifletterci troppo: l invenzione della moneta per i romani è avvenuta parecchio in ritardo,  rispetto alle popolazioni greche e magno-greche, come del resto anche l' architettura,  l arte, la giurisprudenza, la religione,  ecc ecc.. partirono tardi ma con  passo esponenziale si presero tutto, dei popoli sconfitti assorbirono le conoscenze,poiché sul fronte bellico i romani erano davvero superiori ..

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Il 11/3/2021 at 10:31, Legionario dice:

Fa quasi tenerezza rifletterci troppo: l invenzione della moneta per i romani è avvenuta parecchio in ritardo,  rispetto alle popolazioni greche e magno-greche, come del resto anche l' architettura,  l arte, la giurisprudenza, la religione,  ecc ecc.. partirono tardi ma con  passo esponenziale si presero tutto, dei popoli sconfitti assorbirono le conoscenze,poiché sul fronte bellico i romani erano davvero superiori ..

Graecia capta ferum victorem cepit

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Torniamo a Plinio il Vecchio: dopo la frase sul bronzo signatum aggiunge un altro dettaglio che, tuttavia, le evidenze archeologiche smentiscono ed evidenziano come infondato.

"Signatum est nota pecudum, unde et pecunia appellata" che, con traduzione molto letterale, significa: "il marchio impresso è l'effigie del bestiame, da cui chiamata pecunia".

Non c'è traccia dei bronzi menzionati da Plinio raffiguranti capi di bestiame bestiame. L'etimologia di pecunia deriva probabilmente dal latino pecus nel senso della funzione del bestiame come mezzo di pagamento nel mondo arcaico premonetale.

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6 ore fa, Ross14 dice:

Graecia capta ferum victorem cepit

Che tradotto in italiano?

Ave!

Quintus

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1 ora fa, Quintus dice:

Che tradotto in italiano?

Ave!

Quintus

La Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore.

Citazione di Orazio

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