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8244 - Accadde oggi... 30 aprile 313


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Tzirallum, Adrianopoli, Grecia, 30 aprile 313

La battaglia di Tzirallum o battaglia di Campus Serenus fu combattuta il 30 aprile 313 a Tzirallum (nei pressi di Adrianopoli in Grecia) tra le truppe degli imperatori romani Licinio e Massimino Daia, in lotta per il dominio sulla metà orientale dell'Impero romano. La vittoria di Licinio gli permise di dividere l'impero con il collega occidentale, il cognato Costantino I.

All'inizio del 313, mentre Licinio era a Milano a stringere una alleanza con l'imperatore della parte occidentale dell'impero, Costantino, e a sposarne la sorella, Costanza, Massimino decise di ribellarsi contro il proprio collega: proclamato imperatore dalle proprie truppe, si mosse dalla Siria verso occidente, catturando Bisanzio lungo l'avanzata.
Come riportato da Lattanzio, prima di ingaggiare la battaglia Licinio fece recitare alle sue truppe una preghiera a un sommo dio, ricevuta in sogno la notte prima. Probabilmente si tratta di un episodio inventato, parallelo all'analogo sogno che ebbe Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio.
Licinio si fece incontro a Massimino, ingaggiandolo nei pressi di Adrianopoli e sconfiggendolo malgrado l'inferiorità numerica. Massimino fuggì dal campo di battaglia utilizzando la veste di un servo.
In seguito alla battaglia Massimino fuggì a Nicomedia e lì annullò gli editti contro i cristiani, che aveva continuato ad applicare fino a quel momento; restituì inoltre le proprietà confiscate alla chiesa. Continuò la sua fuga, sempre incalzato da Licinio e anche gravemente ammalato, Massimino si tolse la vita nell'agosto 313 a Tarso e fu colpito dalla damnatio memoriae. Licinio, padrone di tutto l'Oriente, fece uccidere la moglie e i figli ancora bambini di Massimino, oltre ai funzionari superstiti; fece inoltre eliminare anche altre persone che avrebbero potuto contrastarlo, come Prisca e Galeria Valeria, rispettivamente vedova e figlia di Diocleziano, e i giovani Candidiano e Severiano, figli dei defunti tetrarchi Galerio e Flavio Severo. Secondo Lattanzio, questa era la sorte destinata agli ultimi persecutori dei cristiani.


licinio.jpg.a4d5d73a48ea4b852770b7550199b837.jpg
Licinio (311-313)
Aureo - Zecca di Tessalonica
D/ LICINIVS AVGVSTVS, busto laureato a destra
R/ IOVI CONSERVATORI AVGG, sigma in campo sinistro, .SM.TS. in esergo, Giove in piedi a sinistra con fulmine e scettro, aquila con corona nel becco ai suoi piedi
Rif. RIC 44a, Cohen 104

 

 

daia.jpg.bb1a168bfade98e71fa3fc248a6c187b.jpg
Massimino II detto Daia (310-313)
Aureo - Zecca di Tessalonica (311-313)
D/ MAXIMINVS AVGVSTVS, busto laureato a destra
R/ IOVI CONSERVATORI AVGG, sigma in campo sinistro, .SM.TS. in esergo, Giove in piedi a sinistra con fulmine e scettro, aquila con corona nel becco ai suoi piedi
Rif. RIC 44b, Cohen 122

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Molto interessante la pressochè identità delle due monete: dopo il periodo dei ritratti  "realistici" degli imperatori siamo ormai ad una standardizzazione dei profili. Si potrebbe dire che ad interessare non è tanto l'immagine dell'imperatore in quanto persona, ma come simbolo idealizzato e astratto.

Nota minima: il personaggio di Licinio che ne esce è quello di un macellaio!

 

<Melius est dare quam accipere>

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