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ODDO PIETRO


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Oddo Pietro

Studioso numismatico

Nato a Palermo, il 05.11.1877. Funzionario del Banco di Sicilia. Già nel 1927 era universalmente noto tra i numismatici e gli esperti di monetazione dell’Italia Meridionale. Nel 1930 diventa vicepresidente del Circolo Numismatico di Roma, una associazione che organizzava conferenze a carattere prevalentemente divulgativo. Non a caso in quegli anni i circoli erano centri proficui per il progredire delle conoscenze scientifiche; tra i più importanti si possono ricordare la Società Italiana di Numismatica di Milano che pubblicava la Rivista Italiana di Numismatica, il Circolo Numismatico Napoletano che curava il Bollettino del Circolo e l’Istituto Italiano di Numismatica di Roma che pubblicava gli Atti e Memorie dell’Istituto. Numerosi erano i cultori e i commercianti, figure che spesso andavano ad affiancarsi a quelle degli studiosi, anche per l’emulazione di Vittorio Emanuele III, il Re numismatico. Si contavano in quel periodo numerose le iniziative per diffondere cultura ma soprattutto collezionismo numismatico. Ad una di queste iniziative prese parte anche Pietro Oddo nel lontano 1930: promossa dalla rivista Rassegna Numismatica col titolo esplicativo di “Creare i Collezionisti”. Si trattava di mettere a disposizione di un giovane aspirante numismatico una collezione esemplificativa costituita da cento pezzi e Oddo aderì con entusiasmo, insieme ad alcuni tra i maggiori collezionisti del periodo, oltre ai fratelli Santamaria e a vari membri del Circolo Numismatico Napoletano. Un cambiamento radicale nella vita del commendator Pietro Oddo, Cassiere Capo nella sede romana del Banco di Sicilia, (in pensione dal 1937), si ebbe nel 1938 quando venne chiamato da Vittorio Emanuele III a collaborare all’ordinamento della sua collezione e alla stesura dei volumi del Corpus Nummorum Italicorum relativi al Regno di Napoli e alla Sicilia. Oddo fu in pratica l’ultimo dei segretari numismatici del sovrano e questo importante incarico lo svolse con una dedizione tale da condizionare tutto il resto della sua esistenza. Non a caso si privò della propria collezione alienandola alla Banca d’Italia. Successivamente, dopo circa quatto anni di collaborazione con Vittorio Emanuele III, durante i quali vennero pubblicati i volumi XIX e XX del Corpus, Pietro Oddo nel 1943 aiutò il re numismatico ad imballare e ad allontanare da Roma la Collezione Reale. Il rapporto di fiducia era tale che il Sovrano, in concomitanza con l’atto di donazione della Collezione Reale al popolo italiano, espresse il desiderio che Pietro Oddo potesse continuare ad occuparsene. Gli eventi che seguirono fecero sì che la volontà di Vittorio Emanuele III potesse essere accolta solamente nel 1948. Comunque il resto della sua esistenza è strettamente legato alla Collezione del Re, di cui fu il custode fino al 1954 e poi il curatore, quando la Collezione venne trasferita a Palazzo Barberini, nella sede dell’Istituto Italiano di Numismatica, fino al giugno del 1959, quando, con suo grande disappunto, venne messo a riposo. Morì poco dopo, il 18 marzo 1960. Pietro Oddo ha il merito di avere costituito una superba collezione di monete dell’Italia meridionale e della Sicilia proprio nei primi decenni del nostro secolo, un periodo in cui l’interesse per quel tipo di emissioni era molto vivo. Infatti furono attivi sugli stessi temi prima il Dell’Erba, con la sua attività di collezionista, e poi il Sambon ed il Cagiati che seppero accomunare, con grande sensibilità, al gusto per la collezione l’attività di studioso. Si devono a questi ultimi i primi cataloghi sistematici delle emissioni dell’Italia meridionale e della Sicilia dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente fino al Regno d’Italia, opere che furono alla base dei volumi XVIII-XX del Corpus. La collezione Oddo, sulla scia di quelle tendenze culturali, ha il pregio di ricostruire la storia delle emissioni e delle zecche con particolare riferimento alle varianti, sia pure con alcune lacune. I primi contatti con Vittorio Emanuele III risalgono alla fine del 1937 quando contemporaneamente Oddo scriveva al Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Azzolini offrendogli in vendita la propria Biblioteca: “Il sottoscritto Cassiere Capo del Banco di Sicilia, oggi in pensione, ha raccolto in un trentennio un blocco interessante di libri per lo studio della numismatica.Volendo per ragioni private realizzarne il valore, si onora pregare l’E.V. perché voglia farli acquistare dalla Spett. Biblioteca della Banca d’Italia. Il blocco è stato formato con grande discernimento, in modo da ottenere un complesso di prezioso materiale per lo studio e la classificazione,in tutti i rami della numismatica; e vi sono comprese le massime pubblicazioni, oggi ricercate, che formano i libri di testo per tale materia. Cito il Cohen, il Garrucci, il Babelon per le monete romane; il Babelon, il Carelli, l’Anson per le monete Greche. Il Sabatier per le monete bizantine; e poi il Serafini per le Papali, il Papadopoli perla zecca di Venezia, l’Orsini e il Galeotti per le zecche di Toscana,il Promis per le monete di Savoia, il Gnecchi per la zecca di Milano,il De Simone per le monete di Genova, il Cagiati per le monete delleDue Sicilie, il Furse per Malta e tanti e tanti altri, per un complesso di grandissimo interesse.Se vorrà tenersi presente lo scarso numero di opere numismatiche che potrebbero trovarsi presso le librerie italiane, verrà ad emergere quale lavoro di ricerca è stato necessario per mettere insieme circa 600 volumi. Il sottoscritto spera vivamente di avere l’adesione dell’E.V. e si tiene pronto per l’eventuale visita di un incaricato.La spesa complessiva si aggira sulle L. 25000.Per rendere più facile la consegna ed il controllo del prezzo,senza un grande elenco, lo scrivente penserebbe che si potrebbero valutare una ventina di opere, le migliori, a prezzo di catalogo, mentre per il rimanente, circa 600 volumi, si potrebbe conteggiare un modesto prezzo a forfait.Il sottoscritto possiede inoltre una superba collezione di monete delle Due Sicilie che vanno progressivamente dall’epoca degli Imperatori Greci (V-IX secolo) al Re Vitt. Emanuele II (zecca di Napoli 1860); e sarebbe orgoglioso se l’E.V. volesse degnarsi di vederla.Nella speranza di cortese riscontro, il sottoscritto ringrazia con devoto ossequio”. La proposta di rilevare la Biblioteca venne accettata e insieme ad essa anche quella relativa alla collezione numismatica, per la quale Oddo aveva chiesto un compenso di Lire 100.000. Le perizie vennero affidate all’allora Direttrice del Gabinetto Numismatico del Museo Nazionale Romano, Lorenzina Secondina Cesano, che nel gennaio del 1938, riguardo alla Biblioteca, scriveva: “...è un ricco insieme di pubblicazioni che comprende grossi volumi del 600 e del 700; manuali, monografie, memorie, opuscoli, periodici, e cataloghi, più o meno recenti, che tutti si riferiscono alle monete di ogni tempo, antiche del medio evo e della rinascenza italiana, sino ai nostri giorni: biblioteca specializzata, dunque, costituita con ricchezza di mezzi, con rara intelligenza e profonda conoscenza del materiale bibliografico, che si presenta come un insieme omogeneo di reale importanza ed interesse così per lo studioso come per il raccoglitore e il collezionista colto ... posso valutare questa biblioteca al valore di L. 25.000 (dico venticinque mila), cifra che credo rispecchi adeguatamente in numero e qualità, l’intrinseco suo contenuto, e tiene anche conto dello sforzo di ricerca che deve aver costato la sua composizione”. Nella stessa data Lorenzina Cesano riguardo alla collezione numismatica affermava: ...è costituita essenzialmente delle serie monetali dell’Italia Meridionale, dall’età bizantina e dalla costituzione dei ducati longobardi e dello stato arabo in Sicilia sino ai nostri giorni. Questa collezione non può dirsi completa, ma vi sono rappresentate bene tutte le serie. Un primo gruppo è costituito dai follari bizantini contromarcati; dai tari arabi, normanni e svevi delle zecche di Brindisi e di Messina; dai soldi e tremissi di oro dei duchi di Benevento; dai rari bronzi dei duchi di Puglia; seguono le serie di Federico di Svevia, la serie angioina ed aragonese della zecca di Messina; poi la serie da Carlo V di Spagna a Carlo II. La zecca di Palermo è bene rappresentata dalle emissioni da Carlo II di Spagna a Ferdinando di Borbone.Più ricco di emissioni e meglio rappresentato è il gruppo della zecca di Napoli: complesso, vario, ed interessante, composto delle serie dei sovrani D’Angiò, di Durazzo, di Aragona e di Francia, di Aragona e di Austria, di Spagna, dei Borboni sino a Francesco II, cui si intercalano le emissioni della Repubblica napoletana del 1647 e poi del 1799; ed il gruppo napoleonico di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat. In tutto si contano: n. 105 monete di oro, n. 1582 monete di argento, n. 1671 monete di rame, per un totale di n. 3358 pezzi. I pezzi più rari e quindi più interessanti della collezione sono i seguenti: in oro: il mezzo augustale di Federico; il saluto di Carlo II, il fiorino di Giovanna; il ducatone di Alfonso; i ducati di Ferdinando I e II; quello di Ferdinando III; lo zecchino di Ferdinando ed Elisabetta; il ducato di Ferdinando il Cattolico; i due es. di Francesco II. In argento: per Messina: il pierreale di Pietro II e quello di Martino I; il tari con effige di Ferdinando II; gli scudi e mezzi scudi di Filippo II; quello di Filippo III; per Palermo: i quattro tari di Carlo II e di Filippo V; il tari di Vittorio Amedeo II; lo scudo e l’oncia del 1732 di Carlo III di Austria; per Napoli: il carlino di Ferdinando ed Elisabetta; lo scudo e il mezzo scudo di Filippo II; il mezzo scudo di Carlo V; il terzo di scudo di Filippo IV; il 5 lire di G. Murat del 1812. In rame: i bronzi di Stefano III e di Sergio I; il grano di Carlo III; il quindici grana della Rep. Napoletana del 1648. Debbo ripetere doverosamente che la collezione non è completa, ma ricca di pezzi e di buoni pezzi per ogni serie, oltre le rarità succitate. Per essere poi stata costituita da un intelligente e colto specialista ed in un lungo periodo di tempo, con quella distinta signorilità che non ha riguardo a dispendi pur di assicurarsi pezzi scelti per conservazione oltrechè rari, si presenta come una buona scelta di pezzi, tutti in buona, moltissimi in ottima conservazione, qualità che le conferisce uno speciale valore, di cui ho dovuto tener buona nota nella mia valutazione. La quale non è mai facile quando si tratti – come è qui il caso – di collezioni fatte con amore di erudito e con passione di collezionista; con dispendio di tempo e di danaro per la ricerca e l’accaparramento del pezzo raro o meglio conservato. Con la coscienza di essere nel vero posso attribuire al gruppo delle monete di oro il valore di L. 25.000 (dico venticinquemila); al gruppo delle monete di argento il valore di L. 31.000 (dico trentunmila); al bronzo il valore di L. 10.000 (dico diecimila). Nel suo complesso è compreso quel valore di collezione di cui si è detto sopra, la Collezione Oddo può essere stimata del valore odierno di L. 70.000 (dico settantamila)” . La perizia abbassava notevolmente il prezzo rispetto alle richieste fatte da Pietro Oddo e ciò non contribuì certo a migliorare i rapporti con la Cesano. Infatti egli scriveva in data 30 gennaio 1938 al Governatore della Banca d’Italia in una lettera dai toni risentiti, ma comunque rassegnato: “Il sottoscritto ha avuto comunicazione della relazione fatta dalla Professoressa Cesano alla sua collezione di monete medioevali meridionali, e nel mentre è grato alla predetta Signorina delle parole gentili usate a suo riguardo, trova di dovere essere dissenziente in qualche cosa della relazione.Anzitutto la Sign.a Cesano dice che la collezione quantunque ben rappresentata in tutte le sue epoche non è completa; premettendo che nessuna collezione al mondo è completa, lo scrivente deve dire che tutte le lacune che potrebbero rilevarsi nella sua raccolta, nelle prime epoche rifletterebbe pezzi assolutamente introvabili, mentre per l’ultima epoca possono trovarsi ancora facilmente dei pezzi in oro di grande modulo, ma di poco valore numismatico dal sottoscritto non comprati per la impossibilità di immobilizzare denaro. In quanto al prezzo la Sign.a Cesano lo fissa per metallo, ma non rileva che una compagine di monete di epoche lontane, ha oltre al valore di ogni singolo pezzo un valore di collezione.Nella raccolta che lo scrivente offre, una infinità di monete sono state ripetutamente cambiate e ricomprate a maggior prezzo, in modo che nel medagliere oggi non è più rimasta una moneta comune,sconservata bucata o con appiccagnolo.Da parte dello scrivente la possibilità che la Banca d’Italia acquisti la collezione, gli fa grandissimo onore e gli rende la cessione gradita, sia per il grande Ente che l’assume, sia per la certezza che la raccolta resta intatta nella sua compagine e possibilmente si accresca.Pertanto per facilitare l’acquisto lo scrivente che aveva richiesto in pagamento L. 100.000, sempre perché non vadano perduti trenta anni di ricerche e di lavoro si contenta della somma di L. 80.000.Come ha precedentemente avvertito il sottoscritto ha sostituito una piccola moneta di rame 2 Grano di Carlo III della zecca di Palermo con un pezzo di maggiore entità e cioè Mezzo saluto d’argento della zecca di Napoli acquistato in questi giorni. Il grano di Carlo III sarà offerto al più grande numismatico d’Italia S.M. il Re e Imperatore.”. Il 3 febbraio del 1938 entrambe le vendite erano concluse. La collezione numismatica era allora costituita da 3.358 pezzi, come sappiamo sia dalla perizia della Cesano sia dalla ricevuta del pagamento rilasciata alla Banca dallo stesso Oddo. Sostanzialmente 475 monete in meno rispetto alla consistenza attuale della collezione Oddo. La spiegazione di tale discrepanza numerica sta nel fatto che Pietro Oddo continuò ad acquistare per conto della Banca d’Italia monete che andarono ad incrementare la sua collezione. Egli già il 9 novembre del 1939 proponeva l’acquisto di “…poco più di 100 medaglie in rame e argento di epoca anteriore al 1860 coniate a Napoli per la monarchia Borbonica. Sono tutte di buona conservazione ed alcune rarissime. Ne chiedono l’una per l’altra L.50. Accertando le rarità e verificando un certo numero di argento, li stimerei convenienti e sarebbe un buon completamento alla collezione di monete…”. Le medaglie erano in tutto 116, il loro acquisto venne concluso tra il 23 e il 24 dicembre dello stesso anno presso Michele Baranowsky, uno dei più noti commercianti di monete, alla cifra di L. 5.000, ma da quanto sappiamo non è possibile desumere alcuna informazione sulla provenienza dei pezzi. Il 6 maggio del 1940, quando già Pietro Oddo era al servizio di Vittorio Emanuele III di Savoia, la Banca comprava, sempre da Baranowsky, 42 monete. Pochi giorni dopo, il 21 maggio 1940, viene comprato direttamente da Oddo per conto della Banca un Ducato oro di Carlo V per Napoli, presso Rodolfo Ratto di Milano, a Lire 1.275. Si tratta dell’ultimo acquisto di cui abbiamo diretta notizia e nel febbraio del 1943 Oddo ricevette un compenso di lire 5.000 per il lavoro di riordino e di schedatura della raccolta di monete della Banca in riferimento alle quali il 24 febbraio 1943 ringrazia riconoscente il Governatore Azzolini. In tutta questa vicenda i rapporti personali tra Oddo e il Governatore Azzolini furono determinanti, come si deduce oltre che dalle modalità delle trattative per la vendita delle monete e della biblioteca,anche da piccoli indizi quali il dono della sua copia del volume XIX del Corpus nel 1940. Purtroppo non esistono notizie in merito alla provenienza delle monete della collezione Oddo se non quando lo stesso Oddo dice per ringraziare il Governatore subito dopo la vendita, il 6 febbraio 1939: ”Sento il dovere di ringraziare ancora profondamente l’E.V. della buona accoglienza fatta alla mia raccolta di monete, e di averla acquistata.Nel separarmi da una collezione che ho messo insieme con passione profonda, da oltre un trentennio, mi è gradito pensare che sono stato assai fortunato di averla ceduta all’E.V., altissimo Capo del più grande Istituto di Credito Italiano, che sicuramente vorrà tenerla intatta nella sua compagine e possibilmente accrescerla.Posso assicurare l’E.V. che la Collezione è stata formata esclusivamente da me, ricercando pezzo per pezzo dovunque era possibile trovarne e costantemente curata, senza economia, nella sostituzione di pezzi più belli, venendo a formare un complesso di primissimo ordine per assoluta autenticità e per bellezza di conservazioni. …..”

by elledi, 08.06.2013

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